Cinquecento luoghi da scoprire, da non perdere, da vedere ad ogni costo. E' la Ultimate - termine che come pochi altri, in una lingua che pure in questo eccelle, sa essere sintesi drastica di tre concetti: il senso di ultimo, inteso come estremo con le idee di sommo e di definitivo - Travelist messa a punto da Lonely Planet. La guida - una prima edizione assoluta - non è ancora acquistabile in libreria, e persino nel sito internet della casa si può soltanto preordinare (per ora in madrelingua). Ma la lista delle presunte destinazioni imperdibili è già nota. Si può allora cominciare a sognare. E magari a criticare, a polemizzare.
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Va subito detto che l'Italia non brilla nel ranking completo, né nella shortlist a 50 che si può andare a scoprire nel sito della compagnia fondata da Tony Wheeler e neppure nella top 20, leggibile nei comunicati sintetici ad uso media. Procedendo dall'insieme più piccolo, i supereletti, troviamo soltanto il Colosseo (settimo) tra le prime 20, cui si aggiungono Piazza San Marco, a Venezia (26ma) e, nonostante tutto, gli scavi di Pompei (41mi) nella top 50. La full list comprende altre 10 destinazioni italiane al 100 per cento (il Pantheon di Roma, 51mo, il Duomo e gli Uffizi di Firenze, rispettivamente 66mo e 89mi, l'Etna (153mo), le torri di San Gimignano (205ma), giusto davanti alla Piazza del Campo del suo capoluogo Siena, 229ma. Scorrendo verso il basso, si palesano ancora le Cinque Terre (241me), il Duomo di Milano (245mo), Capri (303ma) e, ultima, la Torre di Pisa (493ma) che entra per il rotto della cuffia, o quasi. Ci sono poi due montagne alpine che potremmo considerare condivise (il Cervino al 98mo posto e il Bianco al 185mo), che però l'opinione comune Oltralpe - e i conseguenti flussi turistici - tendono a considerare rispettivamente svizzero e francese. E due siti che percepiamo come romani, e che comunque contribuiscono a portare milioni di turisti nella Capitale, ma che di fatto appartengono allo Stato Pontificio: la Basilica di San Pietro (85ma) e i Musei Vaticani (115mi).
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Al primo posto si legge l'ormai onnipresente Angkor, il sito sintesi della cultura khmer in Cambogia. Qui precede la Barriera Corallina, che poche settimane fa l'Unesco ha salvato dal declassamento a sito "endangered", con grande sollievo del governo Aussie. C'è poi la sempreverde Machu Picchu peruviana a chiudere il podio, davanti alla Grande Muraglia cinese e, subito prima dell'Anfiteatro Flavio, il Grand Canyon. A chiudere la top 10, le cascate dell'Iguazù, tra Argentina e Brasile, il palazzo dell'Alhambra di Granada, Andalusia, e Santa Sofia di Istanbul. Ma se le posizioni di altissima classifica, pur tra le inevitabili critiche, non sembrano allontanarsi molto da un mainstream che è sintesi di luoghi molto visitati che passa attraverso liste classiche come quella dei siti Unesco e le "7 Wonders", con un mix di luoghi di interesse storico e di altre che attirano per la bellezza paesaggistica, basta scendere alla seconda decina per scoprire sorprese. Alcune più che sufficienti a far storcere il naso a molti tra i delusi per non aver trovato le loro stesse località preferite per constatazione diretta o per appartenenza geografico-culturale.
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A cominciare dai musei: al 15mo posto assoluto troviamo il primo assoluto, che è il British di Londra. Qualcuno potrà obiettare, vedendolo 22 piazze avanti al Louvre e 31 all'Hermitage (per non parlare dell'Italia), ma altri no: si tratta comunque di una delle strutture museali top class a livello planetario. Stupisce, semmai, che il secondo museo meno perdibile al mondo sia il Museum of Old and New Art di Hobart, sì, proprio la capitale della Tasmania, l'isola grande come l'Irlanda che si trova poco a sud di Melbourne: una struttura nata neanche 5 anni per mano di un collezionista locale, di professione matematico che come secondo hobby ha quello di elaborare algoritmi finalizzati a sconfiggere i casinò. Paradossalmente, il museo, in una classifica che sicuramente non bistratta l'Oceania - l'origine australiana della casa editrice dello stesso Wheeler sicuramente aiuta - è la location meglio piazzata di un'isola che vanta meraviglie naturali di livello assoluto, a cominciare da quella Cradle Mountain che compare, ma al 32mo, posto, giusto davanti al monolito sacro degli Aborigeni, la Uluru-Ayers Rock che sicuramente alle nostre latitudini-longitudini conosciamo meglio, ma che gli esperti della casa editrice ritengono meno interessanti anche della (strepitosa) scogliera dei Dodici Apostoli, situata nel "continente" Aussie, poco lontano da Melbourne, che è invece dodicesima.
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In ogni caso, la scelta delle componenti di questa Travelist delle meraviglie, una prima assoluta di Lonely Planet, è il frutto del lavoro "durato anni" di un pool di esperti di viaggio. Una scelta qualificata e meditata - in altre parole non una classifica dei punteggi medi delle review degli eventuali lettori-utenti del sito, con tutti gli annessi e connessi, anche di possibile malafede. Scelte che riflettono lo spirito della casa, le cui guide nascono per proporsi a un turista in qualche modo alternativo, sicuramente avventuroso e relativamente spartano, comunque amante dell'outdoor, come solo gli oceanici sanno essere, ancor più che i nordamericani: e che per queste ragioni non sorprendono. Chi in qualche modo, magari perché caratterialmente affine a questa concezione del viaggio, benché originario del Vecchio Mondo, ha visitato solo alcune di certe location naturali da altissima classifica, e in generale chi ritiene che un parco nazionale possa valere un museo, non si stupirà più di tanto, dopo aver scorto, nell'eccellenza della top 20, eden naturali come il Fiordland National Park neozelandese - con le sue montagne di quasi 2mila metri a picco sul mare, con il suo incredibile - e unico contrasto tra angoli dove le muraglie di roccia si stringono attorno al mare in modo tale da creare un'oscurità che sa di nordico, e altri dove la vegetazione di rainforest lussureggiante e di felci trasformano il tutto in uno scenario tropicale, tutto senza dimenticare i pinguini; o il Salar de Uyuni, lo sterminato deserto di sale boliviano, dalle atmosfere incredibilmente terse e dalla luce accecante, per colpa o merito della sua ubicazione, a oltre 4mila metri a latitudini tropicali.
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Tornando all'Europa e all'Italia, si può notare che, se Roma ad esempio supera Parigi come performance di punta, la Ville Lumière si riscatta nel suo complesso, piazzando Versailles (che non è centro città, ma è di fatto parte del pacchetto, Louvre e Torre Eiffel nella top 50 e Notre Dame al 55mo posto). Londra fa meglio con i musei (la Tate Modern è 52ma) che con le location all'esterno: i primi siti britannici outdoor sono il Lake District National Park, nell'Inghilterra settentrionale, al 36mo posto, seguito dal castello di Edimburgo e da Stonehenge, entrambi poco fuori dai 50. Sorprende un po' la (pur splendida) Alhambra come numero 1 di Spagna, addirittura nona, seguita dalla Sagrada Familia, sedicesima. La fascinosa Praga piazza due dei suoi gioielli (Staromestske Namesti e Ponte Carlo) in top 50, mentre il Castello che ispirò Kafka è 172mo, 2 piazze avanti alla Grand Place di Bruxelles. Il Muro di Berlino è 66mo, mentre la Casa di Anna Frank, 59mo, è considerata la proposta top di Amsterdam.
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A voler polemizzare da europei o da italiani, a voler rimarcare un possibile difetto di sensibilità verso la Storia a un pool di esperti che comunque è figlio di una terra "nuovissima", si potrebbe storcere il naso scoprendo che Venezia (non citata nel suo insieme ma circoscritta a Piazza San Marco, di cui peraltro le note Lonely Planet sembrano dare più importanza alla professionalita degli addetti del caffè Florian che a tutto il resto) quattro posizioni sotto una delle sue rivali adriatiche, la Dubrovink-Ragusa croata che, pur con la peculiarità della cinta muraria, al di qua dell'Adriatico viene vista come una delle tante versioni, addirittura delle figlie minori, della Serenissima. Come potrebbe sorprendere trovare la pur spettacolare Santorini davanti al Partenone ateniese (e pure, di un gradino, alle Galapagos). Salvo poi scoprire che la Romanità antica è ben presente (ci sono perfino le terme di Bath, nel sud dell'Inghilterra). O ancora scorgere il castello bavarese di Neuschwanstein, quello ideato dal re "pazzo" Ludwig di cui ricorre il 170mo anniversario della morte, insediato 42 posizioni (159 vs 201) sopra il più antico Mont-Saint-Michel normanno. E constatare che in questo ranking le Cinque Terre che gli americani e gli australiani prima di noi hanno scoperto come paradiso di livello assoluto del trekking e dell'outdoor sono ben più in alto della Capri dello struscio e della movida (per non parlare della vicina regionale Portofino, che neanche appare nel ranking).
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Tra le altre curiosità, il Cervino (che qui chiamano alla svizzera, Matterhorn) conferma il suo status di monte-icona: li batte tutti, tranne il Mt. Sinai, il cui valore va ben oltre quello puramente estetico. L'Etna è nettamente davanti al Mt. Fuji e anche al Mt. Kenya. Tra i grandi parchi americani, il Grand Canyon (che è ben lungi dall'essere il più visitato negli States) precede Yosemite e Yellowstone. Il primo lago è il siberiano Baikal. Rispetto ai recenti standard, l'Asia è sottovalutata (o meno valorizzata): stupisce soprattutto, data l'estrazione della casa editrice, la scarsa presenza di citazioni himalaiane e di altissima montagna. Al contrario, troviamo i più celebri siti delle Ande Patagoniche, dall'indimenticabile Parco delle Torri del Paine cileno, all'iconico monte (Cerro) Fitz Roy e al Ghiacciaio del Perito Moreno, del limitrofo parco dei Glaciares argentino. Presenti, ma in posizioni forse inferiori alle attese, location molto Lonely Planet come Islanda, Namibia e l'Africa dei grandi safari.
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Al netto delle possibili critiche, sempre soggettive, un ranking completo, a 360 gradi, che merita di essere scandagliato, per scoprire luoghi (perlopiù magnifici) ignoti e per sapere tutto di quelli conosciuti. Ma anche per allenare e perfezionare la propria attitudine al viaggio vero. Un'opera che si promette interessante sia per chi conosce il mondo, che per chi si appresta o sogna di farlo.
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Va subito detto che l'Italia non brilla nel ranking completo, né nella shortlist a 50 che si può andare a scoprire nel sito della compagnia fondata da Tony Wheeler e neppure nella top 20, leggibile nei comunicati sintetici ad uso media. Procedendo dall'insieme più piccolo, i supereletti, troviamo soltanto il Colosseo (settimo) tra le prime 20, cui si aggiungono Piazza San Marco, a Venezia (26ma) e, nonostante tutto, gli scavi di Pompei (41mi) nella top 50. La full list comprende altre 10 destinazioni italiane al 100 per cento (il Pantheon di Roma, 51mo, il Duomo e gli Uffizi di Firenze, rispettivamente 66mo e 89mi, l'Etna (153mo), le torri di San Gimignano (205ma), giusto davanti alla Piazza del Campo del suo capoluogo Siena, 229ma. Scorrendo verso il basso, si palesano ancora le Cinque Terre (241me), il Duomo di Milano (245mo), Capri (303ma) e, ultima, la Torre di Pisa (493ma) che entra per il rotto della cuffia, o quasi. Ci sono poi due montagne alpine che potremmo considerare condivise (il Cervino al 98mo posto e il Bianco al 185mo), che però l'opinione comune Oltralpe - e i conseguenti flussi turistici - tendono a considerare rispettivamente svizzero e francese. E due siti che percepiamo come romani, e che comunque contribuiscono a portare milioni di turisti nella Capitale, ma che di fatto appartengono allo Stato Pontificio: la Basilica di San Pietro (85ma) e i Musei Vaticani (115mi).
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Al primo posto si legge l'ormai onnipresente Angkor, il sito sintesi della cultura khmer in Cambogia. Qui precede la Barriera Corallina, che poche settimane fa l'Unesco ha salvato dal declassamento a sito "endangered", con grande sollievo del governo Aussie. C'è poi la sempreverde Machu Picchu peruviana a chiudere il podio, davanti alla Grande Muraglia cinese e, subito prima dell'Anfiteatro Flavio, il Grand Canyon. A chiudere la top 10, le cascate dell'Iguazù, tra Argentina e Brasile, il palazzo dell'Alhambra di Granada, Andalusia, e Santa Sofia di Istanbul. Ma se le posizioni di altissima classifica, pur tra le inevitabili critiche, non sembrano allontanarsi molto da un mainstream che è sintesi di luoghi molto visitati che passa attraverso liste classiche come quella dei siti Unesco e le "7 Wonders", con un mix di luoghi di interesse storico e di altre che attirano per la bellezza paesaggistica, basta scendere alla seconda decina per scoprire sorprese. Alcune più che sufficienti a far storcere il naso a molti tra i delusi per non aver trovato le loro stesse località preferite per constatazione diretta o per appartenenza geografico-culturale.
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A cominciare dai musei: al 15mo posto assoluto troviamo il primo assoluto, che è il British di Londra. Qualcuno potrà obiettare, vedendolo 22 piazze avanti al Louvre e 31 all'Hermitage (per non parlare dell'Italia), ma altri no: si tratta comunque di una delle strutture museali top class a livello planetario. Stupisce, semmai, che il secondo museo meno perdibile al mondo sia il Museum of Old and New Art di Hobart, sì, proprio la capitale della Tasmania, l'isola grande come l'Irlanda che si trova poco a sud di Melbourne: una struttura nata neanche 5 anni per mano di un collezionista locale, di professione matematico che come secondo hobby ha quello di elaborare algoritmi finalizzati a sconfiggere i casinò. Paradossalmente, il museo, in una classifica che sicuramente non bistratta l'Oceania - l'origine australiana della casa editrice dello stesso Wheeler sicuramente aiuta - è la location meglio piazzata di un'isola che vanta meraviglie naturali di livello assoluto, a cominciare da quella Cradle Mountain che compare, ma al 32mo, posto, giusto davanti al monolito sacro degli Aborigeni, la Uluru-Ayers Rock che sicuramente alle nostre latitudini-longitudini conosciamo meglio, ma che gli esperti della casa editrice ritengono meno interessanti anche della (strepitosa) scogliera dei Dodici Apostoli, situata nel "continente" Aussie, poco lontano da Melbourne, che è invece dodicesima.
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In ogni caso, la scelta delle componenti di questa Travelist delle meraviglie, una prima assoluta di Lonely Planet, è il frutto del lavoro "durato anni" di un pool di esperti di viaggio. Una scelta qualificata e meditata - in altre parole non una classifica dei punteggi medi delle review degli eventuali lettori-utenti del sito, con tutti gli annessi e connessi, anche di possibile malafede. Scelte che riflettono lo spirito della casa, le cui guide nascono per proporsi a un turista in qualche modo alternativo, sicuramente avventuroso e relativamente spartano, comunque amante dell'outdoor, come solo gli oceanici sanno essere, ancor più che i nordamericani: e che per queste ragioni non sorprendono. Chi in qualche modo, magari perché caratterialmente affine a questa concezione del viaggio, benché originario del Vecchio Mondo, ha visitato solo alcune di certe location naturali da altissima classifica, e in generale chi ritiene che un parco nazionale possa valere un museo, non si stupirà più di tanto, dopo aver scorto, nell'eccellenza della top 20, eden naturali come il Fiordland National Park neozelandese - con le sue montagne di quasi 2mila metri a picco sul mare, con il suo incredibile - e unico contrasto tra angoli dove le muraglie di roccia si stringono attorno al mare in modo tale da creare un'oscurità che sa di nordico, e altri dove la vegetazione di rainforest lussureggiante e di felci trasformano il tutto in uno scenario tropicale, tutto senza dimenticare i pinguini; o il Salar de Uyuni, lo sterminato deserto di sale boliviano, dalle atmosfere incredibilmente terse e dalla luce accecante, per colpa o merito della sua ubicazione, a oltre 4mila metri a latitudini tropicali.
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Tornando all'Europa e all'Italia, si può notare che, se Roma ad esempio supera Parigi come performance di punta, la Ville Lumière si riscatta nel suo complesso, piazzando Versailles (che non è centro città, ma è di fatto parte del pacchetto, Louvre e Torre Eiffel nella top 50 e Notre Dame al 55mo posto). Londra fa meglio con i musei (la Tate Modern è 52ma) che con le location all'esterno: i primi siti britannici outdoor sono il Lake District National Park, nell'Inghilterra settentrionale, al 36mo posto, seguito dal castello di Edimburgo e da Stonehenge, entrambi poco fuori dai 50. Sorprende un po' la (pur splendida) Alhambra come numero 1 di Spagna, addirittura nona, seguita dalla Sagrada Familia, sedicesima. La fascinosa Praga piazza due dei suoi gioielli (Staromestske Namesti e Ponte Carlo) in top 50, mentre il Castello che ispirò Kafka è 172mo, 2 piazze avanti alla Grand Place di Bruxelles. Il Muro di Berlino è 66mo, mentre la Casa di Anna Frank, 59mo, è considerata la proposta top di Amsterdam.
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A voler polemizzare da europei o da italiani, a voler rimarcare un possibile difetto di sensibilità verso la Storia a un pool di esperti che comunque è figlio di una terra "nuovissima", si potrebbe storcere il naso scoprendo che Venezia (non citata nel suo insieme ma circoscritta a Piazza San Marco, di cui peraltro le note Lonely Planet sembrano dare più importanza alla professionalita degli addetti del caffè Florian che a tutto il resto) quattro posizioni sotto una delle sue rivali adriatiche, la Dubrovink-Ragusa croata che, pur con la peculiarità della cinta muraria, al di qua dell'Adriatico viene vista come una delle tante versioni, addirittura delle figlie minori, della Serenissima. Come potrebbe sorprendere trovare la pur spettacolare Santorini davanti al Partenone ateniese (e pure, di un gradino, alle Galapagos). Salvo poi scoprire che la Romanità antica è ben presente (ci sono perfino le terme di Bath, nel sud dell'Inghilterra). O ancora scorgere il castello bavarese di Neuschwanstein, quello ideato dal re "pazzo" Ludwig di cui ricorre il 170mo anniversario della morte, insediato 42 posizioni (159 vs 201) sopra il più antico Mont-Saint-Michel normanno. E constatare che in questo ranking le Cinque Terre che gli americani e gli australiani prima di noi hanno scoperto come paradiso di livello assoluto del trekking e dell'outdoor sono ben più in alto della Capri dello struscio e della movida (per non parlare della vicina regionale Portofino, che neanche appare nel ranking).
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Tra le altre curiosità, il Cervino (che qui chiamano alla svizzera, Matterhorn) conferma il suo status di monte-icona: li batte tutti, tranne il Mt. Sinai, il cui valore va ben oltre quello puramente estetico. L'Etna è nettamente davanti al Mt. Fuji e anche al Mt. Kenya. Tra i grandi parchi americani, il Grand Canyon (che è ben lungi dall'essere il più visitato negli States) precede Yosemite e Yellowstone. Il primo lago è il siberiano Baikal. Rispetto ai recenti standard, l'Asia è sottovalutata (o meno valorizzata): stupisce soprattutto, data l'estrazione della casa editrice, la scarsa presenza di citazioni himalaiane e di altissima montagna. Al contrario, troviamo i più celebri siti delle Ande Patagoniche, dall'indimenticabile Parco delle Torri del Paine cileno, all'iconico monte (Cerro) Fitz Roy e al Ghiacciaio del Perito Moreno, del limitrofo parco dei Glaciares argentino. Presenti, ma in posizioni forse inferiori alle attese, location molto Lonely Planet come Islanda, Namibia e l'Africa dei grandi safari.
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Al netto delle possibili critiche, sempre soggettive, un ranking completo, a 360 gradi, che merita di essere scandagliato, per scoprire luoghi (perlopiù magnifici) ignoti e per sapere tutto di quelli conosciuti. Ma anche per allenare e perfezionare la propria attitudine al viaggio vero. Un'opera che si promette interessante sia per chi conosce il mondo, che per chi si appresta o sogna di farlo.