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Delta del Po. Un'immersione nella lentezza

Tra avvistamenti di esemplari delle 370 di uccelli che vi nidificano e sorprese come i Tegnù, vero e proprio "reef" di acqua salmastra, tra boschi di salice e borghi antichi e colorati, una grande esperienza di scoperta del territorio. E delle sue acque
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L'imbarcazione prosegue, lenta, nella cuspide che dalla linea di costa si protende in Adriatico, tra la foce dell'Adige a nord e la foce del Po di Goro, a sud. A sinistra si aprono viuzze d'acqua tra folti canneti, esplorabili con barche più piccole. Più di 370 specie di uccelli passano da qui ogni anno: molti per nidificare, altri per svernare. Due aironi tra i canneti a destra osservano da lontano il passaggio della nostra barca. Stiamo navigando, tra ponti di barche, all'interno di un paesaggio creato dall'uomo nel 1600 quando, con il Taglio di Porto Viro, i veneziani deviarono l'acqua del Po verso sud est per salvare la laguna dalla minaccia di interramento ma anche per risolvere il conflitto commerciale con gli Estensi di Ferrara (per la riscossione dei dazi sui traffici fluviali che entravano nella pianura padana). La grande opera di deviazione del fiume portò cosi alla creazione dei terreni tra i quali stiamo navigando. Nel 1657 Vene…
L'imbarcazione prosegue, lenta, nella cuspide che dalla linea di costa si protende in Adriatico, tra la foce dell'Adige a nord e la foce del Po di Goro, a sud. A sinistra si aprono viuzze d'acqua tra folti canneti, esplorabili con barche più piccole. Più di 370 specie di uccelli passano da qui ogni anno: molti per nidificare, altri per svernare. Due aironi tra i canneti a destra osservano da lontano il passaggio della nostra barca. Stiamo navigando, tra ponti di barche, all'interno di un paesaggio creato dall'uomo nel 1600 quando, con il Taglio di Porto Viro, i veneziani deviarono l'acqua del Po verso sud est per salvare la laguna dalla minaccia di interramento ma anche per risolvere il conflitto commerciale con gli Estensi di Ferrara (per la riscossione dei dazi sui traffici fluviali che entravano nella pianura padana). La grande opera di deviazione del fiume portò cosi alla creazione dei terreni tra i quali stiamo navigando. Nel 1657 Venezia decise di metterli all'asta e furono cosi acquistati da nobili famiglie veneziane che vi costruirono case padronali per la gestione delle attività.
 
Scivoliamo sull'acqua dal Po di Tolle, tra boschi di salice, fino al punto che nel 1750 era la linea di costa (circa dieci chilometri più all'interno di ora), poi proseguiamo passando da Scadovari, con le sue case colorate, fino Bonelli, con la sua fila di case rosse, per terminare il nostro viaggio al porto turistico di Barricata dove si trova uno dei pochi villaggi dove gli animali hanno libero accesso: il Barricata Hilday Village, nel cuore del Parco Naturale del Delta del Po.   Qui vengono da mezza Europa le famiglie che non vogliono andare in vacanza senza il proprio cavallo: spiagge, lagune, boschi e dune tutte da esplorare a cavallo, in barca o in bicicletta per poi tornare in un villaggio perfettamente attrezzato per un soggiorno all'insegna del relax e del divertimento. E per chi ha il cane, c'è una cuccia personale negli appartamenti.
 
Rientriamo a Isolaverde di Chioggia, altro posto surreale, che è la nostra base per l'esplorazione di questa zona: 35 ettari di parco ciclabile con case mobili ecocompatibili, progettate per integrarsi nell'ambiente circostante. Le ultime arrivate (luxury line) hanno un design arrotondato, con climatizzazione a risparmio energetico e terrazze per rilassarsi, perfette per le famiglie con i bambini (cinque stelle e premio Best Camping 2015). L'offerta per il mese di luglio 2015 parte dai 131 euro a notte nei cottage Luxury Venere XL per una famiglia di 4 persone e da 156 euro nei cottage Luxury Giove XXL per una famiglia di 6 persone (i bambini fino a tre anni soggiornano gratis). Passeggiando in bici nei lunghi viali alberati, scopriamo che sono stati avvistati dei delfini, una dozzina, a 150 metri dalla costa, probabilmente attirati dalle reti poste dai pescatori dedicate alla pesca delle seppie. Non è una rarità qui: si ripete sempre più spesso e ormai è quasi un saluto all'arrivo dell'estate. Le acque dell'Adriatico sono migliorate negli ultimi anni tanto che Isolaverde, con Chioggia e Sottomarina, ha acquisito la bandiera blu 2015, il riconoscimento internazionale della FEE, Fondazione per l'educazione ambientale, istituito nel 1987, Anno europeo dell'Ambiente. Non a caso, il diving center di Isamar fa parte di un progetto della Comunità Europea per la salvaguardia dell'ambiente marino e partecipa come partner operativo alla Settimana verde della Comunità Europea per ammirare l'Eudokia II, un mercantile affondato e mai recuperato, ormai interamente ricoperto dalla flora marina: ospita moltissime specie di pesci, crostacei e molluschi di tutte le forme e colori.
 
Da Isamar partiamo per esplorare la bella isola di Pellestrina. Navigando, vediamo le gru che lavorano per il Mose, per proteggersi dall'alta marea che si forma quando la Bora soffia da Trieste e lo scirocco da sud-est. Passiamo davanti all'isola di Cà Roman, oasi Lipu per la nidificazione degli uccelli (se ne contano oltre 170 specie), tra spiagge sabbiose e pineta, in un ecosistema unico. Ecco i primi caseggiati nati nel Novecento come ospedale estivo per i pazienti bisognosi di respirare l'aria particolarmente benefica: oggi sono strutture turistiche nel verde, a prezzi modici, dove si arriva con il vaporetto e non sono ammesse né auto né motorini.  Ecco Pellestrina: una lingua di terra distesa per undici chilometri tra mare e laguna e difesa dai murazzi che smorzano le onde con la propria netta verticalità: la pietra bianca di Istria, idrorepellente, protegge la laguna dal mare.  I quattro sestrieri di Pellestrina rappresentano le quattro famiglie (i Vianello, i Busetto, gli Scarpa e i Zennaro) alle quali il doge Contarin affidò nel  1380  la ricostruzione dell'isola.
 
Nei fondali del Parco Marino dell'Alto Adriatico, le affascinanti ma ancora poco conosciute Tegnù e (le rocce sommerse del nord Adriatico) sono dei veri e propri reef naturali che si differenziano da quelli tropicali perché qui, nel mare di Chioggia gli organismi costruttori non sono i coralli, ma le alghe rosse calcaree corallinacee. Le Tegnù e di Chioggia occupano un'area di circa 35 km e stanno diventando un punto di riferimento per i sub più appassionati per le forme di vita che si possono ammirare immergendosi in questi fondali. Spugne, anemoni, ascidie coloniali, ofiure e crostacei, piccoli paguri, ma anche grandi astici. E ancora gronghi, corvine bavose, castagnole, sacchetti e scorfani. Un'area ad alto valore naturalistico, che nel 2002 è stata dichiarata Zona di tutela biologica, con divieto di pesca. Dodici boe segnalano l'esistenza della riserva: i sub ormeggiano vicino alle boe e si immergono lungo i percorsi guidati predisposti, in questo modo possono raggiungere i punti di maggiore interesse con un'immersione in sicurezza.