Viaggi

Irpinia, arte e cultura a due passi dalla Costiera

Una terra bellissima ancora poco conosciuta, tra laghi, montagne e borghi spettacolari. Da scoprire adesso, con colori di quella stagione, che regala le castagne Igp di Montella.Gli eventi in memoria del sisma, che si abbatté sulla regione 35 anni fa
4 minuti di lettura
"Lo vedete quest'albero? Tene tant'anni e ne ha passate tante, proprio come noi, ma lui resiste e pure noi". Nonna Amelia siede su un basamento in pietra, all'ombra di una grande tiglio (fu piantato durante la rivoluzione partenopea come segno di libertà) che domina imponente il centro della piazza di Rocca San Felice ed è il simbolo di questo piccolo paese, nel cuore dell'Irpinia. Sul suo viso, scavato dal tempo e arrossato dal sole, mostra quel sorriso di chi non si è mai arreso e l'orgoglio di vivere una terra che è un concentrato di bellezze. "Abbiamo i resti del castello, le fontane monumentali, i palazzi e parecchie altre cose che mo' non mi ricordo, sapete l'età c'è. Una roba però non me la scordo. Quel forte fortissimo terremoto dell'80 che ci ha scombussolati tutti quanti e fece cadere pure la nostra chiesa. Nessuno se lo scorda, ma abbiamo reagito. E del resto, signorì, la vita bisogna prenderla sempre e comunque allegra, allegra". E l'eco della sua energia risuona in questo borgo medievale e si fonde con l'energia di tutti gli abitanti dei comuni limitrofi che - nonostante quel famoso sisma (era il 23 novembre) e ancora qualche segno tangibile (evidenti le numerose ricostruzioni) - si sono riscattati per esibire una nuova luce.
[[ge:rep-locali:repubblica:125519202]]
Quest'angolo di Campania, non ancora battuto dal turismo di massa, a poca distanza dalla capitale e pochissimi chilometri dalla costiera Amalfitana, si gusta lentamente con le sue ricchezze che si svelano piano piano. Il piacere di fare lunghe passeggiate in mezzo ai boschi con alberi centenari dai lunghi tronchi flessibili che si allungano e s'intrecciano spandendosi in arditi arabeschi e di meravigliarsi per ogni più piccola cosa: per il colore delle foglie che rosseggiano al brivido di un leggero venticello, per le castagne, regine dell'autunno, grosse come sassi (quella di Montella è il principale prodotto Igp, identificazione geografica protetta), per una cascata d'acqua che fa capolino dietro una montagna o un lago che sbuca all'improvviso (il più noto è Piano Laceno), per l'acquedotto romano, capolavoro di ingegneria. Basta sincronizzare il ritmo del passo con la respirazione, per essere pervasi da una sensazione di benessere immediata. È un paesaggio che incoraggia la virtù della pazienza e del vivere slow. Attraversandolo vi accorgerete che dentro avete già rallentato.

Ma questa è anche la terra che ha dato i natali a grandi personalità come Salvatore Ferragamo, Ettore Scola, Francesco De Sanctis, Sergio Leone e non poteva che essere ideato qui il progetto "Irpinia Madre-Contemporanea", un festival itinerante di respiro internazionale che unisce cultura, arte, cinema, fotografia e musica (la direzione scientifica e artistica è di Giuseppe Mastrominico). Protagonisti sono otto comuni (Altavilla Irpina, Bisaccia, Caposele, Monteverde, Rotondi, Senerchia e Bagnoli Irpino e Gesualdo come capofila, tutti in provincia di Avellino) che fino al 27 gennaio saranno palcoscenico di eventi di grande richiamo (il cartellone qui).

Tra questi, a trentacinque anni dal devastante movimento tellurico, ci sarà - proprio il 23 novembre - un talk show con il regista Mario Martone, a Bisaccia. Sarà proiettato il video documentario "Terrae Motus" che il regista ha voluto dedicare all'amico gallerista napoletano Lucio Amelio, protagonista dell'arte contemporanea e che ruota proprio attorno al concetto di convertire le vibrazioni della terra in vibrazioni creative. Ad aggiungere emozioni è la location, il castello Ducale, come una favola a portata di mano, che aveva incantato già Torquato Tasso (vi soggiornò nel 1588, in quanto amico dell'allora proprietario Giovan Battista Manso).
[[ge:rep-locali:repubblica:125521899]]
Tutto si fa ancora più spettacolare al tramonto, quando dalla terrazza merlata rinascimentale, con gli archi che sembrano rincorrersi per tutta la lunghezza, quasi giocassero, s'intravedono le colline a perdita d'occhio, le luci dei paesini tutti intorno e le ombre fanno da cornice ideale alle sue mura illuminate. E sembra di fare un salto indietro nel tempo. Un po' ovunque è così, tra antichi manieri (il castello di Monteverde è un altro gioiello da non perdere) e i resti dell'abbazia del Goleto, a Sant'Angelo dei Lombardi, un capolavoro a cielo aperto, la cui bellezza è data anche dai paesaggi che fanno da vetrate, dalla fusione di stile romanico e gotico e dalla cappella di San Luca, con affreschi del '400 che riportano le scene di vita di San Gugliemo. Colpisce la prospettiva della struttura che si fonde con i colori del sole.

Di borgo in borgo, costeggiando un mosaico di vigneti (è zona di Taurasi DOCG, uno dei grandi vini rossi italiani da invecchiamento, ma anche di Greco di Tufo e Fiano di Avellino; numerose le cantine tra le quali Antonio Caggiano a Taurasi) coltive e pascoli, si arriva a Nusco, inserito tra i Borghi più belli d'Italia. Si gira tra solitarie e silenziose stradine che non conoscono le angustie del traffico motorizzato, tra balconi fioriti e immensi portoni decorati che spesso restano aperti, fino al belvedere di Porta Molino. Da qui si può abbracciare, con un solo sguardo, tutte le colline dell'Appenino Daunio e il Partenio. E si capisce perché il paese è chiamato il "Balcone dell'Irpinia".

Ma se il passato è legato indissolubilmente alle vicissitudini di Sant'Amato, vescovo e patrono (vale una sosta il museo dell'arte sacra, con ingresso gratuito), il presente si lega a Cena, Campus enogastronomico, un centro di alta formazione, ricerca e sperimentazione, rappresentativo dell'identità a tavola di tutta l'Irpinia. Periodicamente sono organizzati laboratori di cucina. E si può provare anche uno dei piatti dello chef stellato Antonio Pisaniello, sempre innervati con un filo di olio Irpinia Colline dell'Ufita, altra ricchezza della zona (ci sono anche poche camere di design dai nomi di alcuni prodotti tipici come peperoncino, melanzana, pomodoro).

Infine, si arriva a Gesualdo, un po' "madre dell'Irpinia", che deve il suo nome al Principe di Venosa Carlo Gesualdo, uomo che eccelse tanto nella polifonia sacra quanto nella composizione di madrigali. Se parte del fascino è legato alla storia di un omicidio (il Principe dette mandato di uccidere la sua consorte Maria d'Avalos e il suo amante, nel 1590), la sua bellezza è pura realtà. Con una fisionomia che riporta all'immaginario fiabesco di Perrault e dei fratelli Grimm, il castello merlato segna il punto più elevato del centro storico ed è visibile da ogni lato. Fu costruito in epoca longobarda, ma con Gesualdo fu trasformato in residenza principesca. Divenne una fastosa corte artistica, con anche una stamperia, tra i pochissimi esempi riscontrabili nell'Europa cinque-seicentesca. Il punto panoramico per eccellenza è il mastio, dal quale la vista, nelle giornate limpide, corre sulle vette dei monti Picentini e quasi sembra di avvertire nell'aria ancora quella musica del compositore che riecheggiava tra le mura, raggiungendo le più lontane campagne. "Al mio goir il ciel si fa sereno, il crin fiorito il sole ai prati inaura, danzano l'onde in mar al suon de l'aura, cantan gli augei ridenti, scherzan con l'aria i venti. Così la gioia mia, versando il seno, io d'ogni intorno inondo e fo col mio gioir gioioso il mondo"