Non si vedranno i Big Five, ovvero i cinque grandi animali che sono il simbolo del safari, il leone, il bufalo, il leopardo, l'elefante africano e il rinoceronte, ma anche un "safari" in Italia regala emozioni. Un po' in tutta Italia ci sono zone verdi e parchi circondati da macchia mediterranea, per inseguire con lo sguardo animali rari, scattare alcune delle fotografie più belle e riprenderli in video con il proprio telefonino o la telecamera.
Boschi, foreste e praterie, lastricati da una fitta rete di sentieri dedicati agli escursionisti più esperti ed esigenti, così come agli amanti delle semplici passeggiate, per vivere un contatto diretto con la natura più incontaminata.
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È quanto offre il Parco naturale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti lucane, polmone verde della Basilicata (info e visite guidate qui). Il Parco ha un'estensione di oltre 27 mila ettari compresi entro i confini dei comuni di Accettura, Calciano ed Oliveto Lucano in provincia di Matera, e Castelmezzano e Pietrapertosa in provincia di Potenza. Una decina gli itinerari di trekking (50 km di percorsi) e mentre si cammina è possibile osservare gli splendidi esemplari di nibbio reale, la poiana, i gheppi e il falco pellegrino, mentre di notte s'incontrano facilmente il barbagianni, l'allocco, il gufo e la civetta. I boschi sono popolati dal picchio verde, il picchio muratore e il picchio rosso mezzano con le sfumature rosa rosso sul ventre e sul sottocoda. E si entra a contatto con l'istrice Giorgio. Trovato in strada, dopo che era stato investito da una automobile, è diventato per la sua simpatia l'attrazione del parco. Gli appassionati possono anche cimentarsi con l'orienteering, uno sport di origine scandinava adatto alle famiglie in cui, carta topografica alla mano, bisogna scegliere il percorso più veloce per raggiungere il traguardo dopo essere passati per vari punti di controllo. Una sosta all'olfattoteca, poi, aiuta a riconoscere le piante aromatiche e impararne le proprietà; poco oltre, in un vecchio monastero del X secolo si trovano l'orto botanico e l'ecomuseo del Parco.
Occorre avere un po' di fortuna per incontrarli, ma assistere al galoppo in libertà dei cavallini della Giara - altopiano basaltico di origine vulcanica a ovest del golfo di Oristano, che ricorda un po' i paesaggi africani delle ambe - è un vero spettacolo. Sono gli ultimi cavalli selvaggi d'Europa, bassi di statura, simbolo della Sardegna, un incrocio tra il cavallo e il pony (l'altezza raggiunge al massimo centotrenta centimetri). I sardi li chiamano "cuaddedus" e non se ne trovano più di seicento esemplari. Non esistendo in Sardegna ritrovamenti fossili di equini, si pensa che il cavallo sia stato introdotto probabilmente nel periodo nuragico o nel periodo punico o ancora che siano i discendenti della prima razza equina importata nell'isola dai fenici e sfuggiti alla custodia. Vivono allo stato brado e stanno quasi sempre in gruppi di cinque o sette. Spesso arrivano in fila indiana, uno dietro all'altro, e l'eco degli zoccoli risuona a lungo nelle orecchie. In questa savana alberata di querce, si possono scorgere mentre si abbeverano a uno stagno, belli con il loro manto baio scuro e gli occhi a mandorla, il vistoso ciuffo come criniera e il collo robusto.
Le suggestioni che il territorio regala si rivelano lentamente tra rocce, boschi di leccio, sughere, con un'altissima concentrazione di specie botaniche, in un'area talmente ristretta da sembrare un museo naturale. Curiosi i tipici masonis e i cuilis, le tradizionali capanne dei pastori che ancora oggi, insieme ai nuraghi, caratterizzano la zona, così come particolari sono i paulis, laghetti temporanei, dove l'acqua piovana viene trattenuta dal basalto. Durante queste escursioni si possono vedere anche le domus de Janas, le grotticelle a più vani, scavate nella roccia, e utilizzate come sepolture.
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In Calabria, invece, nel Parco Nazionale della Sila, uno degli altipiani tra i più estesi (oltre 74 mila ettari compresi tra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone), tanto da essere definito "il gran bosco d'Italia", si va alla "ricerca" del lupo, detto lo "spazzino del bosco". Per sprecare meno energia a muoversi nella neve, segue e utilizza le impronte di altri animali. Quando nevica poi è più facile veder spiccare tra la coltre bianca, pure lo scoiattolo nero. É una specie diversa da quella conosciuta nel resto d'Italia e d'Europa, in quanto è più grande nel corpo. Lo chiamano Zaccanella in dialetto (il suo nome è Vulgaris Sciurus) per la sua vivacità ed è uno dei pochi animaletti che non va in letargo. Si caratterizza per una macchia bianca al collo e una grande coda che nelle giornate fredde si avvolge tutta intorno e gli fa quasi da sciarpa, proteggendolo. Vale una sosta il centro visite ricavato all'interno di una segheria del 1939 e sono ancora visibili le "rotaie" che portavano i carrellini della legna e i macchinari di una volta. Da qualche mese è stata anche inaugurata una rete sentieristica con percorsi che si sviluppano su circa 600 km (per un numero complessivo di 66 sentieri) che fa immergere subito nella fitta foresta di pini laricio silani, caratterizzati da un tronco con le tipiche incisioni a spina di pesce che servivano per la raccolta della resina.
Pure la natura del Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise offre scenari spettacolari, dai paesaggi innevati, ai ricami che il ghiaccio disegna e cesella tra i rami degli alberi, alla brina che al mattino ricopre prati e campi. Solo qui si può vedere il camoscio d'Abruzzo, il dominatore delle balze rocciose, che in inverno, quando la neve è abbondante, scende più a valle nel bosco. Dicembre è il periodo dell'estro, quando i maschi, che vivono isolati durante tutto l'arco dell'anno, raggiungono i branchi delle femmine per i corteggiamenti. Sabato 26 e domenica 27 dicembre, si può fare un safari fotografico sulla neve (info: 335/8053489 - [email protected], costo pacchetto 100 euro a persona). Immersi nel silenzio assoluto, si va con le ciaspole tra la Riserva Integrale della Camosciara (sentiero Parco I4), rifugio di molte specie animali tra cui appunto il camoscio, ma anche il lupo, il cervo e l'aquila Reale, con le dovute soste per osservare meglio la fauna.
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La Salina di Cervia, nel Parco Regionale del Delta del Po, è l'habitat naturale per quasi 100 specie di uccelli che trovano, anche in un ambiente così estremo, le condizioni migliori per alimentarsi, nidificare e sostare. Ideale per chi vuole fare birdwatching. Nei mesi più freddi si possono vedere diverse specie rare come il Piovanello pancianera, la Volpoca, il Mestolone, ma anche l'Airone Cenerino e il Gabbiano reale (visite ed escursioni sono possibili tutto l'anno su prenotazione 0544973040 - [email protected])
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Infine, se proprio non volete rinunciare agli animali esotici, fate un salto al Parco faunistico e zoologico Safari Ravenna, un'area naturale a impatto zero che è stata studiata per potenziare il ruolo nella conservazione della biodiversità che accoglie tanti animali. Mille scatti, mentre si sta all'interno di una macchina elettrica, possono immortalare esemplari di antilope alcina, il bisonte americano, il cammello, le giraffe, gli ippopotami, le zebre e persino tigri e leoni (aperto dal 5 all'8 dicembre, poi di nuovo dal primo marzo), protetti da collinette e barriere artificiali in legno per rifrangere gli eventuali rumori provenienti dall'esterno. Con il trenino si gira l'Isola dei Babbuini per ammirare da vicino le simpatiche scimmiette. Le guide sono la "voce della natura" e raccontano curiosità e particolarità sulle varie specie presenti e la storia dei singoli esemplari, perché come diceva Giorgio Celli, "non si può amare ciò che non si conosce".
Boschi, foreste e praterie, lastricati da una fitta rete di sentieri dedicati agli escursionisti più esperti ed esigenti, così come agli amanti delle semplici passeggiate, per vivere un contatto diretto con la natura più incontaminata.
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È quanto offre il Parco naturale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti lucane, polmone verde della Basilicata (info e visite guidate qui). Il Parco ha un'estensione di oltre 27 mila ettari compresi entro i confini dei comuni di Accettura, Calciano ed Oliveto Lucano in provincia di Matera, e Castelmezzano e Pietrapertosa in provincia di Potenza. Una decina gli itinerari di trekking (50 km di percorsi) e mentre si cammina è possibile osservare gli splendidi esemplari di nibbio reale, la poiana, i gheppi e il falco pellegrino, mentre di notte s'incontrano facilmente il barbagianni, l'allocco, il gufo e la civetta. I boschi sono popolati dal picchio verde, il picchio muratore e il picchio rosso mezzano con le sfumature rosa rosso sul ventre e sul sottocoda. E si entra a contatto con l'istrice Giorgio. Trovato in strada, dopo che era stato investito da una automobile, è diventato per la sua simpatia l'attrazione del parco. Gli appassionati possono anche cimentarsi con l'orienteering, uno sport di origine scandinava adatto alle famiglie in cui, carta topografica alla mano, bisogna scegliere il percorso più veloce per raggiungere il traguardo dopo essere passati per vari punti di controllo. Una sosta all'olfattoteca, poi, aiuta a riconoscere le piante aromatiche e impararne le proprietà; poco oltre, in un vecchio monastero del X secolo si trovano l'orto botanico e l'ecomuseo del Parco.
Occorre avere un po' di fortuna per incontrarli, ma assistere al galoppo in libertà dei cavallini della Giara - altopiano basaltico di origine vulcanica a ovest del golfo di Oristano, che ricorda un po' i paesaggi africani delle ambe - è un vero spettacolo. Sono gli ultimi cavalli selvaggi d'Europa, bassi di statura, simbolo della Sardegna, un incrocio tra il cavallo e il pony (l'altezza raggiunge al massimo centotrenta centimetri). I sardi li chiamano "cuaddedus" e non se ne trovano più di seicento esemplari. Non esistendo in Sardegna ritrovamenti fossili di equini, si pensa che il cavallo sia stato introdotto probabilmente nel periodo nuragico o nel periodo punico o ancora che siano i discendenti della prima razza equina importata nell'isola dai fenici e sfuggiti alla custodia. Vivono allo stato brado e stanno quasi sempre in gruppi di cinque o sette. Spesso arrivano in fila indiana, uno dietro all'altro, e l'eco degli zoccoli risuona a lungo nelle orecchie. In questa savana alberata di querce, si possono scorgere mentre si abbeverano a uno stagno, belli con il loro manto baio scuro e gli occhi a mandorla, il vistoso ciuffo come criniera e il collo robusto.
Le suggestioni che il territorio regala si rivelano lentamente tra rocce, boschi di leccio, sughere, con un'altissima concentrazione di specie botaniche, in un'area talmente ristretta da sembrare un museo naturale. Curiosi i tipici masonis e i cuilis, le tradizionali capanne dei pastori che ancora oggi, insieme ai nuraghi, caratterizzano la zona, così come particolari sono i paulis, laghetti temporanei, dove l'acqua piovana viene trattenuta dal basalto. Durante queste escursioni si possono vedere anche le domus de Janas, le grotticelle a più vani, scavate nella roccia, e utilizzate come sepolture.
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In Calabria, invece, nel Parco Nazionale della Sila, uno degli altipiani tra i più estesi (oltre 74 mila ettari compresi tra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone), tanto da essere definito "il gran bosco d'Italia", si va alla "ricerca" del lupo, detto lo "spazzino del bosco". Per sprecare meno energia a muoversi nella neve, segue e utilizza le impronte di altri animali. Quando nevica poi è più facile veder spiccare tra la coltre bianca, pure lo scoiattolo nero. É una specie diversa da quella conosciuta nel resto d'Italia e d'Europa, in quanto è più grande nel corpo. Lo chiamano Zaccanella in dialetto (il suo nome è Vulgaris Sciurus) per la sua vivacità ed è uno dei pochi animaletti che non va in letargo. Si caratterizza per una macchia bianca al collo e una grande coda che nelle giornate fredde si avvolge tutta intorno e gli fa quasi da sciarpa, proteggendolo. Vale una sosta il centro visite ricavato all'interno di una segheria del 1939 e sono ancora visibili le "rotaie" che portavano i carrellini della legna e i macchinari di una volta. Da qualche mese è stata anche inaugurata una rete sentieristica con percorsi che si sviluppano su circa 600 km (per un numero complessivo di 66 sentieri) che fa immergere subito nella fitta foresta di pini laricio silani, caratterizzati da un tronco con le tipiche incisioni a spina di pesce che servivano per la raccolta della resina.
Pure la natura del Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise offre scenari spettacolari, dai paesaggi innevati, ai ricami che il ghiaccio disegna e cesella tra i rami degli alberi, alla brina che al mattino ricopre prati e campi. Solo qui si può vedere il camoscio d'Abruzzo, il dominatore delle balze rocciose, che in inverno, quando la neve è abbondante, scende più a valle nel bosco. Dicembre è il periodo dell'estro, quando i maschi, che vivono isolati durante tutto l'arco dell'anno, raggiungono i branchi delle femmine per i corteggiamenti. Sabato 26 e domenica 27 dicembre, si può fare un safari fotografico sulla neve (info: 335/8053489 - [email protected], costo pacchetto 100 euro a persona). Immersi nel silenzio assoluto, si va con le ciaspole tra la Riserva Integrale della Camosciara (sentiero Parco I4), rifugio di molte specie animali tra cui appunto il camoscio, ma anche il lupo, il cervo e l'aquila Reale, con le dovute soste per osservare meglio la fauna.
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La Salina di Cervia, nel Parco Regionale del Delta del Po, è l'habitat naturale per quasi 100 specie di uccelli che trovano, anche in un ambiente così estremo, le condizioni migliori per alimentarsi, nidificare e sostare. Ideale per chi vuole fare birdwatching. Nei mesi più freddi si possono vedere diverse specie rare come il Piovanello pancianera, la Volpoca, il Mestolone, ma anche l'Airone Cenerino e il Gabbiano reale (visite ed escursioni sono possibili tutto l'anno su prenotazione 0544973040 - [email protected])
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Infine, se proprio non volete rinunciare agli animali esotici, fate un salto al Parco faunistico e zoologico Safari Ravenna, un'area naturale a impatto zero che è stata studiata per potenziare il ruolo nella conservazione della biodiversità che accoglie tanti animali. Mille scatti, mentre si sta all'interno di una macchina elettrica, possono immortalare esemplari di antilope alcina, il bisonte americano, il cammello, le giraffe, gli ippopotami, le zebre e persino tigri e leoni (aperto dal 5 all'8 dicembre, poi di nuovo dal primo marzo), protetti da collinette e barriere artificiali in legno per rifrangere gli eventuali rumori provenienti dall'esterno. Con il trenino si gira l'Isola dei Babbuini per ammirare da vicino le simpatiche scimmiette. Le guide sono la "voce della natura" e raccontano curiosità e particolarità sulle varie specie presenti e la storia dei singoli esemplari, perché come diceva Giorgio Celli, "non si può amare ciò che non si conosce".