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Milano. Foto di strada e cibo kosher

Che cosa fare nel capoluogo lombardo in queste Feste del dopo Expo. Tra Giotto e una grande mostra fotografica, i consigli slow

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Che si va a fare a Milano ora che si sono spenti i riflettori sull'Expo? Bella domanda e risposta plurima, anche solo in tema di mostre. Ci sono almeno tre esposizioni importanti a Palazzo Reale (la più reclamizzata  -  Giotto, l'Italia  -  prosegue fino al 10 gennaio) ma, per una scelta meno scontata, consiglio alla galleria Forma Meravigli (via Meravigli 5, tel. 02. 58118067, www.formafoto.it) la mostra Vivian Maier. Una fotografa ritrovata. Visitabile fino al 31 gennaio, propone una selezione di immagini di una misconosciuta "signora dell'obiettivo", scoperta per caso solo dopo la morte, nel 2009 in una clinica nei pressi di Chicago. Nata a New York nel 1926, la Maier era una donna di condizioni modeste: di mestiere faceva la bambinaia e non fu mai consapevole del valore delle fotografie che scattava per pura passione e che, ammassate in un box di cui a un certo punto non riuscì più a pagare l'affitto, finirono all'asta. Un repertorio imponente  -  150.000 negativi, è stato calcolato  -  che ne ha consacrato la fama postuma di antesignana della "fotografia di strada", un genere interpretato abbinando al crudo realismo delle immagini una rara sensibilità. A Milano, Vivian avrebbe portato la sua Rolleiflex nei quartieri popolari: Bovisa, Ghisolfa, Giambellino.

Adiacente al rione del "Cerutti Gino", oltre via Soderini, e caratterizzato da un'edilizia residenziale più signorile, c'è il quartiere ebraico, dove hanno sede almeno due ristoranti kosher. In viale San Gimignano 10 troviamo Carmel, dove si può andare (tranne il venerdì sera e il sabato) sia per consumare un pasto sia per acquistare piatti da asporto. La cucina è trasversale  -  mediorientale e italiana  -  così come la clientela, che assomma in una piacevole eterogeneità ebrei ortodossi votati alle regole della kasherut, ragazzini della stessa fede che però ai cibi rituali preferiscono la pizza, "goym" di ogni provenienza incuriositi da pietanze per loro esotiche. Un buon inizio è il misto di antipasti: humus (crema di ceci), tahina (burro di sesamo), falafel (polpettine di ceci), babaghannouj (salsa speziata di melanzane). Si può continuare con il sambusek (involtini di pasta frolla ripieni di formaggio), i calsones alla libanese o il riso basmati alle verdure. Secondi tutti a base di pesce  -  per esempio, il branzino marocchino o il salmone marinato  -  , ma per i vegetariani ci sono la shakshouka (uova strapazzate con pomodoro, aglio, cipolla, pepe e altre spezie) e la fattouche, insalata mista servita con crostini di pane. Come dessert, mhallabie (budino di latte all'acqua di fiori) o baklawa (pasta filo ripiena di pistacchi). Con un calice di vino di Israele, il pasto non vi costerà più di 30 euro.