Milanese, classe 1965, Fabio Cannavale ha costruito a suon di acquisizioni, partendo dalla sua Volagratis fondata dieci anni fa con un capitale di 10mila euro, una delle più importanti piattaforme online europee per l'organizzazione e la gestione di viaggi forte di 46 milioni di utenti unici al mese. Al grande pubblico è forse più noto nei panni di giudice del talent per startup Shark Tank, andato in onda nella scorsa stagione su Italia 1. Ma la sua è stata e continua a essere una scalata impressionante con un punto di svolta fondamentale: quello della scorsa primavera quando la sua Bravofly Rumbo Group - che nel corso degli anni aveva acquisito Bravofly, Rumbo, Jetcost, Corcierissime - si è mangiata lo storico portale Lastminute.com. L'operazione ha condotto a un cambiamento del nome (il gruppo, già quotato alla Borsa di Zurigo visto che ha sede a Chiasso, è stato appunto ribattezzato Lastminute. com) ma soprattutto a un'ambiziosa strategia. Basata sulla spinta verso il lifestyle e il ribaltamento completo del brand, che a partire dai viaggi dovrà raccontare al suo pubblico un diverso modo di vivere la vita e di visitare il mondo. Trasformandosi in una media company a tutto tondo.
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Nel corso del suo ultimo intervento alla Bto, il salone del turismo digitale di Firenze, ha individuato due marchi molto importanti - Virgin e Red Bull - come obiettivi e modelli. Un percorso chiarissimo. Ma non è un rischio?
"Tutto quello che ho fatto nella mia vita è un rischio. Alla fine è una scommessa: dobbiamo fare bene due cose. Anzitutto dobbiamo avere un ottimo prodotto, integrato e funzionale, perché il nostro concorrente reale è Google. Anche se noi facciamo la transazione mentre Google non finalizza. Poi dobbiamo lavorare sul brand: nel mondo dei viaggi non ci sono grandi marchi. Non c'è un brand completo, a 360 gradi. Vedo dunque un sacco di spazio per crescere. E in questo momento abbiamo la possibilità di cavalcare i contenuti video online, il cosiddetto video content marketing che sta vivendo un boom. Un po' quello che è successo all'inizio della nostra esperienza con le strategie sulle inserzioni AdWords: siamo cresciuti più degli altri spendendo meno. Quanto ai video, non è più il momento di impiegare un milione di euro per produrre un singolo spot: la strategia passa dalle piattaforme di video professionali in crowdsharing con cui abbattere i costi promozionali e trasformarsi in veicoli di pubblicità".
In termini operativi, cambierà qualcosa con Lastminute.com?
"Sta cambiando tutto. Abbiamo concluso una prima, grande trasformazione grazie tramite cui abbiamo integrato tutti i siti del gruppo in una piattaforma unica. Un lavoro enorme. La seconda trasformazione dà corpo alla parte media del gruppo, che per noi è molto importante. Di questa se ne occuperà Marco Corradino, cofondatore insieme a me di Volagratis, che così torna in azienda. D'altronde una delle più grandi media company europee è Ryanair, se ci pensi bene: il contenuto è il prezzo di un volo. Il gruppo irlandese non guadagna dal business degli aerei ma sul traffico dei passeggeri e delle ricerche tramite i siti. Insomma, i voli, in passivo, creano traffico alla media company, dove si creano ricavi e dove si guadagna su tutto tranne che sulla compagnia aerea. A breve diventerà perfino un metamotore di ricerca".
I clienti di italiani ed europei sono pronti per questo tipo di nuove aziende di viaggi online?
"Il pubblico reagisce bene. D'altronde in ogni settore segue il brand, non guarda molto all'essenza delle cose. La difficoltà è intercettarne i bisogni. O crearne di inediti".
Quali sono i numeri di Lastminute. com?
"Abbiamo circa 1.200 dipendenti, siamo presenti in 35 Paesi e in 15 lingue, gestiamo transazioni di viaggi per 2,5 miliardi e mezzo di euro mentre sono 10 milioni i passeggeri all'anno che prenotano almeno un servizio dai nostri siti. L'85% del fatturato è europeo, con la Francia come prima nazione seguita dall'Inghilterra, da Italia e Spagna e dalla Germania. Abbiamo presenze anche in Russia e in Cina, dove vendiamo soprattutto voli. Abbiamo puntato però sul fornire un servizio completo e integrato, contrariamente a molti concorrenti".
[[ge:rep-locali:repubblica:129753736]]
Al crescere della concentrazione dei servizi offerti dalle piattaforme di viaggi, che stanno diventando dei veri hub, non aumenta anche la responsabilità nei confronti dei clienti che tenderanno sempre più a identificare il volo o l'auto noleggiata con la piattaforma che ha gestito la prenotazione piuttosto che con chi in effetti affitta il veicolo o effettua il transfer?
"Sicuramente. Ma alla fine è ciò che hanno tradizionalmente fatto i tour operator. Non facciamo altro che combinare i servizi. Quel che sta mutando è il paradigma attraverso il quale si realizza quest'integrazione. Prendi Booking: copre il 65% delle prenotazioni alberghiere del mondo. Se per una volta non paghi commissioni sei fuori, se incassi recensioni negative scendi nel rating. Non ha dunque la proprietà fisica degli hotel ma di fatto ha il controllo dell'informazione. Come Airbnb sulle case. La chiave, insomma, non sta più nel controllo della risorsa".
Tornando ai viaggi: quali saranno le tendenze dei prossimi mesi? Come ti piacerebbe svecchiare l'ecosistema turistico?
"Uno dei filoni principali è quello della vacanza attiva. Un tempo si andava in ferie e si rimaneva in un posto a leggere il giornale sotto l'ombrellone. Questo accade sempre meno. Non è ancora una scelta di massa, non tutti prenoteranno queste offerte, ma è una strada che percorreremo. D'altronde sembra che siano cambiate di più le abitudini della gente che le proposte degli operatori".
Il mondo, specialmente per un europeo, si sta restringendo, gli itinerari cambiano, certi luoghi sono preclusi dalle guerre e dal terrorismo: per chi vende e racconta viaggi quanto incide il quadro geopolitico?
"L'impatto emotivo nel corso dell'ultimo anno è stato molto forte. Dagli attentati di Parigi c'è stato un crollo delle prenotazioni fra il 25 e il 30% a seconda delle nazioni europee e non per andare in chissà quali posti esotici ma per le capitali internazionali. Tuttavia la gente non se ne rimarrà in casa: alla fine ci abitueremo. In termini di destinazioni il vero cambio per l'europeo medio, ormai da tempo, è l'Egitto. E un po' la Tunisia. Ma c'è per esempio tutta la macroregione asiatica che è un enorme mercato piuttosto sicuro. Insomma, il mondo dei viaggi vive ciclicamente queste dinamiche e queste crisi. Per come la vedo fra le prossime grandi mete entreranno l'Iran e Dubai. Ma le destinazioni fondamentali rimangono Europa, Stati Uniti, Caraibi e Sudamerica. Il mondo dei viaggi, in fondo, è fatto di tante nicchie e poche mete mass market".
Si sente fortunato a osservare le dinamiche della società attraverso i viaggi e il modo in cui le persone si muovono?
"Dal punto di vista sociale è molto interessante. Si capisce come cambia il mondo. Il viaggio è un grandissimo fenomeno utile a raccontare e comprendere la società. Pensa alle mutazioni degli ultimi trent'anni: dai villaggi vacanze ai viaggiatori indipendenti. Una delle nostre abilità dev'essere quella di riuscire a recepire questi trend con un po' d'anticipo. Il nuovo boom che segnerà i prossimi anni è senza dubbio la filosofia sharing".
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Nel corso del suo ultimo intervento alla Bto, il salone del turismo digitale di Firenze, ha individuato due marchi molto importanti - Virgin e Red Bull - come obiettivi e modelli. Un percorso chiarissimo. Ma non è un rischio?
"Tutto quello che ho fatto nella mia vita è un rischio. Alla fine è una scommessa: dobbiamo fare bene due cose. Anzitutto dobbiamo avere un ottimo prodotto, integrato e funzionale, perché il nostro concorrente reale è Google. Anche se noi facciamo la transazione mentre Google non finalizza. Poi dobbiamo lavorare sul brand: nel mondo dei viaggi non ci sono grandi marchi. Non c'è un brand completo, a 360 gradi. Vedo dunque un sacco di spazio per crescere. E in questo momento abbiamo la possibilità di cavalcare i contenuti video online, il cosiddetto video content marketing che sta vivendo un boom. Un po' quello che è successo all'inizio della nostra esperienza con le strategie sulle inserzioni AdWords: siamo cresciuti più degli altri spendendo meno. Quanto ai video, non è più il momento di impiegare un milione di euro per produrre un singolo spot: la strategia passa dalle piattaforme di video professionali in crowdsharing con cui abbattere i costi promozionali e trasformarsi in veicoli di pubblicità".
In termini operativi, cambierà qualcosa con Lastminute.com?
"Sta cambiando tutto. Abbiamo concluso una prima, grande trasformazione grazie tramite cui abbiamo integrato tutti i siti del gruppo in una piattaforma unica. Un lavoro enorme. La seconda trasformazione dà corpo alla parte media del gruppo, che per noi è molto importante. Di questa se ne occuperà Marco Corradino, cofondatore insieme a me di Volagratis, che così torna in azienda. D'altronde una delle più grandi media company europee è Ryanair, se ci pensi bene: il contenuto è il prezzo di un volo. Il gruppo irlandese non guadagna dal business degli aerei ma sul traffico dei passeggeri e delle ricerche tramite i siti. Insomma, i voli, in passivo, creano traffico alla media company, dove si creano ricavi e dove si guadagna su tutto tranne che sulla compagnia aerea. A breve diventerà perfino un metamotore di ricerca".
I clienti di italiani ed europei sono pronti per questo tipo di nuove aziende di viaggi online?
"Il pubblico reagisce bene. D'altronde in ogni settore segue il brand, non guarda molto all'essenza delle cose. La difficoltà è intercettarne i bisogni. O crearne di inediti".
Quali sono i numeri di Lastminute. com?
"Abbiamo circa 1.200 dipendenti, siamo presenti in 35 Paesi e in 15 lingue, gestiamo transazioni di viaggi per 2,5 miliardi e mezzo di euro mentre sono 10 milioni i passeggeri all'anno che prenotano almeno un servizio dai nostri siti. L'85% del fatturato è europeo, con la Francia come prima nazione seguita dall'Inghilterra, da Italia e Spagna e dalla Germania. Abbiamo presenze anche in Russia e in Cina, dove vendiamo soprattutto voli. Abbiamo puntato però sul fornire un servizio completo e integrato, contrariamente a molti concorrenti".
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Al crescere della concentrazione dei servizi offerti dalle piattaforme di viaggi, che stanno diventando dei veri hub, non aumenta anche la responsabilità nei confronti dei clienti che tenderanno sempre più a identificare il volo o l'auto noleggiata con la piattaforma che ha gestito la prenotazione piuttosto che con chi in effetti affitta il veicolo o effettua il transfer?
"Sicuramente. Ma alla fine è ciò che hanno tradizionalmente fatto i tour operator. Non facciamo altro che combinare i servizi. Quel che sta mutando è il paradigma attraverso il quale si realizza quest'integrazione. Prendi Booking: copre il 65% delle prenotazioni alberghiere del mondo. Se per una volta non paghi commissioni sei fuori, se incassi recensioni negative scendi nel rating. Non ha dunque la proprietà fisica degli hotel ma di fatto ha il controllo dell'informazione. Come Airbnb sulle case. La chiave, insomma, non sta più nel controllo della risorsa".
Tornando ai viaggi: quali saranno le tendenze dei prossimi mesi? Come ti piacerebbe svecchiare l'ecosistema turistico?
"Uno dei filoni principali è quello della vacanza attiva. Un tempo si andava in ferie e si rimaneva in un posto a leggere il giornale sotto l'ombrellone. Questo accade sempre meno. Non è ancora una scelta di massa, non tutti prenoteranno queste offerte, ma è una strada che percorreremo. D'altronde sembra che siano cambiate di più le abitudini della gente che le proposte degli operatori".
Il mondo, specialmente per un europeo, si sta restringendo, gli itinerari cambiano, certi luoghi sono preclusi dalle guerre e dal terrorismo: per chi vende e racconta viaggi quanto incide il quadro geopolitico?
"L'impatto emotivo nel corso dell'ultimo anno è stato molto forte. Dagli attentati di Parigi c'è stato un crollo delle prenotazioni fra il 25 e il 30% a seconda delle nazioni europee e non per andare in chissà quali posti esotici ma per le capitali internazionali. Tuttavia la gente non se ne rimarrà in casa: alla fine ci abitueremo. In termini di destinazioni il vero cambio per l'europeo medio, ormai da tempo, è l'Egitto. E un po' la Tunisia. Ma c'è per esempio tutta la macroregione asiatica che è un enorme mercato piuttosto sicuro. Insomma, il mondo dei viaggi vive ciclicamente queste dinamiche e queste crisi. Per come la vedo fra le prossime grandi mete entreranno l'Iran e Dubai. Ma le destinazioni fondamentali rimangono Europa, Stati Uniti, Caraibi e Sudamerica. Il mondo dei viaggi, in fondo, è fatto di tante nicchie e poche mete mass market".
Si sente fortunato a osservare le dinamiche della società attraverso i viaggi e il modo in cui le persone si muovono?
"Dal punto di vista sociale è molto interessante. Si capisce come cambia il mondo. Il viaggio è un grandissimo fenomeno utile a raccontare e comprendere la società. Pensa alle mutazioni degli ultimi trent'anni: dai villaggi vacanze ai viaggiatori indipendenti. Una delle nostre abilità dev'essere quella di riuscire a recepire questi trend con un po' d'anticipo. Il nuovo boom che segnerà i prossimi anni è senza dubbio la filosofia sharing".