Slancio industriale e tradizioni bavaresi, finanza e orologi a cucù, ricerca scientifica e boccali decorati, profitto e cultura. E’ il filo sottile su cui si tiene in equilibrio Monaco, che continua felicemente a essere, secondo i sondaggi, la città più amata dai tedeschi. Un buon modo di capirne l’anima sfaccettata è ripercorrerne la storia attraverso i simboli architettonici .
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1200. Alter Hof. Letteralmente “corte antica”, prima residenza dei duchi di Baviera. Bianca e turrita, chiude un lato della Marienplatz, cuore della città vecchia, e ospita oggi un punto informazioni sulla regione. La porta d’ingresso risale ai tempi dell’insediamento dei Wittelsbach, la casata che regnò in Baviera fino al 1918 (ottenendo così la palma per la famiglia regnante più longeva d’Europa).
1300. Isartor. La più antica delle porte della cerchia muraria, era la via d’accesso alla città per i mercanti di sale, che subito trovavano un’infilata di taverne pronte ad accoglierli. Al loro passaggio (in verità ottenuto con un astuto colpo di mano, ovvero con la distruzione di un ponte sulla strada che percorrevano abitualmente) e al conseguente ottenimento delle gabelle sull’”oro bianco”, Monaco deve il proprio decollo come capitale economica.
1400. Frauenkirche. E’ il più alto edificio della città vecchia nonché simbolo della città. Bianca e austera, la sua costruzione fu iniziata e finita dallo stesso capomastro, cosa assai rara per l’epoca. Conserva belle vetrate e il mausoleo dell’imperatore Ludovico IV.
1500. Antiquarium della Residenz. Destinato ad ospitare opere di arte antica, è la prima testimonianza dell’influsso dell’arte italiana sui gusti della capitale bavarese. Il salone rinascimentale, riccamente decorato, è stato progettato da Jacopo Strada. Nel resto della ricchissima Residenza si susseguono gli stili: ancora rinascimentale, poi barocco e rococò.
1600. Theatinerkirke e Hofgarten. Per il tempio barocco alla fine della lussuosa TheatinerStrasse, Enrichetta Adelaide di Savoia avrebbe voluto Guarino Guarini che, però, era impegnatissimo alla corte torinese. Al suo posto arrivò Agostino Barelle con una fiumana di stuccatori, che resero la chiesa quel trionfo di volute, modiglioni e cupole di cui si gode oggi. La facciata fu terminata nel secolo successivo da François De Cuvilliés. Anche l’Hofgarten, il giardino reale alle spalle della Residenz, fu progettato secondo la tradizione italiana, unita a quel gusto nordico di cercare il sole non appena fa capolino.
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1700. Altes Residenztheater, St.Johann Nepomuk Kirke, Englischer Garten. Il nostro noto François de Cuvilliés progettò anche il teatro rococò della Residenz, considerato da alcuni la più bella sala di quell’epoca al mondo. I suoi tre ordini di palchi in rosso rubino sono uno spettacolo anche senza nessuno sulla scena. Bombardato nella seconda guerra mondiale, fu ricostruito interamente con le decorazioni originali, che erano state precedentemente smontate e messe in salvo. A un’iniziativa di privati cittadini, Edgid Querin e Cosman Damian Asam, sopravvissuti a un’inondazione, si deve la splendida chiesa di San Giovanni Nepomuceno, capolavoro del rococò bavarese nata come cappella privata, poco lontano dalla porta sud della città vecchia. Volontà regale, ma destinatari comuni, invece, per l’Englischer Garten, primo parco pubblico tedesco, voluto dal principe elettore Carlo Teodoro che, in cerca di popolarità, mandò il paesaggista di corte a studiare in Inghilterra per il bene dei sudditi. Ancor oggi è uno dei più grandi parchi metropolitani d’Europa (più vasto di Hyde Park), e i monacensi lo frequentano per svariate attività sportive, tra cui addirittura il surf sul fiume Isar.
1800. Kunstareal, Neues Rathaus, Augustiner Gastatte. L’imperatore Ludovico I amava l’arte classica, e fece costruire imponenti propilei, la Glyptothek, raccolta di statuaria greca e romana, e l’Alte Pinakotek, che ospita una ricca collezione di opere del Quattrocento tedesco e del Rinascimento italiano. La pinacoteca fu pesantemente bombardata, e il restauro ha scelto di mostrare le cicatrici della guerra. Oggi il quartiere dell’arte comprende ben 11 musei, dall’arte classica alla contemporanea, passando per la Lenbachhaus, dedicata quasi interamente a Kandinsky e al Cavaliere Azzurro. Il Neues Rathaus, neogotico, splende a MarienPlatz col suo carillon che due volte al giorno rievoca la festa di nozze di Guglielmo V e Renata di Lorena con le danze e gli scontri cavallereschi di 32 figure in rame a grandezza naturale. L’Augustiner Gastatte, sconfinato edificio trecentesco rimaneggiato a fine Ottocento, oltre essere la birreria storica coi piatti migliori e il servizio più veloce della città, contiene alcune sale Jugendstil, l’ Art Nouveau tedesca, notevolissime dal punto di vista architettonico. Si mangiano zuppa di knoedel, stinco di maiale al forno, insalata di crauti e pantagruelici dolci della casa sotto le volte decorate.
1900.Olympiapark. Il parco olimpico eretto per i poi tragici Giochi del 1972 stupisce ancora per la copertura a vela dello stadio: 75mila metri quadri di superficie ispirata ai paesaggi alpini. Oggi è sede di eventi e concerti.
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2000. Sinagoga, Allianz Arena, Quartiere Bmw. La sinagoga è stata inaugurata nel 2006, 68 anni dopo la tragica Notte dei Cristalli. Con la sua mole cubica in travertino, coperta da una struttura in vetro che simboleggia la marcia di Mosé, affianca l’altrettanto serrato Centro Studi sul Giudaismo nel quartiere che ospitava la seconda comunità ebraica della Germania. Stesso anno di costruzione, tutt’altro genere: l’Allianz Arena, lo stadio del Bayern Monaco e del Monaco 1860, è stato progettato per i Mondiali dagli architetti Herzog & De Meuron. La sua copertura in plastica traslucida dall’effetto “materasso” cambia colore secondo le squadre in campo. Sempre alla periferia nord della città si estende il quartiere Bmw, con le quattro torri direzionali alte 99 metri e il tecnologicissimo museo aziendale, organizzato in una specie di colossale coppa d’argento. La struttura più spettacolare resta il Bmw Welt, un’enorme concessionaria dal tetto trasparente che pare reggersi da solo, di fatto un colossale ed elegante parco giochi per adulti appassionati , con tanto di simulatori di guida e di progettazione.
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1200. Alter Hof. Letteralmente “corte antica”, prima residenza dei duchi di Baviera. Bianca e turrita, chiude un lato della Marienplatz, cuore della città vecchia, e ospita oggi un punto informazioni sulla regione. La porta d’ingresso risale ai tempi dell’insediamento dei Wittelsbach, la casata che regnò in Baviera fino al 1918 (ottenendo così la palma per la famiglia regnante più longeva d’Europa).
1300. Isartor. La più antica delle porte della cerchia muraria, era la via d’accesso alla città per i mercanti di sale, che subito trovavano un’infilata di taverne pronte ad accoglierli. Al loro passaggio (in verità ottenuto con un astuto colpo di mano, ovvero con la distruzione di un ponte sulla strada che percorrevano abitualmente) e al conseguente ottenimento delle gabelle sull’”oro bianco”, Monaco deve il proprio decollo come capitale economica.
1400. Frauenkirche. E’ il più alto edificio della città vecchia nonché simbolo della città. Bianca e austera, la sua costruzione fu iniziata e finita dallo stesso capomastro, cosa assai rara per l’epoca. Conserva belle vetrate e il mausoleo dell’imperatore Ludovico IV.
1500. Antiquarium della Residenz. Destinato ad ospitare opere di arte antica, è la prima testimonianza dell’influsso dell’arte italiana sui gusti della capitale bavarese. Il salone rinascimentale, riccamente decorato, è stato progettato da Jacopo Strada. Nel resto della ricchissima Residenza si susseguono gli stili: ancora rinascimentale, poi barocco e rococò.
1600. Theatinerkirke e Hofgarten. Per il tempio barocco alla fine della lussuosa TheatinerStrasse, Enrichetta Adelaide di Savoia avrebbe voluto Guarino Guarini che, però, era impegnatissimo alla corte torinese. Al suo posto arrivò Agostino Barelle con una fiumana di stuccatori, che resero la chiesa quel trionfo di volute, modiglioni e cupole di cui si gode oggi. La facciata fu terminata nel secolo successivo da François De Cuvilliés. Anche l’Hofgarten, il giardino reale alle spalle della Residenz, fu progettato secondo la tradizione italiana, unita a quel gusto nordico di cercare il sole non appena fa capolino.
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1700. Altes Residenztheater, St.Johann Nepomuk Kirke, Englischer Garten. Il nostro noto François de Cuvilliés progettò anche il teatro rococò della Residenz, considerato da alcuni la più bella sala di quell’epoca al mondo. I suoi tre ordini di palchi in rosso rubino sono uno spettacolo anche senza nessuno sulla scena. Bombardato nella seconda guerra mondiale, fu ricostruito interamente con le decorazioni originali, che erano state precedentemente smontate e messe in salvo. A un’iniziativa di privati cittadini, Edgid Querin e Cosman Damian Asam, sopravvissuti a un’inondazione, si deve la splendida chiesa di San Giovanni Nepomuceno, capolavoro del rococò bavarese nata come cappella privata, poco lontano dalla porta sud della città vecchia. Volontà regale, ma destinatari comuni, invece, per l’Englischer Garten, primo parco pubblico tedesco, voluto dal principe elettore Carlo Teodoro che, in cerca di popolarità, mandò il paesaggista di corte a studiare in Inghilterra per il bene dei sudditi. Ancor oggi è uno dei più grandi parchi metropolitani d’Europa (più vasto di Hyde Park), e i monacensi lo frequentano per svariate attività sportive, tra cui addirittura il surf sul fiume Isar.
1800. Kunstareal, Neues Rathaus, Augustiner Gastatte. L’imperatore Ludovico I amava l’arte classica, e fece costruire imponenti propilei, la Glyptothek, raccolta di statuaria greca e romana, e l’Alte Pinakotek, che ospita una ricca collezione di opere del Quattrocento tedesco e del Rinascimento italiano. La pinacoteca fu pesantemente bombardata, e il restauro ha scelto di mostrare le cicatrici della guerra. Oggi il quartiere dell’arte comprende ben 11 musei, dall’arte classica alla contemporanea, passando per la Lenbachhaus, dedicata quasi interamente a Kandinsky e al Cavaliere Azzurro. Il Neues Rathaus, neogotico, splende a MarienPlatz col suo carillon che due volte al giorno rievoca la festa di nozze di Guglielmo V e Renata di Lorena con le danze e gli scontri cavallereschi di 32 figure in rame a grandezza naturale. L’Augustiner Gastatte, sconfinato edificio trecentesco rimaneggiato a fine Ottocento, oltre essere la birreria storica coi piatti migliori e il servizio più veloce della città, contiene alcune sale Jugendstil, l’ Art Nouveau tedesca, notevolissime dal punto di vista architettonico. Si mangiano zuppa di knoedel, stinco di maiale al forno, insalata di crauti e pantagruelici dolci della casa sotto le volte decorate.
1900.Olympiapark. Il parco olimpico eretto per i poi tragici Giochi del 1972 stupisce ancora per la copertura a vela dello stadio: 75mila metri quadri di superficie ispirata ai paesaggi alpini. Oggi è sede di eventi e concerti.
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2000. Sinagoga, Allianz Arena, Quartiere Bmw. La sinagoga è stata inaugurata nel 2006, 68 anni dopo la tragica Notte dei Cristalli. Con la sua mole cubica in travertino, coperta da una struttura in vetro che simboleggia la marcia di Mosé, affianca l’altrettanto serrato Centro Studi sul Giudaismo nel quartiere che ospitava la seconda comunità ebraica della Germania. Stesso anno di costruzione, tutt’altro genere: l’Allianz Arena, lo stadio del Bayern Monaco e del Monaco 1860, è stato progettato per i Mondiali dagli architetti Herzog & De Meuron. La sua copertura in plastica traslucida dall’effetto “materasso” cambia colore secondo le squadre in campo. Sempre alla periferia nord della città si estende il quartiere Bmw, con le quattro torri direzionali alte 99 metri e il tecnologicissimo museo aziendale, organizzato in una specie di colossale coppa d’argento. La struttura più spettacolare resta il Bmw Welt, un’enorme concessionaria dal tetto trasparente che pare reggersi da solo, di fatto un colossale ed elegante parco giochi per adulti appassionati , con tanto di simulatori di guida e di progettazione.