A livello mondiale, il 63% degli adulti con un impiego pensa di meritarsi periodi di vacanza più lunghi. Se al vertice ci sono le popolazioni asiatiche, dai ritmi lavorativi notoriamente ferrei, non bisogna scendere molto per trovare gli italiani. Il 60% si definisce infatti “molto bisognoso di vacanze”. Si tratta di uno dei dati più alti fra i Paesi europei, alla pari con i norvegesi e secondo solo a quello degli austriaci (62%). La media mondiale è invece del 53%.
Le ferie, croce e delizia dei lavoratori del nostro Paese. Così le fotografa infatti lo studio Vacation Deprivation – il titolo è tutto un programma – stilato da Expedia, il colosso delle prenotazioni mondiali. Al centro dell’attenzione dell’indagine l’impatto positivo che un viaggio o una vacanza sfoderano sulle nostre vite. Il report, giunto alla quindicesima edizione, ha messo sotto la lente 9.273 adulti occupati in 24 Paesi del mondo, dal Vecchio continente all’Asia passando per Americhe e Oceania.
[[ge:rep-locali:repubblica:132709002]]
Croce e delizia, si diceva. Già perché anche se gli italiani percepiscono il bisogno di prendere più giorni di ferie (e l’83% non si sente affatto in colpa per questo desiderio) in fondo un cospicuo 42% si ritiene in dovere di lavorare almeno sei mesi prima di farsi avanti col capoufficio. Non un mese prima. Come avevano evidenziato indagini simili, questa specie di astinenza da vacanze potrebbe derivare dal fatto che quasi la metà dei lavoratori nostrani non utilizza tutti i giorni di ferie a disposizione. Nonostante il pensiero comune ci piazziamo così fra i più stakanovisti d’Europa. Se abbiamo diritto, in media, a 28 giorni di ferie l’anno ne sfruttiamo normalmente 24. Anche se, più o meno, corrisponde in media al tasso non goduto su scala mondiale dal 35% degli intervistati. Circa tre giorni. È in Europa che lo stacco si fa più profondo: in Finlandia usano più giorni di quelli a disposizione, in Norvegia li sfruttano tutti, in Germania 27 su 29.
Il cortocircuito è però un altro. A livello internazionale il motivo numero uno che conduce a rinunciare alle ferie è appunto il lavoro. Il 48% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver dovuto cancellare o rimandare una vacanza per il richiamo dell’ufficio. Nel caso degli italiani, però, la faccenda è in parte diversa. Il lavoro costituisce sì un ostacolo ma solo nel 16% dei casi. I problemi sono semmai la difficoltà di coordinarsi con gli eventuali compagni di viaggio (19%) o la voglia di concedersi una vacanza più lunga e soddisfacente (27%).
In generale, le vacanze sono la principale fonte di benessere individuale. Sorpassano anche i soldi, il proprio compleanno e la soddisfazione di poter sfoggiare (per chi può) un look più giovanile rispetto all’anagrafe. D’altronde concedersi una vacanza con regolarità aumenta la produttività, assicura salute, felicità e vita sessuale migliore. Il 90% degli intervistati dallo studio Expedia sostiene per esempio che anche i periodi brevi hanno la loro centralità nel corso dell’anno mentre l’89% ritiene che possano far bene alla relazione con il partner e l’82% li considera un modo utile per mantenere buoni rapporti con amici e familiari.
“Partire per un viaggio, o anche solo pensare alla destinazione della prossima vacanza contribuisce al benessere personale – ha spiegato Fabrizio Giulio, managing director di Expedia.it – lo studio Vacation Deprivation rivela infatti che il 49% degli italiani, appena rientrati in ufficio, inizia già a pianificare la prossima fuga. I viaggi possono davvero cambiare in meglio la nostra vita, anche sul lavoro: ci rendono più felici e meno stressati e il 74% delle persone si sente più concentrato al lavoro. Un dato importante che può influire sull’efficienza”.
Ma quando siamo in vacanza, riusciamo a staccare davvero? Più no che sì. Il 66% della popolazione controlla e-mail e altri tipi di canali di comunicazione almeno una volta nel corso della vacanza mentre uno su quattro confessa di farlo una volta al giorno. Numeri in aumento rispetto allo scorso anno. Anche gli italiani rimangono piuttosto in ansia in giro per il mondo, in baita o sotto l’ombrellone: il 35% non riesce a fare a meno di controllare almeno una volta al giorno mentre l’83% si spinge anche a più verifiche quotidiane di smartphone e pc. Ma c’è un prezzo da pagare a questo scarso autocontrollo: il 47% si dichiara infatti più stressato dopo aver scaricato la posta o risposto a un messaggio di lavoro. Rischiando così di vanificare l’effetto relax delle tanto agognate ferie.
Le ferie, croce e delizia dei lavoratori del nostro Paese. Così le fotografa infatti lo studio Vacation Deprivation – il titolo è tutto un programma – stilato da Expedia, il colosso delle prenotazioni mondiali. Al centro dell’attenzione dell’indagine l’impatto positivo che un viaggio o una vacanza sfoderano sulle nostre vite. Il report, giunto alla quindicesima edizione, ha messo sotto la lente 9.273 adulti occupati in 24 Paesi del mondo, dal Vecchio continente all’Asia passando per Americhe e Oceania.
[[ge:rep-locali:repubblica:132709002]]
Croce e delizia, si diceva. Già perché anche se gli italiani percepiscono il bisogno di prendere più giorni di ferie (e l’83% non si sente affatto in colpa per questo desiderio) in fondo un cospicuo 42% si ritiene in dovere di lavorare almeno sei mesi prima di farsi avanti col capoufficio. Non un mese prima. Come avevano evidenziato indagini simili, questa specie di astinenza da vacanze potrebbe derivare dal fatto che quasi la metà dei lavoratori nostrani non utilizza tutti i giorni di ferie a disposizione. Nonostante il pensiero comune ci piazziamo così fra i più stakanovisti d’Europa. Se abbiamo diritto, in media, a 28 giorni di ferie l’anno ne sfruttiamo normalmente 24. Anche se, più o meno, corrisponde in media al tasso non goduto su scala mondiale dal 35% degli intervistati. Circa tre giorni. È in Europa che lo stacco si fa più profondo: in Finlandia usano più giorni di quelli a disposizione, in Norvegia li sfruttano tutti, in Germania 27 su 29.
Il cortocircuito è però un altro. A livello internazionale il motivo numero uno che conduce a rinunciare alle ferie è appunto il lavoro. Il 48% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver dovuto cancellare o rimandare una vacanza per il richiamo dell’ufficio. Nel caso degli italiani, però, la faccenda è in parte diversa. Il lavoro costituisce sì un ostacolo ma solo nel 16% dei casi. I problemi sono semmai la difficoltà di coordinarsi con gli eventuali compagni di viaggio (19%) o la voglia di concedersi una vacanza più lunga e soddisfacente (27%).
In generale, le vacanze sono la principale fonte di benessere individuale. Sorpassano anche i soldi, il proprio compleanno e la soddisfazione di poter sfoggiare (per chi può) un look più giovanile rispetto all’anagrafe. D’altronde concedersi una vacanza con regolarità aumenta la produttività, assicura salute, felicità e vita sessuale migliore. Il 90% degli intervistati dallo studio Expedia sostiene per esempio che anche i periodi brevi hanno la loro centralità nel corso dell’anno mentre l’89% ritiene che possano far bene alla relazione con il partner e l’82% li considera un modo utile per mantenere buoni rapporti con amici e familiari.
“Partire per un viaggio, o anche solo pensare alla destinazione della prossima vacanza contribuisce al benessere personale – ha spiegato Fabrizio Giulio, managing director di Expedia.it – lo studio Vacation Deprivation rivela infatti che il 49% degli italiani, appena rientrati in ufficio, inizia già a pianificare la prossima fuga. I viaggi possono davvero cambiare in meglio la nostra vita, anche sul lavoro: ci rendono più felici e meno stressati e il 74% delle persone si sente più concentrato al lavoro. Un dato importante che può influire sull’efficienza”.
Ma quando siamo in vacanza, riusciamo a staccare davvero? Più no che sì. Il 66% della popolazione controlla e-mail e altri tipi di canali di comunicazione almeno una volta nel corso della vacanza mentre uno su quattro confessa di farlo una volta al giorno. Numeri in aumento rispetto allo scorso anno. Anche gli italiani rimangono piuttosto in ansia in giro per il mondo, in baita o sotto l’ombrellone: il 35% non riesce a fare a meno di controllare almeno una volta al giorno mentre l’83% si spinge anche a più verifiche quotidiane di smartphone e pc. Ma c’è un prezzo da pagare a questo scarso autocontrollo: il 47% si dichiara infatti più stressato dopo aver scaricato la posta o risposto a un messaggio di lavoro. Rischiando così di vanificare l’effetto relax delle tanto agognate ferie.