È un estremo lembo d’Italia, stretto tra i boschi sloveni e il golfo di Trieste: terra carsica, scavata da acque sotterranee nei millenni, tormentata geologicamente e storicamente. Su questo confine geografico, linguistico e climatico, in pochi chilometri di curve tra Duino e il capoluogo la costa regala perle architettoniche e naturalistiche, lussuosi castelli e deliziosi paesini.
San Giovanni al Timavo, spoglia e spirituale, benché a pochi passi dalla strada trafficata, accoglie nel suo involucro gotico i resti di mosaici di una basilica paleocristiana. Sorge in un luogo considerato sacro fin dall’antichità, ovvero accanto alle risorgive del Timavo, dove il fiume riemerge dal sottosuolo in una cornice sontuosamente verde. Proseguendo verso sud si raggiunge la baia di Duino, piccola e raccolta, sulla quale, davanti a una platea di barche di pescatori, si fronteggiano due storici ristoranti di frutti di mare. I giardini fioriti delle idilliache villette del paese sono un piacevole preludio al lussureggiante parco del Castello. Residenza dei Principi della Torre e Tasso, che ospitarono a inizio Novecento Rainer Maria Rilke (qui scrisse le Elegie Duinesi), oggi è ancora abitato dalla famiglia ma anche in parte aperto al pubblico. Tra glicini, alberi secolari, cespugli di erbe aromatiche, statue e reperti archeologici la vista si estende sul golfo fino alla costa di Grado e, nelle giornate più terse, al campanile di Aquileia. All’interno, in una sequela di stanze ovattate da colori caldi, si ammirano la scala a chiocciola del Palladio e una bella collezione di strumenti musicali, tra cui un fortepiano del 1819 suonato da Listz.
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Gli scorci migliori sul castello si scoprono arrivando a piedi dalla vicina Sistiana, fermandosi ai punti di avvistamento delle Grande Guerra lungo il sentiero intitolato a Rilke. I lecci e i carpini neri sul mare diventano arbusti bassi e spinosi, la vegetazione balcanica si ammorbidisce in mediterranea e offre rifugio a fringuelli, ghiandaie, picchi, scoiattoli. E’ la riserva naturale delle falesie di Duino, area protetta 80 metri a picco sul mare. Guardando in basso si avvistano le reti per la mitilicoltura, in passato attività di sussistenza per gli abitanti di queste zone. Chi nasceva qui, e qui voleva restare, in passato poteva essere contadino, pescatore o minatore. La pietra calcarea della zona infatti è considerata pregiata fin dall’antichità, fu utilizzata perla basilica di Aquileia e per alcune residenze degli Asburgo. Oggi al posto della cava di Sistiana sorge Portopiccolo, nuovo borgo ecosostenibile con marina e hotel di lusso, mentre quella di Aurisina, poco oltre, è ancora in attività.
Ci avviciniamo alla grande Trieste, ma i paesi si fanno sempre più raccolti, inframmezzati da spiagge limpide e solitarie, raggiungibili scendendo centinaia di gradini. Santa Croce era famosa, ancora qualche decennio fa, per una tonnara cui partecipava tutto il paese, dirigendo le operazioni marittima dall’alto della falesia. A Contovello, una manciata di case con orti e giardini lussureggianti che digradano in una serie di ripidi terrazzamenti con vigne e alberi da frutto, il silenzio pare quasi magico. Nella luce del pomeriggio, Piazza Unità d’Italia si staglia così vicina da poterla toccare, l’Adriatico è calmo e sonnolento sotto il sole, e in fondo ai tunnel vegetali appare la perla del Castello di Miramare.
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A un’altra epoca sembrano appartenere anche le osmize (da otto, in sloveno), rustiche mescite dove da fine Ottocento si serve vino di produzione propria per otto giorni l’anno, accompagnato da affettati, formaggi stagionati in grotta, semplici piatti caldi (per indirizzi, giorni e orari di apertura qui). Chi cerca un vino più raffinato, invece, vada direttamente a Prepotto, una frazione nell’entroterra di Sistiana. Qui tre aziende coraggiose, Edi Kante, Skerk e Zidarich hanno trasformato i difficili vitigni locali di un tempo in nettari da intenditori. Da non perdere la Vitovska, un bianco salino che sa di mandorla amara, e che cresce solo in una manciata di chilometri tra Sistiana e la Slovenia.
San Giovanni al Timavo, spoglia e spirituale, benché a pochi passi dalla strada trafficata, accoglie nel suo involucro gotico i resti di mosaici di una basilica paleocristiana. Sorge in un luogo considerato sacro fin dall’antichità, ovvero accanto alle risorgive del Timavo, dove il fiume riemerge dal sottosuolo in una cornice sontuosamente verde. Proseguendo verso sud si raggiunge la baia di Duino, piccola e raccolta, sulla quale, davanti a una platea di barche di pescatori, si fronteggiano due storici ristoranti di frutti di mare. I giardini fioriti delle idilliache villette del paese sono un piacevole preludio al lussureggiante parco del Castello. Residenza dei Principi della Torre e Tasso, che ospitarono a inizio Novecento Rainer Maria Rilke (qui scrisse le Elegie Duinesi), oggi è ancora abitato dalla famiglia ma anche in parte aperto al pubblico. Tra glicini, alberi secolari, cespugli di erbe aromatiche, statue e reperti archeologici la vista si estende sul golfo fino alla costa di Grado e, nelle giornate più terse, al campanile di Aquileia. All’interno, in una sequela di stanze ovattate da colori caldi, si ammirano la scala a chiocciola del Palladio e una bella collezione di strumenti musicali, tra cui un fortepiano del 1819 suonato da Listz.
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Gli scorci migliori sul castello si scoprono arrivando a piedi dalla vicina Sistiana, fermandosi ai punti di avvistamento delle Grande Guerra lungo il sentiero intitolato a Rilke. I lecci e i carpini neri sul mare diventano arbusti bassi e spinosi, la vegetazione balcanica si ammorbidisce in mediterranea e offre rifugio a fringuelli, ghiandaie, picchi, scoiattoli. E’ la riserva naturale delle falesie di Duino, area protetta 80 metri a picco sul mare. Guardando in basso si avvistano le reti per la mitilicoltura, in passato attività di sussistenza per gli abitanti di queste zone. Chi nasceva qui, e qui voleva restare, in passato poteva essere contadino, pescatore o minatore. La pietra calcarea della zona infatti è considerata pregiata fin dall’antichità, fu utilizzata perla basilica di Aquileia e per alcune residenze degli Asburgo. Oggi al posto della cava di Sistiana sorge Portopiccolo, nuovo borgo ecosostenibile con marina e hotel di lusso, mentre quella di Aurisina, poco oltre, è ancora in attività.
Ci avviciniamo alla grande Trieste, ma i paesi si fanno sempre più raccolti, inframmezzati da spiagge limpide e solitarie, raggiungibili scendendo centinaia di gradini. Santa Croce era famosa, ancora qualche decennio fa, per una tonnara cui partecipava tutto il paese, dirigendo le operazioni marittima dall’alto della falesia. A Contovello, una manciata di case con orti e giardini lussureggianti che digradano in una serie di ripidi terrazzamenti con vigne e alberi da frutto, il silenzio pare quasi magico. Nella luce del pomeriggio, Piazza Unità d’Italia si staglia così vicina da poterla toccare, l’Adriatico è calmo e sonnolento sotto il sole, e in fondo ai tunnel vegetali appare la perla del Castello di Miramare.
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A un’altra epoca sembrano appartenere anche le osmize (da otto, in sloveno), rustiche mescite dove da fine Ottocento si serve vino di produzione propria per otto giorni l’anno, accompagnato da affettati, formaggi stagionati in grotta, semplici piatti caldi (per indirizzi, giorni e orari di apertura qui). Chi cerca un vino più raffinato, invece, vada direttamente a Prepotto, una frazione nell’entroterra di Sistiana. Qui tre aziende coraggiose, Edi Kante, Skerk e Zidarich hanno trasformato i difficili vitigni locali di un tempo in nettari da intenditori. Da non perdere la Vitovska, un bianco salino che sa di mandorla amara, e che cresce solo in una manciata di chilometri tra Sistiana e la Slovenia.