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Lungo i fiumi e tra i mostri. Dove visse Bosch

Le proiezioni a tema sui palazzi della cittadina 
A cinquecento anni dalla morte del grande pittore, la città olandese gli dedica una serie di eventi che la trasformano in una sorta di museo diffuso
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Se Hieronymus Bosch si affacciasse oggi dalla finestra del suo atelier sulla piazza del mercato, non avrebbe una visuale poi così diversa da quella di cinquecento anni fa. I palazzi bassi con il tetto spiovente e i colori tenui sembrano gli stessi raffigurati in un dipinto a olio del 1530. Il pittore olandese, forse, si stupirebbe nel trovare la sua statua in bella vista. E nello scoprire che, di notte, le sue opere vengono proiettate sulle facciate degli edifici. Ma qui a Den Bosch, centro di 140 mila abitanti a un’ora di treno da Amsterdam, l’antico “bosco dei duchi di Borgogna” (’s Hertogenbosch è il nome della tradizione), l’artista delle visioni infernali e del Giardino delle delizie è l’eroe assoluto. E nella sua città torna idealmente ora, a mezzo millennio esatto dalla morte (agosto 1516). Lo fa con una grande e fondamentale mostra all’Het Noordbrabants Museum ( Visioni di un genio, fino all’8 maggio), ma tutta Den Bosch, per l’intero 2016, diventa un museo diffuso (il programma completo sul sito). E allora per mettersi sulle tracce del pittore misterioso – i documenti che registrano la sua vita sono pochissimi – si può partire da questa piazza dove l’esterno della casa di Hieronymus si vede ancora, tra un ristorante e un negozio di abbigliamento. Ma poi ci si deve spostare sull’acqua. Una barca naviga lungo il fiume Binnendieze, tra ponti e tunnel che tagliano la città vecchia. Le anatre non sembrano spaventate dai mostri colorati che emergono in superficie lungo il percorso. Sono tutti particolari in 3D dei dipinti di Bosch installati sulle rive per il cinquecentenario: un uomo barbuto dalle zampe animalesche, uno scheletro che suona una cetra e cavalca un curioso verme, un anfibio che divora un corpo umano, un orecchio enorme tagliato da un coltello...
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Il gioco è indovinare a quale opera appartengano. È probabile che qualche volta Bosch abbia fatto questo tragitto per raggiungere la sede della Confraternita di Nostra Signora. Si tratta della corporazione a cui appartenevano i van Aken, la famiglia di Hieronymus: esiste ancora ed è composta per metà da cattolici e per metà da protestanti. Ne fanno parte anche alcuni membri della famiglia reale olandese, inclusi il re Guglielmo Alessandro e l’ex regina Beatrice. Il cigno, animale simbolo dell’istituzione, campeggia sui servizi di piatti e sulle vetrate di questo palazzo sul fiume dove i membri si riuniscono da sempre attorno a un lungo tavolo di legno, in una sala che sembra parte di un medioevo lontanissimo.

La confraternita, oggi anche museo (www.zwanenbroedershuis.nl), custodisce nei suoi registri le sole carte che testimoniano dell’esistenza dell’artista. Nella sala d’ingresso, il pittore Henk Groenendaal sta portando avanti la folle impresa di replicare alla perfezione il trittico con Il Giardino delle delizie (l’originale è al Prado di Madrid): ne avrà fino a dicembre. A pochi passi, la corporazione ha una cappella nella cattedrale di San Giovanni, altra tappa obbligata per cercare indizi sul pittore. La chiesa è in fase di restauro, ma, proprio per questo, è possibile arrampicarsi sui ponteggi per vedere da vicino le 96 sculture coperte dal muschio che da secoli cavalcano la cima degli archi rampanti. Sono mostri, angeli, demoni, musicisti e un’unica dama che sembrano usciti da un’avventura fantasy. Una messa da requiem per il pittore è stata celebrata qui alla cattedrale il 9 agosto 1516, ma l’iscrizione che lo ricorda è stata realizzata in caratteri gotici appena un mese fa.

Della tomba di Bosch non vi è alcuna traccia. Il mistero continua. Se si vuole continuare a indagare, però, prima sarà il caso di fare il pieno di zuccheri, assaggiando il dessert locale: la bossche bollen. Qui non ci sono segreti: una sfera di panna ricoperta di cioccolato.