Da Chobe a Moremi, fino all'immenso Okavango, il delta del fiume che muore nel deserto del Kalahari, il Paese dell'Africa Australe è uno dei migliori luoghi possibili al mondo per gli amanti dell'animal watching. Scopriamolo
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Se svegliarsi prima dell'alba, uscire scortati per non diventare la cena di un leone quando è ancora buio, imbattersi in un serpente nella toilette, soffrire l'assenza di copertura del cellulare e volare su aeroplanini da 10-12 posti atterrando su strisce di terra generosamente definite piste, sono per voi sacrifici insormontabili, allora potete anche ignorare che il Botswana sia stato definito "meta da non perdere nel 2016" da Lonely Planet, la bibbia del viaggiatore. Ma se, nonostante i disagi che vi attendono, sentite ruggire dentro di voi il richiamo della natura, è il momento di partire. E’ un paese sicuro e autentico, con un fascino che cancellerà ogni timore da cittadini incalliti. Scoprirete che non servono bagagli pesanti, perché il servizio di lavanderia è spesso incluso nel prezzo; a vigilare sulla vostra sicurezza durante i safari penseranno guide professionali e rassicuranti; sarete coccolati con aperitivi serali organizzati nel bel mezzo della savana dallo staff dei lodge e dei campi tendati. Ancora: potreste vedere un elefante uscendo sul terrazzo e addormentarvi guardando le stelle. Per scoprire questo gioiello africano ancora poco conosciuto (se non per i suoi diamanti) serviranno diversi stipendi, ma ne vale la pena.
Botswana. Safari non plus ultra
Base di partenza ideale per un itinerario da nord verso il centro è la cittadina di Kasane, crocevia tra Zambia, Namibia e Zimbabwe: dall’aeroporto, dove sono in corso i lavori di ampliamento per la realizzazione di un nuovo terminal, si arriva facilmente al Chobe National Park. È stato il primo parco nazionale istituito in Botswana, nel 1968, e tra le quattro aree geografiche in cui si suddividono i suoi 11.700 kmq di superficie, la più conosciuta è il Chobe Riverfront, il paradiso degli elefanti: è sulle rive del fiume Chobe che si abbeverano, infatti, i giganteschi mammiferi ed è qui, sulla linea di confine con la Namibia, che potrete seguirli con una crociera in battello o costeggiando le sponde in fuoristrada. La ricchezza della fauna non si limita ai pachidermi: ippotami, giraffe, gnu, babbuini e numerose specie di uccelli, tra cui l’aquila pescatrice, sono inquilini abituali. Linyanti, nell’angolo nord-occidentale del parco, è un’altra ottima zona per l’osservazione degli animali: l’omonimo fiume, che scorre in una pianura alluvionale creando un’arabesque di paludi e canali, attira le mandrie soprattutto nella stagione secca, da maggio a ottobre.
Se vi stuzzica l’idea di svegliarvi dentro al parco, pronti per il safari mattutino, magari su un’auto elettrica, l’indirizzo giusto è il Chobe Game Lodge (www.chobegamelodge.co.bw): gli attori Elizabeth Taylor e Richard Burton hanno pronunciato qui nel 1975 il loro (secondo) sì.
Moremi, leopardo (foto Arturo Cocchi)
La successiva tappa vale da sola il viaggio: il Delta dell’Okavango, inserito tra i 20 migliori luoghi da visitare quest’anno da National Geographic e dichiarato millesimo Patrimonio dell’Umanità nel 2014. Un ecosistema unico che si estende su una superficie di 18mila kmq (all’incirca due volte l’isola di Cipro) e che muta con l’alternarsi delle stagioni e a seconda del livello dell’acqua: il fiume Okavango scende dalle alture dell’Angola, attraversa la savana del Botswana e si esaurisce, senza mai incontrare il mare, nella sabbia del Kalahari, dando origine nel suo percorso a un dedalo di rivoli che fluiscono, si inabissano, riemergono in superficie e creando isole, canali e lagune, habitat ideale per piante e animali.
Moremi è il cuore dell’Okavango: prima riserva naturale costituita in Botswana e ufficialmente unica area protetta del Delta, comprende le isole di Chief’s Island e Moremi Tongue. E’ il posto in cui più facilmente si completa una lista personale di avvistamento dei cosiddetti ‘big five’, cioè leone, elefante, bufalo, leopardo e, soprattutto, rinoceronte: quest’ultimo, riconosciuto come specie a rischio, è stato reintrodotto proprio nella Moremi Game Reserve grazie a un programma di ripopolamento, tuttora in corso, che ha coinvolto Governo e operatori turistici locali. Se la fortuna strizza l’occhio, poi, ci si può ritrovare a vivere in prima linea un inseguimento tra licaoni, canidi dalle lunghe zampe e dal pelo chiazzato, e impala, eleganti antilopi capaci di balzi lunghi fino a 10 metri e di corse da centometrista.
Ippopotami (foto Arturo Cocchi)
I lussuosi lodge che punteggiano il Delta si raggiungono facilmente in volo e, sebbene non sia la soluzione più economica, è sicuramente quella più d’impatto. Più abbordabile e da non perdere l’esperienza di una gita sul mokoro, canoa tradizionalmente ricavata dal tronco di ebano o di kigelia (nota anche come “albero delle salsicce”) e oggi per lo più realizzata in fibra di vetro. A guidare i mokoros sono i poler: con l’aiuto di un solo remo, queste guide esperte accompagnano due passeggeri per volta in una lenta esplorazione dei canali.
Per dormire sonni tranquilli due suggerimenti: Mombo Camp, nella Moremi Game Reserve, è stato protagonista dell’operazione pubblico-privata di reintroduzione del rinoceronte. Ha prezzi proibitivi, ma è famoso per essere il campo più lussuoso del paese; il servizio è ineccepibile. Altra buona opzione è Xudum Okavango Delta Lodge: nove suite in legno su due livelli, su una laguna che si forma stagionalmente. Una piccola piscina privata al pian terreno vi darà refrigerio al rientro dal safari.
Un impala e un "ospite" (foto Arturo Cocchi)
A fare da contraltare alla ricchezza del Delta è il paesaggio quasi lunare dei Makgadikgadi Pans, nel bacino del Kalahari: si tratta della più estesa rete di saline al mondo, eredità di un gigantesco lago che migliaia di anni fa arrivava a lambire i fiumi Okavango e Chobe. Per gran parte dell’anno arida e disabitata, quest’area si trasforma durante la stagione delle piogge (da dicembre a marzo) in meta prediletta di migrazione delle zebre. Da provare un giro in quad per immergersi nel panorama ipnotico delle saline e un’escursione per immortalare i buffi suricati; alla sera il meritato riposo a Camp Kalahari, tra atmosfere da safari del secolo scorso e comfort moderni.
Nella salina di Ntwetwe si innalzava maestosa una delle icone del Botswana: il Chapman’s Baobab, un imponente esemplare da 25 metri di circonferenza nominato monumento nazionale nel 2006. La datazione precisa della pianta era ignota: alcune fonti gli attribuivano un’età di 500 anni, altre più di mille. Si racconta persino che abbia fatto da guida nelle spedizioni africane all’esploratore David Livingston; quel che è certo è che un tempo fosse usato dai viandanti come una sorta di casella postale, con incisioni sul tronco a testimoniarlo. Di fatto rappresentava l’unico punto di riferimento per miglia e ora ai viaggiatori mancherà anche quello: è caduto il 7 gennaio e le cause non sono ancora note