✕

Grattacieli, Moghul, Europa e Chinatown. Mosaico Kuala Lumpur

Alla scoperta della capitale della Malaysia e delle sue innumerevoli sfaccettature. Un melting pot di religioni ed etnie, con una varietà di luoghi di culto impareggiabile. Tutta da scoprire, a cominciare dal quella confluenza di acque fangose che le dà il nome
2 minuti di lettura
Grattacieli, palazzi coloniali, Chinatown, il quartiere musulmano. Qui la confusione di mille mercati e bancarelle. Un odore antico di spezie, di pirati. Dall’altra parte della strada avveniristici centri commerciali. Palazzi di vetro a toccare il cielo. Accanto, la tranquillità di un infinito parco inglese. E una impressionante offerta di musei, gallerie d’arte. Selamat datang, welcome: benvenuti a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, città mosaico e interminabile metamorfosi, labirinto di case e colori, di facce, di razze. Di culture. Malesi, cinesi, indiani, europei. In un solo distretto della città si parlano venti lingue diverse. E’ una storia cominciata a metà dell’Ottocento con Raja Abdullah, membro della famiglia reale malay del Selangor. Perché nel punto dove di incontravano due fiumi – Kuala Lumpur vuol dire “Confluenza fangosa” - c’era da estrarre un tesoro di stagno, e con i …
Grattacieli, palazzi coloniali, Chinatown, il quartiere musulmano. Qui la confusione di mille mercati e bancarelle. Un odore antico di spezie, di pirati. Dall’altra parte della strada avveniristici centri commerciali. Palazzi di vetro a toccare il cielo. Accanto, la tranquillità di un infinito parco inglese. E una impressionante offerta di musei, gallerie d’arte. Selamat datang, welcome: benvenuti a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, città mosaico e interminabile metamorfosi, labirinto di case e colori, di facce, di razze. Di culture. Malesi, cinesi, indiani, europei. In un solo distretto della città si parlano venti lingue diverse. E’ una storia cominciata a metà dell’Ottocento con Raja Abdullah, membro della famiglia reale malay del Selangor. Perché nel punto dove di incontravano due fiumi – Kuala Lumpur vuol dire “Confluenza fangosa” - c’era da estrarre un tesoro di stagno, e con i primi cantieri vennero gli uomini della Regina Vittoria (sì, è proprio la terra dove Sandokan combatteva gli inglesi) insieme a migliaia di operai da tutta l’Asia. Ma in quelle terre della Malesia c’erano già i portoghesi, i coloni dall’Olanda, e per qualche anno ci avrebbero messo sopra le mani anche i giapponesi. Se esiste un crogiolo del mondo, è questo. Un milione e mezzo di abitanti – sette, con i quartieri-satellite della valle del Klang –, un mosaico di religioni e di luoghi di culto come in nessuna altra parte: moschee, chiese, cattedrali, templi taoisti, hindu, sikh, buddisti.

Fatta apposta per essere girata, e pazienza se in un secolo e mezzo non si è mai visto un piano regolatore, anzi: la bellezza sta proprio nella confusione, inciampando in una sorpresa dietro l’altra. Per i golosi è il paradiso. Dicono che la gente del posto faccia sette spuntini al giorno, le cucine sono di più (compresa la nyonya, fusione fra la tradizione malese e quella della Cina). I tradizionali spiedini, la frutta, le arachidi bollite con ginger. Non perdetevi i dolcetti malesi, kueh, e un dessert di farina di riso, latte di cocco, zucchero di palma, fagioli rossi e ghiaccio tritato che si chiama cendol.
Vale la pena cominciare da dove tutto è iniziato, la confluenza fangosa che oggi corrisponde a Masjid Negara, la più grande moschea della nazione. Intorno un frenetico quartiere musulmano che confina con quello cinese e Petaling Street, mercato molto turistico dove è possibile trovare di tutto a prezzi imbattibili. Oltre le bancarelle, negozi – c’è anche la strada delle gioiellerie, l’oro è molto più giallo - con strette facciate e sterminati interni, secondo lo stile olandese. A a ovest del fiume Klang c’è piazza Merdeka: un secolo fa era un campo da cricket, circondato da suggestivi edifici ristrutturati dell’allora amministrazione britannica, ora trasformati in musei nazionali, gallerie, teatri, biblioteche, il palazzo del sultano Abdul Samad. 

La City Gallery, in stile Moghul, è sede dell’attivissimo ufficio del turismo: date un’occhiata all’Arch project di Andrew Lee, è il modo migliore per conoscere tutto di Kuala, insieme al musical in 4 atti (“Mud”) che in un civettuolo teatro in legno ne racconta la storia. Ci si muove comodamente a piedi – 5 i percorsi standard, possono trasformarsi in food trails - o con i bus rosa e gratuiti (consultate il sito www.gokl.com.my), treno e taxi sono comunque convenienti. Portate con voi un piccolo ombrello – per il sole o la pioggia – e una bottiglia d’acqua. Le tele di Central Market, le vertigini delle torri Petronas, il suggestivo giardino botanico che pullula di scimmie, le grotte di Batu con il tempio hindu, quello buddista (Maha Vihara) o indiano (Sru Kandaswami Kovil). Camminate, inciampate nelle sorprese. E’ un mosaico senza fine.