Da Brno a Olomouc. Affreschi a cielo aperto in Moravia
di EMANUELA DE SANTIS
Olomouc, Horny Namesti
Tra campi, campi di un verde intensissimo, centri urbani gioiello e memorie storiche che vanno da Napoleone allo Spielberg, la macroregione ceca è una meta di grande impatto
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I profili appuntiti dei campanili accanto alle minacciose sagome dei castelli come l’ottocentesco, medievaleggiante maniero di Bouzov. Le campagne d’un verde profondo attorno al sonnolento villaggio di Slavkov u Brna, dove Napoleone trionfò nella battaglia di Austerlitz e cambiò i destini d’Europa. La fortezza asburgica dello Spielberg, a Brno, che intreccia i suoi sinistri muraglioni alle memorie del Risorgimento italiano. Le sontuose residenze d’epoca come quella dei conti Harrach-Kinsky, acciambellata tra i boschetti e i campi coltivati di Námest na Hané, miracolosamente sopravvissute alla fine dei blasoni e agli espropri del comunismo. Il paesaggio della Moravia, una delle tre macroregioni in cui è suddiviso il territorio della Cechia o Repubblica Ceca, è un immenso affresco a cielo aperto che racconta la storia mitteleuropea attraverso l’ascesa e la caduta di imperi e regimi.
Brno e dintorni. Il meglio della Moravia
Passeggiare nei centri storici di Brno e Olomouc, le due maggiori città morave, dal nucleo antico ritagliato in sghembe stradine lastricate - spettrali, deserte, silenziose – che s’infilano in mezzo a palazzi dipinti con le tinte accese dell’eleganza austro-ungarica, è invece una sorta di compendio delle tendenze dell’arte centroeuropea che inizia sul candido prospetto squadrato di Villa Tugendhat a Brno, tra i primi esempi al mondo di architettura moderna, e termina dietro le pareti di Villa Primavesi ad Olomouc, dove Gustav Klimt canonizzò la stagione artistica secessionista. Col suo impasto architettonico di barocco moravo, neo-rinascimento asburgico e gotico medioevale, Brno colpisce il visitatore per l’imponenza e la severità. Ma ridiscendendo verso il centro dalla collina dal castello, la città svela poco a poco, sotto le guglie della Cattedrale gotica di San Pietro e Paolo, il suo cuore più nascosto, caratterizzato, come in molte altre città mitteleuropee, da un inestricabile ragnatela di viuzze strette, passaggi, slarghi improvvisi.
I campi della Moravia
La più suggestiva tra le città morave resta però Olomouc, col suo dedalo di vicoli che sembrano appartenere alla scenografia di un film espressionista e dai quali ci si aspetta di veder spuntare da un momento all’altro un fiacre o una carrozza a cavalli. La città vecchia, che si stringe attorno alle sue due piazze storiche, Horní e Dolní, è segnata dal suo passato di antica capitale ecclesiastica della Moravia, all’ombra delle guglie della cattedrale neogotica di San Venceslao, con i tesori custoditi nel museo diocesano. Ma anche fuori dal centro abitato si nascondono meraviglie architettoniche che testimoniano il passato di Olomouc come centro spirituale della Moravia, a cominciare dal monastero di Hradisko, che per le sue dimensioni imponenti è chiamato l’Escorial della Moravia, o dalla basilica di Svatý Kopecek. Tutta la città è un vero e proprio gioiello architettonico, una sorta di Praga in miniatura, senza però il caos del traffico né la confusione del turismo massificato: piazze scoscese dove colonne scolpite e statue di santi in pietra giallastra troneggiano sotto protezione dell’Unesco, chiese barocche che ancheggiano sensuali accanto al profilo sdegnoso dei collegi gesuiti, cortine di edifici ricamati da civettuoli fregi art-nouveau e incollati l’uno all’altro come un’enorme quinta di teatro. Non mancano, ovviamente, i vecchi pub che spillano la dorata e leggera birra svétlé, la nera e densa tmavé fermentata artigianalmente o la rezané, miscela di chiara e scura, aromatica ed amarognola, servita alla giusta temperatura, con tre dita di spuma vaporosa in cima al boccale.
Brno. Lo Spielberg