Dresda la città rinata grazie alle vedute di un pittore
di PIETRO DEL RE
Dresda, il Teatro dell'Opera
La fisionomia dello splendido capoluogo della Sassonia, devastato dal bombardamento del febbraio 1945, è stata ricreata utilizzando le tele del veneziano Bernardo Bellotto. Che ora ha un monumento a tema
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È dalla cupola della Frauenkirche, la Chiesa di Nostra Signora, alta quasi cento metri, che si può valutare lo stato dell’arte dell’imponente ricostruzione della città, distrutta il 13 e 14 febbraio 1945 da migliaia di tonnellate di bombe sganciate, a guerra quasi finita, dai caccia inglesi e americani. Da lassù si vedono il museo Albertinum e le cuspidi del Palazzo Reale, il Semperoper (il teatro dell’Opera) e i palazzi barocchi e rinascimentali della Neumarkt, la piazza del mercato nuovo, tutti recentemente riedificati. Sorprende tuttavia che di quella distruzione, più di settant’anni dopo siano rimasti ancora tanti spazi da colmare. Sempre dalla cupola, alzando lo sguardo verso l’orizzonte si scorgono casermoni popolari, emblema architettonico del socialismo reale della Repubblica democratica tedesca, di cui Dresda fece parte fino alla riunificazione della Germania (1990).
Come spesso accade, nei quartieri riedificati ex novo è molto difficile riplasmarci il tessuto sociale di una volta. Perciò le case del vecchio centro storico della capitale della Sassonia sono quasi tutte diventate hotel, bar, ristoranti, negozi. Ma l’area è anche piena di musei, bellissimi, a cominciare dalla Gemäldegalerie Alte Meister, la pinacoteca di arte antica, le cui preziosissime opere furono miracolosamente messe al sicuro prima dei bombardamenti. Tra queste, per citare solo le italiane più celebri, si contano la “Madonna Sistina” di Raffaello, il “San Sebastiano” di Antonello da Messina, la “Venere dormiente” di Giorgione e il “Cristo della moneta” di Tiziano. Un’intera ala è invece dedicata alle tele di Bernardo Bellotto, il pittore veneziano che a Dresda visse quasi due decenni dopo esservi arrivato nel 1747 a soli 26 anni, e che qui ottenne fama e successo diventando pittore di corte. Ora è proprio grazie ad alcune delle sue vedute della città, realizzate con fedeltà fotografica per la ricchezza di particolari riprodotti, che i restauratori moderni si sono ispirati per ridisegnare i palazzi disintegrati nel 1945.
La pinacoteca di arte antica
In segno di riconoscenza, le autorità di Dresda inaugureranno a breve un monumento dedicato al pittore italiano: una grande cornice vuota, piazzata sulla riva destra del fiume Elba, attraverso la quale la città vecchia apparirà proprio come in uno dei suoi dipinti. Allo Zwinger, il complesso settecentesco di cui fa parte la Gemäldegalerie, c’è un altro museo imperdibile: la collezione delle Porcellane più pregiata e completa del mondo. È proprio la porcellana la protagonista di una bella leggenda cittadina. Infatti, una parete del palazzo reale è ricoperta da 24mila piastrelle che formano “la Processione dei principi”. Quest’opera lunga 102 metri e alta 5, e che rappresenta i regnanti sassoni, fu realizzata nel 1905. Ebbene, durante la tempesta di fuoco che avvolse la città bombardata, quello fu uno dei pochi muri che resistette alla devastazione perché la porcellana regge i 1200 gradi, mentre la temperatura raggiunta dalle esplosioni non superò i 1000 gradi.