Tra chiostri nascosti e palazzi privati: alla scoperta della Roma più insolita e segreta
Un quadro motorizzato di Rubens, palazzi e collezioni solitamente chiusi al pubblico, una fonte d'acqua "miracolosa" a due passi dalla Camera dei deputati, un'incredibile anamorfosi, l'unica dimora privata che accoglie le spoglie di un Pontefice, la sensualità censurata dei busti del Bernini, meravigliose biblioteche sconosciute, una scultura incastrata in un quadro intagliato: lontana dai soliti cliché, Roma conserva tesori nascosti che spesso sfuggono a un primo sguardo ma che possono essere scoperti da abitanti e turisti pronti a lasciare i sentieri più battuti per apprezzare una Capitale inaspettata. Nella guida "Roma insolita e segreta" di Ginevra Lovatelli, Adriano Morabito e Marco Gradozzi (edizioni Jonglez, disponibile anche in inglese, francese, spagnolo e tedesco, IV edizione) ne sono descritti più di duecento: ecco una selezione dei più affascinanti
(di Valerio Ceva Grimaldi)
Una sorprendente illusione ottica Convento di Trinità dei Monti
Al primo piano del Convento di Trinità dei Monti il corridoio che circonda il chiostro accoglie due rare anamorfosi, risultato di una serie di ricerche sulla prospettiva. Una delle due, in particolare, rappresenta San Francesco di Paola in preghiera, inginocchiato ai piedi di un albero. Quando si è di fronte all'affresco la figura del Santo scompare, lasciando apparire un paesaggio. Il principio basilare dell'anamorfosi consiste nel materializzare la traiettoria della visione umana per ordinare l'immagine come deve apparire allo sguardo della spettatore da una data distanza, e di riportarne il disegno di sbieco sulla parete
L'unica dimora privata che accoglie le spoglie di un Pontefice Palazzo Altemps
Papa Clemente VIII, debitore al cardinale Altemps del suo appoggio per la propria elezione, acconsentì alla richiesta del Duca Giovanni Angelo che si proponeva di raccogliere le spoglie di San Aniceto, papa e martire, ritrovate nelle catacombe di San Sebastiano nel 1602. Lo fece così traslare in un'urna antica che, stando alla tradizione, avrebbe contenuto le ossa dell'imperatore Alessandro Severo. Da allora la tomba dell'undicesimo papa si trova sotto l'altare della cappella privata della famiglia Altemps, decorata dal Leoni e dal Pomarancio: unico esempio di spoglie di un Pontefice in una residenza privata
Il Casino dell'Aurora Boncompagni-Ludovisi e l'unico dipinto murale del Caravaggio
Tel. 06483942, 064883668
A due passi da via Veneto si nasconde il Casino dell'Aurora, sopravvissuto alla distruzione della celebre Villa Ludovisi sorta per iniziativa del cardinale Ludovico Ludovisi. Ammiratissimo da Stendhal, Goethe e D'Annunzio, il Casino è ancora oggi residenza della famiglia Boncompagni-Ludovisi. Il bolognese Giovanni Francesco Barbieri (soprannominato il Guercino perchè era strabico) fu incaricato di dipingere l'Aurora sulla volta del salone centrale. Nel piccolo gabinetto alchemico del piano superiore è conservato il solo dipinto murale (a olio) mai realizzato dal Caravaggio, eseguito nel 1597, che rappresenta Giove, Nettuno e Plutone con gli elementi dell'universo e i segni dello zodiaco
La sensualità censurata dei busti della “Carità” e della “Verità” del Bernini Chiesa di S. Isidoro
Le sensuali sculture del Bernini per la Cappella Da Sylva conobbero un destino simile a quello delle figure nude (e molto più note) del Giudizio universale di Michelangelo, le cui pudenda furono fatte ricoprire da Daniele da Volterra su richiesta di papa Paolo IV. La piccola cappella De Sylva, conclusa nel 1663, si trova nella chiesa di S. Isidoro, ed è stata eretta per accogliere i monumenti funebri della famiglia del gentiluomo portoghese Rodrigo Lopez da Sylva. Sulla sinistra si trova il bassorilievo di Rodrigo e della moglie Beatriz da Silveira, inquadrati dalle figure denudate della Carità, che sembra voler offrire il seno al visitatore, e della Verità, con un sole splendente sul petto, scolpite da Giulio Cartari. Nella seconda metà del XIX secolo le due sculture, dai seni generosi e sensuali, furono giudicate indecenti dai preti irlandesi e le nudità barocche furono ricoperte da pesanti “reggiseni” in bronzo, fissati sul marmo e dipinti per farli sembrare originali. Restaurate nel 2002, le statue hanno ritrovato ora tutta la loro forza evocativa originaria
Museo delle Carrozze d'epoca
Tel. 0651958112
Un'eccezionale collezione di 293 modelli di carrozze, restaurati e perfettamente funzionanti, di cui la metà visibili e collocati in uno spazio espositivo di circa 3000 metri quadrati: tra i modelli spiccano la carrozzella appartenuta ad Anna Magnani ed usata per spostarsi in città durante la guerra, la biga di Ben Hur, il carro irlandese usato da John Wayne nel film "Un uomo tranquillo", ed ancora carrozze del Settecento, dell'Ottocento, diligenze americane e sette carrozze monumentali decorate del XIX secolo, di proprietà comunale
Biblioteca Casanatense
Questa meravigliosa Biblioteca, istituita a fini di pubblica utilità dai padri domenicani del convento di S. Maria Sopra Minerva per volere del Cardinale Girolamo Casanate, fu inaugurata nel 1701 nell'edificio appositamente progettato da A. M. Borioni in un chiostro della Minerva. La collezione iniziale, donata dal Cardinale, fu di 25.000 volumi. Oggi la biblioteca, divenuta istituto del ministero dei Beni culturali, ne possiede oltre 350.000. Il magnifico Salone Monumentale (60,15 metri per 15,30) contiene circa 55.000 preziosissimi volumi a stampa dei secoli XVI-XVIII disposti sulle splendide scaffalature lignee realizzate dall'intagliatore Marchesi e dal doratore Cantoni sul disegno del Borioni
La Sala Crociera del Collegio Romano
La Sala Crociera all'interno del palazzo del Collegio Romano sorprende per la sua bellezza e le sue dimensioni. Contiene migliaia di libri, di cui una buona parte molto antichi; le splendide scaffalature che li contengono sono quelle originali del XVII secolo, e furono eseguite per quella che era all'epoca la sede della Biblioteca principale dello Studio del Collegio romano fondato da Sant'Ignazio di Loyola su imitazione del modello dell'Università di Parigi. In epoca più recente questa sala, insieme a quella adiacente, faceva parte della Biblioteca nazionale di Roma fino al suo trasferimento a Castro Pretorio. Dal 1989 appartengono alla Biblioteca di Archeologia e Storia dell'arte e contengono una parte consistente delle sue raccolte librarie
La Sala Crociera del Collegio Romano
La Sala Crociera all'interno del palazzo del Collegio Romano sorprende per la sua bellezza e le sue dimensioni. Contiene migliaia di libri, di cui una buona parte molto antichi; le splendide scaffalature che li contengono sono quelle originali del XVII secolo, e furono eseguite per quella che era all'epoca la sede della Biblioteca principale dello Studio del Collegio romano fondato da Sant'Ignazio di Loyola su imitazione del modello dell'Università di Parigi. In epoca più recente questa sala, insieme a quella adiacente, faceva parte della Biblioteca nazionale di Roma fino al suo trasferimento a Castro Pretorio. Dal 1989 appartengono alla Biblioteca di Archeologia e Storia dell'arte e contengono una parte consistente delle sue raccolte librarie
Istituto dell'Enciclopedia italiana
Il palazzo Mattei di Paganica è occupato dal 1928 dalla sede dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana. Dopo aver attraversato un grande portale e uno stretto androne, si giunge ad un elegante chiostro a due ordini di logge. Al piano nobile, sono davvero straordinarie le sale affrescate con le Storie di Giosuè e David e scene della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, opere eseguite tra il 1593 e il 1596 da Giovanni de' Vecchi. Da non perdere la splendida Sala Rossa dove è esposto a bassorilievo il logo originale dell'Istituto: un'aquila con le ali spiegate. La loggia interna e il salone principale sono sovrastati da splendide decorazioni pittoriche seicentesche, soffitti a cassettoni e a cornici poligonali. Il palazzo fu costruito nel 1540 per volontà di Ludovico Mattei, duca di Paganica. Ampliato nel 1640, nel 1927 fu poi acquistato da Giovanni Treccani, fondatore dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, che dall'anno seguente ne stabilì qui la sede
Una testa di cervo su una chiesa
Chiesa di Sant'Eustachio
Sulla sommità della chiesa di Sant'Eustachio l'osservatore più attento potrà scorgere una testa di cervo al posto della tradizionale croce che sovrasta la stragrande maggioranza delle chiese nel mondo. Questa curiosità ha origine nella vita del Santo che, si narra, si convertì vedendo la croce di Cristo tra i palchi di un cervo nel corso di una battuta di caccia
Antica Farmacia di Santa Maria della Scala
Una farmacia del XVI secolo
Tel. 065806233
Quest'antica farmacia-spezieria, aperta nel 1523 e rimasta in funzione fino al 1978, si trova oggi al piano superiore di quella più recente, ancora attiva. Uno dei frati attivi nella spezieria, frà Basilio, divenne noto per i suoi rimedi a base di erbe e specialmente per la sua "Acqua della Scala", che pare curasse diversi tipi di peste tanto che frà Basilio venne periodicamente consultato da re, cardinali e papi. Frà Basilio è anche raffigurato nell'atto di insegnare ai religiosi, suoi discepoli, circondato da alambicchi, scaffali con grossi libri e antichi vasi contenenti sali ed erbe
La ferrovia del Papa
Lo sviluppo complessivo della ferrovia del Vaticano è di 1277 metri, tracciato che collega la Santa Sede alla stazione di Roma San Pietro. Completata nel 1932, comportò la costruzione del cosiddetto viadotto del Gelsomino, costruito interamente in muratura; la ferrovia attraversa un'ampia arcata sormontata dagli stemmi di papa Pio XI e le Mura vaticane, ed entra nel territorio dello Stato della Città del Vaticano. Un imponente portone scorrevole in ferro a due battenti, del peso di oltre 35 tonnellate, chiude questo passaggio e viene aperto solo in rare occasioni per fare transitare qualche convoglio "speciale"
Il chiostro di San Giovanni Battista dei Genovesi e la prima palma di Roma
Il complesso della Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi nasconde un chiostro invisibile, ed inimmaginabile, dalla strada: arcate che poggiano su pilastri ottagonali, piante rigogliose, un pozzo del XIV secolo, antichi frammenti marmorei sparsi qua e là. Una splendida oasi di pace e silenzio. Affascinante il ciclo di affreschi attribuiti a Guido Signorini e a Gerolamo Margotti. Un'iscrizione su una colonna informa che un frate di Savona piantò nel chiostro la prima palma portata a Roma, alla fine del XVI secolo. La Confraternita venne istituita nel 1553, ma la chiesa dedicata al Battista (Santo patrono di Genova) e l'ospedale ad essa annesso esistevano già
I "divani" di pietra di via Giulia
Del grandioso progetto di costruzione del palazzo dei Tribunali immaginato dal Bramante sono rimaste solo le prime fondamenta: il progetto, infatti, fallì. Ma ancora oggi questi grandi blocchi di travertino danno un'idea delle enormi dimensioni dell'immobile che avrebbe dovuto riunire in un sol luogo i tribunali pontifici. Oggi queste enormi pietre sono inglobate in vari edifici che distano tra loro alcune decine di metri, e offrono la possibilità ai passanti di sedersi
Oratorio del Gonfalone
Tel. 066875952, 0668805637, 069066572
Questo piccolo oratorio cinquecentesco, che appartenne all'importante Confraternita di Santa Lucia del Gonfalone, si trova nelle vicinanze di via Giulia. Oggi utilizzato come sala da concerto, rappresenta uno straordinario esempio di manierismo romano ancora poco conosciuto dal grande pubblico. Straordinario il ciclo di affreschi raffiguranti, in dodici episodi, la Passione di Cristo, eseguiti nel 1573 da F. Zuccari, L. Agresti, C. Nebbia, Bertoja, R. da Reggio e M. Pino. Splendidi anche i sedili del coro ligneo che girano tutt'attorno, e il soffitto, ligneo anch'esso, mirabilmente intagliato, opera di Ambrogio Bonazzini che lo realizzò nel 1568
Oratorio del Gonfalone
Tel. 066875952, 0668805637, 069066572
Questo piccolo oratorio cinquecentesco, che appartenne all'importante Confraternita di Santa Lucia del Gonfalone, si trova nelle vicinanze di via Giulia. Oggi utilizzato come sala da concerto, rappresenta uno straordinario esempio di manierismo romano ancora poco conosciuto dal grande pubblico. Straordinario il ciclo di affreschi raffiguranti, in dodici episodi, la Passione di Cristo, eseguiti nel 1573 da F. Zuccari, L. Agresti, C. Nebbia, Bertoja, R. da Reggio e M. Pino. Splendidi anche i sedili del coro ligneo che girano tutt'attorno, e il soffitto, ligneo anch'esso, mirabilmente intagliato, opera di Ambrogio Bonazzini che lo realizzò nel 1568
La cupola piatta della chiesa di S. Ignazio e le stanze Gonzaga
In questa chiesa c'è un particolare che sfugge a molti visitatori: lo spazio circolare destinato alla cupola, che non fu costruita per problemi tecnici, fu utilizzato da padre Pozzo che vi dipinse, con la tecnica del trompe-l'oleil, la Gloria di Sant'Ignazio. Curiosa la sensazione che si priva una volta entrati nella chiesa: via via che si procede verso il centro della navata in direzione dell'altare, fissando il lucernario della cupola, la prospettiva dipinta perde efficacia e ci si rende conto che la cupola non esiste. Con un ascensore posto a fianco dell'ingresso alla sacrestia, è possibile accedere alle stanze di San Luigi Gonzaga. Il percorso per arrivarci è splendido: una passeggiata inaspettata sui tetti di Roma. Sarà così possibile vedere le stanze dell'antico Collegio romano: la stanza dove si effettuava la ricreazione, decorata con scene della vita di San Luigi, la Cappella ed altri ambienti dove sono stati realizzati degli altari, uno dei quali ospita, in una teca di vetro, il corpo del Santo
La cupola piatta della chiesa di S. Ignazio e le stanze Gonzaga
In questa chiesa c'è un particolare che sfugge a molti visitatori: lo spazio circolare destinato alla cupola, che non fu costruita per problemi tecnici, fu utilizzato da padre Pozzo che vi dipinse, con la tecnica del trompe-l'oleil, la Gloria di Sant'Ignazio. Curiosa la sensazione che si priva una volta entrati nella chiesa: via via che si procede verso il centro della navata in direzione dell'altare, fissando il lucernario della cupola, la prospettiva dipinta perde efficacia e ci si rende conto che la cupola non esiste. Con un ascensore posto a fianco dell'ingresso alla sacrestia, è possibile accedere alle stanze di San Luigi Gonzaga. Il percorso per arrivarci è splendido: una passeggiata inaspettata sui tetti di Roma. Sarà così possibile vedere le stanze dell'antico Collegio romano: la stanza dove si effettuava la ricreazione, decorata con scene della vita di San Luigi, la Cappella ed altri ambienti dove sono stati realizzati degli altari, uno dei quali ospita, in una teca di vetro, il corpo del Santo
Un'incredibile scultura incastrata in un quadro intagliato
Molti visitatori di Sant'Andrea al Quirinale non sanno che percorrendo un passaggio posto in fondo a destra si può accedere a due luoghi molto significativi dell'edificio: la sacrestia e, al primo piano, le sale che, tra le altre cose, accolgono le reliquie di Stanislao Kostka (un gesuita polacco, che visse anche a Roma dove entrò nel Collegio romano. Fu proclamato Santo nel 1726). La sacrestia, abbellita da un soffitto affrescato, è accessibile su richiesta. Nelle sale superiori, al costo di un euro, sarà possibile ammirare una scultura eccezionale e poco conosciuta di Pierre Legros il giovane, realizzata tra il 1702 e il 1703 in marmi policromi. Essa raffigura il santo sul letto di morte: il marmo mostra perfettamente anche le pieghe più piccole, e spicca la tunica in marmo nero. Si noterà che il dipinto situato dietro il letto marmoreo è stato ritagliato: la tela di Tommaso Minardi che rappresenta il santo accolto dalla Vergine, Santa Barbara, Santa Cecilia e Sant'Agnese, è stato collocato al suo posto dopo la scultura di Legros, che arrivava fino al muro e, quindi, si dovette tagliare una parte della cornice per poter inserire il quadro
Un'incredibile scultura incastrata in un quadro intagliato
Molti visitatori di Sant'Andrea al Quirinale non sanno che percorrendo un passaggio posto in fondo a destra si può accedere a due luoghi molto significativi dell'edificio: la sacrestia e, al primo piano, le sale che, tra le altre cose, accolgono le reliquie di Stanislao Kostka (un gesuita polacco, che visse anche a Roma dove entrò nel Collegio romano. Fu proclamato Santo nel 1726). La sacrestia, abbellita da un soffitto affrescato, è accessibile su richiesta. Nelle sale superiori, al costo di un euro, sarà possibile ammirare una scultura eccezionale e poco conosciuta di Pierre Legros il giovane, realizzata tra il 1702 e il 1703 in marmi policromi. Essa raffigura il santo sul letto di morte: il marmo mostra perfettamente anche le pieghe più piccole, e spicca la tunica in marmo nero. Si noterà che il dipinto situato dietro il letto marmoreo è stato ritagliato: la tela di Tommaso Minardi che rappresenta il santo accolto dalla Vergine, Santa Barbara, Santa Cecilia e Sant'Agnese, è stato collocato al suo posto dopo la scultura di Legros, che arrivava fino al muro e, quindi, si dovette tagliare una parte della cornice per poter inserire il quadro
I chiostri nascosti di San Cosimato all'interno dell'ospedale Nuovo Regina Margherita
L'ex monastero dei Santi Cosma e Damiano è oggi parte del complesso ospedaliero nuovo Regina Margherita, inaugurato nel 1970. In pochi sanno che all'interno dell'area ospedaliera si celano un chiostro medievale, degli inizi del XIII secolo, e un altro rinascimentale, realizzato durante il restauro voluto da Sisto IV. Il primo, tra i più grandi della Roma medievale, è molto suggestivo e ricco di antichi frammenti di iscrizioni, colonne e sarcofagi; il secondo si trova in cima ad alcuni gradini. San Cosimato fu per secoli uno dei più ricchi monasteri di Roma
Il piano nobile di Palazzo Mattei di Giove
[email protected]
Una splendida collezione di reperti antichi, una serie di splendidi affreschi, biblioteche stracolme di libri, soffitti decorati da maestri del Seicento come il Domenichino e il Lanfranco, e la prima opera romana di Pietro da Cortona che affrescò la Galleria con le Storie di Salomone. Progettato dall'architetto Carlo Maderno nel 1598 per volere di Asdrubale Mattei, coniugato con Costanza Gonzaga, oggi Palazzo Mattei di Giove ospita il centro Studi americani, l'Istituto italiano storico per l'età moderna e contemporanea con annessa Biblioteca. Nel 1822 soggiornò qui Giacomo Leopardi
Il piano nobile di Palazzo Mattei di Giove
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Una splendida collezione di reperti antichi, una serie di splendidi affreschi, biblioteche stracolme di libri, soffitti decorati da maestri del Seicento come il Domenichino e il Lanfranco, e la prima opera romana di Pietro da Cortona che affrescò la Galleria con le Storie di Salomone. Progettato dall'architetto Carlo Maderno nel 1598 per volere di Asdrubale Mattei, coniugato con Costanza Gonzaga, oggi Palazzo Mattei di Giove ospita il centro Studi americani, l'Istituto italiano storico per l'età moderna e contemporanea con annessa Biblioteca. Nel 1822 soggiornò qui Giacomo Leopardi
Il piano nobile di Palazzo Mattei di Giove
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Una splendida collezione di reperti antichi, una serie di splendidi affreschi, biblioteche stracolme di libri, soffitti decorati da maestri del Seicento come il Domenichino e il Lanfranco, e la prima opera romana di Pietro da Cortona che affrescò la Galleria con le Storie di Salomone. Progettato dall'architetto Carlo Maderno nel 1598 per volere di Asdrubale Mattei, coniugato con Costanza Gonzaga, oggi Palazzo Mattei di Giove ospita il centro Studi americani, l'Istituto italiano storico per l'età moderna e contemporanea con annessa Biblioteca. Nel 1822 soggiornò qui Giacomo Leopardi
Il piano nobile di Palazzo Mattei di Giove
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Una splendida collezione di reperti antichi, una serie di splendidi affreschi, biblioteche stracolme di libri, soffitti decorati da maestri del Seicento come il Domenichino e il Lanfranco, e la prima opera romana di Pietro da Cortona che affrescò la Galleria con le Storie di Salomone. Progettato dall'architetto Carlo Maderno nel 1598 per volere di Asdrubale Mattei, coniugato con Costanza Gonzaga, oggi Palazzo Mattei di Giove ospita il centro Studi americani, l'Istituto italiano storico per l'età moderna e contemporanea con annessa Biblioteca. Nel 1822 soggiornò qui Giacomo Leopardi
Il Museo della memoria giocosa
Tel. 0624407777
La raccolta di questo museo molto particolare comprende numerosi e affascinanti giochi e giocattoli europei, americani ed asiatici prodotti tra il 1920 e il 1960; ci sono anche una sala per eventi culturali e spettacoli per bambini, un bar e una biblioteca tematica. Questo museo nasce nel 1979 grazie alla collezione lasciata in eredità a Lisa e Franco Palmieri da Fritz Billig, un austriaco rifugiatosi a New York dopo l&'avvento del nazismo: costui riuscì a portare con sé i giocattoli che aveva quando era bambino, come automi e automobili della Lechman e della Tippco, aziende di famiglie ebree che vennero requisite dalla Germania di Hitler. Assai sorprendente il paesaggio ferroviario realizzato nel 1937 in grande scala, unico in Italia
Il simbolismo nascosto dell'elefante-obelisco del Bernini
Il curioso elefante-obelisco in piazza della Minerva è certamente famoso, ma meno noto è il perché il Bernini abbia scelto una scultura così singolare. In realtà l'artista ha semplicemente ripreso un'incisione che compare nell'Hypnerotomachia Poliphili, lo straordinario romanzo allegorico del Rinascimento pubblicato a Venezia nel 1499. Papa Alessandro VII, che nel 1667 fece erigere dal Bernini il monumento nel luogo in cui si trovava un antico tempio di Iside, possedeva anch'egli una copia del romanzo e fece incidere sulla base dell'elefante la frase latina che ricorda l'immensa saggezza venuta dall'Antico Egitto. Dunque, l'obelisco simboleggia "il raggio di sole divino" mentre l'elefante, per la sua massa imponente, rappresenta la terra. Con la sua proboscide aspira l'acqua che scende al suo interno: la terra è così nutrita e con l'aiuto del sole (l'obelisco) che attraversa la terra (l'elefante), il seme della terra è fecondato, può rinascere e schiudersi. Ed ecco la forza del simbolismo. Un altro elefante che sostiene un obelisco egizio si trova a Catania
Patrizi76, 77
Visita privata a palazzo Patrizi
Tel. 066869737, 3475476534
I marchesi Patrizi, di origine senese ma imparentati con importanti famiglie romane, acquistarono il palazzo nel 1642: due membri della famiglia, Costanzo (1589-1624) e Giovanni Battista (1658-1727) furono tesorieri del Papa e mecenati appassionati d'arte. A loro si deve l'acquisizione della maggior parte dei dipinti della collezione di famiglia che abbellisce i saloni arredati con mobili del XVII e XVIII secolo e la sala da pranzo, dove splende un antico servizio di porcellane Maissen. Guidati dal padrone di casa si visitano gli ambienti del secondo piano, residenza storica dei Patrizi, e si ripercorrono le vicende familiari legate all'epoca della Roma papalina. Prevista anche la possibilità per una cena romantica a due
Visita privata a palazzo Patrizi
Tel. 066869737, 3475476534
I marchesi Patrizi, di origine senese ma imparentati con importanti famiglie romane, acquistarono il palazzo nel 1642: due membri della famiglia, Costanzo (1589-1624) e Giovanni Battista (1658-1727) furono tesorieri del Papa e mecenati appassionati d'arte. A loro si deve l'acquisizione della maggior parte dei dipinti della collezione di famiglia che abbellisce i saloni arredati con mobili del XVII e XVIII secolo e la sala da pranzo, dove splende un antico servizio di porcellane Maissen. Guidati dal padrone di casa si visitano gli ambienti del secondo piano, residenza storica dei Patrizi, e si ripercorrono le vicende familiari legate all'epoca della Roma papalina. Prevista anche la possibilità per una cena romantica a due
Un esempio di bellezza insospettabile
Ospizio dei Piceni
Quello dei Piceni fu uno dei più importanti ospizi della città dove furono ospitati numerosissimi marchigiani. La Confraternita dei Piceni, entrata in possesso della chiesa e dell'adiacente complesso monastico nel 1669, offrì per lungo tempo assistenza ai propri corregionali. Qui si possono ammirare uno spettacolare chiostro quattrocentesco, un bel portale d'ingresso, la tomba di papa Eugenio IV ma soprattutto, percorrendo la rampa di una scala cinquecentesca, si può visitare uno spazio affascinante composto da due ambienti a volta e da un braccio sopraelevato sul portico del giardino con un bel soffitto a capriate che ospita oggi il Museo donazione del pittore Umberto Mastroianni, con oltre un centinaio di opere della sua produzione. Il Pio sodalizio dei Piceni organizza anche mostre, spettacoli musicali e teatrali
La Cappella del Monte di Pietà, un gioiello barocco nascosto
Tel. 0667078495
Nascosta dietro ad un cancello, nel cortile interno del Palazzo del Monte di Pietà, questa grande cappella rivestita di marmi policromi e di decorazioni a stucco è un vero e proprio gioiello semisconosciuto. Costruita dall'architetto Francesco Peperelli, a cui subentrò nel 1641 Giovanni Antonio de' Rossi (sebbene i lavori furono effettivamente conclusi nel 1730 da Carlo Francesco Bizzaccheri), si resta subito colpiti dall'oro degli stucchi e dai colori accesi dei marmi che rivestono la parete e che contrastano con il legno delle porte e il bianco candido delle statue collocate nelle nicchie e dei tre grandi bassorilievi sopra l'altare. Le statue rappresentano le Virtù teologali (Fede, Speranza e Carità), con l'aggiunta dell'Elemosina che simboleggia l'aiuto fornito dalla Confraternita ai bisognosi. Lo splendido bassorilievo sull'altare, opera di Domenico Guidi, rappresenta una Pietà. La volta fu decorata con cornici, conchiglie e ornamenti vegetali in stucco dorato che uniscono medaglioni in stucco bianco, e raffigurano i momenti salienti della nascita del Monte di Pietà
L'altare "a manovella" che si trasforma in uno spettacolare reliquiario Piazza San Francesco d'Assisi
Tel. 065819020
San Francesco d'Assisi e i suoi compagni furono ospitati in una cella attigua alla chiesa di San Francesco d'Assisi a Ripa Grande, e in pochi sanno che questa cella, divenuta successivamente una cappella, accoglie un curioso capolavoro barocco: un altare in radica di noce scolpito fra il 1698 e il 1708 dal frate Francescano Bernardino da Jesi e successivamente arricchito da dipinti antichi. Al centro del tramezzo in legno, una magnifica tavola del XIII secolo raffigurante San Francesco, affiancata da due dipinti del XIV secolo raffiguranti Sant'Antonio da Padova e San Ludovico da Tolosa. Il cardinale Ranuccio Pallavicini fece eseguire questo mobile raro per donarlo alla chiesa insieme alla sua collezione di reliquie. Ma l'oggetto nasconde un ingegnoso meccanismo: le reliquie sono conservate all'interno dell'altare, in preziose teche d'argento. Quando si fa scattare, tutti gli elementi apparenti del mobile ruotano per mostrare i tesori che contiene, trasformando l'altare in un sontuoso reliquiario
Reliquiario
L'altare "a manovella" che si trasforma in uno spettacolare reliquiario Piazza San Francesco d'Assisi
Tel. 065819020
San Francesco d'Assisi e i suoi compagni furono ospitati in una cella attigua alla chiesa di San Francesco d'Assisi a Ripa Grande, e in pochi sanno che questa cella, divenuta successivamente una cappella, accoglie un curioso capolavoro barocco: un altare in radica di noce scolpito fra il 1698 e il 1708 dal frate Francescano Bernardino da Jesi e successivamente arricchito da dipinti antichi. Al centro del tramezzo in legno, una magnifica tavola del XIII secolo raffigurante San Francesco, affiancata da due dipinti del XIV secolo raffiguranti Sant'Antonio da Padova e San Ludovico da Tolosa. Il cardinale Ranuccio Pallavicini fece eseguire questo mobile raro per donarlo alla chiesa insieme alla sua collezione di reliquie. Ma l'oggetto nasconde un ingegnoso meccanismo: le reliquie sono conservate all'interno dell'altare, in preziose teche d'argento. Quando si fa scattare, tutti gli elementi apparenti del mobile ruotano per mostrare i tesori che contiene, trasformando l'altare in un sontuoso reliquiario
Il dipinto di Rubens che scompare una volta alla settimana
Chiesa di Santa Maria in Vallicella
Solo dopo la messa del sabato sera i fedeli possono assistere ad uno spettacolo curioso: con un telecomando il sagrestano fa materialmente scendere un dipinto di Rubens per far apparire, alle sue spalle, un'icona miracolosa della Vergine. Si racconta che nel 1535 un miscredente lanciò una pietra sull'immagine della Vergine che, miracolosamente, iniziò a sanguinare. E così, su espressa richiesta dei committenti, Rubens eseguì nel 1608 gli "Angeli adoranti la Madonna Vallicelliana" che può essere abbassato o sollevato per svelare o proteggere il famoso affresco della
Vergine miracolosa
Visita privata di Palazzo Sacchetti
Tel. 0668308950
Accessibile solo in occasioni speciali, questo palazzo è tuttora residenza privata ed è ancora poco conosciuto dal grande pubblico. Costruzione e decorazione si devono ad Antonio da Sangallo e Francesco Salviati. Il capolavoro è rappresentato dalla sala dei mappamondi affrescata con storie del Nuovo e Vecchio Testamento, mentre la splendida galleria è decorata con soggetti biblici e mitologici. Il ninfeo nel giardino è stato restaurato alcuni anni fa; all'interno di una piccola loggia due nicchie con vasca e satiri sollevano un tendaggio sullo scorcio di una Roma di fantasia. Oltre agli stucchi, al finto marmo e ai mosaici, l'insieme di tecniche artistiche è davvero insolito: si va da vere conchiglie incastonate in diversi punti e festoni di frutta e fiori coperti da graniglia di vetro colorato, fino ai "tartari", formazioni calcaree che simulano stalattiti e stalagmiti
Sepolcro182
La sede dell'Ordine del Santo Sepolcro
Tel. 060877347
L'Hotel Columbus, fin dal 1950, occupa un'ala del Palazzo della Rovere, magnifica residenza quattrocentesca che nasconde tesori sconosciuti e che appartiene all'Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Si narra che l'edificio fosse così bello che Carlo VIII preferì alloggiare qui che in Vaticano. I cinque bei saloni del piano nobile (con decorazioni del Pinturicchio e della sua scuola) ospitano gli uffici di rappresentanza dell'Ordine e vi si accede solo prenotando una visita guidata
Il piano nobile di palazzo Spada
In pochi conoscono il piano nobile di palazzo Spada. Sede del Consiglio di Stato, normalmente chiuso al pubblico, è accessibile su domanda in alcune occasioni. Costruito dall'architetto Bartolomeo Baronino per volere del cardinale Girolamo Capodiferro a partire dal 1548, fin dai primi tempi fu arricchito di splendide decorazioni e pitture straordinarie (a soggetto pagano e mitologico). Il cardinale
Bernardino Spada acquistò il palazzo nel 1632 e a sua volta commissionò a pittori, architetti e scultori nuovi lavori, e nel contempo diede sfogo alla sua passione per l'ottica e l'astronomia
Il salone monumentale della Biblioteca Vallicelliana e la botola per la musica
Lo splendido salone monumentale di questa grandiosa biblioteca si trova all'interno del palazzo dell'Oratorio dei Filippini nato come sede della Congregazione dell'Oratorio fondata da San Filippo Neri. Un imponente soffitto ligneo chiaro e luminoso decorato con tele monocrome, quattro scale a chiocciola nascoste negli angoli, una splendida scaffalatura lignea del XVII secolo divisa in due piani da un ballatoio lasciano senza fiato il visitatore. L'Oratorio è documentato sin dal 1581. A causa dei numerosi lasciti, c'era però continuo bisogno di nuovo spazio: e così fu scelto Francesco Borromini per dirigere i lavori di ampliamento che durarono dal 1637 al 1652. Oggi la biblioteca possiede circa 130.000 volumi tra preziosi manoscritti, incunaboli, stampati, in maggioranza di testi storici e teologici, ma anche di filosofia, diritto, botanica, astronomia, architettura, medicina. Non manca una preziosa collezione di incisioni e fotografie. Nella biblioteca si trova anche una botola comunicante con il sottostante oratorio che permetteva anche da lì di ascoltare la musica ed esserne così ispirati. San Filippo Neri definiva infatti la musica "pescatrice di anime" e la miglior forma di intrattenimento spirituale
La facciata "mostruosa" di palazzo Zuccari
L'artista barocco Federico Zuccari nel 1590 comprò il terreno e costruì qui per sé e i propri figli la casa e lo studio, ispirandosi per la facciata allo stile "mostruoso" dei famosi mostri di Bomarzo vicino Viterbo. Questo capriccio architettonico, criticato e ammirato, divenne presto casa ideale per gli artisti della zona. Poi vi abitò la regina di Polonia, e successivamente divenne una locanda per artisti stranieri. Gabriele D'Annunzio lo immortalò ne Il Piacere. L'ultima proprietaria, Enrichetta Hertz, lasciò la sua collezione di dipinti allo Stato italiano e il palazzo con la biblioteca alla Germania, permettendo la creazione della biblioteca Hertziana specializzata in storia dell'arte. Nei sotterranei si trovano i resti della Villa di Lucullo, della fine dell'età repubblicana