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Oltre Favignana. I segreti delle "altre" Egadi

Alla scoperta di Levanzo e Marettimo, le due isole minori dell'arcipelago posto al largo della Sicilia Occidentale. Tra spiagge pressoché intonse perché irraggiungibili o quasi, tra mufloni e cinghiali, per una vacanza mare davvero slow
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Quando si parla di isole Egadi si pensa a Favignana con la celebre tonnara, la  palazzina dei Florio, sede dell’Antiquarium che conserva  reperti ripescati dalle navi romane affondante nel mare intorno all’isola, le cave di tufo che si incontrano un po’ ovunque, fin quasi sulla spiaggia, e le  belle spiagge, come Cala Azzurra, Lido Burrone,  Cala Rossa e Cala del Bue Marino. Ma  l'arcipelago è composto da altre due isole, meno note ed affollate, particolarmente adatte a chi cerca una vacanza tutta natura, lontano dalle auto – che possono circolare solo a Favignana – e dai riti della movida estiva.Se una volta imbarcati sul traghetto o sull'aliscafo che salpa da Trapani e sbarca gran parte dei passeggeri a Favignana si prosegue il viaggio si arriva a Levanzo,  la più riservata e meno conosciuta tra le isole dell'arcipelago, nel cui mare pare sia ritornata a nuotare anche la rarissima foca monaca. Un&#…
Quando si parla di isole Egadi si pensa a Favignana con la celebre tonnara, la  palazzina dei Florio, sede dell’Antiquarium che conserva  reperti ripescati dalle navi romane affondante nel mare intorno all’isola, le cave di tufo che si incontrano un po’ ovunque, fin quasi sulla spiaggia, e le  belle spiagge, come Cala Azzurra, Lido Burrone,  Cala Rossa e Cala del Bue Marino. Ma  l'arcipelago è composto da altre due isole, meno note ed affollate, particolarmente adatte a chi cerca una vacanza tutta natura, lontano dalle auto – che possono circolare solo a Favignana – e dai riti della movida estiva.Se una volta imbarcati sul traghetto o sull'aliscafo che salpa da Trapani e sbarca gran parte dei passeggeri a Favignana si prosegue il viaggio si arriva a Levanzo,  la più riservata e meno conosciuta tra le isole dell'arcipelago, nel cui mare pare sia ritornata a nuotare anche la rarissima foca monaca. Un'unica mulattiera collega il porto e il piccolo centro abitato con il resto dell'isola, nota agli studiosi per ospitare la grotta del Genovese, risalente al paleolitico-neolitico, dove ammirare i più importanti graffiti preistorici da parete esistenti in Italia. Spiagge e insenature dove fare il bagno sono raggiungibili solo con grande difficoltà a piedi o più comodamente con le barche dei pescatori che, nella bella stagione, accompagnano i turisti alla scoperta degli angoli più belli di Levanzo, come Cala del Faraglione, Cala Tramontana e Cala Fredda.

La corsa del traghetto prosegue quindi per l'appartata  Marettimo, l'antica Hiera, isola sacra dei greci. Grazie al suo isolamento, il patrimonio faunistico e floreale dell’isola è ancora quasi intatto e vede la presenza di mufloni e cinghiali che si aggirano liberi e di alcune specie endemiche, tra le quali un insolito e studiatissimo cavolo.  Qui non ci sono spiagge sabbiose ma piccole baiette con sassi e scogli, bagnate da un mare limpido e ancora popolato da pesci e aragoste e costellate da affascinanti grotte, dove fino agli inizi degli anni Ottanta si rifugiava la foca monaca. Sull'isola ci si muove solo a piedi, camminando sulle mulattiere che portano alle insenature più frequentate, al vecchio faro,  all’affascinante castello di punta Troia e al vecchio borgo romano. L'isola, dominata dal massiccio montuoso del  Pizzo Falcone (684 metri sopra il livello del mare) dista 130 km dalla Tunisia e l'unico centro abitato – dove i turisti possono trovare alloggio – dispone di due porti,  utilizzati a seconda dello spirare dei venti e delle condizioni del mare. E non è raro, anche nella bella stagione, che gli aliscafi debbano sospendere le corse a causa delle cattive condizioni meteo. Ma quando il mare è calmo Marettimo è un piccolo paradiso, da scoprire a bordo di una delle numerose barche di pescatori che accompagnano i turisti nella zona navigabile del mare che circonda l'isola, in gran parte dichiarata Area Marina Protetta. 

Navigando verso nord si raggiungono quasi subito lo scoglio del Cammello (così chiamato perché ne ricorda vagamente la forma) e l'omonima grande grotta, con la volta forata e la piccola spiaggia di ghiaia  nella quale,  sino agli anni '30, viveva una colonia di foche monache.  Poco oltre si incontra il promontorio di Punta Troia, con lo spettacolare castello spagnolo costruito proprio a strapiombo sul mare, sui ruderi di una precedente torre d'avvistamento. Nel 1858 la minuscola cella ricavata da un grande serbatoio per l'acqua venne utilizzata da re Ferdinando II di Borbone per incarcerare alcuni patrioti della repubblica partenopea,  tra i quali  Guglielmo Pepe. Alla base della Punta si apre la grotta del Tuono,  mentre poco oltre la piccola spiaggetta utilizzata come approdo del castello si incontra  la grotta della Pipa, che prende il nome dalla forma dello scoglio posto al suo ingresso. La navigazione prosegue quindi verso Capo Bianco, dominato da torrioni di roccia alti oltre 400 metri, e le suggestive  Grotta del Presepio, dove stalattiti e stalagmiti lavorate dal mare e dal vento hanno forme simili a statue del presepe, e grotta Perciata,  che prende il nome dalla grande fessura sulla parete della roccia. Vicino a Punta Libeccio si incontra l'antico faro. Chi desidera camminare può, infine, raggiungere la cima di Pizzo Falcone passando dall'elegante chiesetta bizantina del V/VI secolo e dalle  misteriose “case romane”, edificate probabilmente tra il I e II secolo d.C. per finalità fino ad ora rimaste sconosciute.