Tra il Peloponneso e Cipro, uno piccolo scoglio denso di spiagge bellissime e perennemente avvolto dalla luce. Una terra ricca di storia e leggende - a cominciare da quella della dea - di cui terremoti e guerre hanno lasciato pochi frammenti. Ricchi di fascino
2 minuti di lettura
All’arrivo, il mare di cristallo, la sabbia bianchissima e morbida, una striscia di palme nane che dondolano al sole. Poi lo sguardo s’incaglia sul nuovo porto, tra il nastro d’asfalto color argento che ancheggia come un serpente verso le colline e il pontile che sfreccia senza alcuna utilità sull’isolotto di Makronissi, sfregiando la bellezza del litorale di Diakofti. Malgrado l’ impatto Citera, una delle due isole di Afrodite (l’altra è Cipro), è una sorta di luogo dello spirito a cui Watteau ha intitolato un quadro, Baudelaire una poesia e Anghelopoulos un film.
Citera. Isola greca da scoprire
Una tra le centinaia di isole, isolette, scogli e brandelli di roccia che mandano in frantumi le coste della Grecia. Di archeologia classica c’è poco o nulla: guerre, terremoti, invasioni di pirati, emigrazioni ed altri spiacevoli sobbalzi della storia hanno cancellato testimonianze e memorie lasciando frammenti e cocci sotto terra. Perfino Schliemann, dopo la gloria di Troia e di Micene, cercò invano le rovine del tempio di Afrodite sotto quelle di una cappella bizantina. Tra i muretti a secco colorati da fazzoletti di olivi e di vigne, rimangono invece i sapori e i profumi della Grecia contadina. La Khora, un cono di case bianche e azzurre che sovrasta la baia sabbiosa di Kapsali, si avviluppa nel groviglio delle linee disadorne di un’architettura di stile cicladico. I cambiamenti che nel XVIII° e il XIX° secolo ebbero luogo in altre isole greche sotto il controllo politico e militare delle potenze europee, qui non sembrano essere mai avvenuti. Gli habitué dell’isola si ritrovano attorno al porticciolo di Avlemonas, sulla costa orientale, vegliato dalle rovine della fortezza veneziana sotto la quale naufragò la nave “Mentor” di Lord Elgin con i marmi rubati al Partenone.
La grotta di Santa Sofia
Il mare ne ha scavato le rocce e gli scogli con profonde insenature d’acqua ferma e trasparente. Da Platia Ammos, vicino Karavas, parte una strada che si attorciglia tra gole e burroni fino alla baia di Aghios Nikolaos. Spiaggia deserta, mare limpidissimo, fondale sassoso ricoperto da un tappeto di ricci di mare: un paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee. Da Livadi, una manciata di case allineate sulla strada a 6 km. da Khora, si arriva alle spiagge più belle di Citera, quasi tutte a sud: Melidoni, Firi Ammos, l’inaccessibile Chalkos, Paleopolis o Kaladi, inesorabilmente effigiata in tutte le cartoline dell’isola.
La spiaggia di Limionas
Tutte da scovare, come in una caccia al tesoro, le testimonianze del passato: due piccoli musei e un pugno di siti storico-archeologici. Paleopolis, ad est dell’isola, è l’antica Skandia citata da Tucidide come uno dei punti di sbarco degli Ateniesi durante le guerre contro Sparta: non ne restano che migliaia di frammenti di terracotta affioranti da un terreno recintato. Tre chilometri ad est di Potamos, Paliokhora è la capitale bizantina di Citera distrutta dai turchi nel 1537 e da allora abbarbicata ad una striscia di roccia affiorante dalla campagna come una piccola sperduta Mistrà, la magnifica città bizantina del Peloponneso. Per chi non teme freddo e umidità, solo d’estate sono accessibili le grotte di Agia Sofia, un altro luogo di grande suggestione che si raggiunge dopo una serie di curve a gomito fuori Milopotamos e si svela con una spettacolare iconostasi dipinta sull’antro d’ingresso.