Dal primo ritratto di Dante al mistero della finestra aperta: Firenze insolita e segreta
Visitare straordinari giardini privati, palazzi chiusi al pubblico oppure una chiesa barocca all’interno di una prigione. Godersi le opere d’arte senza essere circondati da turisti, osservare i molluschi giganti dell’Arno o scoprire il Santo Sepolcro di Gerusalemme a Firenze. Lontano dalla folla e dai consueti cliché, il capoluogo toscano conserva tesori nascosti che rivela solo ad abitanti e turisti pronti a uscire dai sentieri battuti. “Firenze insolita e segreta” di Niccolò Rinaldi, foto di Waris Grifi (edizioni Jonglez, disponibile in italiano, francese, inglese e spagnolo) è una guida indispensabile per coloro che desiderano scoprire il volto nascosto della città. Ecco alcuni dei luoghi più curiosi e nascosti
Museo Pietro Annigoni
Aperto nel 2008 e ancora sconosciuto al grande pubblico, il Museo Pietro Annigoni è dedicato al pittore milanese di nascita ma fortemente legato a Firenze. Nella silenziosa raffinatezza di Villa Bardini si possono ammirare decine di opere di uno dei massimi protagonisti del Novecento, artista prediletto da una certa elite mondiale: ritrasse Elisabetta II, vari personaggi della famiglia reale inglese e ricevette commissioni da Kennedy e papa Giovanni XXIII. Molto curiosa anche la scelta dei cavalletti, delle scatole di colore e di un celebre manichino, fonte d'ispirazione per i quadri metafisici. Il museo è a cura della Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze, che ha acquistato la collezione privata dei figli di Arrigoni comprendente circa seimila opere tra cui oli, tempere, bozzetti, disegni, litografie, modelli
Le api di Ferdinando I
Collocata sul piedistallo del monumento equestre a Ferdinando I, granduca dal 1587 al 1609, la rappresentazione di un gruppo di insetti, forse tra le più sofisticate esistenti, sfugge agli sguardi più frettolosi. Si tratta di una scultura dettagliata di uno sciame d'api, dominata dall'eloquente scritta “Maiestate Tantum”, e rappresenta un'insegna del potere che racconta di uno Stato inteso come comunità. A questo curioso sciame è legata una leggenda cittadina: contare il numero delle api in bronzo è infatti un gioco divertente per i bambini e curioso per i più grandi. Si dice che sia impossibile riuscirci perché ad un certo momento se ne perde fatalmente il conto, a causa della disposizione concentrica delle api, parzialmente irregolare. Si racconta anche che la fortuna busserà alla porta di chi riuscirà a contarle solo con gli occhi, senza toccarle né indicarle. Dunque: quante saranno le api?
Un'antica enclave di Arezzo
Questo piccolo pezzo di Firenze, marcato da una colonna recintata da una ringhiera, è in realtà amministrato dalla città di Arezzo: è qui per ricordare, come celebra la lapide, “la memoria degli infausti odii da citta' a citta' oggi nell'italiana concorde potenza aboliti per sempre”. Si tratta, quindi, di un luogo che ricorda dove furono sepolti i corpi di alcune centinaia di aretini morti nelle carceri fiorentine. In particolare, si trattava dei più poveri fra il migliaio di prigionieri che Firenze catturò nel 1189 nella battaglia di Campaldino contro Arezzo. In questo luogo la città di Arezzo, l'11 giugno di ogni anno, vi deposita una corona di fiori insieme al Comune di Firenze
La fontana dei bebè
In piazza Vasari si trova una fontana alquanto singolare: al posto dei classici puttini fiorentini paffuti e riccioluti ci sono quattro piccoli bambini in bronzo che gattonano uno sopra l'altro, in verticale, quasi a formare una torre umana acrobatica che, per di più, poggia sulla corazza di una tartaruga. Il piccoletto più in alto sostiene una grande vasca dove zampilla l'acqua. La rappresentazione di quest'universo infantile attesta lo sguardo affettuoso e ironico dello scultore, Mario Moschi (1896-1971), che si era ispirato direttamente agli eventi della sua vita privata: la fontana, infatti, è la testimonianza della nascita di una sua nipotina che aveva l'abitudine di gattonare per casa (e tanto vivace da “fare probabilmente per quattro”), associata alla tartaruga di famiglia con la quale la piccola giocava spesso. Un soggetto domestico che si è trasformato in una originale opera pubblica
Il museo privato di una dinastia di antiquari
La sede di una vera e propria dinastia di antiquari, con una spettacolare raccolta di opere d'arte, si trova presso il museo privato Galleria Luigi Bellini in Lungarno Soderini: qui è possibile ammirare un ritratto del Tintoretto, una Madonna dei Della Robbia, una scultura attribuita a Donatello, senza dimenticare la grandiosa mobilia dove spicca un armadio intarsiato del Sansovino, e una biblioteca con manoscritti, volumi rari, opere specializzate e riviste d'arte
Un Palazzo sfarzoso
Palazzo Borghese è di una ricercata eleganza neoclassica, con grandi statue in stile egizio, colonne, statue monumentali, un gioco di specchi e dipinti, marmi e capitelli, ambienti decorati meticolosamente con abbondanza di stucchi e grande sfarzo. Decine gli ambienti, tra i quali Salotto Rosa, Rosso, Giallo, Verde, Di Mezzo, la Sala del Consiglio con un mastodontico camino, la Galleria Monumentale dal lusso sfrenato con la grande cupola affrescata. Tutto quest'insieme era quanto desiderava Camillo Borghese, marito della sorella di Napoleone, che nel 1822 avviò una massiccia ristrutturazione del Palazzo non esitando a spendere e coinvolgendo i migliori artigiani del tempo. Ne risultò un palazzo che divenne il cuore della vita dell'alta società fiorentina, dove fu poi aperto dal principe Poniatowski il Casinò Borghese, fino a diventare, dopo un radicale restauro conservativo negli anni Novanta, un centro per feste e ricevimenti
Un enorme portone di legno: il nascondiglio del Brindellone
L'occhio più distratto potrebbe forse non notarlo subito, ma accanto al civico 48 de 'Il Prato' si erge un mastodontico portone in legno a due ante, alto come i palazzi adiacenti. Si tratta del deposito del Brindellone, il carro con il quale si festeggia la mattina di Pasqua. Tutti conoscono il tradizionale e secolare scoppio del carro, ma in pochi sono a conoscenza del suo “nascondiglio”. A parte alcune occasioni eccezionali, è possibile assistere alla complessa operazione di apertura del maxi-portone e all'uscita del carro trionfale solo la mattina di Pasqua
I resti di un antico cantiere del Brunelleschi
La cupola della cattedrale fu progettata e costruita tra il 1420 e il 1436 da Filippo Brunelleschi che, a causa delle dimensioni gigantesche, fu costretto a disegnare personalmente anche gli strumenti di sollevamento, la cui potenza venne notevolmente aumentata da sottili giochi d'ingranaggio (che furono poi riutilizzati per issare la sfera della lanterna, operazione alla quale partecipo' il giovane Leonardo Da Vinci). Brunelleschi allestì persino una mensa in 'quota' per le maestranze, così da evitare che all'ora di pranzo dovessero ridiscendere, sprecando tempo prezioso. Del grandioso cantiere restano alcune tracce: due modesti argani in legno, sotto le volte centrali di due dei quattro 'matronei morti'; e, all'esterno, alla base del tamburo davanti alla sede della Misericordia (all'imbocco di via dei Calzaiuoli), si può ancora notare in una nicchia quanto resta di una carrucola usata per rinforzare la struttura preesistente, su cui sarebbe stata “posata” la grandiosa cupola (alta 35,50 metri sopra il tamburo della cattedrale, peso stimato in 37mila tonnellate)
L'antico Carroccio fiorentino
Al centro della Loggia del Porcellino (visibile di solito prima delle 11 o dopo le 20, quando è sgombra) è possibile notare sul pavimento un disegno in marmo di una ruota a sei raggi, memoria del Carroccio fiorentino medievale che stazionava proprio qui, e presso il quale si radunavano i soldati prima di partire in battaglia. Su questa ruota venivano anche picchiati i cittadini insolventi: il loro sedere veniva sbattuto tre volte sulla ruota, da qui le espressioni “sculo” (sfortuna) e “restare col culo a terra”
L'autoritratto nascosto di Giuseppe Cassioli
Un particolare nascosto del Duomo è rappresentato dall'autoritratto di Giuseppe Cassioli, uno degli artisti che collaborarono alla costruzione della cattedrale, processo che richiese molto tempo: la facciata, ad esempio, venne inaugurata solo il 12 maggio 1887, sei secoli dopo la posa della prima pietra. Dieci anni dopo fu consegnato il portale sinistro, mentre per il destro (opera dei fratelli Amos e, appunto, di Giuseppe Cassioli) ci vollero altri due anni. E così Cassioli, con una certa autoironia, scelse di autoritrarsi nei rilievi bronzei del portale, più o meno ad altezza d'uomo, e si raffiguro' strangolato da un serpente con un'allusione alle critiche per il ritardo nella consegna. Il cantiere di Santa Maria del Fiore chiuse definitivamente nel 1903
La smorfia dell'autoritratto nascosto di Benvenuto Cellini
In pochi sanno che il celebre Perseo di Benvenuto Cellini è una scultura doppia, che dunque nasconde anche un'altra raffigurazione: per scoprirla occorre salire nella Loggia dei Lanzi e, aggirata la statua, osservare la parte posteriore del Perseo. Alla giuntura della nuca un gioco abilissimo di rilievo dei muscoli traccia il volto di un uomo, che in realtà è l'autoritratto scolpito dello stesso Cellini, impegnato in una smorfia
Capolavori sconosciuti negli Uffizi
Un piccolo tesoro nascosto in alcuni ambienti adiacenti al grande Museo degli Uffizi è rappresentato dalla donazione Contini-Bonacossi, che in pochi conoscono. Sono qui custodite 35 tele di grande pregio insieme a maioliche dei della Robbia, capolavori del Sassetta e del Bernini, un piccolo nucleo di opere di Goya, Velazquez, Albaran, El Greco, Tintoretto, Jacopo da Bassano, una tavola di Cimabue, una Madonna del Bramantino. Gioielli che possono essere visitati prenotandosi allo 0552388809 o a [email protected]
Il meraviglioso giardino Corsini
Alle spalle delle mura di palazzo Corsini si cela un prezioso giardino privato: centotrenta limoni, altrettante tartarughe, un percorso geometrico di siepi ed elementi stravaganti e fantasiosi di gusto barocco ad opera di Gherardo Silvani. Ogni anno, a giugno, si svolge qui la mostra “Artigianato a Palazzo”, con lavori d'artigianato fiorentino d'eccellenza. Molto particolare il viale centrale concepito come una prospettiva, dotato di statue di altezza decrescente proprio per creare l'effetto ottico di uno spazio più ampio
Il primo ritratto attestato di Dante
I restauri realizzati nel 2005 nell'antica sede dell'Arte dei Giudici e dei Notai hanno consentito il recupero della lunetta di Sant'Ivo, delle Arti del Trivio letterario e della lunetta coi ritratti di quattro scrittori “padri fondatori” della Repubblica fiorentina, secondo le concezioni del cancelliere di Palazzo Vecchio Coluccio Salutati. Sono così tornati chiaramente visibili i primi ritratti attestati di Dante (rappresentato con la carnagione leggermente scura e il famoso naso allungato, ma qui non arcuato) e di Boccaccio; di quelli raffiguranti Petrarca e Zanobi, purtroppo, non sono rimasti che pochi frammenti
La sorpresa di una grotta Ninfeo a Gavinana
Gavinana, periferia della città. In via del Paradiso si nasconde un Ninfeo privato dalla stravagante architettura di una grotta: faceva parte della Villa del Blandino, passata poi ai Niccolini. Furono loro, nel 1746, a incaricare il pittore e scultore Giuseppe Giovannozzi da Settignano di costruire un “ninfeo” a forma di casupola con tre archi sormontati da vasi decorativi, ornato con ricchi mosaici di fantasia abbelliti con conchiglie, una vasca fornita di getti d'acqua a sorpresa e collegata ai pozzi del Bigallo. Al centro svettava la statua di Venere che, durante la prima guerra mondiale, fu rubata senza mai essere ritrovata
Giocare a golf sull'Arno
Ogni dicembre, dal 1997, si gioca a Firenze il torneo di golf più spettacolare e bizzarro del mondo: il Ponte Vecchio Golf Challenge. L'idea è quella di utilizzare il corso dell'Arno, tra lo storico ponte e quello delle Grazie, al posto dell'usuale manto erboso. Le arcate orientali del Ponte Vecchio sono trasformate per l'occasione con tappeti verdi e palchi in altrettante piattaforme di lancio, mentre le buche sono collocate in quattro zattere con manto erboso dislocate sul fiume. L'evento, a cui è possibile assistere sul Lungarno, è ideato e patrocinato da Romano Boretti, patron della casa di moda sportiva fiorentina Conte of Florence
Il mistero della finestra sempre aperta
La finestra a destra del secondo piano di palazzo Grifoni pare rimanga sempre aperta (con gli scuri sempre socchiusi). Come mai? Si dice che da questa finestra la moglie di un esponente della casa Grifoni rivolse i suoi ultimi saluti al marito, partito in guerra; la donna ne aspettò a lungo e con impazienza il ritorno, invano. Alla su morte, qualcuno chiuse la finestra e in quel momento l'interno della stanza contigua divenne come stregato: i quadri caddero dalle pareti, le luci si spensero, i mobili iniziarono a spostarsi. Una volta riaperta la finestra, tutto tornò alla normalità
Il nido d'amore di due poeti
Una residenza d'epoca, un affascinante luogo in cui si avverte l'elegante pace intellettuale dei suoi antichi inquilini, i coniugi Robert Browning ed Elizabeth Barrett Browning, che vi morì nel 1861. Una coppia di poeti inglesi che visse in questo edificio, che ancora conserva numerosi oggetti di uso privato. All'esterno, una targa dettata da Niccolo' Tommaseo ricorda l'anello di congiunzione che questa coppia di poeti rappresentò tra l'Italia e l'Inghilterra, nella prima ondata di quel numeroso gruppo di artisti britannici che vennero a trovare ispirazione sulle rive dell'Arno
L'importuno di Michelangelo
Sulla parete a destra dell'ingresso principale di palazzo Vecchio, proprio sopra la panca dove si siedono i turisti, si nota lo schizzo di un ritratto che si ritiene opera di Michelangelo. Su quest'opera vengono raccontate due versioni: secondo la prima, l'artista scolpì il volto di un tizio che aveva l'abitudine di raccontargli storie noiose e ripetitive (“l'importuno”, appunto), facendo finta di ascoltarlo. Secondo l'altra versione, a essere scolpito è il volto di un condannato a morte, che passò vicino a Michelangelo: l'artista decise di riprodurne l'espressione. A causa del poco tempo a disposizione, e volendo tenere lo sguardo fisso sull'infelice, Michelangelo non avrebbe avuto altra scelta che incidere rapidamente la pietra che si trovava proprio dietro di lui. E ciò spiegherebbe perché il disegno risulta poco elaborato, pur delineando nettamente il personaggio
Un leone mortale
Un portale laterale della Cattedrale, sulla sinistra, è incorniciato da due colonne sostenute da un leone e da una leonessa. Si tratta della porta di Balla (o dei Cornacchini), così chiamata in seguito a un tragico aneddoto. Si racconta che nel XV secolo Anselmo, un vicino della famiglia Cornacchini, sognò una notte di esser stato divorato da un leone. Il giorno seguente, volendo esorcizzare quest'incubo, si avvicinò al leone scolpito e mise la mano nella sua bocca spalancata. Sfortunatamente proprio qui si annidava un grosso scorpione che punse il pollice del povero Anselmo, che morì il giorno stesso
Casa Michelazzi, un gioiello di Art Nouveau
Grazie all'architetto Giovanni Michelazzi si trovano a Firenze pregevoli casi di liberty, a cominciare dall'edificio costruito in Borgo Ognissanti 26. Si tratta di una casa slanciata, con ampie finestre tonde, sculture stilizzate e un portoncino d'ingresso che rompe un po' gli schemi architettonici tradizionali. Una curiosità. Poco distante, in Borgo Ognissanti 12, ci si imbatte nella “casa alla rovescia”, il Palazzo Baldovinetti, così soprannominato per l'originalità della sua architettura: le balaustre delle finestre, del balcone e i mensoloni che lo sorreggono furono costruiti (appositamente) capovolti
Il gigantesco mollusco che viene dall'Asia
Lungo l'Arno è possibile individuare nel fango dei gusci enormi, fino a trenta centimetri di lunghezza (dodici di altezza, sette di spessore). Si tratta di molluschi non commestibili, completamente alieni rispetto all'ecosistema del fiume, che si trovano soprattutto a Ponte della Vittoria, Pescaia di Rovezzano, Ponte Marco Polo e nel parco de i Renai. Pare siano arrivati a fine Ottocento dall'Indocina. Questi “super molluschi” distruggono la fauna autoctona, ma contribuiscono anche a ripulire l'acqua perché immagazzinano metalli pesanti come rame e zinco
Un'antica spezieria nascosta
La famosa farmacia di Santa Maria Novella ospita anche un piccolo museo, ancora poco conosciuto, che permette di scoprire la sacrestia affrescata da Mariotto di Nardo. Qui sono raccolti antichi ricettari, trattati di botanica, vasi medicinali di porcellana, pregevoli contenitori in vetro usati per miscelare e conservare i profumi, oltre che macchinari di trattamento delle erbe e di produzione delle essenze. Questa spezieria fu avviata nel 1221 dai frati domenicani, e nel 1612 aprì alla vendita diretta al pubblico. Nell'Ottocento subì diverse vicissitudini, compresa una parziale ristrutturazione in gusto neoclassico, e fu infine ceduta a privati. Oggi è possibile visitarla scrivendo a [email protected].
Borgo Pinti, un giardino nel cuore della city
Oltre un cancello, sulla tranquilla strada di Borgo Pinti, si cela un piccolo giardino, molto romantico. In quest'area, già a metà Cinquecento, Alemanno Salviati aveva creato un orto dei semplici, dove si coltivavano piante rare. Nel Settecento fu poi trasformato da Camillo Borghese secondo i canoni del giardino romantico. Oggi questa deliziosa area di verde urbano è gestita dalla cooperativa Barbieri di formazione e sostegno ai diversamente abili
Il castigo del profanatore in un “fumetto” del XVI secolo
Nella chiesa di Santa Maria de' Ricci si trova un quadro suddiviso in nove caselle, che a suo modo può essere definito come una sorta di striscia di fumetti d'epoca, in cui è illustrato il momento della costruzione della chiesa dedicata alla Vergine Maria, in riparazione del sacrilegio avvenuto il 21 luglio 1501. Quella sera Antonio di Giovanni Rinaldeschi, che aveva perso tutto il suo denaro giocando ai dadi nella locanda del Fico, passò davanti a un tabernacolo raffigurante l'Annunciazione. In preda alla rabbia, l'uomo raccolse dello sterco di cavallo e lo lanciò sul volto della Vergine, provocando scandalo tra i presenti. Questo gesto, forse causato anche da qualche bicchiere di troppo, fu pagato con la vita: il Rinaldeschi infatti fu preso, condotto nella prigione del Bargello e defenestrato dopo un processo sommario
Le Gualchiere di Remole, tesoro di archeologia industriale
Un complesso di origine medievale che si estende per oltre quattromila metri quadrati con ruote idrauliche, mulini, una struttura di castello ancora visibile: è l'opificio proto-industriale delle Gualchiere di Remole, costruito appena fuori Firenze lungo la sponda dell'Arno, di cui sfruttava la corrente, per lavorare la lana. Sorto a seguito dell'alluvione del 1333, ha continuato la sua attività per secoli. Da tempo si discute di progetti di rilancio. Il luogo, insospettabile dalla strada e dimenticato, è davvero suggestivo e ancor oggi rappresenta un monumento alla civiltà del lavoro tecnico che per secoli ha plasmato l'identità di Firenze. È altresì preziosa testimonianza del rapporto tra la città e il suo fiume
Un giro sull'Arno con i renaioli
Su prenotazione è possibile fare un giro sull'Arno con i renaioli, che hanno restaurato alcune barchette e che navigano abilmente con la tradizionale lunga “asta”, una pertica simile a quelle usate dai pescatori nelle lagune africane. Si può così contemplare Firenze da un punto di vista del tutto inedito. Prima tappa, con accesso da piazza Mentana, la loggia degli Uffizi; poi le suggestive arcate del Ponte Vecchio, sotto cui si vedono le parti sottostanti delle piccole abitazioni dello storico ponte. Dopo, si fa marcia indietro all'altezza del Ponte alla Carraia. Nel percorso di ritorno si lambisce la chiesa, che ha la parte posteriore nel fiume: si tratta di San Iacopo a picco sul greto dell'Arno. I renaioli sono gli epigoni dei celebri raccoglitori di sabbia (rena) dal fiume, con la quale per secoli sono stati costruiti i palazzi di Firenze
Un meraviglioso palcoscenico nascosto: il teatro privato Rinuccini
Il teatrino Rinuccini fu edificato su progetto di Giulio Mannaioni nel 1753. È uno dei pochi esempi ancora esistenti di teatrini di famiglia, con circa 90 seggiole in legno stuccato in platea, una bella balaustra che cinge la piccola sala rettangolare e un grande lampadario, un bel soffitto affrescato. È sottoposto a lunghi lavori di restauro
San Martino della Scala, la chiesa in una prigione
Uno dei luoghi sacri più nascosti della città si trova all'interno dell'istituto Penitenziario minorile: si tratta della chiesa di San Martino della Scala, visitabile su richiesta e successiva autorizzazione (info: 055 267291). L'Istituto penitenziario occupa dal 1873 l'ex convento delle monache di San Martino a Mugnone, che a sua volta prese il posto dello storico Ospedale della Scala. Chiostro, elegante e occasionalmente usato per concerti pubblici, e chiesa, uno dei rari esempi fiorentini di vero barocco, sono separati dagli ambienti di reclusione. Il grande portone sul fondo della chiesa, che permette l'accesso “diretto” alla città, resta pero' sempre chiuso
Sant'Anna, la protettrice di Firenze
Nella chiesa di Orsanmichele é possibile ammirare un dipinto con l'immagine di Sant'Anna, affrescata da Mariotto di Nardo a fine Trecento, nella posa curiosa e inusuale di abbracciare la città di Firenze. In pochi sanno, infatti, che questa città ha anche una patrona, Sant'Anna appunto, accanto al più noto patrono San Giovanni Battista, che viene celebrato con i famosi “fochi di San Giovanni” il 24 giugno. In tempi recenti, l'amministrazione comunale ha ripristinato anche i festeggiamenti per Sant'Anna, con tanto di corteo storico che si tiene proprio davanti a Orsanmichele, il 26 luglio
Una via che divideva le famiglie nemiche
Dopo la vittoria sui ghibellini, ci fu uno scisma tra i guelfi: da un lato, la famiglia Cerchi e i guelfi bianchi, più vicini al popolo; dall'altro la famiglia Donati e i guelfi neri, più vicini alla classe dirigente cittadina. In questo periodo storico, alcune famiglie 'nemiche' possedevano case attigue. Ciò facilitava le 'incursioni' nelle abitazioni degli avversari, con ogni sorta di aggressioni, furti e molestie. Le autorità decisero così di abbattere le mura e di aprire una strada che facesse da divisorio, come nel caso di quello che popolarmente fu chiamato il “vicolo dello Scandalo” (o del Panìco, dal nome di una graminacea), ancora visibile all'altezza del numero 49r del Corso: qui si trova un'apertura sotto una porta che conduce al numero 8 di via Dante Alighieri, dove si troverebbe la casa del poeta
La preziosa collezione del cercatore di reperti trafugati dai nazisti
Rodolfo Siviero, durante la seconda guerra mondiale, ingaggiò eroicamente una battaglia ad armi impari con i nazisti, per salvare le opere d'arte italiane dalla raffinata avidità degli occupanti. Un impegno che proseguì anche al termine del conflitto, quando Siviero dimostrò doti eccezionali di diplomazia e un'incredibile capacità di persuasione: fu proprio grazie alla sua tenacia che numerosi capolavori riuscirono a ritornare in Italia. Opere che, oggi, è possibile apprezzare in questo piccolo gioiello, la cui collezione privata vede, in particolare, un nucleo novecentesco con opere di De Chirico, Annigoni, Manzú (artisti con i quali lo stesso Siviero intrattenne personali relazioni di amicizia), sculture di varie epoche e interessanti manufatti archeologici
Un fenomeno astronomico eccezionale
Quattro volte l'anno, intorno al solstizio d'estate del 21 giugno, nella cattedrale di Firenze, si assiste a uno spettacolo fuori dal comune: è possibile infatti osservare l'apparizione improvvisa di un cerchio di luce, che si sposta a vista d'occhio per confondersi con un cerchio di marmo sul pavimento, la cui posizione fu calcolata da Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1482). Il matematico e astronomo, che aveva assistito Brunelleschi nei calcoli della cupola della cattedrale, decise di fissare sotto le finestre della lanterna una tavoletta di bronzo (bronzina) con un foro conico di circa 5 centimetri. Penetrando nel foro, il raggio di sole veniva proiettato sul pavimento della Cappella della Croce. Il disco di marmo, ancora oggi visibile (e che fu allargato nel 1510) indica il luogo esatto in cui il raggio si infrange al suolo il giorno del solstizio d'estate
La porta del cornuto
Attraverso la porta della Mandorla e percorrendo i 463 gradini di un ripido percorso interno, si accede alla vetta della gigantesca cupola della cattedrale. Tra le sculture che decorano la porta, svetta la testa di un toro, con un bel paio di corna, che pare fissare la finestra di fronte. La scultura sarebbe stata collocata da un capomastro in vena di scherzi, proprio di fronte alle finestre della casa di un uomo noto per essere gelosissimo della sua giovane e bella sposa
Un ufo a Palazzo Vecchio?
In una sala dell'ultimo piano di Palazzo Vecchio c'è una tela davvero unica. Si tratta di un'opera del Quattrocento con un soggetto canonico: la Madonna, Gesù Bambino e San Giovannino in primo piano, e un paesaggio con un pastore e il suo cane sullo sfondo. Ma anziché badare ai greggi, questi ultimi due personaggi sono ritratti col naso all'insù a fissare in cielo uno strano oggetto di forma circolare, su cui è visibile una sorta di corona di sfere nella sua parte inferiore. A vederlo oggi parrebbe proprio un ufo, avvistato magari dal committente del quadro che ne potrebbe aver chiesto poi la “fotografia” al pittore. Certo, il tutto appare davvero improbabile: tuttavia, da quando un architetto nel 1978 ha individuato e osservato a lungo l'oggetto volante raffigurato, questa tela è diventata un'icona unica. In anni più recenti uno scrupoloso restauro e alcune analisi con le apparecchiature più sofisticate hanno escluso rimaneggiamenti o scherzi posticci. E lasciato intatto l'enigma