Viaggiatori in punta di app. E presto saranno loro a tirarci fuori dai guai
dal nostro inviato JAIME D'ALESSANDRO
Dagli uffici di Skyscanner a Edimburgo a quelli di Google Foto a Mountain View. L’intelligenza artificiale entra nel mondo del turismo. E non solo. Da Londra arriva l'applicazione della Ds-48: promette di salvare i propri clienti da situazioni difficili ovunque siano nel mondo seguendoli passo passo 24 ore al giorno
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EDIMBURGO - Il primo assaggio di futuro lo vediamo negli uffici di Skyscanner a Edimburgo, ospitati in un palazzo di vetro ad alta concentrazione di design a due passi dalla città vecchia. Nata nel 2004, valutata oltre un miliardo e 600 milioni di dollari, offre comparazione fra voli, hotel e autonoleggi ai suoi cinquanta milioni di utenti mensili. E come altre aziende del genere si prepara alla grande rivoluzione figlia dall’apprendimento delle macchine, quelle reti di processori organizzate come fossero neuroni capaci di apprendere e adattarsi alle nostre abitudini.
«Assistenti di viaggio digitali, ecco a cosa stiamo lavorando», racconta Gareth Williams, cofondatore di Skyscanner. «Oggi negli Stati Uniti, con Alexa di Amazon, si può cercare e presto prenotare un volo su Skyscanner con un comando vocale. Ma rispondere a domande complesse è una sfida diversa. Segnalare solo gli hotel che più si addicono ai nostri gusti, rintracciare volo e classe di viaggio più adatta alle nostre esigenze, essere avvertiti se ci sono offerte che davvero possono interessarci». Il problema maggiore è che per avere davvero un assistente davvero intelligente, bisognerebbe incrociare una grande quantità di dati relativi alle abitudini delle persone, dagli spostamenti tracciati dallo smartphone alle mail e ai post suoi social network. Con tutto quel che ne consegue in fatto di privacy. «I dati appartengono a sfere diverse, isole connesse ma sempre isole», nota Williams. Tradotto: sono nelle mani di aziende differenti.
E così viaggiando con le app, tenendoci comunque i nostri dubbi su come e chi tratta i nostri dati, dobbiamo accontentarci di servizi solo in parte smart: prenotare un albergo con Trivago o Booking, ricordatevi però di scegliere quelli che permettono la cancellazione senza costi aggiuntivi così la potrete eliminare se trovate un’offerta migliore, o un alloggio con AirBnB; scaricare le mappe di Citymapper da usare offline così da non spendere troppi soldi all’estero; leggere le recensioni di Tripadvisor sperando che non siano fasulle (da aggiungere ai consigli di TimeOut o di qualche altra guida degna di questo nome); prenotare un tavolo con Opentable scegliendo l’orario migliore senza dover telefonare; usare Google Translate per inquadrare il menu e avere in diretta la traduzione; chiamare un taxi con Uber senza preoccuparsi di esser fregati visto che si può controllare in anticipo il prezzo della corsa; usare BlablaCar per gli spostamenti lunghi condividendo il percorso con altre persone e riducendo sensibilmente la spesa; sfuttare Waze, Tranisit o Moovit per il trasporto pubblico e itinerari complessi.
Alcune funzionano bene, altre come Rentalcars in fatto di assistenza ai clienti e trasparenza lasciano a volte a desiderare a causa forse della poca trasparenza in fatto di costi aggiuntivi delle singole agenzie. Ma in ogni caso sono sempre più i vantaggi che gli svantaggi rispetto al passato. E ci sono app, Tripit tanto per citarne una, che incrociano le informazioni delle mail con l’agenda creando un diario di viaggio. Senza dimenticare Pokémon Go che ha il pregio di spingere a girare le città a piedi, anche se con lo sguardo incollato allo smartphone. Se volete interagire con le persone che stanno passando in quella zona, per parlare magari proprio di quale Pokémon o palestra si possono catturare, meglio Gabbermap: è una sorta di Twitter basato su mappa geografica, raccoglie i post secondo l’area di provenienza consentendo di dialogare e scambiarsi informazioni.
Poi ci sono le startup italiane, delle quali già parlammo alcuni mesi fa. Musement, che ha raccolto cinque milioni e mezzo di euro in finanziamenti, offre itinerari, guide, tour più o meno lunghi. Bastano ad esempio 40 euro per visitare tutti i luoghi di New York resi famosi da Hollywood, 34 per un giro in bicicletta per il centro di Parigi accompagnati da una guida. Insomma, si arriva in una capitale e si sfogliano le attività proposte. Giri in elicottero compresi. Waynaut, che ha ottenuto un milione di euro, combina invece i mezzi di trasporto. Si stabilisce un punto di partenza e una destinazione, e il sevizio fornisce tutte le opzioni disponibili. Poi c’è Weekend-a-gogo, anche lei ha ottenuto circa un milione di euro, che è più classica proponendo pacchetti per weekend. Chiude la classifica delle magnifiche cinque, l’app Panpan. Una volta scaricata permette di chiedere informazioni in tempo reale su un determinato luogo e riguardo aspetti disparati. Informazioni di ogni tipo: dal dove si può ricaricare il pc portatile a Malpensa alla condizione della neve sulle piste di Courmayeur.
Ma non è ancora il futuro del quale parlava Williams. «Anche non sfruttando i dati dei social, si possono fare cose notevoli», obbietta James Gallagher a Mountain View, nella sede di Google. Lavora nel team di Google Foto, app nata da un anno e con già 200 milioni di utenti. Archivia sul web i nostri scatti, libera spazio sullo smartphone, organizza automaticamente le immagini, propone collage, realizza album di viaggio, riconosce soggetti e luoghi con un buon tasso di successo. «Ora stiamo insegnando alle macchine a capire il contesto e a scegliere cosa condividere fra le immagini che davvero contano per noi», prosegue Gallagher.
In Cina WeChat, nata come un clone di WhatsApp, sta facendo mosse interessanti proprio sfruttando la capacità di raccogliere dati personali come piattaforma social e di messaggi istantanei. E integrando servizi esterni per assisterci. Si può fare il check in online, riservare il ristorante, gestire gli apparecchi smart della stanza di albergo, ricevere offerte in base a dove ci troviamo.
Da Londra invece la Ds-48, specializzata in sicurezza personale, ha appena rilasciato la sua app per iOs e presto per Android. Promette di tirar fuori i suoi clienti da situazioni difficili ovunque siano nel mondo. Anche questo è un segno dei tempi. Telefeniamo a Charles Andrews, l'amministratore delegato della compagnia, per capire come davvero funziona. 45 anni, ex membro delle Guardie Scozzesi, opera nel settore della sicurezza da tempo. «Si parte con una sottoscrizione mensile di un minimo di 70 euro per un periodo di almeno un anno. Teniamo conto della posizione del cliente, lo seguiamo con le nostre due centrali attive a in Inghilterra e in Texas 24 ore al giorno, lo aggiorniamo con informazioni personalizzate e assistenza secondo le esigenze e le zone attraversate». Il tracciamento può essere interrotto in qualsiasi momento se lo si desidera, mentre l'intelligence, garantisce Andrews, è geograficamente molto precisa. «Arriviamo a consigliare dove alloggiare, quali aree o locali evitare, e grazie al nostro network mondiale siamo in grado di inviare un medico. Ma in caso di pericolo, anche qualcuno che possa proteggere e far tornare a casa sani e salvi i nostri clienti. Nelle grandi città il tempi dell’intervento si valutano in minuti. Nelle zone rurali un massimo di cinque ore. Nelle caso servisse più tempo, siamo comunque in grado di assistere la persona fornendogli al telefono tutte le indicazioni necessarie per mettersi al sicuro in attesa del nostro intervento». Alla Ds-48 sostengono di aver saputo del colpo di stato in Turchia 20 minuti prima che la notizia arrivasse ai media. Difficile stabilire se le cose sono andate davvero così. Ma se fosse vero il loo servizio potrebbe tornare utile e l'idea della app per fornire sicurezza è nuova. Ammesso sempre che il telefono o la linea dati funzioni nel luogo dove ci troviamo.