Viaggi

Cina, l'emozione del villaggio dei panda

Una visita al Chengdu Research Base, dove vivono 120 esemplari dell'affascinante specie. Che ora sembra aver superato il rischio estinzione. Anche grazie alle nascite in cattività, come accaduto nel parco-centro scientifico del Sichuan
2 minuti di lettura
E’ inutile barare. Si entra da una porta e si esce dalla parte opposta perché davanti alla nursery della Chengdu Research Base of Giant Panda Breeding si sfila uno alla volta, in religioso silenzio. Magari con gli occhi incollati al vetro per guardare meglio nell’incubatrice quel prodigio della natura che sembra un topolino spelacchiato. Non si possono fare foto al piccolo panda gigante che dorme placido, ma qualcuno (chissà come) ci riesce. L’immagine “rubata” risulta sbiadita. Il cucciolo (prematuro) non ha nemmeno le caratteristiche “occhiaie” che ci si aspetta dalla sua razza e non le avrà per un bel po’ di tempo visto che i panda giganti nascono ciechi, tutti bianchi, pesano poco meno di un paio d’etti e prima di potersi muovere autonomamente hanno bisogno di tre-quattro mesi almeno. Nel frattempo l’esserino che i veterinari allattano e accudiscono con orgoglio ha conquistato un record: è venuto alla luce in maggio ed è il primo nato dell’anno alla Research Base, a poco meno di una decina di chilometri da Chengdu nel Sichuan.
   
Ed è proprio qui nella provincia del Sichuan - 485.000 chilometri quadrati dove vivono ben 90 milioni di persone – che si concentra il 70 per cento di questi originali animali, patrimonio vivente della Cina e mito globale dei ragazzini soprattutto dopo il successo del film Kung Fu Panda del 2008, a cui sono seguiti il numero 2 e il 3 uscito quest’anno nelle sale. Pellicole d’animazione a parte, i panda giganti hanno davvero qualcosa di strabiliante ad osservarli da vicino: riescono a mangiare bambo a ritmo serrato (ne ingurgitano quasi 13 chili al giorno) e si rotolano come orsi lungo i pendii scoscesi nonostante si muovano con la lentezza dei bradipi. E hanno gesti così buffi da sembrare quasi studiati. Non solo. Si mostrano ai visitatori in tutto il loro splendore senza timori, si arrampicano con lentezza esasperante sugli alberi e alla Research Base hanno raggiunto quota 120 esemplari su un totale di 1.864 presenti in tutta la Cina. Merito dell’habitat del parco che si estende su 92 acri, dove nel corso degli anni sono stati piantati tanti bambo da poter soddisfare la grande ghiottoneria degli animali, è stata costruita un’area di salvaguardia per i panda bisognosi di cure e una zona separata per i piccoli e le coppie.
     
Il cucciolo di panda nell'incubatrice 
Passeggiando nei viali che costeggiano grotte, avvallamenti e boschetti dove vivono i panda è facile visionare l’album di famiglia della riserva. Davanti ad ogni area abitata si trova, infatti, una specie di carta d’identità del suo abitante. La tabella di legno con la foto dell’esemplare è solo il primo dei segni identificativi, seguono il nome, il sesso, l’età, il grado di parentela che ha con i suoi “vicini” di casa, il carattere, i gusti alimentari e così via. Si svela in questo modo chi si ha davanti prima ancora di vederlo davvero.

Ma è l’incontro con quell’enorme “peluche” dal manto optical che fa la differenza. Un incontro che vale il viaggio. Ci si chiede, guardandolo, come posso sopravvivere fino a 4000 metri d’altitudine e come i pochi esemplari liberi, che vivono per lo più in montagna, riescano a procurarsi il cibo. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui si è rischiato di perdere per sempre la loro compagnia. L’altra - come è noto da tempo - è la loro scarsa propensione all’accoppiamento, che avviene sempre in primavera.
    
L'ingresso del sito 
Per fortuna la flebile passione amorosa dei panda oggi sembra sia un po’ rinfocolata e i gli esemplari giganti - se pur non in massa – hanno ormai trovato una stabile riproduzione anche in cattività.  E la riserva di Chengdu è un buon esempio.