Asturie nascoste, tra cielo e terra. Sulla via per Santiago
di GIOVANNI CEDRONE
Un itinerario nell'estremità occidentale di una regione atipica della Spagna. Da Oviedo a Granadas de Salime, un entroterra verdissimo con montagne che levano il respiro. Un percorso che spesso incrocia il celebrato Cammino
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È una delle regioni più verdi e meno aride della Spagna. Le sue coste d’estate sono prese d’assalto da migliaia di turisti in cerca di refrigerio nel mar Cantabrico. Ma se Gijon e Avilés rappresentano il volto "marino" e forse più trendy delle Asturie, esiste una parte di questa antica regione spagnola forse meno nota al grande pubblico ma di grande fascino, soprattutto per gli amanti del trekking. Si tratta delle Asturie occidentali, lì dove la cordigliera Cantabrica, senza raggiungere le altitudini dei Picos de Europa, crea scenari mozzafiato allungando le sue asperità fin verso la Galizia.
Da Oviedo a Grandas de Salime, è un susseguirsi di emozioni in uno spettacolare intreccio tra natura e storia, cielo e terra, tradizioni e buon cibo. È un percorso che coincide in larga parte con il Cammino Primitivo (patrimonio dell’umanità dal 2015), la più antica via seguita dai pellegrini per ra…
È una delle regioni più verdi e meno aride della Spagna. Le sue coste d’estate sono prese d’assalto da migliaia di turisti in cerca di refrigerio nel mar Cantabrico. Ma se Gijon e Avilés rappresentano il volto "marino" e forse più trendy delle Asturie, esiste una parte di questa antica regione spagnola forse meno nota al grande pubblico ma di grande fascino, soprattutto per gli amanti del trekking. Si tratta delle Asturie occidentali, lì dove la cordigliera Cantabrica, senza raggiungere le altitudini dei Picos de Europa, crea scenari mozzafiato allungando le sue asperità fin verso la Galizia.
Da Oviedo a Grandas de Salime, è un susseguirsi di emozioni in uno spettacolare intreccio tra natura e storia, cielo e terra, tradizioni e buon cibo. È un percorso che coincide in larga parte con il Cammino Primitivo (patrimonio dell’umanità dal 2015), la più antica via seguita dai pellegrini per raggiungere Santiago de Compostela. Il primo appuntamento con la storia è proprio nella capitale asturiana, Oviedo. Qui ebbe inizio tutta la tradizione iacobea: fu sotto il regno del re delle Asturie Alfonso II il Casto che si ebbero le prime notizie del ritrovamento della tomba dell’apostolo Giacomo e fu proprio Alfonso II che nell’829 d.C. diede vita al primo cammino iacobeo della storia. All’epoca le Asturie erano un piccolo regno che andava dalla Galizia alla Navarra, costantemente minacciato dagli arabi, all’epoca insediati su gran parte del suolo spagnolo. La felice intuizione di Alfonso diede un impulso decisivo alla Reconquista spagnola che si concluderà solo molti secoli dopo. Oviedo, salotto elegante e prezioso, ha reso omaggio al re che ha fatto la sua storia: una statua lo ritrae fuori dalla bellissima cattedrale della città, all’interno della quale si trova la statua policroma del San Salvador e, all’interno della Camàra Santa, il tesoro con la Cruz della Vittoria, emblema delle Asturie. Un antico detto popolare testimonia il grande attaccamento degli asturiani alla statua del Salvador: “Chi va a Santiago e non al Salvatore, visita il servo e non il Signore”.
Ma Oviedo è solo il punto di partenza di un percorso tutto da scoprire tra vallate, ruscelli, ponti, boschi, mulini, colline e montagne, un percorso dell’anima capace di ristorare anche gli animi più in tempesta. Si tratta di un cammino impegnativo, con pochi tratti di pianura: richiede un certo allenamento e una grande forza di volontà. Seguirlo è semplice, basta non perdere d’occhio le frecce gialle e le conchiglie di Santiago (a differenza della Galizia, nelle Asturie è la chioma della conchiglia a indicare la direzione). Si procede verso ovest, tra eucalipti e castagni, circondati dalle montagne, ma ad un tratto è ancora la storia, questa volta più recente, a fare irruzione. Ciò accade quando si raggiunge la sommità di Venta del Escamplero, teatro di una delle più cruente battaglie della Guerra Civile spagnola, pagina dolorosa della storia iberica. Con la mente il pensiero vola verso le pagine scritte da Hemingway in Per chi suona la campana. L’incipit del capolavoro dello scrittore statunitense sembra ricordare i luoghi delle Asturie: “Sulla sua testa il vento investiva, fischiando, le cime degli alberi. In quel punto il versante del monte si raddolciva ma un poco più in giù precipitava rapido, e l'uomo poteva vedere la traccia nera della strada incatramata che, serpeggiando, attraversava il valico”.
Il cammino prosegue alternando boschi e piccole stradine di campagna: le montagne, quelle vere, ancora devono arrivare, ma il terreno è già aspro sotto le suole delle scarpe. A Peñaflor, dopo il ponte sul rìo Nalon, ci imbattiamo in un terzo appuntamento con la storia: una targa ci ricorda la battaglia del 1809 quando le truppe spagnole fermarono quelle francesi durante la guerra d’indipendenza. Il puzzle della storia spagnola, passo dopo passo, incomincia a comporsi nella nostra mente.
Un paesaggio sempre diverso scorre davanti ai nostri occhi, ma ci sono dei tratti ricorrenti. Si incrociano in continuazione gli ‘horreos’, tipici granai rialzati del nord della penisola iberica, ancora molto usati da allevatori e contadini per proteggere il grano da umidità e animali; all’improvviso, anche in posti apparentemente isolati, ci si può imbattere in cappelle o piccoli luoghi di culto all’apparenza semi-abbandonati ma in realtà fulcro di piccole comunità; ovunque, onnipresenti, ci sono allevamenti delle mucche della razza asturiana: non è raro incontrarle anche in mezzo alla strada durante il percorso.
Dopo aver superato Grado, cittadina nota per le sue numerose ‘casas indianas’, le ville edificate dagli emigranti tornati ricchi dalle Americhe e facilmente riconoscibili per l’esotica commistione di stili e colori, si giunge a Cornellana, dove si può ammirare l’antico monastero del Salvador de Cordellana, edificato nell’XI secolo. Di stile romanico, colpisce per la sua imponenza ma anche per il suo stato un po’ decadente: oggi viene aperto solo per le funzioni religiose e non ospita più monaci.
Dopo Cornellana inizia il tratto di vera e propria montagna: la strada inizia a salire con più regolarità, il passo si fa più lento, il respiro più frequente. Si giunge a Salas, cittadina dominata dal palazzo e dalla torre Salas-Valdes: il pueblo ti accoglie festoso, piena di vita soprattutto nei giorni di mercato, il tempo sembra scorrere lento.
Il passaggio successivo è quello verso la sierra de La Espina: in meno di 5 km si è chiamati a ‘scalare’ un dislivello di circa 400 metri. Il paesaggio cambia sorprendentemente: l’aria si fa più rarefatta, il sole scalda di meno, le pale eoliche sulle cime, caratteristiche delle Asturie, dominano il paesaggio. Siamo già ad una altezza considerevole, circa 700 metri sul livello del mare, ma è proprio ora che cominciano i percorsi più suggestivi (e forse anche più faticosi) di questo affascinante cammino. Quello più spettacolare coincide con l’antica ‘Ruta de los hospitales’: dopo Borres ci si imbatte in un bivio in cui si può scegliere la variante di fondovalle che porta a Pola di Allande, o quella di montagna che conduce attraverso la sierra di Fonfaraon e la sierra del Palo a Berducedo, piccola frazione di montagna. Per chi ama i paesaggi di montagna e anche un pizzico di rischio, dato l’estrema variabilità del clima a 1200 metri di altezza, la scelta è obbligata.
Quello de la Ruta de Los Hospitales è un percorso di grande fascino: si giunge in zone disabitate, dove i padroni assoluti della scena sono gli animali selvatici che vi abitano, come alcune specie di cavalli. Giunti in cima si incontrano i resti di diversi Hospitales che accoglievano i pellegrini nel Medioevo: questo infatti era il percorso originario dei viandanti prima dell’apertura della variante di fondovalle. Si tratta di luoghi particolarmente inospitali, dove echeggia solo il sibilo implacabile del vento. Luoghi quasi sempre flagellati dalla pioggia e spesso immersi nella nebbia. Ma è proprio questo clima ostile a rendere affascinante il percorso: si cammina per chilometri e chilometri senza incontrare alcun insediamento umano, si è soli in balìa degli elementi naturali. Scendendo dalle montagne il paesaggio diventa quasi surreale: sopra c’è l’infinito azzurro del cielo, sotto le nuvole che coprono le valli: l’impressione è quella di essere sospesi tra cielo e terra.
L’ultimo pueblo prima della Galizia è quello di Grandas de Salime: per arrivarci si percorrono le strade che costeggiano il lago omonimo e la grande diga costruita fra il 1946 e il 1954. L’occhio si divide tra i due paesaggi: da una parte quello lacustre, dall’altro quello della valle con sulla sinistra le case, oramai abbandonate, delle migliaia di operai che hanno contribuito alla costruzione dell’opera. Superata la cittadina di Grandas e il borgo di Castro, si sale ancora sul picco Cuta a oltre 1100 metri di altezza. Poco dopo arriva il confine: la bandiera asturiana con la Cruz de la Vittoria cede il passo al drappo bianco con banda turchese della Galizia.