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Cina: il sapore estremo della Foresta di Pietra

Lungo il Fiume Giallo, millecinquecento chilometri a sudovest di Pechino, un parco geologico dal paesaggio alieno, che ha al suo interno un unico villaggio. Atmosfere antiche, da scoprire prima che la "civiltà" prenda il sopravvento
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Il nome cinese è indecifrabile e in italiano non è mai stato tradotto. C’è in inglese, ma non si trova sulla Lonely Planet e nemmeno su Google Maps:  quindi praticamente non esiste.  A queste condizioni “The Yellow River Stone Forest” - di fatto “La foresta di pietra del fiume Giallo” - può sembrare difficile da raggiungere. E infatti lo è. Per districarsi nell’immensità della Cina alla ricerca di questo parco geologico dall’aspetto ultraterreno servono spirito di iniziativa, tanta voglia di avventura e magari anche una fotografia della Foresta di Pietra: perché in questa Cina profonda l’inglese non lo parla davvero nessuno.
 
Il parco geologico è millecinquecento chilometri a sudovest di Pechino nella regione del Gansu, e costituisce quindi una "facile" deviazione per chi percorre la Via della Seta. In ogni caso meglio affrettarsi: è una destinazione turistica sempre più in voga tra i cinesi e la sua magia rischia di sfiorire in fretta. Il punto di riferimento per i trasporti è Lanzhou, metropoli dall’aria torbida da cui partono i bus per la città più vicina alla Foresta, Baiyin. Nel suo anonimo reticolo di strade, cantieri e ristoranti abitano 300 mila persone pronte a incuriosirsi davanti a un europeo come alla vista di un animale selvatico. Dalla nuova stazione dei bus – un edificio faraonico con i metal detector all’entrata ma nessuna paratia a separare la fila di gabinetti alla turca – ci sono le due corriere giornaliere per l’unico paese nel parco geologico, il Longwan Village. Neppure questo nome si trova su Google Maps e la presenza di villaggi omonimi nella Cina rende difficile trovare una traduzione in cinese affidabile: in questa stazione dei bus la fotografia del parco si rivelerà quindi essenziale.
  Dopo tre ore attraverso piantagioni di meloni e allevamenti di capre, tanta polvere e strade deserte la Foresta di pietra e il fiume Giallo appaiono all’improvviso. Solo allora si scopre di aver viaggiato in cima a un altopiano che termina con uno strapiombo su una vallata arida e rigogliosa dall’aspetto primordiale. Una distesa di picchi rocciosi alti anche 200 metri, una vera foresta di stalagmiti di sabbia e pietra modellate per quattro milioni di anni da venti e acquazzoni tropicali. Intorno pianure sabbiose e un’oasi con due villaggi, boschi e campi coltivati. Al centro dello spettacolo, sinuoso e denso di fango, il fiume Giallo.

Il Longwan village merita una pausa di due giorni e rapisce con la sua semplicità: un agglomerato di casette ai piedi dell’altopiano con strade color ocra e cortili circondati da alberi di pere e mele. Su Booking il villaggio non esiste ma non è difficile trovare un letto tra le tante guest house in cerca di clienti. La Foresta di Pietra può essere raggiunta con un’ora di cammino attraverso la Baia dell’Oasi del dragone, la distesa di frutteti e coltivazioni sorti tra il fiume e le montagne. Numerosi contadini offrono in cambio di pochi yuan un passaggio sui loro carretti trainati dagli asini, ma la scelta più avventurosa è data dalle zattere di legno che galleggiano sulle pelli di capra piene d’aria: un mezzo di trasporto dall’origine primitiva che viene gonfiato a bocca e consente di arrivare all’ingresso della Foresta grazie alla corrente del fiume Giallo. La visita del parco geologico richiede almeno mezza giornata di trekking e costeggia pareti di roccia che cambiano colore in base alla posizione del sole, oscillando dall’arancione al giallo sino al rosa. Lungo la strada in salita tra i picchi ci sono carri e dunebaggy pronti ad aiutare i meno sportivi, mentre una seggiovia conduce sul tetto dell’altopiano da cui la Foresta di pietra si svela in tutta la sua maestosità.
Nell’ottica del turista europeo la Foresta di Pietra è una destinazione naturalistica, dove camminare all’aperto in un paesaggio incontaminato così simile al momento della creazione. E’ però facile temere che a breve non sarà più così. In Cina la Foresta è un set frequente per il cinema, la televisione e le sfilate di moda; il turismo di massa è sempre più attirato e lo si nota dalle gigantografie pubblicitarie della Foresta nelle megalopoli del Paese, dai sottopassi di Xian sino alla metropolitana della lontana Pechino. Pure in bassa stagione i pochi camminatori devono stare attenti a chi preferisce fare il trekking in Suv pagando un sovrapprezzo e anche la Baia dell’Oasi del Dragone, con le sue coltivazioni di pannocchie e mele a perdita d’occhio, a breve non sarà più la stessa: centinaia di metri quadri di frutteti hanno già lasciato spazio all’asfalto e al cemento di un trionfale Ufficio del turismo, con un parcheggio capace di ricevere orde di autobus e vacanzieri. Il Longwan village resiste con le sue casette a un piano e le taverne in riva al fiume, ma i primi pacchiani banchetti di souvenir ci sono già: per schiere di alberghi e ristoranti sembra questione di tempo.