Turks e Caicos, l'eden di corallo oggi è più facile
di EMANUELA DE SANTIS
Voli anche da Roma e Milano hanno reso relativamente comodo l'accesso all'arcipelago a sud delle Bahamas, e oggi gli italiani sono la quarta nazione per presenze. Tra atolli ancora disabitati e altri sin troppo stipati di resort, la guida pratica per un tuffo nel tepore caraibico
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Spiagge morbide come borotalco, mare smeraldino, natura pressocché incontaminata: l’arcipelago di Turks e Caicos è frastagliato in una quarantina di isole a sud delle Bahamas. Molte disabitate, altre colonizzate dagli alberghi, altre punteggiate dalle ville in stile balinese dei divi di Hollywood. Da antico covo di pirati e contrabbandieri, l’arcipelago si è trasformato in moderna meta vacanziera per amanti del mare d’inverno, un paradiso di mare e natura dove la tutela di un territorio quasi vergine e lo sviluppo turistico incessante cercano un difficile equilibrio.
Turks Caicos Caraibi immagini
Fino agli anni Sessanta le isole di Turks e Caicos erano frequentate soltanto da subacquei spericolati e da scienziati in avvistamento delle balene. Oggi i voli partono anche da Roma e Milano, e gli italiani sono al quarto posto per numero di presenze sull’arcipelago caraibico. Buona parte dell’arcipelago, ricoperto di mangrovie e oasi prediletta di fenicotteri e aironi, è tutelato da parchi nazionali e riserve marine tra cui il Northwest Point, ammantato da un’impenetrabile vegetazione lungo la “iron shore”, la scoscesa fascia costiera; il Bright Reef, in cui osservare le specie tropicali nel loro ambiente; il Chalk Sound, laguna salata da cui emergono isolette popolate dalle iguane. L’isola madre - Providenciales, detta Provo - è invece una striscia di terra in cui il mare forma miriadi di lagune da cui si ricavava il sale, maggiore risorsa economica prima dell’industria del turismo. La natura, nonostante tutto, resta l’elemento più affascinante dell’arcipelago.
Tra le attrazioni la visita ai Caicos Cays per ammirare lo scintillìo di milioni di lucciole, pochi giorni dopo la luna piena; le escursioni subacquee lungo gli snorkel trails o al largo della barriera corallina di Grand Turk; il trekking, a piedi o in mountain bike, attraverso il Crossing Place Trail, la vecchia strada costiera di Middle Caicos. Mezz’ora di barca da Providenciales e si approda a Parrot Cay, paradiso di palme e mangrovie con il resortShamhala; sull’isola ci si sposta a piedi, in bici o con la macchina elettrica, facendosi largo sui sentieri che attraversano la fitta vegetazione e costeggiano spiagge deserte.
Hotel e resort di lusso hanno conquistato Grace Bay, la spiaggia icona dell’arcipelago, cinque km. di sabbia quasi impalpabile. Poche le eccezioni all’imperante kitsch degli albergoni american-style. Il Gansevoort è un boutique-hotel minimalista con stanze chic dalle tinte marine e giacigli di vimini sulla sabbia che è consentito calpestare solo a piedi a nudi. L’appartato Beach House sfoggia uno stile new-marina dai toni beige e azzurri. Villa Renaissance spalanca le sue logge sull’oceano a reinterpretare in chiave caraibica lo stile toscano-rinascimentale.
Da poco ultimato il Blu Haven Marina, approdo per yacht tra mare e laguna con annesso hotel di lusso in stile marinaro e una spiaggia segreta da cui godere, sdraiati sull’amaca, i tramonti di fuoco dei Caraibi. Vita mondana e shopping, a Providenciales, non offrono molte alternative. Dopo una crociera in barca tra le isole, una galoppata a cavallo sulla spiaggia di Long Bay o una passeggiata lungo Grace Bay per catturare con gli occhi il “raggio verde” che brilla appena prima del tramonto caraibico, le serate si prolungano in acquisti nelle boutiques di Downtown o in bicchieri di punch nei rhum-bar sulla spiaggia.
C’è però un evento da non perdere nella rustica movida locale, ed è il Fish Fry, l’appuntamento con lo street-food di Turks e Caicos, tutti i giovedì notte al Bight Children’s Park. Centinaia di turisti si uniscono ai belongers, come si definiscono gli abitanti dell’isola, per tuffarsi in mezzo ai banchetti che preparano specialità creole, il pollo “alla jerk” (salsa di peperoncini locali), il pesce fritto, il riso con cocco e gamberi, le frittelle di strombo (grosso mollusco tipico dell’isola). Oppure per scatenarsi nel conch, tipica danza da ballare agganciando un piede alla caviglia del compagno, a tempo di ripsaw, sbilenca ma palpitante musica nazionale eseguita facendo vibrare, con misteriosa destrezza, una sega a mano.