Meraviglie Art Nouveau e segreti alchemici: alla scoperta di una Praga inedita
Un capolavoro dell'Art Nouveau ignorato, i segreti degli alchimisti del Castello, il messaggio del palindromo nascosto sul Ponte Carlo, la mano disidratata di un ladro in una chiesa, il più grande tunnel aerodinamico della Repubblica Ceca, un frammento della grande piramide d'Egitto in un cimitero per cani, le lancette di un orologio che girano al contrario, una casa-museo dipinta di blu per le necessità del proprietario musicista quasi cieco. Praga è una delle città del mondo che conta il maggior numero di meraviglie nascoste ed è anche stata capitale europea dell'alchimia e dell'esoterismo nel XVII secolo. Nella guida “Praga insolita e segreta” di edizioni Jonglez - che pubblica guide in più lingue ai luoghi “insoliti e segreti” del mondo - Martin Stejskal, storico, filosofo, artista e conoscitore della capitale ceca, illustra decine di luoghi inaspettati tutti da scoprire. Eccone alcuni
"Una meraviglia dimenticata dell'Art Nouveau"
Nel centro di Liben, nei pressi del castello ma nascosta dietro una serie di villette monofamiliari, c'è la sorprendente chiesa di Sant’Adalberto (St. Vojtech), un vero gioiello dell’architettura ceca del periodo Art Nouveau. La chiesa lignea, costruita tra il 1904 e il 1905 dall’architetto Emil Králícek, sorprende i rari visitatori per l'originalità del portale in stile cubista e la strana torre a base quadrata sormontata da una cupola a bulbo, che raggiunge i 23,7 metri. La costruzione, inizialmente considerata provvisoria per mancanza di fondi, è stata poi conservata nello stato attuale per via della sua elevata qualità architettonica.
"Una meraviglia dimenticata dell'Art Nouveau"
2 di 47"La casa dell'alveare dorato"
In cima alla casa “U zlatého úlu” (all’alveare dorato), un altorilievo semicircolare mostra una roccia sormontata da un grande alveare dorato, dal quale prendono il volo delle api. Tutto intorno, una campagna solcata da valli con alberi e piante in mezzo ai quali spuntano delle rose. Nel cielo, parzialmente coperto di nuvole, sul lato sinistro brilla un sole d’oro e a destra, poco più in basso, c’è uno spicchio di luna crescente. Questa scena ci ricorda in realtà scene quasi identiche di molte illustrazioni dei Rosacroce, pubblicate nella prima metà del XII secolo. Il testo di Fludd intitolato Clavis Philosophiae et Alchymiae (1623) dipinge, ad esempio, una rosa al centro di una croce, verso la quale vola l’ape partita dall’alveare. Intorno alla rosa si legge l’iscrizione latina “Dat rosa mel apibus” (“la rosa dà il miele all’ape”). Simbolicamente, sotto la protezione dei due principali protagonisti della Grande Opera alchemica (il Sole e la Luna), l’alveare rappresenta la loggia dove avviene il lavoro dei Rosacroce, mentre le api indicano i componenti dell’Ordine, il tutto nel contesto allegorico della fratellanza e dell’aiuto reciproco.
"Il segreto dell'orologio astronomico"
Costruito nel 1410 dal maestro orologiaio Mikuláš de Kada? su progetto di Jan Ond?ej, chiamato anche Šindel, l'orologio astronomico di Praga è un capolavoro di precisione e ingegneria. La targa che ricorda il suo creatore si trova a sinistra, sotto il quadrante inferiore. La facciata dell'orologio è ricca di informazioni: ora classica in numeri romani (introdotta in Boemia nel 1547), antico orario ceco con inizio al tramonto del sole, ore planetarie, posizione del sole sull'eclittica, movimenti e fasi lunari, giorno del mese e festività (anche quelle variabili, come la Pasqua). Esiste poi una parte complessa e nascosta dell’orologio: le ruote dentate che fanno funzionare i rintocchi che si sentono ogni ora, per tutte le ventiquattro ore del giorno. La ruota piccola è divisa in sezioni dalla lunghezza variabile secondo la successione 1, 2, 3, 4, 3, 2. Durante il funzionamento essa è collegata a una grande ruota dentata, con 24 tacche sulla circonferenza esterna, in cui la distanza tra i denti aumenta successivamente e a ciascuna delle quali corrisponde un rintocco. La ruota grande compie un giro completo una volta al giorno, mentre la piccola gira 20 volte nello stesso lasso di tempo, con una velocità periferica 4 volte superiore. A quel punto, i suoi denti generano una progressione periodica, il cui esito è spettacolare: le somme di questa progressione corrispondono al numero di rintocchi della suoneria a ogni ora (in punto). Questo meccanismo ha dato origine a un modello matematico creato in onore dell’inventore dell’orologio, Jan Šindel, del quale porta il nome: “progressione di Šindel”.
"L'aureola a cinque stelle"
Giovanni di Nepomuk Wölfflin (Giovanni Nepomuceno) è un santo ceco il cui culto in epoca barocca si estese ben oltre i confini della Boemia. Secondo la Chronica regum Romanorum di Thomas Ebendorfer (morto nel 1464) e gli Annales Bohemorum (1541), Giovanni era il confessore della regina Sofia, che andò in sposa a Venceslao IV nel 1389. Giovanni aveva criticato il monarca e si era rifiutato di rivelare i contenuti delle confessioni della regina, che il marito sospettava di adulterio. Fu torturato e gettato nella Vltava nel 1393 dal lato nord del ponte, tra il sesto e il settimo pilastro, dove una targa oggi commemora l’evento. Giovanni Nepomuceno, come la Madonna, è l’unico santo ad avere un’aureola a cinque stelle, invece di quella abituale. Secondo la tradizione, essa simboleggia le cinque piaghe di Cristo e le cinque lettere della parola latina TACUI (ho taciuto – in riferimento al suo silenzio durante la tortura subita) e ricorda le stelle che, risplendendo nelle acque della Vltava, hanno permesso di ritrovare il corpo mutilato del santo e trasportato dalla corrente. Di notte, una costellazione della Corona Boreale (Corona borealis) si riflette talvolta nelle acque del fiume e anche questo elemento avrebbe contribuito alla leggenda dell’aureola stellata.
"L'uomo che scappò con un carro armato"
Il piccolo carro armato che si trova nel giardino sul retro del Museo della Polizia, a Karlov, fu costruito nel 1969-1970 da Vladimír Beneš, un abitante del villaggio di Hrušky, vicino alla citta di Breclav. E proprio con questo carro tentò di attraversare con moglie e figli la frontiera tra la Cecoslovacchia comunista e l’Austria nella notte del 19 maggio 1970. Purtroppo non andò come previsto: il mezzo ebbe un guasto proprio alla frontiera, quindi Beneš lo abbandonò lì e proseguì a piedi, lasciando la famiglia in Cecoslovacchia. Successivamente andò a vivere negli Stati Uniti. Soltanto sette anni dopo, grazie all’intervento della Croce Rossa, ottenne il permesso di far espatriare la famiglia e di ricongiungersi ad essa.
"Un bar creativo"
Lungo la Moldava, nel quartiere di Trója, un gestore piuttosto creativo ha avuto l’idea brillante di costruire un enorme e sorprendente cavallo di legno, replica del famoso cavallo di Troia, con dentro un bar. All’interno si trova un bistrot che propone una carta dei vini per la maggior parte provenienti dai vigneti locali, ed è anche galleria d’arte.
"Squadra e compasso, simboli massonici"
In un angolo della casa neo-rinascimentale all’angolo tra la Kopernikova e Šmílovského, costruita nel 1907, c’è un bassorilievo che rappresenta un ragazzino nudo, che con la mano destra tiene un compasso su un tavolo da disegno e con la sinistra un righello a T. Sopra, un cartiglio contiene un compasso e una squadra che s’intersecano in modo da comporre una stella di David, simbolo dell'esagramma e quindi segno massonico per eccellenza.
"Squadra e compasso, simboli massonici"
"Un club futurista"
Non lontano dalla stazione della metropolitana di Holešovice, una stravagante scultura metallica costituisce l’entrata del Crossclub, uno spazio multiculturale che ospita un caffè, un piccolo cinema, mostre di arte e musica dal vivo. Il vero spettacolo però è il locale stesso, per via del suo affascinante design futurista, opera del decoratore František S. Chmelik.
"La cattedrale delle acque"
Costruito in cemento armato tra il 1927 e il 1929, l’impianto di depurazione delle acque, soprannominato “Palazzo delle acque”, è una delle più belle architetture industriali di Praga e una delle opere di maggiore spicco dell’architetto Antonin Engel (1878-1958). All’inizio degli anni Cinquanta, sul lato sud, fu costruita una seconda sezione di filtrazione delle acque, sempre secondo il progetto originale di Antonin Engel, collegata alla prima tramite un ponte. L’impianto, ammodernato di recente e ancora funzionante, preleva l’acqua dalla Vltava e integra così l’approvvigionamento di acqua potabile della città, e recupera anche le acque dalle fonti del Karany e della Želivka. Nel 1952 all’interno dello stabilimento è stato aperto il Museo praghese di depurazione delle acque (Muzeum pražskeho vodarenstvi), dove è possibile visitare gli antichi impianti di filtrazione. All’interno lo spazio è separato da pareti divisorie in vetro che regalano un impressionante colpo d’occhio sui volumi dell’edificio. Nel museo sono esposte, in particolare, alcune antichissime condotte di legno risalenti all’epoca di Rodolfo II e alcune pompe ad acqua di tempi altrettanto remoti.
"Un bivio enigmatico"
All’incrocio tra la Úvoz e la Nerudova c’è la casa “U dvou slunc?” (ai due soli) che ostenta un enigmatico cartiglio, la cui cornice mostra due volti di profilo che guardano in direzioni opposte. Tra i due appare il volto di un uomo dalla folta capigliatura che domina i due soli dorati in rilievo. La posizione del cartiglio è particolarmente interessante: girando a destra si va verso il Castello dove termina la Via Reale mentre proseguendo diritti, verso “la Stella della sera” dalla Via Úvoz, il tragitto in linea retta verso ovest conduce a Hv?zda (il Castello stellato) dove Venere brilla nel cielo buio e dove termina la Via Reale esoterica. Il cartiglio è dunque un vero e proprio simbolo della scelta che si può fare in questo punto preciso della Via Reale. Il volto centrale è quello del dio Mercurio, instabile ma interiormente saggio, elemento indispensabile del processo alchemico. In base alla scelta che si farà, si potrà in effetti vincere o meno: tocca solo a noi scegliere. La prima via non è esoterica, e conduce alla fama e alla gloria. L’altra è esoterica e conduce all'elevazione e all'umiltà filosofica e spirituale.
"La casa dei misteri"
Al piano terra della torre angolare della casa di Faust, che oggi fa parte dell'Università Capitolina di Praga, c'è un affresco rinascimentale in cui sono raffigurati due oggetti tipici dell'alchimia: pestello e mortaio. Con ogni probabilità stanno ad indicare che questo era il punto della casa dove avvenivano gli esperimenti alchemici. All'inizio del XV secolo era noto che i Principi di Opava realizzavano
esperimenti di alchimia nel loro palazzo, costruito probabilmente nel XIII secolo
sullo stesso sedime su cui oggi insiste la casa dei misteri. Il palazzo venne rilevato
nel 1590 da Edward Kelley, un avventuriero inglese che fu per un certo periodo alchimista alla corte di Rodolfo II. Nel 1721 Antonín Mladota de Solopysky vi
eseguì degli esperimenti di chimica, cosi come fece suo figlio Joseph, studioso di meccanica. I Mladota producevano e vendevano un preparato “miracoloso”, ottenuto dalla roccia scistosa di Hrad?any. Le persone che visitavano la casa a quei tempi rimanevano impressionate dalle figure animate, dalle scale mobili e dai molti suoni misteriosi di cui non si capiva l'origine. Il dottor Karel Jaenig, vicario della vicina chiesa di Jan Na Skalce, vi abitò agli inizi del XX secolo e contribuì ad arricchire la leggenda sulla casa dei misteri. Di lui si raccontava che collezionasse oggetti riguardanti la morte e il patibolo, e che dormisse in una bara.
"La casa dei misteri"
14 di 47"La casa dei misteri"
15 di 47"L'antico forno da calce"
All’estremità occidentale del villaggio di Velká Chuchle, in direzione di Slivenec, si trovano gli antichi forni da calce costruiti nel 1890 dal professor J. Pacold, rettore dell’Università Tecnica ceca. Questi forni erano tecnicamente straordinari poiché in grado di trattare il calcare non selezionato, estratto da una vicina cava. I forni da calce tradizionali, in effetti, sono circolari e trattano unicamente calcare già selezionato. Prima della Seconda Guerra mondiale la produzione fu sospesa e da quel momento iniziò il degrado dei forni. Nel 2004, però, sono stati restaurati e sottoposti a un vincolo di tutela perché considerati patrimonio storico.
"L'antico forno da calce"
17 di 47"Gli affreschi della chiesa di San Gabriele"
Eretta in stile neo-romanico alla fine del XIX secolo, la Chiesa di San Gabriele
è decorata con innumerevoli affreschi della scuola di Beuron, che si sviluppò soprattutto in Germania durante quel secolo. Gli affreschi s'ispirano sorprendentemente all’antico Egitto e ritraggono vari personaggi in quel contesto, cosicché la Madonna assomiglia alla dea egizia Iside. In effetti gli dei egizi hanno profondamente influenzato il Cristianesimo il quale, quando si affermò, preferì assimilare i culti esistenti anziché eliminarli, allo scopo di ottenere una più facile adesione. Ecco dunque che vennero integrati alcuni elementi del culto mitraico (il dio Mitra era il dio del sole di origine persiana) ma anche elementi egizi, la cui forte influenza si era estesa fino alla Grecia classica e nell’Impero Romano.
"Gli affreschi della chiesa di San Gabriele"
19 di 47"Un orologio che gira in senso antiorario"
Finanziato dal vecchio borgomastro del ghetto ebraico (Mordechaïm Maisel), il municipio del ghetto (Židovská radnice), all'angolo di via Maiselova e via L'ervenä, fa parte dello stesso complesso che comprende la Grande Sinagoga, costruita nel 1577. La sua ricostruzione in stile Rococò risale al 1754. L'edificio ha un orologio con due quadranti: uno classico e l'altro con le lettere dell'alfabeto ebraico al posto dei numeri tradizionali. In ebraico tutte le lettere dell'alfabeto hanno un valore numerico e possono essere utilizzate per fare calcoli, secondo un sistema di numerologia denominato "ghematria" (dal greco "geometria"). Ogni parola ha così un valore, che si ottiene sommando i valori numerici di ciascuna delle lettere che la compongono. Le corrispondenze di lettere e cifre sono le seguenti: Aleph (1), Beth (2), Gimel (3), Dalet (4) He (5), Vav (6), Zayin (7), Het (8), Tet (9), Yod (10), Yod +Aleph (11) e Yod+Beth (12). In effetti, non esiste una corrispondenza di lettere coi numeri 11, 12 oppure 13, 14, ecc.; a tale scopo, si sommano più lettere. Inoltre, così come la lingua ebraica si legge da destra a sinistra e non viceversa, le lancette dell’orologio girano in senso inverso a quello degli orologi comuni, cioè in senso antiorario. L’orologio ebraico è stato progettato nel 1764 da Šebestián Landesberger, orologiaio reale alla corte di Praga.
Una scultura particolare
Situata tra la chiesa barocca di Nejsvétéjší Trojice (Santissima Trinità) e il palazzo dei Diamanti (in stile precubista), la statua di Giovanni Nepomuceno, opera dello scultore barocco M. V. Jäckel, presenta una singolare aureola cubista, disegnata da A. Pfeiffer nel 1913. Progettata nel 1713 dall’architetto O. Broggio, la chiesa della Santissima Trinità fu costruita su richiesta della Chiesa Cattolica greca ed è la sede dei cattolici slovacchi di rito greco-ortodosso a Praga. Costruito tra il 1912 e il 1913 in stile precubista dagli architetti E. Blecha e E. Králícek sul sito dell’ex monastero della Trinità, all’angolo di via Spálená e via Lazarská, il palazzo dei Diamanti prende il nome dalla decorazione cubista quasi completamente conservata.
"Un labirinto di pietra"
Nell’attuale giardino di Havlícek (Havlíckovy sady), a Grébovka, si estendevano in passato le due proprietà di Horní e Dolní Landhausky, acquistate intorno al 1850 dall’industriale praghese Moritz Gröbe. L’architetto Antonin Barvitius vi fece costruire al centro una splendida villa in stile neo-rinascimentale e nei giardini attorno un ampio vigneto a terrazze con un bel pergolato. Fervente ammiratore della natura, tra il 1871 e il 1888 Gröbe fece costruire un giardino all’inglese a più piani sovrapposti, sovrastato da terrazze, muri di sostegno e scale di collegamento. Il tutto circondato da muri interrotti ogni tanto da qualche varco. Gröbe aveva fama di uomo originale, che se ne stava per ore seduto nel parco da solo, a riflettere.
"Un labirinto di pietra"
"Un labirinto di pietra"
"Un labirinto di pietra"
25 di 47"Un labirinto di pietra"
26 di 47"Un labirinto di pietra"
27 di 47"Una villa affascinante"
Costruita nel 1903 da Alois Korda, l’architetto di Smíchov, secondo i canoni dell'Art Nouveau, l’affascinante Villa Helenka è stata decorata dal pittore František Kobliha. Oggi si può ancora vedere un angelo che dispiega le proprie ali dorate sulla facciata laterale, gli alti pignoni riccamente ornati di stucchi e affreschi, oltre a una meridiana in rilievo cinta da un motivo floreale.
"Un camino infinito"
Nella sala d'ingresso della biblioteca municipale (M?stská knihovna) c'è una colonna formata da circa 8000 libri. Se si guarda dall’apertura al centro, dall’alto verso il basso, essa appare come un pozzo senza fondo. Dal basso verso l’alto, invece, sembra l’interno di un camino infinito. Si tratta di uno straordinario effetto ottico, uno spettacolare senso di infinito creato con appositi specchi posti ai piedi e alla sommità della colonna. L’opera, che si chiama Idiom, è stata realizzata dall’artista slovacco Matej Krén.
"La città del 1830"
Tra il 1965 e il 1977, anno in cui morì, Rudolf Šíp creò un modellino di Praga, in scala 1:420, meno noto di quello Langweil al quale si ispirò. Il modellino di carta mostra la città di Praga com’era nel 1830: 3.220 edifici, 20 chiese, 9 sinagoghe e 5 torri. Si vede, così, una città che non esiste più: le rive del fiume Vltava prima dei lavori, la cattedrale di San Vito senza le caratteristiche torri, costruite molto più tardi, e molto altro. Dopo essere stato a lungo in un deposito, ora questo modello è esposto al Království železnic (il Regno delle Ferrovie) a Smíchov. Esiste anche un modello interattivo della capitale ceca in scala 1:1000, che occupa una superficie di 115 metri quadrati.
"Il cubito, antica unità di misura"
Sulla porta dell’antico municipio di Hradcany, costruito verso al fine del XVI secolo, un osservatore attento noterà sulla destra una banda metallica, collocata verticalmente lungo la porta. Lunga 591 mm, essa è stata per anni il campione dell’antica misura di lunghezza in vigore a Praga: il cubito. E' suddivisa in quattro spanne, una delle quali è ulteriormente divisa a metà. Il cubito fu introdotto da Re Premysl Ottocaro II nel 1228: all’epoca si era soliti, infatti, utilizzare come unità di misura per il popolo gli arti dei sovrani (piede, gomito ecc.). Nel gennaio 1765 l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria ordinò che al posto del cubito praghese si utilizzasse il cubito viennese, di uso corrente in Bassa Austria.
"Il cubito, antica unità di misura"
32 di 47"Il tempio della conoscenza"
Klamovka è una proprietà in stile Rococò, con un parco lussureggiante. Fu eretta sul sedime dell’antico vigneto voluto dall’imperatore Carlo IV, nei pressi delle vecchie mura di Praga. Il nome Klamovka deriva dalla famiglia dei Conti di Clam-Gallas, che ne divennero proprietari dalla metà del XVIII secolo. Il progetto nacque anche dal desiderio di creare degli angoli romantici in cui ospitare gli incontri galanti tra il Conte Clam-Gallas e la cantante Josefina Dušková, della quale egli era un ammiratore. Tra gli innumerevoli edifici che adornano il parco, si può ammirare il magnifico tempietto della Notte e della Conoscenza, costruito verso il 1790, e chiamato “Nebícko” (piccolo cielo o piccoli cieli) per gli spazi a vetro della cupola che imitano un cielo stellato. Dalla parte opposta e ribassata si trova una grotta artificiale. Alcuni specialisti hanno formulato l’ipotesi di una relazione tra questa costruzione e l’opera mozartiana “Il Flauto magico”, che fa riferimento al cerimoniale delle logge massoniche e nella quale appare il tempio della Conoscenza (I e II atto). W. A. Mozart nel 1787 invitò a Praga i massoni Franz Josef Anton Thoune-Hohenstein e Christian Filip Clam-Gallas: il primo era un membro di spicco della loggia viennese “Zu Wahren Eintracht”, mentre il secondo era un importante massone di Praga. Non si può escludere che Josefina Duskova abbia persino cantato a Klamovka l’aria della Regina della Notte. Nel parco si nota anche una costruzione in stile classico decorata con alcuni simboli massonici.
"Il tempio della conoscenza"
34 di 47"Il tempio della conoscenza"
35 di 47"La nave d'oro"
In cima alla casa “U zlaté lodi” (alla nave d’oro) passa facilmente inosservato il timpano a semicerchio decorato con un marinaio che indossa un cappello e sta seduto nella sua barca. A sinistra del timpano, una statua di Mercurio lo rappresenta con un elmo, un caduceo e dei sandali alati, mentre la Fortuna, a destra, tiene tra le mani una cornucopia. Se a prima vista la scena rappresenta un’allegoria e una celebrazione delle manifestazioni della nascente borghesia, un esame attento dell’orientamento del pignone rispetto alla topografia di Praga, del tragitto della nave da sinistra a destra e del pilota che fissa un punto verso nord, dove si trova la Stella Polare, ci fa supporre che il significato recondito è forse un altro. Spesso gli alchimisti nascondono il soggetto sotto al nome di nave, detta anche vascello, che ha un doppio significato: oltre a nave, anche quello di recipiente e strumento di lavoro. Navigare lungo la rotta della Stella Polare (Cynosura unica) era l’obiettivo di ogni alchimista, per evitare che la nave finisse nelle acque pericolose del Nord e naufragasse (Naufragio philosophorum). La scena marittima raffigurata nel timpano, inoltre, è adornata da statue di protettori della navigazione filosofica: Ermes, dio dei viaggiatori ma anche padre dell’opera alchemica, da cui deriva infatti il termine “ermetismo”, e Fortuna, dea del caso e della sorte, simbolo del compimento futuro, i cui attributi sono la ruota, la sfera, il timone, la prora della nave (che nel timpano si dirige verso di lei) e la cornucopia, che tiene nelle braccia.
"Il museo postale"
Con le sue ricche collezioni di francobolli, il Museo postale (Poštovní muzeum) si trova in un antico mulino, l’unico sopravvissuto a Praga, che sfuggì alla distruzione forse grazie agli straordinari interni in stile neo-Rococò. L’edificio, chiamato anche Vávruv mlýn (molino Vávra), ricostruito in stile Barocco e Classico su fondamenta rinascimentali, possiede bellissimi affreschi. Fu il mugnaio V. Michalovic, nel 1847, a chiedere all’amico Josef Návrátil, un celebre pittore ceco, di dipingergli l’interno della casa. Oggi è possibile visitare la sala da pranzo, dove si trova un’immensa natura morta con un’aragosta, e molte altre belle sale decorate, tra l'altro, da paesaggi alpini e figure di celebri capolavori teatrali e operistici dell’epoca. Nel salotto, la stufa di ceramica, originale, era stata prodotta su disegno di Josef Návratil.
"Il palazzo della leggenda del Re ranocchio"
Costruito dall'architetto O. Polívka tra il 1901 e il 1904, il palazzo U Nováku, in stile Art Nouveau, è abbellito da incantevoli motivi vegetali e splendidi mosaici, opera del pittore simbolista Jan Preisler. Sotto le finestre del secondo piano si possono vedere le sculture di due rane dalla corona d'oro e dalla sciarpa di lino rosso, un riferimento alla leggenda slava del Re Ranocchio. Secondo questa leggenda, la corona magica poteva essere rubata alla rana quando costei la deponeva a terra su una sciarpa rossa prima di entrare in acqua. Il ladro poteva raccoglierla così senza pericoli, a patto però che non si voltasse indietro.
"Il palazzo della leggenda del Re ranocchio"
39 di 47"Il vero significato della ruota d'oro"
Se ai più è nota l’insegna della ruota d’oro, sulla casa “U zlatého kola” (alla ruota d’oro) costruita nel 1787, sono pochi a conoscerne il vero significato. Sulla facciata, in alto, due angeli sollevano appena una lastra tombale, dalla quale appaiono due teste irriconoscibili. All’altezza del secondo piano, la ruota d’oro a otto raggi è inquadrata da due cartigli: uno con la testa di Atena sormontata dal suo attributo, l’egida con la testa di medusa; l’altro, a destra, con la testa di Mercurio, sopra al quale si trova un caduceo. La posizione di questa casa, nei pressi della Via Reale, consente di fornire una spiegazione di tipo “alchemico”. Dopo le fasi preparatorie del processo alchemico, la materia degli alchimisti è collocata in uno speciale recipiente inserito nella bocca del forno (l’atanor): può così avere inizio il processo di trasformazione degli elementi. La ruota degli elementi inizia poi a girare, con l’aiuto del fuoco segreto. Da questo momento, nessuno deve fermare o rallentare la rotazione. Questa fase del processo è nota anche come il “fuoco della ruota” e il suo simbolo alchemico assomiglia molto a quello dell’insegna di questa casa. La rotazione, poi, cambia continuamente i componenti della materia terrestre, prima in ignis (fuoco), poi in aria, acqua e di nuovo in materia terrestre.
"Il vero significato della ruota d'oro"
41 di 47"La simbologia nascosta del Sole nero"
Al numero 8 della Celetná Ulice, sul portale di una casa gotica, l’insegna della casa “U cerného slunce” (al sole nero) brilla dentro un cartiglio barocco riccamente adornato. Anche se questa casa è una delle più famose di Praga, il suo significato non è scontato. Collocata lungo la Via Reale, possiede anche un significato ermetico: se il Sole viene tradizionalmente associato all’oro, il sole nero, nei testi alchemici, è l’allegoria della materia prima allo stato originale, non ancora lavorata. Il sole nero deve il suo nome anche al fatto di contenere potenzialmente così tanta luce (dopo le varie operazioni alchemiche, la realizzazione della Grande Opera corrisponde anche e soprattutto a un’illuminazione spirituale) da oscurare la vista dei comuni mortali. La sua rivelazione risulta sopportabile soltanto ai grandi iniziati, illuminati dalla saggezza divina: a tutti gli altri, come il re di Persia Cambise che volle guardarlo in faccia nel deserto egiziano, sono assicurate la follia e la perdizione.
"Il castello d'acqua di Michle"
Lungo la Hanusova, al limitare dei quartieri Michle e Krc, si trova il castello d’acqua di Michle, una straordinaria torre sovrastata da un massiccio tamburo dal tetto di rame. Costruito in mattoni senza intonaco tra il 1906 e il 1907, su progetto del celebre architetto ceco Jan Kotera, è uno dei principali monumenti Art Nouveau della capitale ceca. Anche se fino al 1975 aveva fatto giungere le acque della centrale idroelettrica di Podoli al Servizio idrico di Vinohrady e Vršovice, oggi questa struttura funge unicamente da serbatoio sotterraneo. Ne è prevista la riconversione in centro culturale.
"Il guardiano della Torre"
Nascosta in cima alle scale della torre del Ponte Carlo, la statua di V?žnik (il guardiano della torre) è probabilmente la più pregevole tra le molte esistenti a Praga. Rappresenta un uomo anziano con un’enorme gobba che gli è valsa il soprannome di Quasimodo di Praga. Scolpito in pietra arenaria ormai erosa dal tempo, il gobbo in atto di genuflettersi solleva la tunica e scopre la gamba destra. Alla cintura porta un coltello in una guaina. Secondo alcuni storici, sarebbe una piccola nota d’ironia con la quale il Re Venceslao IV avrebbe risposto alla solennità simbolica delle statue erette per ordine di suo padre (Carlo IV) su questa stessa torre. Bisogna ricordare, infatti, che inizialmente la statua era visibile a tutti: guardava dall’alto, con atteggiamento maestoso, il corteo dell’incoronazione. Solo dopo il suo restauro, realizzato alla fine del XIX secolo, fu nascosta sotto il tetto. Un’altra interpretazione di questa statua la dobbiamo allo storico francese dell’ermetismo René Alleau, il quale osservò che il gesto caratteristico di scoprirsi la gamba e il ginocchio è il simbolo ermetico della confraternita del “Gruppo dei Folli” fondato a Cleves nel 1380.
"La strada degli artisti"
Via Slavíckova ha sempre avuto uno stretto legame con l’arte, a partire dal suo stesso nome. La via è intitolata oggi al grande pittore impressionista ceco Antonín Slavícek, ma fino al 1947 era conosciuta anche come via Mánesova (Josef Mánes fu un famoso pittore dell’Ottocento che decorò l’orologio astronomico della città vecchia). Alcune delle ville che si affacciano su questa via sono dei gioielli architettonici. La casa al civico 17 fu l'abitazione dell'architetto Jan Koula, che egli stesso si fece costruire tra il 1895 e il 1896 in uno stile che mescolava elementi di architettura popolare e tardogotica, dalla facciata decorata da graffiti. In una nicchia a destra dell’ingresso si trova una scultura dell'eremita Sant'Ivan, opera di Stanislav Sucharda, vicino di casa di Koula. La villa a fianco, al civico 15, venne costruita nel 1896 per Stanislav Sucharda; sulla facciata c'è un murale che raffigura Božetech, abate del monastero sul fiume Sazava, opera del vecchio pittore ceco Mikolaš Aleš. Al numero 7, di fronte, si trova la villa del pittore e architetto dell'Art Nouveau K. V. Mašek, che ricorda l’abitazione di Jan Koula, ma con maggiore ricchezza di ornamenti. Nel giardino c’è una bella terrazza dalla quale si accede a una grotta artificiale. Al civico 4 della via, infine, si trova la villa costruita nel 1907 dal celebre architetto Dušan Jurkovic.
"Le particolarità nascoste di palazzo Wallenstein"
Nella sala dei Cavalieri di Palazzo Wallenstein, un affresco sul soffitto principale mostra Albrecht de Wallenstein sotto le spoglie di Marte, dio romano della guerra che trionfa sul carro del sole, trainato da quattro cavalli. Il carro del sole è un concetto mitologico secondo il quale Elio (o a volte Apollo) guida la corsa del sole nel cielo grazie al suo carro, al quale è agganciato appunto il sole. Personificazione ellenica del sole e della luce, Elio era il figlio del Titano Iperione e della Titanide Teia. A volte Apollo, dio della luce e del sole, viene confuso con Elio, la personificazione del sole. Si differenziano, tra le altre cose, anche per il numero di cavalli che trainano il carro del sole: quello di Elios ne ha quattro (come qui), mentre quello di Apollo ne conta due (come nel celebre affresco di Guido Reni del Casino).