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Pavia. Una "capitale" da weekend

Il Ponte Coperto (foto Paolo Ribichini) 
Dal Duomo al Broletto, fino alle scoperte che si possono fare lungo il Ticino. Una città bellissima, ancor più se si riesce a visitarla di giorno festivo, quando sembra avvolta da ua calma irreale
3 minuti di lettura
Pavia, di domenica, è una città sonnolenta e un po’ pigra. In contrasto con quell’immagine giovanile e vivace che la presenza di molti studenti le attribuisce. Ma in un giorno festivo, camminare tra le sue strade significa immergersi nella sua incredibile quiete, dentro la quale riesci anche a sentire il rumore dei tuoi passi. Ma Pavia è anche la città dell’università, dei collegi e del Ticino. Una realtà a misura di studente, ricca di beni culturali. Mentre, quasi defilato, sta il suo fiume che scende dalle montagne svizzere e che ha segnato – nel bene e nel male – la storia della città.

Raggiungere Pavia è facile. In treno si impiegano 20 minuti da Milano Rogoredo. In auto si può arrivare facilmente da Torino, Milano e Genova attraverso l’A7. La stazione ferroviaria si trova nella parte est della città e proprio qui inizia l’itinerario alla scoperta della città.

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Pavia, di domenica, è una città sonnolenta e un po’ pigra. In contrasto con quell’immagine giovanile e vivace che la presenza di molti studenti le attribuisce. Ma in un giorno festivo, camminare tra le sue strade significa immergersi nella sua incredibile quiete, dentro la quale riesci anche a sentire il rumore dei tuoi passi. Ma Pavia è anche la città dell’università, dei collegi e del Ticino. Una realtà a misura di studente, ricca di beni culturali. Mentre, quasi defilato, sta il suo fiume che scende dalle montagne svizzere e che ha segnato – nel bene e nel male – la storia della città.

Raggiungere Pavia è facile. In treno si impiegano 20 minuti da Milano Rogoredo. In auto si può arrivare facilmente da Torino, Milano e Genova attraverso l’A7. La stazione ferroviaria si trova nella parte est della città e proprio qui inizia l’itinerario alla scoperta della città.

Piazza Grande e il Broletto. Raggiunta la vicina statua della Minerva, proseguite lungo Corso Camillo Benso Cavour fino alla nota e centralissima piazza della Vittoria, anche conosciuta dai pavesi come Piazza Grande, vero e proprio salotto cittadino, con i suoi locali all’aperto e i suoi ristoranti. Raggiunta la piazza, sulla destra, volgete lo sguardo verso sud e ammirate il famoso Palazzo del Broletto con il suo orologio e i suoi archi sulle balconate. Realizzato nel XII secolo, il Palazzo nasce come sede vescovile per volontà di San Damiano, vescovo della città. In seguito viene utilizzato anche per le assemblee cittadine. Oggi troverete l’ufficio turistico dove avrete ulteriori informazioni sulla piazza, sul palazzo e sulla città. Il Duomo e la torre (crollata). Il Palazzo del Broletto si trova alle spalle del Duomo. Realizzato nei secoli, si contraddistingue per i puntelli e muri di sostegno, necessari a tener su una chiesa che dall’inizio della sua storia ha sempre manifestato seri problemi strutturali. Raggiungete l’ingresso lungo via Omodeo. All’incrocio con Piazza del Duomo l’occhio cade sui resti della Torre Civica del ‘300 e crollata nel 1989. Per visitare il Duomo dall’interno durante i giorni festivi è bene tener presente gli orari delle celebrazioni per evitare di trovare il portone chiuso.

Il Ponte Coperto e il Borgo Ticino. Proseguite per Piazza Cavagneria e poi per il Corso Strada Nuova. Dirigetevi verso sud e raggiungete il Ponte Coperto, un particolare affaccio sul Ticino. Si tratta di un ponte ricostruito nel 1949 sul progetto medievale, realizzato sui ruderi di un vecchio ponte romano. Raggiungete l’altra sponda e visitate il coloratissimo Borgo Ticino con il suo suggestivo Monumento alla Lavandaia. Questo rappresenta una donna che lava i panni lungo l’argine del fiume, in ricordo delle tante lavandaie che raggiungevano il Ticino per fare il bucato. Su via Milazzo, lungo il Ticino c’è ancora un’aria antica, e il profumo del sugo che esce dalle cucine prima di pranzo. Qui barcaioli, raccoglitori di ghiaia e, appunto, lavandaie vivevano a ridosso del fiume. È un angolo della città dove il tempo viene scandito solo dalle tacche delle varie alluvioni, poste sui muri color pastello.

Un pranzo gourmet. Tornando sull’altra sponda del Ticino, imboccate di nuovo Corso Strada Nuova. Per pranzo fermatevi nella suggestiva Osteria Torre degli Aquila, realizzata all’interno dell’omonima torre dell’XI secolo, un tempo proprietà della nobile famiglia di Pavia degli Aquila. Qui si può mangiare un menù tipicamente italiano con qualche interessante rivisitazione, come il risotto allo zafferano con liquirizia e riduzione d’arancia. Purtroppo il ristorante è chiuso di domenica. In alternativa, fermatevi nella vicina Osteria della Madonna. Si tratta di un piccolo locale da pochi coperti dove mangiare una cucina che ricorda sapori di un tempo, con piatti locali e specialità italiane, anche di pesce.

Cupola Arnaboldi e le tre torri. Dopo pranzo raggiungete la vicina Cupola Arnaboldi, empre su Corso Strada Nuova. Si tratta di un edificio fatto realizzare dal conte Bernardo Arnaboldi Gazzaniga con una cupola di vetro, sotto la quale, su base ottagonale, si svolgevano varie attività commerciali. Prendete, quindi, Corso Giuseppe Mazzini in direzione est fino a via Defendente Sacchi. Questa strada conduce alle tre torri medievali, a ridosso della storica università, in piazza Leonardo Da Vinci.

Il Castello. Proseguite per Corso Cairoli e raggiungete l’imponente Castello Visconteo, vero e proprio gioiello cittadino con i suoi giardini e il suo cortile. Il castello è datato 1360 e, sotto la dinastia dei Visconti, disponeva anche di un parco di caccia che dal centro storico arrivava fino alla Certosa di Pavia. Oggi il grande edificio racchiude i Musei Civici. Da visitare al suo interno il Museo del Risorgimento e la Pinacoteca Malaspina.

Dove riposa Sant’Agostino. Infine, da via Liutprando raggiungete piazza San Pietro in Ciel d’Oro. Sulla destra, quasi nascosta sta l’omonima basilica. Si tratta di un vero e proprio gioiello non solo per la sua cupola interna dorata. Costruita nel VII secolo in epoca longobarda, è considerata uno dei monumenti medievali più importanti della Lombardia. Qui riposano le spoglie mortali di Sant’Agostino, uno dei padri della Chiesa, all’interno della cosiddetta Arca, posta sull’altare della Basilica. Si tratta di un monumento funerario del ‘300 in marmo bianco. Il tour della città termina alla stazione, che può essere raggiunta in pochi minuti a piedi seguendo viale Giacomo Matteotti e la strada provinciale dei Giovi.

La Certosa. Se avete raggiunto Pavia in auto, raggiungete anche la Certosa, complesso monumentale storico che comprende un monastero e un santuario. Si trova a 8 chilometri a nord della città, con un piccola deviazione lungo la strada di ritorno verso Milano.