Tra miniere in centro città e case in bambù: Madrid insolita e segreta
Non solo Museo del Prado, Centro d'Arte Reina Sofia, Plaza Mayor o Santiago Bernabeu: Madrid nasconde decine di luoghi del tutto inaspettati che sono illustrati (con foto, testi e modalità di visita) dalla guida “Madrid insolita e segreta” di Veronica Ramirez Muro, edita da Jonglez, casa editrice che pubblica guide in più lingue ai luoghi più insoliti delle principali città del mondo)
Sarà così possibile imbattersi in una biblioteca militare specializzata in Ufo, scendere in una miniera sotterranea nel cuore di Madrid, sapere dell’unico esorcista cattolico esistente in Spagna, percepire l’odore di mela che una volta all’anno esala il corpo intatto di Mariana de Jesús, ammirare una galleria d’arte sotterranea o una enorme camera blindata, o ancora conoscere il simbolismo nascosto di Cibele. Ecco alcuni tra i luoghi più insoliti della città descritti da questa guida.
Biblioteca La Pecera
Una volta al mese, l’associazione ''Carpetania Madrid'' organizza una passeggiata notturna nel Barrio de las Letras (Quartiere delle Lettere) che include una visita all’Ateneo e permette di accedere alla sua biblioteca, conosciuta come la ''pecera''(aquarium). All’origine, la biblioteca occupava solo la sala che oggi si chiama la ''pecera''. Questo ambiente è stato frequentato da quasi tutti gli intellettuali e i premi Nobel spagnoli. La collezione di libri, dal XVI secolo ai nostri giorni, e i fondi bibliografici, sono doni dei membri ma provengono anche da un Ordine Reale firmato nel 1838 con il governo. La biblioteca ha potuto così arricchirsi di libri provenienti dalla Stamperia Nazionale, dalla Biblioteca del Parlamento, dalla Biblioteca Nazionale e dalle biblioteche dei conventi che erano state chiuse. In questo modo fu creato un fondo bibliografico eccezionale per la sua varietà e qualità, in modo particolare per quel che riguarda il XIX secolo. Una delle curiosità è rappresentata dai libri che provengono dall’URSS e dalla Germania nazista, frutto dello scambio tra questi Stati e il regime franchista tra il 1932 e il 1936.
Un edificio di bambù
Nel quartiere dell’Ensanche de Vallecas non bisogna lasciarsi sfuggire un edificio ecologico che assomiglia a un’enorme capanna orientale: ha la particolarità di essere in bambù. Costruito dallo studio FOA (Foreign Office Architects), diretto da Alejandro Zaera e Farshid Moussavi, per la Empresa Municipal de la Vivienda, l’edificio si compone di 88 appartamenti di edilizia convenzionata, costruiti per essere resi disponibili a giovani di età inferiore ai 35 anni con stipendi bassi.
Visita privata alla Biblioteca nazionale
Il venerdì alle 17.00, solo su prenotazione, è possibile visitare la Biblioteca Nacional de Espana (Biblioteca Nazionale di Spagna), di solito accessibile soltanto ai suoi membri e ai ricercatori. Il percorso all’interno di questo edificio monumentale, costruito nel 1866 da Francisco Jareño, inizia di fronte all’emblematica statua di Alfonso X il Saggio, con una spiegazione sulla storia del luogo. Ufficialmente la Biblioteca Nazionale aprì le porte il 16 marzo 1896, anche se sin dal 1712 Filippo V decretò un privilegio reale che garantiva la posterità di ogni opera. Tale privilegio, che è in realtà l’antenato del deposito legale, dava agli stampatori l’obbligo di depositare tutti i libri stampati in Spagna affinché potessero essere conservati nella Biblioteca Pubblica del palazzo
Burrolandia. Dove si proteggono gli asini
A soli 15 minuti da Madrid, è l’unica riserva del Comune di Madrid dedicata alla protezione degli asini. E’ gestita dall’Associazione degli Amici degli Asini e si trova a Soto de Viñuelas, uno dei luoghi più selvaggi della regione. Realizzata con materiale riciclato grazie alla buona volontà dei membri dell’associazione, la proprietà permette di immergersi nella vita rurale, avvicinando asini e altri animali quali pecore, conigli, galline, maiali e un cerbiatto allevato con il biberon. Decorata con strumenti di lavoro, la casa è una sorta di museo agricolo interattivo dove si impara a conoscere il ciclo biologico dell’asino e i metodi di lavoro dei nostri antenati, con oggetti e materiali oggi caduti in disuso.
La splendida sacrestia dei Cavalieri
All’interno del Convento de los Comendadoras de Santiago (costruito tra il 1584 e il 1697) si trova la splendida Sacristía de los Caballeros (Sacrestia dei Cavalieri), luogo pieno di fascino, non visibile dalla strada. È in questa sacrestia che un tempo gli
uomini si preparavano ad essere nominati Cavalieri dell’Ordine di San Giacomo. Le suore del convento dipinsero questo vasto salone barocco in tre colori: il verde simbolo degli onori, il giallo della terra conquistata ed il rosso del sangue versato dai martiri. La sacrestia dei Cavalieri, opera di Francisco de Moradillo, fu costruita tra
il 1746 e il 1753, durante il regno di Ferdinando VI. Le pitture murali evocano alcuni segreti dell’epoca. Si dice che le rose dipinte nei vasi fossero quelle note con il nome di rose Luigi XVI; pare che siano state dipinte nel medesimo anno in cui furono coltivate per la prima volta. In un angolo della sacrestia c'è anche la bella Fuente de los Tritones (Fontana dei Tritoni), in cui i futuri Cavalieri si lavavano prima che la campanella li invitasse a passare nel salone accanto dove le suore servivano una colazione che, per non essere viste, facevano passare attraverso un passaggio.
La camera blindata dell'Istituto Cervantes
Nei sotterranei dell’edificio dell’Instituto Cervantes, la ''Caja de las Letras'' (Cassa delle lettere) è custodita in una spettacolare camera blindata, sconosciuta, realizzata nel 1944 dell’architetto Manuel Cabanyes per custodire le casseforti della
vecchia banca. Vi si accede attraverso una grande e massiccia porta circolare: un esempio della raffinata tecnologia dell’epoca al servizio della sicurezza. Nel 2007 la funzione di questa antica camera blindata cambiò completamente: divenne uno spazio legato al ricordo, concepito per sopravvivere al tempo che passa. I grandi personaggi della cultura ispanica, infatti, da allora depositano un lascito segreto in una cassaforte che potrà essere aperta solo quando, invitati a partecipare a questo progetto, l’avranno deciso o notificato per iscritto. La sede dell’Istituto Cervantes, istituzione pubblica fondata nel 1991 con l’obiettivo di promuovere e insegnare la lingua spagnola e diffondere nel mondo la cultura ispanica, occupa l’edificio della vecchia Banca spagnola del Río de la Plata, diventata in seguito Banco Central Hispano. L’edificio fu costruito nel 1918 da Antonio Palacios e Joaquín Otamendi e poi, nel 1947, ingrandito e trasformato per adeguarsi alle esigenze di una delle istituzioni culturali più prestigiose della Spagna.
I simboli nascosti della fontana di Cibeles
Cibele era una dea frigia chiamata anche Madre degli dei o Dea Madre. Era il simbolo della fertilità della natura. Il suo culto, apparso in Asia Minore, si diffuse nella Grecia antica con il nome di Potnia Theron o ''padrona degli animali'' e giunse a Roma intorno al 204 a. C.. Fu considerata la divinità del ciclo vita-morte-rinascita per la risurrezione di Atti, un semidio, presunto amante
La biblioteca del Congresso
Opera architettonica di grande qualità, per la sua concezione e per il sentimento di intimità che riesce a trasmettere, si tratta indubbiamente di una delle più importanti biblioteche del XIX secolo a Madrid. La sala di lettura, realizzata nel 1885 da Arturo Mélida, ha una struttura ovale a quattro piani con magnifici scaffali in legno di cedro e mogano, un’allegoria del tempio delle leggi, opera di José Maria de Gamoneda. Il fondo bibliografico è costituito essenzialmente dalla storia politica della Spagna contemporanea ma ci sono anche alcuni libri rari: i codicilli del XV secolo, una gran quantità di opuscoli del XIX secolo, manoscritti e incunaboli
Il museo della farmacia spagnola
Le persone interessate alla storia dell’attività farmaceutica spagnola troveranno in questo museo una vasta collezione di materiale utilizzato nel corso dei secoli per la preparazione, la conservazione e la somministrazione di medicine. Tra i pezzi del museo sono da notare, tra l’altro, le collezioni di scatole in legno policromo, i vasi di ceramica e i mortai, così come le ricostruzioni di antichi laboratori: una farmacia catalana del XVIII secolo, una ispano-araba del XIV secolo con gli strumenti tipici dell’alchimia o quella dell’ospedale San Juan Bautista di Astorga.
L'Angelo dell'Apocalisse
All’ingresso del cimitero de la Almudena c’è una cappella la cui cupola è coronata da un angelo che i madrileni chiamano Faust: è seduto e tiene posata sulle ginocchia una tromba, protagonista di un’oscura leggenda. La statua ha una storia assai curiosa, legata all’inaugurazione del cimitero di Nuestra Señora de la Almudena, patrona di Madrid: il cimitero aprì un anno prima del previsto, il 15 giugno 1884, a causa di un’epidemia di colera che colpì la città e che motivò la creazione di un camposanto provvisorio, il cimitero delle epidemie. Inizialmente la statua di Faust era proprio accanto all’ingresso del cimitero. Ma i madrileni temevano questo personaggio, poiché rappresenta l’angelo che annuncia il Giudizio Universale e che proclama con la sua tromba il giorno in cui i morti ritorneranno alla vita. Inventarono dunque immediatamente delle storie a proposito del suono dello strumento musicale: alcuni dichiararono solennemente di aver visto un morto camminare tra le lugubri tombe del cimitero mentre si udiva suonare lo strumento. Sentirlo significa infatti che la morte non è poi così lontana. Il terrore provocato da questa statua fu tale che essa fu spostata e modificata. Fu così che nel 1924 (secondo le fonti più sicure), l’architetto García Nava la collocò in cima a una cappella in stile modernista rendendola meno visibile
Un gigantesco forno per la ceramica
Nascosta nel verde del Parque de l’Oeste, c'è una giara in terra (tinaja) alta più di 15 metri, la cui porta è chiusa a doppia mandata. Questo gigantesco forno per ceramica apparteneva alla Real Fábrica de La Moncloa (Manifattura Reale de La Moncloa), costruita nel 1817 per volontà dalla regina Maria Isabella di Braganza, sposa di Ferdinando VII, che intendeva in questo modo sostituire la Real Fábrica del Buen Retiro andata completamente distrutta durante la Guerra d’Indipendenza. La realizzazione del forno, considerato un importante elemento d’architettura industriale, è avvenuta successivamente alla costruzione della manifattura, si ritiene nel 1881. La Tinaja si trova su terreni che appartengono ad un commissariato quindi per visitarla è necessario chiedere l’autorizzazione.
Il Museo privato della gioielleria Grassy
Inaugurato nel 1953, questo museo molto discreto espone la collezione personale di Alejandro Grassy, fondatore del negozio. Ci sono orologi di tutti i tipi: d’ufficio, a colonne, a bilanciere, a catena o in stile Impero, la maggior parte francesi, inglesi e tedeschi. Il museo presenta anche una magnifica collezione di orologi giapponesi del XVIII secolo. Quasi tutti questi modelli indicano l’ora ma in genere hanno solo una funzione decorativa e sono una testimonianza dello stile di vita a partire dal XV secolo
I motori dell'antica metropolitana
L’hangar di “Motores de Pacífico” impressiona con i giganteschi motori diesel di questa antica centrale elettrica, destinata oggi a raccontare la storia dell’ingegneria sotterranea di Madrid. Costruito tra il 1922 e il 1923, l’hangar di “Motores” fu avviato nel 1924 per garantire e completare l’alimentazione elettrica della nuova rete della metropolitana, la cui prima linea era stata inaugurata nel 1919 da re Alfonso XIII. Simbolo dello sviluppo costante e della modernizzazione della città, la centrale, che all’epoca era la più potente di Spagna, ebbe anche un ruolo storico. Come la rete della metropolitana, servì da rifugio e deposito durante la Guerra Civile. L’Hangar de Motores fornì l’energia elettrica alla città quando il conflitto aggravò le restrizioni sugli approvvigionamenti. Mano a mano che le compagnie elettriche riuscirono ad assicurare e regolare l’approvvigionamento della capitale, il macchinario divenne obsoleto e smise di funzionare nel 1972. La chiusura definitiva avvenne nel 1987. I macchinari ed altri elementi sono stati puliti e restaurati.
Un'insolita cattedrale fatta di materiali riciclati
Una delle cattedrali più insolite del mondo si trova in calle del Arquitecto Antonio Gaudí, a Mejorada del Campo. Questo curioso monumento è opera dell’ottuagenario Justo Gallego Martínez che, da quasi mezzo secolo, dedica ogni sua energia alla costruzione di questo originale tempio realizzato con materiali riciclati e senza alcun aiuto. Don Justo, che dovette abbandonare la vocazione religiosa in gioventù a causa della tubercolosi, nel 1961 decise di dedicare la propria vita alla costruzione di questa cattedrale consacrata alla Vergine del Pilar. Architetto autodidatta creò su terreni ereditati dai suoi genitori la sorprendente struttura che possiamo vedere oggi. Cominciò a finanziare il suo progetto vendendo i suoi beni, ma con il tempo finì con il ricevere offerte. Justo ha trovato l’ispirazione consultando libri sui castelli e le cattedrali, ha utilizzato materiali riciclati di ogni tipo, come la ruota di bicicletta che funge da puleggia e, tra le gallerie irregolari e le scale a chiocciola, ci sono colonne ricoperte di bidoni di prodotti chimici e archi fatti con pneumatici dei camion. Quel che inizialmente poteva sembrare una pazzia oggi è una realtà fatta di una cupola alta 40 metri, con un diametro di 11 all’interno e vecchie sedie di scuola che aspettano l’ora della funzione
La casa delle lucertole
La Casa de los Lagartos (La casa delle lucertole) prende il nome dai lucertoloni che sostengono il cornicione. Ideata da Benito González del Valle per ospitare degli appartamenti da affittare, questo edificio ha anche la particolarità di possedere una facciata undici volte più lunga che larga. Se la si osserva dalla calle San Mateo e Hortaleza ci si rende conto che l’edificio non raggiunge i 5 metri di profondità. Il Comitato per la tutela della salute della municipalità di Madrid, ritenendo che l’edificio necessitasse di cortili interni, minacciò la realizzazione del progetto. L’architetto, allora, risolse il problema collocando la scala al centro dell’immobile e realizzando per ogni piano due appartamenti le cui stanze, anche il bagno, davano sull’esterno. Grazie ad una struttura metallica vennero aperte molte finestre che lasciavano entrare la luce. L’edificio è particolare anche perché è uno dei rari esempi a Madrid del movimento pre-razionalista viennese, la cui principale caratteristica è la sobrietà geometrica e la simmetria degli elementi decorativi. Dopo il recente restauro, l’edificio ha ritrovato la magnifica decorazione che riprende le linee direttive della scuola di Vienna diretta da Otto Wagner.
Una miniera in pieno centro
Nel cortile della Escuela Técnica Superior de Ingenieros de Minas (Scuola Tecnica Superiore per Ingegneri Minerari) nella calle Ríos Rosas, non lontano dal Paseo de la Castellana, vi è l’entrata di una miniera molto particolare. Da questa miniera non è mai stato estratto alcun minerale ed in un certo periodo è servita unicamente per gli esperimenti degli studenti. La miniera sperimentale deriva il suo nome da Marcelo Jorissen, direttore della scuola nel 1967 che, in quello stesso anno, ne ordinò la costruzione. In seguito, la miniera fu convertita in un semplice ed originale museo in cui oggi si possono vedere le tecniche tradizionali di lavoro minerario. È costituita da pozzi verticali di 15 metri di profondità ed è dotata di una struttura in ferro battuto, utilizzata per far scendere le gabbie con gli uomini e il materiale, ed una galleria che arriva fino alla calle Ríos Rosas. Vi si accede attraverso una grande entrata: si scendono 75 gradoni e, man mano che si procede verso l’interno, si percepisce l’umidità sotterranea. Sul fondo si apre una galleria attraversata da rotaie su cui giacciono dei piccoli vagoni. Il percorso permette di osservare le varie forme di armature in legno (il puntellamento delle gallerie nelle miniere), le travi e le casseforme. Ciò che rende più affascinante questo luogo è l’autenticità degli elementi che lo compongono: l’armatura, i vagoncini, le rotaie e le pietre che sostengono il percorso sotterraneo provengono da miniere reali.
Una volta sorprendente
La chiesa di San Antonio de los Alemanes (Sant’Antonio dei tedeschi), nascosta dietro muri austeri nel cuore della città, è lontana dai percorsi turistici. Appena varcata la soglia si è subito colpiti dallo spazio elicoidale completamente ricoperto dagli affreschi che rappresentano le scene della vita di Sant’Antonio da Padova (1195 – 1231), il santo patrono dei viaggiatori, dei poveri, dei muratori, dei cartolai e delle donne sterili. Si tratta di scene molto teatrali, com'era d’uso all'epoca in cui i principali drammaturghi e scrittori (Lope de Vega, Tirso de Molina o Calderón de la Barca) intrattenevano dei legami molto stretti con la religione. Il tema centrale della volta, chiamato ?San Antonio ascendiendo hacia la Virgen? (l’Apoteosi di Sant’Antonio) è opera di Francisco Carreño de Miranda e rappresenta il santo portoghese che sale verso la Vergine che l’attende su una nuvola, circondata da angeli. I dipinti della prima pala sono di Vicente Carducho, contemporaneo di Velázquez, il magnifico altare maggiore è di Miguel Fernández e le sculture di Francisco Gutiérrez. La chiesa fu fatta costruire nel 1606 per volere di Filippo II che desiderava offrire un luogo di culto ai portoghesi residenti a Madrid.
Il “miracolo” di San Pantaléon
Il 26 luglio di ogni anno il sangue di San Pantaléon, che si trova in un reliquiario
nella Chiesa del Real Monasterio de La Encarnación, si liquefa. Da notare che la Chiesa non si è mai pronunciata su questo “miracolo di San Pantaléon”. Secondo la tradizione, e come a Napoli per il sangue di San Gennaro, la mancata liquefazione sarebbe di cattivo augurio e annuncerebbe grandi catastrofi, come avvenne nel 1914 per la Prima Guerra Mondiale e nel 1936 per la Guerra civile. Fino al 1993 i fedeli potevano baciare il reliquiario nel quale è contenuto il sangue, ma a causa delle scene di esaltazione che ciò provocava, e dei danni causati alla reliquia, farlo fu vietato. Attualmente il “miracolo” viene proiettato su schermi televisivi a circuito chiuso che vengono installati apposta per l’evento. Il reliquiario appartenne al Vaticano fino a quando papa Paolo V l’offrì a Juan de Zuñiga, vice-re di Spagna e di Napoli, che nel 1611 lo donò a sua volta al monastero de La Encarnación, dal momento che sua figlia Mariana de Jesus aveva preso i voti e viveva lì. Il convento non conserva soltanto il sangue del santo ma anche altre reliquie non meno importanti per i fedeli, tra cui otto braccia di martiri, una gamba di Santa Margherita, una parte della schiena di San Tommaso di Villanueva, un braccio di Sant’Isabella assieme ad altre disposte in 700 reliquiari.
La Biblioteca delle Scuole Pie
La Biblioteca Escuelas Pias de l’Universidad Nacional de Educacion a Distancia (UNED, Università Nazionale per l’Istruzione a distanza) fu costruita in modo sorprendente sulle rovine della chiesa delle Escuelas Pias de San Fernando. Per molto tempo le rovine furono utilizzate come discarica improvvisata del quartiere fino a quando, tra il 1996 e il 1999, l’architetto J.I. Linazasoro avviò il complicato progetto di restauro e reintegro dei resti della scuola e di costruzione di un edificio a
nove piani. Malgrado la trasformazione, l’architetto riuscì a conservare l’elemento caratteristico della vecchia scuola, l’immenso arco a tutto sesto sormontato dal blasone delle Escuelas. Attraverso questo arco si accedeva ad una rotonda composta da otto colonne e da una magnifica cupola. Fondate nel 1729, le Escuelas Pias furono le prime scuole di Madrid dell’Ordine dei Piaristes (Scolopi). La scuola, che accoglieva bambini provenienti da ambienti umili, a quell’epoca era considerata rivoluzionaria perché costituiva la prima istituzione per sordomuti in Spagna. Le rovine sulle quali fu costruita l’attuale biblioteca erano quelle della chiesa della scuola, edificata tra il 1763 e il 1791 dal frate Gabriel Escribano, e distrutta nel 1936 durante la Guerra Civile.
Il giardino enigmatico della Casa Riera
Il giardino della Casa Riera è nascosto dal cancello attraverso cui si accede all’edificio che si trova al numero 1 della calle Marqués di Casa Riera. Si dice che qui un antenato del marchese di Casa Riera ebbe un terribile dispiacere d’amore: nel suo giardino venne trovato il corpo senza vita di un uomo trafitto da una spada, e quello di una donna vestita di bianco. Nessuno seppe mai chi li avesse assassinati. Si seppe solo che, nel punto in cui fu commesso il crimine, i parenti del marchese fecero piantare un cipresso. Il marchese abbandonò il palazzo subito dopo la tragica scoperta ed ordinò che rimanesse inabitato fino alla morte del cipresso. Questa volontà fu generalmente rispettata; nessuno dei successivi proprietari infatti rimase a lungo nella dimora che alla fine andò distrutta. Agli inizi degli anni '30, venne costruito un altro immobile, opera dell’architetto Rodríguez Avial, che divenne fino al 1977 una delle sedi principali dei franchisti. Per molti anni non ci fu più un giardino, fino a quando i paesaggisti Carmen Añón e Myriam Silber, negli anni '90, nel luogo stesso in cui si trovava il giardino della leggenda nera, crearono un nuovo parco in accordo con lo stile del nuovo edificio ma anche con la Madrid dell’epoca del cipresso e della coppia assassinata. Il giardino è circondato da un viale che passa sotto una pergola coperta di fiori e piante.
La nonna amante del rock
Uno dei monumenti più insoliti di Madrid (e il solo il cui personaggio derivi dalla cultura popolare) è senza ombra di dubbio quello dedicato a Ángeles Rodríguez Hidalgo (1900-1993), più nota negli anni '80 come “la abuela rockera” (la nonna rocker). Opera dell’artista Carmen Jorba, il busto in bronzo della nonna rocker fu collocato in calle Peña Gorbea nel 1998, cinque anni dopo la sua morte e due anni dopo il mitico concerto che si tenne nella sala Canciller con cantanti e gruppi come Rosendo, Miguel Ríos, Esturión, Asfalto, Sobredosis e Ñu. Scopo del concerto era raccogliere fondi per il monumento e in questo modo rendere
omaggio alla grande amica dell’heavy metal spagnolo. Ángeles Rodríguez Hidalgo era un’anziana signora che non toglieva mai la sua giacca di cuoio, di origine argentina, ma madrilena di adozione, fan degli AC/DC. Iniziò a interessarsi al rock e all'heavy metal quando aveva già una certa età e durante gli anni ’80 non si perse nessun concerto e nessun festival. Divenne così un personaggio popolare e rispettato tra i giovani. Il suo carisma e il suo modo di vestirsi la fecero diventare un dolce personaggio della notte spagnola e le sue conoscenze musicali le permisero di animare una rubrica della rivista Heavy Rock dal titolo “Abuela Consulta” (La Nonna risponde) dove rispondeva alle domande sull’heavy metal.
Un meraviglioso Rubens sconosciuto
Il capolavoro El martirio de San Andrés (Il martirio di Sant’Andrea) del pittore barocco Peter Paul Rubens è conservato presso la Fondazione Carlos de Amberes, ma è sconosciuto anche ai madrileni. La storia di questa istituzione ebbe inizio nel 1594 quando Carlo d’Anversa cedette svariati immobili della calle San Marcos per creare un ospizio per i pellegrini e gli indigenti provenienti dai Paesi Bassi. Fu così che nel 1606 nacque l’Ospedale di San Andrés de los Flamencos e la sua cappella. L’edificio originale fu distrutto nel 1848 e il nuovo fu ricostruito nel 1877. Sono ancora visibili il “jubé”, il luogo dove si trovava l’altare maggiore e dove ora è collocato lo straordinario quadro di Rubens che ha ancora la cornice originale realizzata dagli ebanisti Abraham Lers e Julien Beymar, che erano al servizio di Filippo IV. Il quadro, commissionato nel 1635 da uno dei benefattori dell’ospedale, un agente della Stamperia Palatina di Anversa, rappresenta in maniera estremamente drammatica una parte del martirio patito da Sant’Andrea. Il santo è raffigurato su una croce a forma di X mentre i soldati lo legano, due donne ai suoi piedi pregano e un altro soldato indica il martire.
Affreschi in un negozio, ex fabbrica di pianoforti
Niente lascia presagire che il negozio Rustika, tra la gran quantità di oggetti di decorazione e di mobili, celi al suo interno un doppio tesoro artistico: gli affreschi del pittore Zuloaga ed il botteghino della vecchia sala da concerto Montano, di cui
occupa l’edificio. La fabbrica di pianoforti Montano, con la sala da concerti, apparteneva alla famiglia omonima, composta da grandi appassionati della musica classica che dal 1838 si dedicarono alla fabbricazione dei pianoforti spagnoli. L’edificio che attualmente ospita il negozio di decorazione fu costruito da un altro membro della famiglia Montano e, sulla facciata, è ancora visibile la sagoma dell’iniziale del nome di famiglia ?M?. L’edificio e la sala da concerti vennero aperti alla fine del XIX secolo – inizi del XX, molto tempo dopo la stessa fabbrica. Gli affreschi del negozio Rustika, opera del pittore e ceramista madrileno Daniel Zuloaga (1852-1921), costituiscono un’altra piacevole sorpresa.
Un angelo che precipita dal cielo
Quest’angelo precipitato dal cielo sulla terrazza al 3 di calle Milaneses, con la testa verso il basso e le ali storte, è stato messo in relazione al Monumento dell’Angelo Caduto dei giardini del Buen Retiro, considerato da molti uno dei rari omaggi a Lucifero esistenti al mondo. Senza troppo successo si è anche cercato di avvicinare la scultura ad Icaro, che si è bruciato le ali per aver voluto volare troppo alto. In realtà la scultura è stata realizzata da Miguel Ángel Ruiz nel 2005, il titolo è Accidente aereo (Incidente aereo) ed il personaggio non è ispirato né al diavolo né a Icaro. Per l’artista è un uomo che è uscito a passeggiare 10.000 anni fa e che ha scelto di tornare volando sulla schiena, guardando così il cielo e giocando con le nuvole. È per questo che non si è reso conto che durante la sua assenza erano state costruite delle città dove prima c’erano solo campi.
Un edificio a corona di spine
L’edificio che ospita l’Instituto del Patrimonio Histórico Español (l’Istituto per la salvaguardia del patrimonio storico spagnolo) è indubbiamente una delle costruzioni più impressionanti dell’architettura contemporanea spagnola. La “Corona di spine” è stata realizzata dagli architetti Fernando Higueras e Antonio Miro, incaricati nel 1965 dalla Direzione Generale delle Belle Arti di creare un Centro per il restauro delle opere d’arte. L’edificio divenne successivamente Centro d’Arte Contemporanea, sede dell’Università a distanza, Biblioteca dell’Università Complutense, sede del Tribunale Costituzionale ed infine, nel 1985, l’Instituto
del Patrimonio Histórico Español. L’edificio in forma circolare, con un raggio di 40 metri, è diviso in 30 principali settori che corrispondono ai 60 moduli che animano la facciata. Quest’ultima è coronata da una serie di spuntoni in cemento che danno origine al nome dell’edificio. All’interno una copertura in vetro, rinforzata da una struttura metallica, permette alla luce di inondare l’edificio. Il visitatore può a ammirare dai corridoi il restauro dei quadri storici ed anche accedere alla biblioteca circolare, progettata dagli stessi architetti, i cui mobili riproducono le sagome a forma di spuntoni dell’esterno.
Simbologia della Vergine nera di Almudena
La Vergine nera della Cattedrale de Santa María la Real de la Almudena è una riproduzione della statua originale che prese fuoco durante l’incendio della chiesa di Santa María, sotto il regno di Filippo II. La statua attuale risale alla fine del XVI secolo, anche se si ritiene che la testa e le mani della Vergine, ed anche la testa del bambino Gesù, potrebbero appartenere alla statua originale. La leggenda racconta che la statua della Vergine fu portata a Madrid nel 38 d.C da San Calocero, uno dei dodici discepoli dell’apostolo Santiago (San Giacomo il Maggiore). Molto tempo dopo, nel 712, durante la sconfitta del re visigoto Roderico nella battaglia di Guadalete e la presa della piccola cittadina di Madrid da parte degli Arabi alla guida di Tariq e Moussa, i cristiani madrileni nascosero la statua della Vergine in una buca della almudena, che in spagnolo significa cittadella. Con il passare degli anni i cristiani dimenticarono il luogo in cui l’avevano nascosta. Nel 1085, quando le truppe di El Cid (il famoso cavaliere spagnolo) si avvicinarono alla cittadella, un pezzo di muro cadde nel punto in cui si trovava la Vergine miracolosa. Fu in quel preciso punto che le truppe entrarono e ripresero possesso della città. Successivamente, il re Alfonso VI di Castiglia ordinò che la scultura fosse collocata sull’altare della chiesa di Santa María de la Almudena, che da moschea divenne chiesa. La Vergine nera è anche simbolo della fertilità nei villaggi in cui si coltivava la terra.