“Praga non molla nessuno di quelli che ha catturato”. Non tutti gli amanti della capitale ceca amano il bestseller “Praga magica” di Angelo Maria Ripellino, ma nessuno è in disaccordo con questa affermazione. Perché la città di Kafka e Dvorák, di Keplero e di Mucha aggancia il cuore al primo viaggio e finisce per esigere un ritorno.
Ci riesce raccontando storie da ogni pietra e incantando l’occhio con architetture fiabesche, sovrapposizione di stili e vedute fluviali. Il Ponte Carlo, che attraversa la Moldova dal 1357, è il cuore del sortilegio: nonostante le fiumane di turisti che lo percorrono ad ogni ora del giorno, il suo acciottolato e le trentadue imponenti statue barocche gli conservano una dignità quasi sacrale. La vista è meravigliosa dai tutti i lati, con la lunga mole del Castello sulla collina, la cupola barocca di Sv Mikulas nel sottostante quartiere di Malá Strana, la torre del ponte di Stare Mesto dall’altra parte, le curve della Moldova più in là. Per goderselo in pace, sarebbe meglio attraversarlo la mattina presto, in compagnia di soli lavoratori praghesi; la luce migliore, però, è quella del crepuscolo.
A Staré M?sto, la città vecchia, di impronta medievale, la star è la piazza principale, con le facciate ognuna diversa dall’altra, le guglie gotiche della chiesa di Tyn, quasi soffocate tra le case, l’orologio astronomico che ad ogni ora mette in scena un balletto di personaggi tutti i giorni dal 1490 e la mole barocca della chiesa di Sv Mikulas (omonima di quella di Malá Strana) col suo interno dall’andamento teatrale. Il quartiere è di un’omogeneità storica e insieme di una varietà decorativa eccezionale, e basta allontanarsi dalla affollatissima Karlova (il percorso quasi obbligato dalla piazza al Ponte Carlo – attenzione qui ai tassi degli uffici di cambio, che spesso nascondono trappole) per godere di angoli di grande tranquillità. Molto piacevole, ad esempio, percorrere la Husova o la Liliova verso Betlémské Nám?sti, dove predicò il riformatore Jan Hus, oppure inoltrarsi lungo la Tynska, alle spalle della piazza.
Anche le strade di Josefov, il ghetto ebraico, interamente ricostruito nel 1800 con grandi viali e palazzi signorili, che oggi ospitano firme del lusso, sono generalmente tranquille. Delle cinque sinagoghe visitabili, la più interessante è forse la Staronova, “Vecchio-Nuova”, la più antica sinagoga d’Europa ancora aperta al culto, con un elaborata griglia in ferro battuto a proteggere la Torah. Di forte impatto emotivo la Pinkasova, trasformata in un memoriale per i quasi 80mila ebrei cechi uccisi nell’Olocausto, e ancora più emozionante l’annesso antico cimitero, utilizzato fino al 1700, dove le lapidi si affollano l’una sull’altra tra scorci della città. La Sinagoga Spagnola, ispirata all’Alhambra di Granada, è la più riccamente decorata, e ospita una mostra sulla storia della comunità ebraica praghese.
Altro genere di decorazioni, ma altrettanto spettacolari, attendono nell’Obecni Dum, municipio, ma in sostanza un centro culturale polivalente, in stile art nouveau alle porte della Città Nuova. Uno scrigno di mosaici, lampadari d’ottone, tappezzerie in seta, vetrate colorate, cui hanno partecipato i maggiori artisti della Secessione. Cuore pulsante della Città Nuova è Piazza Venceslao, sorta di ampio viale, teatro delle maggiori manifestazioni di protesta degli ultimi secoli, e vivace mescolanza di stili, dal realismo socialista al liberty, dal neorinascimentale al modernista. Da qui si può imboccare Narodni, l’arteria commerciale che conduce verso la Moldova. Un tempo era il fulcro della café society praghese, oggi vanta due caffè storici sopravvissuti, il Louvre e lo Slavia. Qui ha sede anche il teatro nazionale e Nová Scéna, sede della compagnia Laterna Magika, l’interprete più innovativo del teatro in nero.
Proseguire attraversando il fiume sul Ponte di Legií ha due vantaggi: offre una veduta completa del Ponte Carlo e della due rive, e porta direttamente sulla penisola di Kampa, la zona più quieta e deliziosa della già tranquilla Malá Strana, il quartiere ai piedi del castello. Verdissima e silenziosa, Kampa nasconde un gioiellino, l’omonimo museo di arte moderna (http://www.museumkampa.com/en/), dedicato alla sorprendente collezione privata della famiglia Mladek. Un ottimo modo per avvicinarsi all’arte ceca, anche degli anni della rivoluzione, in una struttura innovativa ricavata da un antico mulino, con vedute spettacolari sul Ponte Carlo. Da poco lontano parte la funicolare per salire sulla collina di Petrin, sulla cui sommità spicca una Tour Eiffel in miniatura, costruita per l’Esposizione di Praga del 1891. Il panorama sul castello e sul resto della città è eccezionale. Si passeggia nel verde fino al monastero di Strahov, che vanta una ricchissima biblioteca settecentesca, e ci si inoltra nel quartiere. Il complesso del Hrad è il più grande al mondo, fa parte del patrimonio Unesco e comprende, oltre alla colossale cattedrale di San Vito (iniziata nel 1344 in stile gotico, e terminata nel 1929 in neogotico), la quasi commovente basilica di San Giorgio, piccola e romanica, e una Pinacoteca con qualche bel Cranach e Tiziano.
Si può tornare nella città vecchia scendendo per i bei giardini terrazzati del castello, che sbucano a Malá Strana, oppure approfittare dell’ottima rete di tram per raggiungere il Palazzo delle Esposizioni a Holešovice, sobborgo residenziale del XIX secolo. Il palazzo ospita la collezione del XIX e XX secolo della Galleria Nazionale, ed è un’opera d’arte in sé: sette piani di capolavoro funzionalista, che lasciò impressionato persino Le Corbusier. La collezione francese è la più ricca, e le mostre di contemporanei sempre interessanti. Una passeggiata per Holešovice permette di entrare in contatto con la vita quotidiana praghese lontana dal turismo: niente Starbucks, concerti di Vivaldi e fotografie del ponte, ma qualche piccolo negozio di design e cartelloni di locali jazz, la cui scena è molto vivace. Anche questo cattura, e invoglia al ritorno.
Info qui
Ci riesce raccontando storie da ogni pietra e incantando l’occhio con architetture fiabesche, sovrapposizione di stili e vedute fluviali. Il Ponte Carlo, che attraversa la Moldova dal 1357, è il cuore del sortilegio: nonostante le fiumane di turisti che lo percorrono ad ogni ora del giorno, il suo acciottolato e le trentadue imponenti statue barocche gli conservano una dignità quasi sacrale. La vista è meravigliosa dai tutti i lati, con la lunga mole del Castello sulla collina, la cupola barocca di Sv Mikulas nel sottostante quartiere di Malá Strana, la torre del ponte di Stare Mesto dall’altra parte, le curve della Moldova più in là. Per goderselo in pace, sarebbe meglio attraversarlo la mattina presto, in compagnia di soli lavoratori praghesi; la luce migliore, però, è quella del crepuscolo.
A Staré M?sto, la città vecchia, di impronta medievale, la star è la piazza principale, con le facciate ognuna diversa dall’altra, le guglie gotiche della chiesa di Tyn, quasi soffocate tra le case, l’orologio astronomico che ad ogni ora mette in scena un balletto di personaggi tutti i giorni dal 1490 e la mole barocca della chiesa di Sv Mikulas (omonima di quella di Malá Strana) col suo interno dall’andamento teatrale. Il quartiere è di un’omogeneità storica e insieme di una varietà decorativa eccezionale, e basta allontanarsi dalla affollatissima Karlova (il percorso quasi obbligato dalla piazza al Ponte Carlo – attenzione qui ai tassi degli uffici di cambio, che spesso nascondono trappole) per godere di angoli di grande tranquillità. Molto piacevole, ad esempio, percorrere la Husova o la Liliova verso Betlémské Nám?sti, dove predicò il riformatore Jan Hus, oppure inoltrarsi lungo la Tynska, alle spalle della piazza.
Anche le strade di Josefov, il ghetto ebraico, interamente ricostruito nel 1800 con grandi viali e palazzi signorili, che oggi ospitano firme del lusso, sono generalmente tranquille. Delle cinque sinagoghe visitabili, la più interessante è forse la Staronova, “Vecchio-Nuova”, la più antica sinagoga d’Europa ancora aperta al culto, con un elaborata griglia in ferro battuto a proteggere la Torah. Di forte impatto emotivo la Pinkasova, trasformata in un memoriale per i quasi 80mila ebrei cechi uccisi nell’Olocausto, e ancora più emozionante l’annesso antico cimitero, utilizzato fino al 1700, dove le lapidi si affollano l’una sull’altra tra scorci della città. La Sinagoga Spagnola, ispirata all’Alhambra di Granada, è la più riccamente decorata, e ospita una mostra sulla storia della comunità ebraica praghese.
Altro genere di decorazioni, ma altrettanto spettacolari, attendono nell’Obecni Dum, municipio, ma in sostanza un centro culturale polivalente, in stile art nouveau alle porte della Città Nuova. Uno scrigno di mosaici, lampadari d’ottone, tappezzerie in seta, vetrate colorate, cui hanno partecipato i maggiori artisti della Secessione. Cuore pulsante della Città Nuova è Piazza Venceslao, sorta di ampio viale, teatro delle maggiori manifestazioni di protesta degli ultimi secoli, e vivace mescolanza di stili, dal realismo socialista al liberty, dal neorinascimentale al modernista. Da qui si può imboccare Narodni, l’arteria commerciale che conduce verso la Moldova. Un tempo era il fulcro della café society praghese, oggi vanta due caffè storici sopravvissuti, il Louvre e lo Slavia. Qui ha sede anche il teatro nazionale e Nová Scéna, sede della compagnia Laterna Magika, l’interprete più innovativo del teatro in nero.
Proseguire attraversando il fiume sul Ponte di Legií ha due vantaggi: offre una veduta completa del Ponte Carlo e della due rive, e porta direttamente sulla penisola di Kampa, la zona più quieta e deliziosa della già tranquilla Malá Strana, il quartiere ai piedi del castello. Verdissima e silenziosa, Kampa nasconde un gioiellino, l’omonimo museo di arte moderna (http://www.museumkampa.com/en/), dedicato alla sorprendente collezione privata della famiglia Mladek. Un ottimo modo per avvicinarsi all’arte ceca, anche degli anni della rivoluzione, in una struttura innovativa ricavata da un antico mulino, con vedute spettacolari sul Ponte Carlo. Da poco lontano parte la funicolare per salire sulla collina di Petrin, sulla cui sommità spicca una Tour Eiffel in miniatura, costruita per l’Esposizione di Praga del 1891. Il panorama sul castello e sul resto della città è eccezionale. Si passeggia nel verde fino al monastero di Strahov, che vanta una ricchissima biblioteca settecentesca, e ci si inoltra nel quartiere. Il complesso del Hrad è il più grande al mondo, fa parte del patrimonio Unesco e comprende, oltre alla colossale cattedrale di San Vito (iniziata nel 1344 in stile gotico, e terminata nel 1929 in neogotico), la quasi commovente basilica di San Giorgio, piccola e romanica, e una Pinacoteca con qualche bel Cranach e Tiziano.
Si può tornare nella città vecchia scendendo per i bei giardini terrazzati del castello, che sbucano a Malá Strana, oppure approfittare dell’ottima rete di tram per raggiungere il Palazzo delle Esposizioni a Holešovice, sobborgo residenziale del XIX secolo. Il palazzo ospita la collezione del XIX e XX secolo della Galleria Nazionale, ed è un’opera d’arte in sé: sette piani di capolavoro funzionalista, che lasciò impressionato persino Le Corbusier. La collezione francese è la più ricca, e le mostre di contemporanei sempre interessanti. Una passeggiata per Holešovice permette di entrare in contatto con la vita quotidiana praghese lontana dal turismo: niente Starbucks, concerti di Vivaldi e fotografie del ponte, ma qualche piccolo negozio di design e cartelloni di locali jazz, la cui scena è molto vivace. Anche questo cattura, e invoglia al ritorno.
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