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Castelli, chiese antiche e colline emozionanti. Val Staffora, perla dell'Oltrepò

Il Castello Malaspina di Varzi 
Un itinerario che prende il via da Varzi, alla scoperta della vallata della Bassa Lombardia. Tra eremi e musei a tema alimentare a scoprire una delle splendide e innumerevoli nuance di cui è capace l'Italia "minore"
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Una fortezza medievale che da quasi mille anni vigila sulla verde Val Staffora. Un eremo circondato da boschi di castagno, abeti e querce. Una natura ancora in gran parte intatta, con suggestivi calanchi che non ti aspetti da queste parti. Un insolito museo dedicato al lavoro del salumiere e una cantina che produce vino dal 1200. È la Val Staffora, nell’Oltrepo Pavese lombardo, figlia di quell’Italia turistica ingiustamente definita minore capace di regalare insperate sorprese al visitatore desideroso di trascorrere un rilassante weekend tra storia e natura.

Il viaggio può iniziare da Varzi “la perla dell’Oltrepo Pavese” e in particolare dal Castello Malaspina recentemente riaperto al pubblico. Un imponente sistema difensivo costituito da tre nuclei fortificati costruiti tra il XIII e il XVIII secolo e da una torre risalente al XII secolo, chiamata “ delle streghe” perché utilizzata come prigione durante l’inquisizione. Una passeggiata all’interno del maniero, circondato da un bel giardino con limonaia, permette di ammirare, oltre alle camere nobili, le antiche mangiatoie per gli animali, il fienile, la ghiacciaia, la voliera e le cantine. L‘area privata del castello con le sue 15 sale arredate con pezzi d’epoca, abitata dalla famiglia Odetti, apre solo per visite guidate in occasione di eventi. Intorno al maniero il borgo medievale di Varzi con le sue due porte d’ingresso – Sottana e Soprana – che portano alle  case di pietra collegate da stretti vicoli lastricati e lunghi e bassi portici. Nella parte bassa del paese si trova quella che oggi è conosciuta come la Chiesa dei Cappuccini, ovvero l’antica Pieve di San Germano le cui origini risalgono al V secolo, più volte rimaneggiata e con pregevole affresco quattrocentesco solo recentemente riportato alla luce.
Il museo del salumiere, Santa Margherita Staffora 
È invece molto più recente il  Tempio della Fraternità, una chiesa-sacrario che nella frazione di Cella di Varzi, a 700 metri d’altezza, ricorda i caduti e le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale. Uni strano edificio con pietre arrivate da una chiesa distrutta durante lo sbarco di Normandia, il pulpito fatto con i resti di due navi da guerra inglesi, la fonte battesimale raccolta nell’otturatore della corazzata Andrea Doria, le gavette dei soldati usate come fioriere e armi e bombe trasformate in simboli che inneggiano alla vita. All’ingresso vigilano sul tempio una aereo militare, un carro armato e un cannone. Proseguendo nel viaggio in Val Staffora si arriva  nel territorio comunale di Ponte Nizza dove, su uno sperone calcareo immerso nel verde, si trova l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio: un’oasi di pace delle origini ancora incerte.  In quello che poi divenne un importante centro spirituale benedettino pare abbiano alloggiato Federico Barbarossa, Dante Alighieri e il re d’Inghilterra Edoardo II. Oggi incanta il visitatore con il suo piccolo chiostro, gli affreschi di gusto gotico che però hanno il tipico fondo oro della tradizione bizantina, l’architettura romana con influenze in stile arabo e la serenità del luogo. È decisamente più severo il paesaggio tracciato dai calanchi che si trovano nei dintorni di Varzi e in particolare a Monteforte e Nivione.

Generalmente situate sul versate sud e soleggiato delle colline queste suggestive erosione dovute alle piogge rimandano ai ben più noti calanchi della Val d’Orcia e delle riserve naturali lucane e abruzzesi. Il viaggio può concludersi con un doveroso omaggio all'enogastronomia locale. Nei pressi di Santa Margherita di Staffora, in una storica salumeria ancora aperta al pubblico,  si visita il Museo del Salumiere, dedicato all’arte della produzione del famoso Salame di Varzi DOP. All’imbocco della valle, tra le alture di Codevilla, è d’obbligo una sosta alle cantine della Tenuta Montelio: un’antica grangia di un monastero di suore benedettine dove si produce il vino da oltre novecento anni. Assolutamente da visitare l’infernotto (cantina sotterranea scavata a mano nella roccia) ricavata da un’antica ghiacciaia.