Dai laghi sotterranei allo zoo di vetro: alla scoperta di Vienna insolita e segreta
Un magnifico palazzo privato che può essere visitato su prenotazione, una mummia di coccodrillo in una biblioteca privata, una delle più belle farmacie del mondo, un'eccezionale chiesa in stile Art Nouveau, la tomba di un pesce che si sarebbe convertito all'ebraismo: sono solo alcuni degli oltre 200 luoghi più inaspettati della capitale austriaca scovati e illustrati dalla nuova guida “Vienna insolita e segreta” di Michaela Lindinger, edita da Jonglez e pubblicata nell'ambito della collana di guide in più lingue ai luoghi meno noti delle principali città del mondo. Grazie a questo volume sarà possibile scoprire, per esempio, un museo jazz nei bagni pubblici, un affresco con una mucca con gli occhiali che gioca a tric trac, il più antico organo di Vienna nascosto dietro un dipinto, un'imperatrice in abito da monaca e persino un sesso maschile scolpito discretamente nella cattedrale. Ecco alcuni dei luoghi più sorprendenti
La cappella di San Giorgio
Mentre in passato era completamente indipendente dalla Chiesa degli Agostiniani e raggiungibile solo da un corridoio dalla Hofburg, la cappella di San Giorgio è ora accessibile dalla navata destra della chiesa. Serviva come luogo d’incontro per i membri dell’Ordine dei Cavalieri di San Giorgio. Fondata dal duca Otto il Beato, che fu in Austria in qualche modo l’erede dei Templari, il cui Ordine fu vietato nel 1312, la cappella fu consacrata nel 1341. La pianta singolare della cappella si distingue per le due navate e le due absidi. La confraternita Societas Templaise, costituita da aristocratici, vi si riuniva e amministrava i beni ancora abbondanti dei Templari. Una semplice targa ricorda l’esistenza di Gerard van Swieten (che morì nel 1772), un massone che fu anche il medico personale di Maria Teresa e decise di essere sepolto proprio qui.
Una galleria degli specchi
Appartenente all’influente famiglia dei principi del Liechtenstein, lo Stadtpalais di Vienna fu eretto nel 1691, trasformato nel 1847 e ristrutturato nel 2008. I soffitti barocchi in stucchi sovrastano un sontuoso arredamento ornato da più di un chilogrammo di foglia d’oro. Per riprodurre le varie tende di seta dai colori vivaci, fu necessario utilizzare un telaio con un ordito di più di 20.000 fili. Le porte della grande sala da ballo si sollevano, mentre altre, ornate da una decorazione bianco e oro su un lato e da uno specchio sull’altro, ruotano girando sui cardini. In pochi istanti la sala può quindi trasformarsi in una sublime Sala degli Specchi per rivaleggiare con Versailles. La visita su prenotazione permette di scoprire l’universo principesco, ma anche una splendida collezione di dipinti dei periodi classico e Biedermeier, poco frequenti a Vienna.
Una facciata per molte case
Lo “Steyrerhof”, che oggi ospita un ufficio e un negozio, è costituito da quattro case separate la cui costruzione risale al Medioevo. La splendida facciata in stile eterogeneo, trasformata a più riprese e dotata di finestre a livelli sfalsati, costituisce una testimonianza per lo meno atipica dei diversi periodi di costruzione.
I nomi dei vari proprietari sono sopravvissuti nei secoli: nel 1466, Jörg e Margarethe Prewer fecero incidere le loro iniziali nella corte, luogo che fino ad allora doveva il proprio nome a Ulrich Steyr, anch’egli proprietario di uno degli edifici del XV secolo. L’anno “1613” inciso chiaramente sulla facciata mostra che alcuni elementi risalgono anche al Rinascimento. Alla fine del XIX secolo, gli edifici appartenevano alla stamperia Steyrermühl, all’origine di numerose trasformazioni. Infine, tra il
1986 e il 1991 l’architetto Harry Glück ha apportato alcune modifiche, avendo cura di conservare e restaurare la parte più antica della facciata medievale, risalente al XIII secolo.
Una facciata per molte case
Lo “Steyrerhof”, che oggi ospita un ufficio e un negozio, è costituito da quattro case separate la cui costruzione risale al Medioevo. La splendida facciata in stile eterogeneo, trasformata a più riprese e dotata di finestre a livelli sfalsati, costituisce una testimonianza per lo meno atipica dei diversi periodi di costruzione.
I nomi dei vari proprietari sono sopravvissuti nei secoli: nel 1466, Jörg e Margarethe Prewer fecero incidere le loro iniziali nella corte, luogo che fino ad allora doveva il proprio nome a Ulrich Steyr, anch’egli proprietario di uno degli edifici del XV secolo. L’anno “1613” inciso chiaramente sulla facciata mostra che alcuni elementi risalgono anche al Rinascimento. Alla fine del XIX secolo, gli edifici appartenevano alla stamperia Steyrermühl, all’origine di numerose trasformazioni. Infine, tra il
1986 e il 1991 l’architetto Harry Glück ha apportato alcune modifiche, avendo cura di conservare e restaurare la parte più antica della facciata medievale, risalente al XIII secolo.
L'imperatrice in abito da monaca
La cripta della chiesa dei Domenicani racchiude non solo le tombe dei monaci, ma anche quella di Claudia Felicita, la seconda moglie dell’imperatore Leopoldo I. La loro unione durò solo tre anni e mezzo poiché l’imperatrice morì di tubercolosi a soli 22 anni. Appartenente al Terzo Ordine dei Domenicani, poiché desiderava vivere secondo la spiritualità dell’Ordine, Claudia Felicita volle essere sepolta in abito da monaca, come testimoniano le numerose incisioni che la rappresentano al suo funerale. Una potente aquila imperiale che porta il monogramma “LC” (Leopoldo e Claudia) veglia su di lei, appollaiata sulla pala dell’altare della cappella funeraria.
Un’urna d’oro e d’argento poggia sulla tomba di Claudia Felicita: questa contiene il cuore della sua seconda figlia, Maria Giuseppa, che morì in tenera età. Anche Anna Maria, la figlia maggiore del sovrano, visse solo pochi mesi. Anna de’ Medici, madre di Claudia Felicita, dalla sua inumazione nel 1676, riposa nella tomba vicina.
L'imperatrice in abito da monaca
La cripta della chiesa dei Domenicani racchiude non solo le tombe dei monaci, ma anche quella di Claudia Felicita, la seconda moglie dell’imperatore Leopoldo I. La loro unione durò solo tre anni e mezzo poiché l’imperatrice morì di tubercolosi a soli 22 anni. Appartenente al Terzo Ordine dei Domenicani, poiché desiderava vivere secondo la spiritualità dell’Ordine, Claudia Felicita volle essere sepolta in abito da monaca, come testimoniano le numerose incisioni che la rappresentano al suo funerale. Una potente aquila imperiale che porta il monogramma “LC” (Leopoldo e Claudia) veglia su di lei, appollaiata sulla pala dell’altare della cappella funeraria.
Un’urna d’oro e d’argento poggia sulla tomba di Claudia Felicita: questa contiene il cuore della sua seconda figlia, Maria Giuseppa, che morì in tenera età. Anche Anna Maria, la figlia maggiore del sovrano, visse solo pochi mesi. Anna de’ Medici, madre di Claudia Felicita, dalla sua inumazione nel 1676, riposa nella tomba vicina.
L'affresco della mucca che gioca a tric trac
Al n° 12 della Bäckerstraße, la facciata di questo palazzo borghese è decorata a destra del cornicione da un incredibile affresco: rappresenta una mucca con gli occhiali e una volpe (o forse un lupo) che giocano una partita a trictrac (gioco che si svolge su una tavola simile a quella del backgammon). Secondo la leggenda, un giudice viennese di nome Hieronymus Kuh (Kuh significa mucca in tedesco), che viveva in quella casa, giocava regolarmente a trictrac con un conoscente, un uomo di nome Hans Kagelwidt, che aveva la funzione di consigliere del duca Rodolfo IV. La figlia di Hieronymus Kuh si chiamava Trude e accoglieva sempre il signor Kagelwidt quando questi faceva visita a suo padre. Un giorno, Kagelwidt chiese la sua mano. Lei accettò immediatamente e, come dono di fidanzamento, volle che fosse dato un nome alla casa. Dal momento che nessun nome adatto venne loro in mente, la ragazza avrebbe suggerito al padre e al fidanzato di dare alla casa il nome dal famoso gioco del trictrac. Un pittore fu quindi incaricato di eseguire l’ordine e fu così che l’edificio divenne “la casa dove una mucca gioca a trictrac”.
L'anello dell'asilo
Sul pilastro sinistro del portone nord della Cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom), una maniglia in metallo attira particolarmente i visitatori curiosi. La maniglia, che risale al momento della costruzione dell’edificio, serviva da verricello. Più tardi, la maniglia fu chiamata anche l’anello dell’asilo, in riferimento a una tradizione austriaca. Quando giocano ad acchiapparella, i bambini viennesi esclamano “sono al Leo” toccando l’oggetto concordato e non possono farsi prendere perché sono nella “zona protetta”. Chiunque fosse giunto all’anello di metallo era “al Leo”, e quindi sotto la protezione della Chiesa.
L'anello dell'asilo
Sul pilastro sinistro del portone nord della Cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom), una maniglia in metallo attira particolarmente i visitatori curiosi. La maniglia, che risale al momento della costruzione dell’edificio, serviva da verricello. Più tardi, la maniglia fu chiamata anche l’anello dell’asilo, in riferimento a una tradizione austriaca. Quando giocano ad acchiapparella, i bambini viennesi esclamano “sono al Leo” toccando l’oggetto concordato e non possono farsi prendere perché sono nella “zona protetta”. Chiunque fosse giunto all’anello di metallo era “al Leo”, e quindi sotto la protezione della Chiesa.
La sala delle reliquie di un Valentino
Al 1° piano, sopra la Cappella della Croce, la sala delle reliquie della cappella Valentino nella chiesa di Santo Stefano non ha come patrono il famoso San Valentino, vescovo di Terni, il cui ricordo si celebra ogni anno il 14 febbraio con fiori e cuori, ma un vescovo di Passau, che morì a Merano nel 475. La collezione è arricchita da numerose reliquie di questo Valentino (una teca di ebano e vetro contenente delle ossa), che è anche il patrono di Passau, dove riposa. La sala delle reliquie ospita al centro un’enorme tomba barocca di vetro e oro. La targa indica “un san Valentino”, ma quest’ultimo Valentino non è né il patrono di Passau né il protettore degli innamorati. Egli è uno dei santi delle catacombe portati in gran numero da Roma nell’Europa centrale nei secoli XVII e XVIII. Nelle chiese e nei chiostri, le ossa venivano infatti spesso ricostruite fino a formare degli scheletri (più o meno) completi e vestiti. Il loro nome era lasciato alla discrezione o all’immaginazione del compratore. L’iscrizione contemporanea “Unus S. Valentinus” riflette la difficoltà di distinguere tra le reliquie delle catacombe già al momento dell’acquisto, poiché molti santi avevano lo stesso nome.
L'organo di Wockherl
Da aprile a settembre, il venerdì pomeriggio, con una visita guidata è possibile scoprire l’eccezionale organo di Wöckherl e ascoltare il suo caratteristico suono: l’organo, essendo stato conservato nel suo stato originale, offre alle orecchie contemporanee un’esperienza incomparabile, proveniente direttamente dal XVII secolo. Fu nel 1642 che la chiesa dei Francescani acquistò l’organo di Wöckherl, che prende il nome dal suo costruttore, Wöckherl o Weckerl (1594-1660). Attualmente, nascosto alla vista, si trova dietro l’altare di Andrea Pozzo. Vi si può accedere solo dal convento.
L'organo di Wockherl
Da aprile a settembre, il venerdì pomeriggio, con una visita guidata è possibile scoprire l’eccezionale organo di Wöckherl e ascoltare il suo caratteristico suono: l’organo, essendo stato conservato nel suo stato originale, offre alle orecchie contemporanee un’esperienza incomparabile, proveniente direttamente dal XVII secolo. Fu nel 1642 che la chiesa dei Francescani acquistò l’organo di Wöckherl, che prende il nome dal suo costruttore, Wöckherl o Weckerl (1594-1660). Attualmente, nascosto alla vista, si trova dietro l’altare di Andrea Pozzo. Vi si può accedere solo dal convento.
Le reliquie di Sant'Ilaria
Alla sinistra dell’altare della chiesa francescana, la statua di cera protetta da una teca di vetro rappresenta Santa Ilaria, una santa poco conosciuta. La morte per martirio di Ilaria risale all’anno 304, durante il regno dell’imperatore Diocleziano. Ilaria e sua figlia Afra, che sarà anche lei canonizzata, vivevano di prostituzione ad Augusta (Baviera), chiamata Augusta Vindelicum al tempo dell’Impero Romano. Secondo la leggenda, una notte un vescovo itinerante si presentò alla porta di una casa chiusa, pensando di entrare in una normale taverna. Gesù Cristo gli apparve mentre stava ordinando la cena in presenza di Ilaria e Afra. A seguito di questo evento, le due donne si convertirono al Cristianesimo e furono battezzate. Abbandonarono la loro professione e fondarono la prima comunità cristiana della città romana. Ma questa conversione provocò la collera di alcuni uomini che fecero mettere a morte Afra. Alla cerimonia funebre, Ilaria e altri cristiani furono arrestati e condannati al rogo. Fu possibile identificare il corpo di Ilaria poiché era aggrappata alla bara di sua figlia. Afra riposa ancora nella Basilica dei Santi Ulrico e Afra ad Augusta.
La cripta più antica di Vienna
Aperta solo il giorno di Ognissanti, la cripta della chiesa francescana è la più antica di Vienna: risale verosimilmente al 1370. La prima sala contiene le urne funerarie dei monaci perfettamente allineate le une accanto alle altre, mentre la parte inferiore contiene lunghe file di tombe. Questo luogo aveva un tempo il soprannome di “cripta degli orrori” poiché vi giaceva alla rinfusa un coacervo di bare rotte e schiacciate, ossa e pezzi di cadaveri mummificati. Questo disordine era stato causato dalle varie guerre. Nel 1998 fu celebrata una Messa il giorno di Ognissanti nella cripta, dopo una serie di lavori di sistemazione. Durante la visita si può vedere un pozzo, forse di epoca romana, del vasellame risalente al Medioevo e, appoggiate su alcune tombe, delle scarpe di cuoio ben conservate che sono state trovate durante i lavori di pulizia.
La cripta più antica di Vienna
Aperta solo il giorno di Ognissanti, la cripta della chiesa francescana è la più antica di Vienna: risale verosimilmente al 1370. La prima sala contiene le urne funerarie dei monaci perfettamente allineate le une accanto alle altre, mentre la parte inferiore contiene lunghe file di tombe. Questo luogo aveva un tempo il soprannome di “cripta degli orrori” poiché vi giaceva alla rinfusa un coacervo di bare rotte e schiacciate, ossa e pezzi di cadaveri mummificati. Questo disordine era stato causato dalle varie guerre. Nel 1998 fu celebrata una Messa il giorno di Ognissanti nella cripta, dopo una serie di lavori di sistemazione. Durante la visita si può vedere un pozzo, forse di epoca romana, del vasellame risalente al Medioevo e, appoggiate su alcune tombe, delle scarpe di cuoio ben conservate che sono state trovate durante i lavori di pulizia.
Una piramide per l'Arciduchessa
L’antica chiesa della corte, l’Augustinerkirche (Chiesa degli Agostiniani) ospita sul lato destro della navata un cenotafio (una tomba vuota) piramidale in memoria dell’arciduchessa Maria Cristina, che morì nel 1798 all’età di 56 anni. Questo cenotafio di cinque metri di altezza, realizzato in marmo di Carrara, è frutto del lavoro di Antonio Canova. Il lavoro era stato commissionato da Albert Casimir, vedovo di “Mimi”, come era affettuosamente soprannominata dalla sua famiglia l’arciduchessa Maria Cristina. Alberto aveva, infatti, avuto il privilegio raro all’epoca di poter concludere un matrimonio d’amore con la figlia dell’imperatore: solo “Mimi” ottenne questo privilegio da Maria Teresa, i suoi fratelli e sorelle dovettero adattarsi a contrarre unioni politiche favorevoli alla dinastia o a essere inviati al monastero. Il terrore della morte, di solito molto presente nello stile barocco, qui non ha posto. Al contrario, predominano la luce e la classica bellezza ideale.
Lo zoo di vetro
Meduse, coralli, protozoi microscopici, polpi... la spettacolare e sconosciuta collezione Blaschka dell’Università di Vienna conserva 146 specie marine anatomicamente accurate. È la seconda più grande collezione di modelli di vetro al mondo, dopo quella della Harvard University negli Stati Uniti. Proviene da un acquisto del vecchio direttore dell’Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata Carl Claus (1835-1899). I pregevoli pezzi di vetro furono creati tra il 1863 e il 1890 da Leopold e Rudolf Blaschka. Sia il padre che il figlio erano soffiatori di vetro, artisti e naturalisti originari della Boemia.
Lo zoo di vetro
Meduse, coralli, protozoi microscopici, polpi... la spettacolare e sconosciuta collezione Blaschka dell’Università di Vienna conserva 146 specie marine anatomicamente accurate. È la seconda più grande collezione di modelli di vetro al mondo, dopo quella della Harvard University negli Stati Uniti. Proviene da un acquisto del vecchio direttore dell’Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata Carl Claus (1835-1899). I pregevoli pezzi di vetro furono creati tra il 1863 e il 1890 da Leopold e Rudolf Blaschka. Sia il padre che il figlio erano soffiatori di vetro, artisti e naturalisti originari della Boemia.
La cappella di San Pellegrino
Da qualche anno, San Pellegrino è descritto sulla home page del sito dei Verdi di Vienna come il precursore del movimento ecologista, a dimostrazione della sua popolarità costante nel corso dei secoli. E’ il santo più venerato dell’Ordine dei Servi di Maria. La sua leggenda è molto antica, dal momento che già nel XVIII secolo, i religiosi distribuivano dei Peregrinikipferl (i dolci di Pellegrino) ai bambini poveri. Il monaco Peregrinus Pellegrino Latiosus dal suo patronimico completo, visse nel XIV secolo. Il suo nome significa “pellegrino”, ma anche “camminatore”. La chiesa dei Servi di Vienna, in cui è sepolto anche Ottavio Piccolomini, fu completata nel 1670. La cappella di San Pellegrino fu aggiunta nel 1727 in omaggio ai numerosi miracoli attribuiti al santo.
La cappella di San Pellegrino
Da qualche anno, San Pellegrino è descritto sulla home page del sito dei Verdi di Vienna come il precursore del movimento ecologista, a dimostrazione della sua popolarità costante nel corso dei secoli. E’ il santo più venerato dell’Ordine dei Servi di Maria. La sua leggenda è molto antica, dal momento che già nel XVIII secolo, i religiosi distribuivano dei Peregrinikipferl (i dolci di Pellegrino) ai bambini poveri. Il monaco Peregrinus Pellegrino Latiosus dal suo patronimico completo, visse nel XIV secolo. Il suo nome significa “pellegrino”, ma anche “camminatore”. La chiesa dei Servi di Vienna, in cui è sepolto anche Ottavio Piccolomini, fu completata nel 1670. La cappella di San Pellegrino fu aggiunta nel 1727 in omaggio ai numerosi miracoli attribuiti al santo.
La mummia in biblioteca
Visitabile su appuntamento, il museo del monastero Mechitarista di Vienna ospita un imponente sarcofago egizio il cui contenuto non è stato studiato scientificamente. Da quello che si sa, il sarcofago, offerto in dono al chiostro nel XIX secolo da un diplomatico egiziano, conterrebbe la mummia di una cantante religiosa egiziana. Il monastero dei Mechitaristi cattolici occupa da oltre 200 anni questo edificio del VII distretto, dove si produce il famoso liquore: l’imperatore Francesco I d’Austria donò l’ex convento dei Cappuccini a un gruppo di monaci armeni nel 1811. Oltre alla mummia, la biblioteca è particolarmente degna di nota perché, con i suoi circa 150.000 volumi e 28.000 manoscritti, è la quarta biblioteca armena in tutto il mondo.
La mummia in biblioteca
Visitabile su appuntamento, il museo del monastero Mechitarista di Vienna ospita un imponente sarcofago egizio il cui contenuto non è stato studiato scientificamente. Da quello che si sa, il sarcofago, offerto in dono al chiostro nel XIX secolo da un diplomatico egiziano, conterrebbe la mummia di una cantante religiosa egiziana. Il monastero dei Mechitaristi cattolici occupa da oltre 200 anni questo edificio del VII distretto, dove si produce il famoso liquore: l’imperatore Francesco I d’Austria donò l’ex convento dei Cappuccini a un gruppo di monaci armeni nel 1811. Oltre alla mummia, la biblioteca è particolarmente degna di nota perché, con i suoi circa 150.000 volumi e 28.000 manoscritti, è la quarta biblioteca armena in tutto il mondo.
Collegio Salvatoriano
L'edificio del Collegio Salvatoriano merita sicuramente una visita. In passato ospitava il chiostro barnabita. E' stato costruito tra il 1768 e il 1777 su progetto dell’architetto Paul Ulrich Trientl. I monaci utilizzavano il piano terra per consumarvi i pasti in estate: questa sala da pranzo ora porta il nome di sala Salvatore e contiene uno splendido affresco barocco. La magnifica biblioteca al piano superiore si distingue per gli archi e le decorazioni in grisaglia. La collezione comprende opere dai primi del XVI fino al XIX secolo, oltre agli archivi del Collegio dei Barnabiti che risalgono all’anno 1692.
Collegio Salvatoriano
L'edificio del Collegio Salvatoriano merita sicuramente una visita. In passato ospitava il chiostro barnabita. E' stato costruito tra il 1768 e il 1777 su progetto dell’architetto Paul Ulrich Trientl. I monaci utilizzavano il piano terra per consumarvi i pasti in estate: questa sala da pranzo ora porta il nome di sala Salvatore e contiene uno splendido affresco barocco. La magnifica biblioteca al piano superiore si distingue per gli archi e le decorazioni in grisaglia. La collezione comprende opere dai primi del XVI fino al XIX secolo, oltre agli archivi del Collegio dei
Barnabiti che risalgono all’anno 1692.
La camera di Brahms nella casa di Haydn
La vecchia casa di Joseph Haydn, di proprietà del Museo della Città di Vienna dal 1904, comprende, oltre l’appartamento del compositore, una stanza separata dedicata a Johannes Brahms: il musicista di Amburgo fu un fervente ammiratore di Haydn e cercò sempre di perpetuare la memoria del suo idolo. Essendo stato distrutto il famoso appartamento di Brahms, situato in Karlsgasse 4 nel quarto distretto, per far posto a un prolungamento dell’Università Tecnica nel 1907, la casa di Haydn ospita dal 1980 una stanza in memoria di Brahms. Vi sono esposti dei ritratti del musicista oltre a mobili ed effetti personali provenienti dalla sua precedente abitazione. Situato nel cortile interno della casa di Haydn, il giardino fa parte delle curiosità da non perdere. E’ stato completamente ridisegnato dalla Città di Vienna poiché, secondo molti ospiti di Haydn, un tempo vi erano piantati degli alberi da frutto.
La camera di Brahms nella casa di Haydn
La vecchia casa di Joseph Haydn, di proprietà del Museo della Città di Vienna dal 1904, comprende, oltre l’appartamento del compositore, una stanza separata dedicata a Johannes Brahms: il musicista di Amburgo fu un fervente ammiratore di Haydn e cercò sempre di perpetuare la memoria del suo idolo. Essendo stato distrutto il famoso appartamento di Brahms, situato in Karlsgasse 4 nel quarto distretto, per far posto a un prolungamento dell’Università Tecnica nel 1907, la casa di Haydn ospita dal 1980 una stanza in memoria di Brahms. Vi sono esposti dei ritratti del musicista oltre a mobili ed effetti personali provenienti dalla sua precedente abitazione. Situato nel cortile interno della casa di Haydn, il giardino fa parte delle curiosità da non perdere. E’ stato completamente ridisegnato dalla Città di Vienna poiché, secondo molti ospiti di Haydn, un tempo vi erano piantati degli alberi da frutto.
La farmacia degli elisabettiani
La farmacia dell’Ospedale di Santa Elisabetta è una delle poche del periodo tardo-barocco (1750) a essere completamente conservata ed è sicuramente una delle migliori farmacie del mondo. Sfortunatamente, il produttore degli arredi sontuosi contenuti nella farmacia è sconosciuto come lo è l’autore dei dipinti (forse fu Johann Cimbal). Si possono vedere angeli che tengono in mano delle piante medicinali o degli utensili da farmacista; Teresa d’Avila (o secondo altre fonti Santa Elisabetta) che scrive in un taccuino qualcosa riguardo alle erbe; San Francesco rappresentato su una croce, una pianta di rose che cresce ai suoi piedi; una donna con gli occhi bendati - allegoria del vizio - che si ferisce con le spine delle rose. I simboli comunemente usati dai chimici e dagli alchimisti per rappresentare i quattro elementi, ossia terra, fuoco, acqua e aria, sono nascosti in piccoli triangoli.
La farmacia degli elisabettiani
La farmacia dell’Ospedale di Santa Elisabetta è una delle poche del periodo tardo-barocco (1750) a essere completamente conservata ed è sicuramente una delle migliori farmacie del mondo. Sfortunatamente, il produttore degli arredi sontuosi contenuti nella farmacia è sconosciuto come lo è l’autore dei dipinti (forse fu Johann Cimbal). Si possono vedere angeli che tengono in mano delle piante medicinali o degli utensili da farmacista; Teresa d’Avila (o secondo altre fonti Santa Elisabetta) che scrive in un taccuino qualcosa riguardo alle erbe; San Francesco rappresentato su una croce, una pianta di rose che cresce ai suoi piedi; una donna con gli occhi bendati - allegoria del vizio - che si ferisce con le spine delle rose. I simboli comunemente usati dai chimici e dagli alchimisti per rappresentare i quattro elementi, ossia terra, fuoco, acqua e aria, sono nascosti in piccoli triangoli.
La cappella dell'imperatrice
La Società della Croce Rossa, di cui Elisabetta era stata la prima protettrice, eresse una cappella in sua memoria nella vecchia chiesa del Giubileo nel 1900, due anni dopo l’assassinio dell’imperatrice a Ginevra. La costruzione di questa enorme chiesa molto sobria, iniziata nel 1898 e completata nel 1910, era originariamente destinata a
celebrare il 50° anniversario del regno di Francesco Giuseppe nel mese di dicembre. Ma la commemorazione fu più modesta del previsto, a causa della tragica morte di Sissi nel settembre dello stesso anno. La cappella dedicata alla sua memoria fu progettata e realizzata in seguito nella chiesa dall’architetto Viktor Luntz e completata nel 1908. Questo piccolo gioiello dell’Art nouveau troppo spesso ignorato ha avuto origine da un Ordine della molto conservatrice casa imperiale e si ispira ai modelli classici: la Basilica di San Vitale a Ravenna e la cappella Palatina di Aquisgrana, in Germania. La sala ottagonale è ricoperta di mosaici in oro e le mura in marmo ricordano i primi battisteri cristiani.
La cappella dell'imperatrice
La Società della Croce Rossa, di cui Elisabetta era stata la prima protettrice, eresse una cappella in sua memoria nella vecchia chiesa del Giubileo nel 1900, due anni dopo l’assassinio dell’imperatrice a Ginevra. La costruzione di questa enorme chiesa molto sobria, iniziata nel 1898 e completata nel 1910, era originariamente destinata a
celebrare il 50° anniversario del regno di Francesco Giuseppe nel mese di dicembre. Ma la commemorazione fu più modesta del previsto, a causa della tragica morte di Sissi nel settembre dello stesso anno. La cappella dedicata alla sua memoria fu progettata e realizzata in seguito nella chiesa dall’architetto Viktor Luntz e completata nel 1908. Questo piccolo gioiello dell’Art nouveau troppo spesso ignorato ha avuto origine da un Ordine della molto conservatrice casa imperiale e si ispira ai modelli classici: la Basilica di San Vitale a Ravenna e la cappella Palatina di Aquisgrana, in Germania. La sala ottagonale è ricoperta di mosaici in oro e le mura in marmo ricordano i primi battisteri cristiani.
La cappella dell'imperatrice
La Società della Croce Rossa, di cui Elisabetta era stata la prima protettrice, eresse una cappella in sua memoria nella vecchia chiesa del Giubileo nel 1900, due anni dopo l’assassinio dell’imperatrice a Ginevra. La costruzione di questa enorme chiesa molto sobria, iniziata nel 1898 e completata nel 1910, era originariamente destinata a
celebrare il 50° anniversario del regno di Francesco Giuseppe nel mese di dicembre. Ma la commemorazione fu più modesta del previsto, a causa della tragica morte di Sissi nel settembre dello stesso anno. La cappella dedicata alla sua memoria fu progettata e realizzata in seguito nella chiesa dall’architetto Viktor Luntz e completata nel 1908. Questo piccolo gioiello dell’Art nouveau troppo spesso ignorato ha avuto origine da un Ordine della molto conservatrice casa imperiale e si ispira ai modelli classici: la Basilica di San Vitale a Ravenna e la cappella Palatina di Aquisgrana, in Germania. La sala ottagonale è ricoperta di mosaici in oro e le mura in marmo ricordano i primi battisteri cristiani.
Una chiesa nell'Ambasciata
Nel giardino dell’Ambasciata della Russia, la chiesa ortodossa russa di Vienna, costruita tra il 1893 e il 1899, è stata finanziata da donazioni private e dai fondi privati dello zar. Grigory Ivanovich Kotov, esperto russo di edifici religiosi storici, l’ha progettata sulla base dei modelli del XVII secolo. Completata sotto il regno dello zar Nicola II, la chiesa superiore è dedicata a San Nicola di Myra, mentre la chiesa inferiore (iniziata durante il regno dello zar Alessandro III) è dedicata al “Granduca ortodosso” Alexandre Nevsky. La chiesa, recentemente ristrutturata, possiede numerose reliquie tra cui quelle di Nicola, Pietro e Paolo (direttamente da Roma), Martin de Tours, ma anche di Alexander Nevsky e di alcuni monaci canonizzati.
Una chiesa nell'Ambasciata
Nel giardino dell’Ambasciata della Russia, la chiesa ortodossa russa di Vienna, costruita tra il 1893 e il 1899, è stata finanziata da donazioni private e dai fondi privati dello zar. Grigory Ivanovich Kotov, esperto russo di edifici religiosi storici, l’ha progettata sulla base dei modelli del XVII secolo. Completata sotto il regno dello zar Nicola II, la chiesa superiore è dedicata a San Nicola di Myra, mentre la chiesa inferiore (iniziata durante il regno dello zar Alessandro III) è dedicata al “Granduca ortodosso” Alexandre Nevsky. La chiesa, recentemente ristrutturata, possiede numerose reliquie tra cui quelle di Nicola, Pietro e Paolo (direttamente da Roma), Martin de Tours, ma anche di Alexander Nevsky e di alcuni monaci canonizzati.
Una chiesa nell'Ambasciata
Nel giardino dell’Ambasciata della Russia, la chiesa ortodossa russa di Vienna, costruita tra il 1893 e il 1899, è stata finanziata da donazioni private e dai fondi privati dello zar. Grigory Ivanovich Kotov, esperto russo di edifici religiosi storici, l’ha progettata sulla base dei modelli del XVII secolo. Completata sotto il regno dello zar Nicola II, la chiesa superiore è dedicata a San Nicola di Myra, mentre la chiesa inferiore (iniziata durante il regno dello zar Alessandro III) è dedicata al “Granduca ortodosso” Alexandre Nevsky. La chiesa, recentemente ristrutturata, possiede numerose reliquie tra cui quelle di Nicola, Pietro e Paolo (direttamente da Roma), Martin de Tours, ma anche di Alexander Nevsky e di alcuni monaci canonizzati.
La villa di Fuchs
Fino al 2015, il proprietario della Villa Otto Wagner nella Hüttelbergstraße, che era stata costruita su richiesta del principe ereditario Rodolfo, si chiamava Ernst Fuchs. L’artista austriaco, padre di 16 figli da sette donne diverse, è scomparso proprio nel 2015 all’età di 85 anni. Ernst Fuchs è considerato il principale rappresentante di una specifica linea artistica a Vienna, risalente al simbolismo del 1900: il realismo fantastico. Molte delle sue opere hanno un forte simbolismo religioso o mitologico. Il magnifico museo privato dell’artista occupa il piano principale e il primo piano della villa dal 1988. Esso mostra in ordine cronologico i dipinti, le sculture e i mobili dell’artista, e serve anche come sala d’esposizione. Ernst Fuchs acquistò la casa fatiscente nel 1972, l’ampliò e la utilizzò come studio.
Ballare dai Rotschild
Per accedere alla scuola di danza Strobl si deve andare al numero 28A della Kalvarienberggasse e salire al primo piano. Ci si ritrova così in una sala da ballo ricoperta di specchi che viene direttamente dal 1882. Questa enorme sala, progettata da François Antoine Zoegger, ha una pianta irregolare ed è utilizzata oggi come aula per la scuola di danza. Costruito dopo la guerra, l’edificio era una volta sede di un istituto educativo per le figlie degli ufficiali della monarchia. L’arredo interno della sala non risale all’epoca della sua costruzione ma decorava nel XIX e XX secolo il palazzo di Alphonse Rothschild al numero 16-18 della Theresianumgasse, nel 4° distretto. Il palazzo fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale e fu in seguito demolito. Il favoloso salone di Rothschild è stato salvato e portato a Hernals, dove si trovano una accanto all’altra la scuola di danza Strobl e l’organizzazione SPÖ per il 17 ° distretto.
Ballare dai Rotschild
Per accedere alla scuola di danza Strobl si deve andare al numero 28A della Kalvarienberggasse e salire al primo piano. Ci si ritrova così in una sala da ballo ricoperta di specchi che viene direttamente dal 1882. Questa enorme sala, progettata da François Antoine Zoegger, ha una pianta irregolare ed è utilizzata oggi come aula per la scuola di danza. Costruito dopo la guerra, l’edificio era una volta sede di un istituto educativo per le figlie degli ufficiali della monarchia. L’arredo interno della sala non risale all’epoca della sua costruzione ma decorava nel XIX e XX secolo il palazzo di Alphonse Rothschild al numero 16-18 della Theresianumgasse, nel 4° distretto. Il palazzo fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale e fu in seguito demolito. Il favoloso salone di Rothschild è stato salvato e portato a Hernals, dove si trovano una accanto all’altra la scuola di danza Strobl e l’organizzazione SPÖ per il 17 ° distretto.
I quadri di Bergl
Aperto solo in occasione della festa del quartiere Hietzing, il piano terra dell’ala est del castello della Wolfrathplatz ospita quattro splendide sale decorate da Johann Wenzel Bergl (1718-1789). L’edificio, che ha acquisito la sua forma attuale nel XVIII secolo, è sempre stato di proprietà della Chiesa, tranne tra il 1762 e il 1779, quando appartenne a Maria Teresa che destinò non meno di 80.000 fiorini alla sua ristrutturazione. Affidò questo lavoro al suo pittore preferito Johann Wenzel Bergl, che iniziò ad applicare i suoi dipinti lussureggianti su pannelli di lino prima di fissarli alle pareti e di continuare il suo lavoro sui soffitti delle varie stanze. Le pareti delle quattro sale contengono una varietà di frutta e animali “tipici” delle Americhe: fave di cacao, limoni, pappagalli, farfalle, pesci volanti, tartarughe, scimmie, serpenti e lama coesistono in un bell’insieme.
I quadri di Bergl
Aperto solo in occasione della festa del quartiere Hietzing, il piano terra dell’ala est del castello della Wolfrathplatz ospita quattro splendide sale decorate da Johann Wenzel Bergl (1718-1789). L’edificio, che ha acquisito la sua forma attuale nel XVIII secolo, è sempre stato di proprietà della Chiesa, tranne tra il 1762 e il 1779, quando appartenne a Maria Teresa che destinò non meno di 80.000 fiorini alla sua ristrutturazione. Affidò questo lavoro al suo pittore preferito Johann Wenzel Bergl, che iniziò ad applicare i suoi dipinti lussureggianti su pannelli di lino prima di fissarli alle pareti e di continuare il suo lavoro sui soffitti delle varie stanze. Le pareti delle quattro sale contengono una varietà di frutta e animali “tipici” delle Americhe: fave di cacao, limoni, pappagalli, farfalle, pesci volanti, tartarughe, scimmie, serpenti e lama coesistono in un bell’insieme.
I quadri di Bergl
Aperto solo in occasione della festa del quartiere Hietzing, il piano terra dell’ala est del castello della Wolfrathplatz ospita quattro splendide sale decorate da Johann Wenzel Bergl (1718-1789). L’edificio, che ha acquisito la sua forma attuale nel XVIII secolo, è sempre stato di proprietà della Chiesa, tranne tra il 1762 e il 1779, quando appartenne a Maria Teresa che destinò non meno di 80.000 fiorini alla sua ristrutturazione. Affidò questo lavoro al suo pittore preferito Johann Wenzel Bergl, che iniziò ad applicare i suoi dipinti lussureggianti su pannelli di lino prima di fissarli alle pareti e di continuare il suo lavoro sui soffitti delle varie stanze. Le pareti delle quattro sale contengono una varietà di frutta e animali “tipici” delle Americhe: fave di cacao, limoni, pappagalli, farfalle, pesci volanti, tartarughe, scimmie, serpenti e lama coesistono in un bell’insieme.
Il padiglione di Otto Wagner
Questo piccolo gioiello di architettura ha riaperto le porte nell’estate del 2014, dopo lunghi lavori di restauro. Nel 1900, la città di Vienna concepì con la costruzione del tram un importante progetto infrastrutturale. Otto Wagner, un precursore dell’architettura moderna, fu incaricato della progettazione artistica di questo nuovo mezzo di trasporto di massa. Egli decise di costruire una stazione privata per l’imperatore e la sua corte nella stazione di Hietzing. Impresse alla costruzione, che completò nel 1899, uno stile Art Nouveau assolutamente unico all’esterno e particolarmente sontuoso all’interno: la magnificenza imperiale doveva favorire una svolta nell’architettura moderna. All’interno del padiglione, il rosso inatteso delle tende di seta e dei tappeti attira l’occhio, mentre dominano l’arredamento i motivi floreali di filodendro. Le finestre trapezoidali, un’altra “specialità” di Otto Wagner, utilizzano la luce naturale in modo ottimale, come fonte di illuminazione indiretta. La luce è attenuata per ridurre la decolorazione dei tessuti pregiati appesi all’interno. La parte superiore della cupola è in vetro smerigliato.
Il padiglione di Otto Wagner
Questo piccolo gioiello di architettura ha riaperto le porte nell’estate del 2014, dopo lunghi lavori di restauro. Nel 1900, la città di Vienna concepì con la costruzione del tram un importante progetto infrastrutturale. Otto Wagner, un precursore dell’architettura moderna, fu incaricato della progettazione artistica di questo nuovo mezzo di trasporto di massa. Egli decise di costruire una stazione privata per l’imperatore e la sua corte nella stazione di Hietzing. Impresse alla costruzione, che completò nel 1899, uno stile Art Nouveau assolutamente unico all’esterno e particolarmente sontuoso all’interno: la magnificenza imperiale doveva favorire una svolta nell’architettura moderna. All’interno del padiglione, il rosso inatteso delle tende di seta e dei tappeti attira l’occhio, mentre dominano l’arredamento i motivi floreali di filodendro. Le finestre trapezoidali, un’altra “specialità” di Otto Wagner, utilizzano la luce naturale in modo ottimale, come fonte di illuminazione indiretta. La luce è attenuata per ridurre la decolorazione dei tessuti pregiati appesi all’interno. La parte superiore della cupola è in vetro smerigliato.
Le pitture murali di Kalksburg
La struttura del collegio di Kalksburg è circondata da un ampio parco: un antico giardino all’inglese di cui ormai rimangono poche tracce. Vi si trovano un edificio circolare, che era in origine in un lago, e un tempio cinese in gran parte restaurato ai margini del bosco. Una passeggiata nel giardino conduce a uno stagno isolato. Kalksburg era un tempo il nascondiglio di una banda di rapinatori, fino a quando alcuni cittadini riuscirono, nel 1463, a fare arrestare il capo della banda e a distruggere la fortezza. Dal 1609, il luogo appartenne ai Gesuiti e in seguito al gioielliere di corte Franz Mack (1730-1807), che acquistò l’insieme dei terreni che circondano il castello. Fu nominato Cavaliere con il nome di Edler von Mack. E' a quest’epoca che risale la “stanza d’argento”, oggi luogo di riunione dell’associazione di carità B.R.O.T.. Le splendide pitture murali con motivi bucolici, databili intorno al 1800, sono state recentemente restaurate.
Una parete per l'arrampicata
La Mizzi-Langer-Wand è una parete di arrampicata chiamata così in omaggio a Marie-Kauba Langer (1872-1955), pioniera dell’alpinismo e dello sci. La parete si trova sul lato sud della Zugberg, sopra la Kaltenleutgebner Straße. Le rocce della vecchia strada carraia Rodauner, da un’altezza di 40 metri, permettono di praticare quasi ogni livello di difficoltà. Dare alla parete di arrampicata il nome di una donna che iniziò a praticare questo sport nel XIX secolo è abbastanza raro e merita di essere sottolineato.
Il lago sotterraneo in una grotta
Antica miniera di gesso in disuso, la grotta di Hinterbrühl ospita il più grande lago sotterraneo d’Europa, con una superficie di 6.200 mq. E' consigliato un giro in barca su questa distesa d’acqua, situata a circa 60 metri sotto la superficie e alimentata da sette sorgenti sotterranee. Ai piani superiori, il museo racconta l’inizio dello sfruttamento della miniera nel 1848, quando si iniziò a scavare all’interno della collina Wagner per estrarne il gesso. Lo sfruttamento fu sospeso nel 1912 a seguito di una catastrofe naturale: l’uso di una carica esplosiva liberò una sorgente che inondò la miniera. Vent’anni dopo, la grotta fu riaperta come oggetto di studio e divenne un’attrazione turistica davvero unica per l’epoca. Altre attrazioni della visita della grotta sono il cumulo di scorie, il pozzo e il castelletto della miniera.
Il canale Danubio-Oder
Il Canale del Danubio-Oder-Elba fu originariamente ideato come un corso d’acqua navigabile, dove i barconi potevano trasportare il loro carico fino al Mare del Nord e al Mar Baltico. Se l’idea di un tale progetto già esisteva al momento della monarchia austro-ungarica, questa fu portata alla luce dopo l’allargamento dell’UE, prima di essere nuovamente abbandonata. Il Canale del Danubio-Oder è innegabilmente tra i più belli. Si compone di quattro sezioni, due delle quali sono l’ideale per il nuoto. All’estremità a nord del primo Canale Danubio-Oder si trova un bel prato, mentre il terzo Canale Danubio-Oder è in gran parte circondato da piccoli giardini. La parte meridionale, liberamente accessibile, è ideale per prendere il sole. In estate, le limpide acque del canale invitano a fare il bagno, e i molti punti poco profondi consentono alle famiglie con bambini di nuotare in sicurezza. La qualità dell’acqua è costantemente monitorata.
Il canale Danubio-Oder
Il Canale del Danubio-Oder-Elba fu originariamente ideato come un corso d’acqua navigabile, dove i barconi potevano trasportare il loro carico fino al Mare del Nord e al Mar Baltico. Se l’idea di un tale progetto già esisteva al momento della monarchia austro-ungarica, questa fu portata alla luce dopo l’allargamento dell’UE, prima di essere nuovamente abbandonata. Il Canale del Danubio-Oder è innegabilmente tra i più belli. Si compone di quattro sezioni, due delle quali sono l’ideale per il nuoto. All’estremità a nord del primo Canale Danubio-Oder si trova un bel prato, mentre il terzo Canale Danubio-Oder è in gran parte circondato da piccoli giardini. La parte meridionale, liberamente accessibile, è ideale per prendere il sole. In estate, le limpide acque del canale invitano a fare il bagno, e i molti punti poco profondi consentono alle famiglie con bambini di nuotare in sicurezza. La qualità dell’acqua è costantemente monitorata.