Rapaci, stambecchi e lepri. In un libro di Giorgio Marcoaldi gli "alieni" del Parco Nazionale del Gran Paradiso
Tra le creature ritratte da Giorgio Marcoaldi mancano soltanto l’elfo, mago Merlino e qualche orco maligno della foresta di Tolkien. Per il resto, dall’audace merlo acquaiolo al rarissimo gipeto, dalla civetta nana allo sfuggente ermellino sono stati tutti immortalati con le amorevoli cure di un fotografo che è anzitutto un patito delle montagne del Parco nazionale del Gran Paradiso. Già, perché solo un appassionato di quei luoghi poteva, per un anno intero, partire ogni mattina da Cogne con lo zaino in spalla (pesantissimo, perché carico di obiettivi, luci e cavalletto) e camminare per ore, anche con quando il vento taglia la faccia e il termometro segna venti gradi sottozero, alla ricerca di un camoscio, una volpe o uno scoiattolo in quei paesaggi mozzafiato. A ripagarlo di tante fatiche sono stati proprio loro, i protagonisti del libro: un’aquila che gli plana incuriosita a pochi metri dalla testa, mamma stambecco che allatta il suo piccolo o ancora la pernice e il lepre delle nevi che si mostrano nella loro candida livrea invernale. Se in altri suoi libri Marcoaldi ha dato prova di essere uno storiografo di razza, ricreando per esempio quadri dell’antica vita contadina abruzzese, in questo dimostra invece di possedere le spiccate doti dell’osservatore etologico, perché in pochi sono riusciti a fotografare come ha fatto lui l’accoppiamento tra camosci e nessuno, credo, quello infruttuoso tra due stambecchi maschi. E che dire dell’elusivo gipeto, del quale è riuscito a inquadrare perfino il volo di un giovane esemplare. Ma la principale ambizione di Marcoaldi è un’altra, decisamente più nobile: farci condividere le trepidanti emozioni da lui vissute in quei magici e solitari istanti. Con la forza e l’eleganza delle sue immagini ci riesce in pieno, rendendo quelle vette e quei boschi fatati anche per noi e, soprattutto, facendoci provare il suo medesimo, fanciullesco stupore al cospetto di animali così selvatici e perciò così meravigliosi. Animali dei quali si direbbe che, in quel freddo paradiso, sia riuscito a guadagnarsi se non l’amicizia quantomeno la fiducia.