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Fenomeno sharing. Negli Usa c'è l'Airbnb delle piscine private

Miami (courtesy Swimply) 
Si chiama Swimply, è una piattaforma che mette a disposizione le "vasche" contenute in giardini e ville. Nel portale foto, descrizione, prezzi e orari. Ammessi anche gruppi, purché non organizzino feste. Prezzi dai 20 ai 200 dollari l'ora. Già disponibilie in diversi States, nonché in Canada e Australia
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In un film del 1968 (The Swimmer - Un uomo a nudo), Burt Lancaster è l'impresario teatrale Ned Merrill. Attirato dalle tante belle piscine nelle ricche ville della zona in cui si trova, decide di tuffarsi e nuotare in tutte quelle che incontra lungo la strada verso casa, facendo ritorno in costume da bagno. Diretto da Frank Perry e tratto da un racconto di John Cheever, il film e raccontava, seppur con toni tutt'altro che leggeri e ben lungi dal lieto fine, un fenomeno di cui la cinematografia (specie americana) è piena: imbucarsi nelle piscine dei vicini, mentre la villa è vuota, per farsi un bagno.

Nella realtà, tra telecamere di sicurezza, ronde dei guardiani e antifurti, è piuttosto improbabile riuscire a farsi un tuffo nella piscina di qualcun'altro senza farsi arrestare. Ma una soluzione c'è. Si chiama Swimply  ed è l'Airbnb delle piscine, una piattaforma che, al posto di mettere a disposizione stanze o case, affitta piscine di privati. Con lo slogan "Avere una piscina è costoso, ma godersela non deve esserlo", il sito, che ovviamente ha anche l'app, è stato creato da una start-up americana ed è disponibile già in diversi stati e Paesi, dalla California alla Florida e New Mexico, ma anche Canada e Australia.
Georgia (courtesy Swimply) 

Per provare, il meccanismo è semplice. Funziona esattamente come Airbnb. I proprietari si registrano sul sito e mettono a disposizione la loro piscina, con foto, descrizione, prezzi e orari. I clienti scelgono la vasca che preferiscono, l'orario e prenotano. Quanto costa? I prezzi in genere vanno dai 20 ai 200 dollari l'ora: non è proprio economico, quindi, specie se si è soli. Il trend che va per la maggiore, infatti, è noleggiare la piscina in gruppo, a patto però che non si organizzi una festa, che è vietato. Altra regola: bisogna essere maggiorenni per prenotare.

I costi ovviamente variano in base a tanti fattori: la bellezza della piscina, la location della casa (farsi un bagno nell'infinity pool di una villa a Beverly Hills costa di più della vaschetta nel retro di una villetta nei sobborghi di Brisbane, Australia). E poi ci sono gli optional, come il barbecue a bordo piscina, scivoli d'acqua, idromassaggio, trampolini o simili.

Sul mercato c'è un po' di tutto. C'è la famiglia che mette in affitto la piscina con idromassaggio a Miami, mentre vola in vacanza altrove. C'è la coppia giovane che arrotonda affittando la vasca della villa nelle campagne della Georgia. O chi mette a disposizione la sua piscina ogni giorno mentre è in ufficio.

L'idea è una genialata, e i numeri lo dimostrano: la scorsa estate ci sono famiglie, specie in California dove Swimply è un boom, che in due mesi hanno guadagnato anche dodicimila dollari, escluso il 10 per cento versato di tassa al sito di sharing. Un vero business insomma. E visto il successo, arriverà presto anche in Europa. Speriamo in tempo per la prossima, caldissima, estate.