Yoga, ayurveda o un tour tra le feste a colori nei templi. La stagione del Kerala
di IRENE MARIA SCALISE
India. L'inverno è il momento migliore per scoprire la regione più "dolce" del grande Paese asiatico. Non serve una guida: basta seguire la musica assordante
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E’ la regione più “dolce” e verde dell’India. Benvenuti in Kerala, la patria dello yoga, dell’ayurveda e delle feste colorate nei templi. Per visitarla il nostro inverno è la stagione migliore: clima secco e caldo durante il giorno e più fresco la notte. Con dieci ore di volo circa dall’Italia, un passaggio in Kerala, è una tappa garantita per migliorare l’umore e anche la salute.
Lo yoga
Per lungo tempo meta di vacanze per fricchettoni, il Kerala sta vivendo un’inedita second life da quando i maestri yoga di tutto il mondo hanno trasformato questa accogliente regione nel loro indirizzo preferito per workshop e retreats. Gli studenti “yogini” si riconoscono per l’abbigliamento sportivo, il tappetino arrotolato sotto il braccio (che non abbandonano mai) e i fisici asciutti. La loro giornata inizia presto. Anzi prestissimo. Dalle 5 del mattino echeggiano in località come Kovalam i tipici “mantra” di inizio yoga. I luoghi prescelti per le lezioni sono generalmente i tetti degli hotel, naturalmente con copertura sul tetto per ripararsi dal sole. Durante la giornata i ritmi sono sereni: pasti leggeri, meditazione, pranayama (respiro) e lunghe passeggiate nelle spiagge circondate di palme. Poco dopo il tramonto, bevendo una tazza di golden milk (il tipico latte d’oro con curcuma molto gustoso e curativo per il corpo) il popolo yogino si prepara al lungo sonno aspettando la pratica della mattina successiva. L’ayurveda
Decisamente meno esili dei praticanti yoga sono i turisti che scelgono il kerala per una remise en forme ayurvedica. Generalmente prenotano pacchetti di una decina di giorni che vanno da quello “ringiovanimento”, al programma di gestione dello stress, ai trattamenti di bellezza a quelli anti invecchiamento o mirati al dimagrimento. Per chi necessità di una cura più approfondita si sceglie il “panchakarma” che è un vero e proprio tagliando di ripulitura del corpo grazie a un mix di massaggi con oli medicali e l’assunzione di medicine naturali. Le cliniche più note? Il Somatheeram Ayurveda Resort e il doctor Franklin's Panchakarma Institute & Ayurveda Centre a Chowara, il doctor Unnis Agastyaa Heritage Ayurvedic Centre e l’Ayushya Ayurvedic Panchakarma Centre a Kovalam. Non è una vacanza per nottambuli modaioli. Nelle cliniche ayurvediche la vita scorre tranquilla: si alternano i trattamenti e i massaggi a leggere lezioni di yoga, passeggiate e letture. Non bisogna stupirsi se s’incontrano ovunque “pazienti” dalle vestaglie colorate con i capelli unti d’olio avvolti in turbanti di cotone e maschere spalmate sul viso. Nell’aria l’odore tipico del Kerala, che è proprio quello dell’olio destinato ai trattamenti, e che si avverte potente appena sbarcati all’aeroporto di Trivandrum. Attenzione però: l’olio macchia gli abiti in modo indelebile quindi, anche per i più refrattari, la vestaglia è d’obbligo.
I templi
Per chi ha ambizioni più turistiche e meno salutiste si può andare in Kerala per un tour di feste nei templi. Dove trovarli? Non servono indirizzi: basta seguire la musica assordante che, tramite giganteschi amplificatori, diventa un’assordante colonna sonora alla vita quotidiana durante tutta la durata dei festeggiamenti. E’ praticamente impossibile non accorgersene. Ogni tempio ha almeno un festival annuale (e quelli più ricchi ne hanno più di uno) che può durare sino a 28 giorni. Racconta un aneddoto un maestro di yoga che esasperato dalla musica alle tre di notte decise di recarsi al tempio per godersi lo spettacolo: “Dal rumore pensavo ci fossero mille persone in realtà era tutto registrato e per conquistare qualche ora di pace ho semplicemente staccato la spina!”. Le divinità che vengono festeggiate, con spettacolari processioni, sono soprattutto Shiva e Ganesh. Ecco comunque qualche indirizzo: merita una visita il Tempio di Chettikulangara a Mavelikkara (distretto di Alapuzzha) e poi ancora il Muchilottu Puthiyakavu a Peralassery. Quindi il Trissur Pooram, si tiene al Tempio Vadakkunnathan di Thrissur ogni anno nel giorno del Pooram. In pratica è il re dei festival del Kerala, uno degli eventi più attesi dell’anno, in quest’occasione cinquanta elefanti regalmente bardati e le migliori orchestre della regione si sfidano in una competizione. I classici 28 giorni dedicati a Shiva sono l’occasione per il festival Vaisakha Maholsavam, al Kootyur temple, distretto di Kannur. Infine c’è Attunkal Pongala, a Trivandrum, una festa molto particolare perché interamente al femminile. Il cibo
Il Kerala sembra essersi adeguato alle esigenze salutiste dei turisti. Intendiamoci si mangia indiano ma con un budget dalle 200 alle 500 rupie si fa un pasto perfettamente bilanciato e gustoso mai troppo pesante o condito con spezie eccessivamente piccanti. Qualche piatto da provare? Le malai kofta sono deliziose polpette di melanzane avvolte in una salsa cremosa. Il palak paneer è composto da formaggio paneer immerso in un denso puré di spinaci condito con zenzero. Buonissimo anche il tipico riso con verdure, il vegetable biryani rice, di solito servito con il pane croccante. E ancora l'allo gobi, un tipo di curry asciutto preparato con patate, cavolfiore e spezie indiane.
Come arrivarci
Dall’Italia non esiste un volo diretto per Trivandrum e neppure per Cochin. La soluzione migliore è prendere un volo Emirates da qualsiasi città italiana e fare uno scalo a Dubai di un paio d’ore. Non meravigliatevi se nella seconda tratta sarete tra i pochi occidentali, è infatti più facile incontrarvi indiani che per motivi lavorativi si recano negli Emirati (e ritorno). Ulteriore alternativa è fermarsi a Nuova Delhi con Alitalia ma in questo caso bisogna cambiare compagnia e proseguire sino al Kerala con Air India.