Iraq promette: "Salveremo l'arco di Ctesifonte". Via ai restauri per la volta in mattoni più grande del mondo
di Arturo Cocchi , di Arturo CocchiL'arco dell'antica città persiana Ctesifonte, il più grande del mondo tra quelli in mattoni, sarà restaurato - una volta per tutte - per essere riportato all'antico splendore. Lo hanno ufficialmente annunciato le autorità irachene. Il celebre monumento del VI secolo d. C., che si trova, come la città di cui oggi è il simbolo, a una ventina di chilometri a sud di Bagdad, Iraq. Situata sulla riva destra del Tigri, Ctesifonte fu fondata nel secondo secolo a. C. da Mitridate I di Partia, diventando la capitale di quell'impero persiano-ellenistico nato dopo la scomparsa di Alessandro Magno. Distrutta dai Romani, rinacque sotto l'impero Sasanide, e fu proprio il quell'epoca che venne creato l'arco, noto anche con il suo nome persiano Taq-i-Kisra.
Un tentativo di recupero dell'opera era già avvenuto in tempi recenti, in seguito al crollo importante della struttura, causato da piogge copiose ne 2016. Ma i nuovi …
L'arco dell'antica città persiana Ctesifonte, il più grande del mondo tra quelli in mattoni, sarà restaurato - una volta per tutte - per essere riportato all'antico splendore. Lo hanno ufficialmente annunciato le autorità irachene. Il celebre monumento del VI secolo d. C., che si trova, come la città di cui oggi è il simbolo, a una ventina di chilometri a sud di Bagdad, Iraq. Situata sulla riva destra del Tigri, Ctesifonte fu fondata nel secondo secolo a. C. da Mitridate I di Partia, diventando la capitale di quell'impero persiano-ellenistico nato dopo la scomparsa di Alessandro Magno. Distrutta dai Romani, rinacque sotto l'impero Sasanide, e fu proprio il quell'epoca che venne creato l'arco, noto anche con il suo nome persiano Taq-i-Kisra.
Un tentativo di recupero dell'opera era già avvenuto in tempi recenti, in seguito al crollo importante della struttura, causato da piogge copiose ne 2016. Ma i nuovi mattoni hanno cominciato a cadere, sempre in seguito a piogge abbondanti, l'anno scorso. Una nuova fase di lavori "di emergenza" avviata a marzo, si concluderà a dicembre, come racconta all'agenzia di stampa France Press David Michelmore, esperto di conservazione del patrimonio che dirige lo studio britannico Consultancy for Conservation and Development e lavora con un team di archeologi dell'Università della Pennsylvania.
"Quelli che crollano ora non sono i mattoni originali sasanidi - spiega Michelmore - ma il restauro moderno. La ricostruzione del 2013-2014 copre una parte importante della struttura e probabilmente dovrà essere rimossa per intero e sostituita".
La costruzione di Taq-i-Kisra cominciò nel 540, durante la lunga guerra che i re persiani sasanidi combattevano contro l'Impero Bizantino. Era parte di un complesso residenziale reale in costruzione da tee secoli. Alto 37 metri, lungo 48, è il come detto il più grande arco in mattoni esistente.
Il ministro iracheno della Cultura Hassan Nazim ha spiegato che i lavori attuali servono a "consolitare" il complesso, che, per la sua vicinanza al Tigri è soggetto anche a possibili infiltrazioni "da sotto". Al giorno d'oggi, l'arco monumentale si posizona nel cuore dell'oasi della località di Madain. Al suo fianco, su entrambi i versanti, si stagli imponenti facciate, decorate di colonne e volte, tutto in mattoni. La prima fase dei lavori beneficia di un finanziamento da 700mila dollari (poco più di 600mila euro) da parte dell'Alleanza internazionale per la protezione del patrimonio nelle zone in conflitto (Aliph), come ha spiegato il direttore del Consiglio delle antichità e del patrimonio di Bagdad, Laith Majid Hussein. Secondo quanto afferma, la fase successiva sarà quella di un "restauro totale", che dovrà permettere di consolidare la struttura, impedendo ulteriori crolli. Hussein ha deplorato i "numerosi errori" commessi durante i precedenti restauri, che di fatto hanno collocato una grossa "copertura di cemento" sull'arco.
I campanelli d'allarme sullo stato di salute di Tak-i-Kisra non sono una novità. Le prime crepe sulla volta, opera delle infiltrazioni di pioggia, sono state segnalate sin dal 2004. Michelmore ricorda quanta storia sia passata sotto le volte di quell'arco. "Risale al 540, in pratica è nato in simultanea con la Chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli-Istanbul. Due monumenti accomunati da grande volontà innovativa e da altrettanto desiderio di grandezza e ambizione". La sfida tra due imperi rivali, combattuta anche sul fronte di una tecnologia e di una monumentalità da sfoggiare. Ieri, come oggi, a qualunque latitudine.