Un'isola scozzese piccola, remota, la silhouette perennemente divorata da mare e intemperie che ne modellano le forme. Sule e pulcinelle di mare come unici abitanti - seppure in massa - oltre alle foche - da quando, a fine XVI secolo, i cattolici in fuga dalla riforma protestante l'avevano temporaneamente adottata come rifugio e poi lasciata.
Oggi Ailsa Craig è una riserva naturale disabitata. L'unica forma di insediamento umano è l'estrazione di quel granito che nei secoli si è dimostrato materia prima ideale per la produzione delle stones, le pietre da 18-20 kg utilizzate nel curling. Originario proprio delle Highlands scozzesi e oggi praticato da nordici, anglosassoni e nei Paesi prettamente alpini, lo "sport delle bocce su ghiaccio" ha da qualche Olimpiade saputo conquistarsi, nei suoi passaggi televisivi, ammirazione e curiosità forse non del tutto attese anche alle nostre latitudini. Con Pechino 2022 al via, e con il curling tra i primi eventi in programma, può essere curioso scoprire quest'isola, e la fabbrica non poco distante, alle porte di Glasgow, dove le "pietre" vengono intagliate e raffinate: l'una e l'altra forniscono le stones ufficiali, impiegate in tutti i match olimpici sin dai primi Giochi, Chamonix 1924, anche se poi il curling nelle Olimpiadi è entrato e uscito, fino a tornarvi ufficialmente, non come evento dimostrativo, a Nagano 1998.
Ailsa Craig, l'isola scozzese dove si estrae la pietra del curling olimpico. Da sempre
Un chilometro quadro di estensione, l'isolotto giace nel Firth of Clyde, la profonda insenatura che a Sud-ovest di Glasgow si protende fin quasi all'Irlanda del Nord, separato dall'Atlantico a occidente dall'isola di Arran e dalla penisola del Kintyre. Qui, all'incirca a metà della rotta ipotetica tra la più grande città scozzese e Belfast, l'azienda Kays Curling, che produce le stones dal 1851 e a sua volta le fornisce agli organizzatori dei Giochi invernali da sempre, viene a estrarre e a prelevare la roccia, con tanto di esclusiva. "Sono ormai quasi duecento anni che Ailsa Craig è la fonte di granito pressoché unica per le stones", ha spiegato all'agenzia di stampa France Presse il titolare dell'azienda, Jim Wylie.
Il ciclo produttivo si completa appunto nella sua fabbrica, che ha sede Mauchline, una trentina di chilometri a Sud-Sud ovest della stessa Glasgow, altrettanti circa a Nord-Nord est da Ailsa Craig. La perforazione, lavorazione e lucidatura delle pietre, che misurano 28 cm di diametro, richiede 5 ore. "Non abbiamo finora trovato alcun tipo di granito migliore per produrre una stone - spiega Wylie - Ci sono stati alcuni tentativi in luoghi diversi ma nessuna materia prima si è rivelata altrettanto adatta".
Nelle cave di quest'isola vulcanica si trovano due tipi diversi di granito, perfetti per la pratica di questo sport, che - forse non è un caso - è stato concepito sui laghi ghiacciati scozzesi circa 5 secoli fa. Uno di questi (Blue hone) è un granito blu non poroso formato 60 milioni di anni fa da eruzioni vulcaniche e ha tra le sue prerogative una stuttura che la rende capace di sostenere particolarmente bene l'erosione da sfregamento sulle superfici gelate e ghiacciate. L'altro (Common green) è un granito verde particolarmente resistente a impatti del tipo di quelli reciproci tra le stones, in altre parole l'anima del curling. I due graniti sono assemblati secondo una particolare tecnica. Il Blue hone va a occupare la parte bassa, quella che scorre sul ghiaccio, "che può essere assai abrasivo", spiega Wylie, tanto che basta veramente nulla perché "una possibile medaglia d'oro si trasformi in beffa". Il Common green, giocoforza, presidia i fianchi, l'area ad alta frequenza d'urto.
Kays Curling. A sud di Glasgow la fabbrica delle stones olimpiche del Curling, dal 1924
Questa è Kays Curling, la fabbrica scozzese che dal 1851 intaglia dal granito le "stones", le pietre da 18 chili utilizzate nel curling, lo scenografico sport delle "bocce su ghiaccio" - molto popolare nei Paesi anglosassoni, nordici e alpini, ma che anche dalle nostre parti trova insospettabili proseliti, almeno durante i Giochi Olimpici invernali. E in vista dell'imminente apertura di Pechino 2022, con il curling che, da calendario, sarà uno dei pochi eventi ad anticipare, almeno nelle sue fasi preliminari, la cerimonia di apertura, può essere curioso scoprire che questa fabbrica, situata a Mauchline, a una trentina di chilometri a sud-sud est di Glasgow, produce le "stones" olimpiche sin dai primi Giochi invernali, quelli di Chamonix, che si sono svolti nel 1924, quasi un secolo fa. La materia prima è un granito che viene scavato in una vicina isola, Ailsa Craig, isoletta situiata poco lontano, nel Firth Of Clyde, la profonda insenatura che si propaga fin quasi all'Irlanda del Nord. Materiale, che a sua volta dà "vita" alle pietre olimpiche sin dagli esordi
Olimpiadi a parte, le pietre prodotte da Kays Curling vengono esportate in 70 Paesi e la domanda è in crescita. I primi mercati sono Canada, America, Svizzera e Austria, ma, spiega il direttore generale Jim English, "vendiamo anche in America del Sud, Corea del Sud, Afghanistan e Nigeria".
Il curling, con il doppio misto, ha avuto l'onore di inaugurare la programmazione di questi Giochi invernali. "Sono certo che il nostro sport acquisirà ulteriore popolarità con Pechino 2022 - dice English, prevedendo una "domanda elevata di stones nei mesi successivi".