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Machu Picchu non è il vero nome della cittadella andina. "Gli Inca la chiamavano Huayna Picchu"

(afp)
La scoperta di studiosi peruviano-statunitensi, che hanno visionato secoli di documenti e mappe in cui il sito è menzionato con il toponimo originale. L'errore fu di Hiram Bingham, lo scopritore americano che inizialmente la citò correttamente, poi cambiò idea. Un misunderstanding sui nomi delle vette che sovrastano l'area probabile origine dello sbaglio
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Si chiama Huayna Picchu, non Machu Picchu. Abbiamo chiamato la straordinaria cittadella inca peruviana con il nome sbagliato da (almeno) 110 anni, da quando cioè Hiram Bingham, fresco di una delle scoperte più affascinanti di sempre, diede credito alla fonte peggio informata sui fatti.

Alla conclusione è arrivato uno studio condotto dallo storico locale Donato Amado Gonzalez e dall'archeologo statunitense Brian Bauer, di recentissima pubblicazione sulla rivista scientifica Ñawpa Pacha: Journal of the Institute of Andean Studies, che cita numerose fonti storiche nelle quali la un tempo fiorente città viene citata con i suoi nomi veri, oggi dimenticati.

Il luogo perennemente in vetta alle classifiche delle meraviglie del pianeta e dei luoghi che si sogna visitare non finisce di sorprendere. Solo l'anno scorso, un gruppo di studio ha appurato che la sua età - attorno ai sei secoli - è di una trentina di anni superiore a quanto si…

Si chiama Huayna Picchu, non Machu Picchu. Abbiamo chiamato la straordinaria cittadella inca peruviana con il nome sbagliato da (almeno) 110 anni, da quando cioè Hiram Bingham, fresco di una delle scoperte più affascinanti di sempre, diede credito alla fonte peggio informata sui fatti.

Alla conclusione è arrivato uno studio condotto dallo storico locale Donato Amado Gonzalez e dall'archeologo statunitense Brian Bauer, di recentissima pubblicazione sulla rivista scientifica Ñawpa Pacha: Journal of the Institute of Andean Studies, che cita numerose fonti storiche nelle quali la un tempo fiorente città viene citata con i suoi nomi veri, oggi dimenticati.

Il luogo perennemente in vetta alle classifiche delle meraviglie del pianeta e dei luoghi che si sogna visitare non finisce di sorprendere. Solo l'anno scorso, un gruppo di studio ha appurato che la sua età - attorno ai sei secoli - è di una trentina di anni superiore a quanto si fosse creduto sino a quel momento. Ora, si apprende che neppure il suo nome era esatto. A quanto pare, quando l'esploratore statunitense per la prima volta si arrampicò fino alla cittadella e ne chiese il nome, gli fu risposto, correttamente, "Huayna Picchu". Giorni dopo, però, una seconda guida gli parlò della cittadella chiamandola Machu Picchu. Evidentemente, Bingham finì per credere all'ultima versione. Per una volta, quindi, non siamo di fronte al classico vezzo coloniale, che dalla Uluru australiana al Denali dell'Alaska, ha indotto le nazioni del ventesimo e del ventunesimo secolo a ridisegnare le mappe geografiche delle (ex) colonie, restituendo a luoghi e punti di riferimento i nomi originali, in nome della riappacificazione o più pragmaticamente del politically correct. A rendere ancor più veniale il peccato del pioniere americano originario di Honolulu, la assoluta appartenenza dei due nomi a quello straordinario luogo: se Huayna, infatti è il nome dell'iconico monte (2.720 m.) che in tutte le immagini vediamo sovrastare da dietro la cittadella, Machu è quello assegnato alla vetta più alta dell'area (3.082) metri, dove i più volenterosi salgono per dominare la scena dall'alto. Per ulteriore curiosità, i due nomi nel linguaggio delle popolazioni precolombiane significano, rispettivamente, "giovane", attribuito alla cima più piccola, Huayna, e "vecchio", mentre Picchu significa semplicemente città.

"È vero che ai tempi di Bingham non molti sapessero dell'esitenza del sito - spiega lo stesso Gonzalez - ma ci sono concrete evidenze che quei pochi che la conoscevano non la chiamassero 'Machu Picchu'". Ma è ancor più importante rimarcare, aggiunge lo studioso, che la ricerca ha scandagliato secoli di documenti, incluse alcune delle prime mappe dell'area, e pure sugli stessi scritti di Hiram Bingham. Nella ricerca, gli studiosi affermano che "c'è stata un'iniziale incomprensione dei toponimi locali, al tempo della prima visita di Bingham, e questo errore è stato replicato acriticamente nel secolo che è seguito".

Un documento ufficiale spagnolo datato 1539, appena 7 anni dopo la conquista del Perù, cita un'area chiamata "Picchu". Uno datato 1568 parla di una città con quello stesso nome. "Abbiamo poi un chiaro riferimento alla 'antica città inca di Huayna Picchu' in un documento del 1715, e ci è stato riferito di un altro documento più antico, datato 1588, dove si dice che molti abitanti della regione di Vilcabamba avrebbero desiderato tornare alla città di Huayna Picchu, nell'auspicio di riabbracciare la loro religione d'origine", è scritto sulla pubblicazione scientifica.

Ancora, un atlante pubblicato nel 1904, pochi anni prima dell'arrivo di Bingham, cita le rovine di una città inca chiamata Huayna Picchu". "Davvero, non c'è dibattito sull'argomento", ha concluso Gonzalez interpellato dai media locali.

Ma per quanto possa essere vera e dimostrabile, difficilmente la nuova scoperta porterà al cambio di nome di quel gioiello spendidamente appollaiato sulle montagne, a quasi 2.400 metri d'altitudine, nel cuore delle Ande, capace di attirare, Covid permettendo, fino a 1,5 milioni di visitatori l'anno, tanto da indurre il governo locale a introdurre - uno dei primi casi al mondo - il numero chiuso. "Per gli Inca si sarà anche chiamata diversamente, ma ormai per il mondo è Machu Picchu", conclude lo stesso Gonzalez.