✕

Visti turistici Ue ai russi, Finlandia ed Estonia chiedono stop: "Visitare Europa è un privilegio, non un diritto umano"

Russi alla frontiera russo-finlandese di Nuijamaa 
Nonostante il blocco dei cieli, sempre più vacanzieri russi entrano nell'Unione, dove i permessi di accesso sono stati proibiti o limitati solo dai Paesi che confinano direttamente con Mosca: ma il visto per una nazione Schengen dà automaticamente accesso alle altre 25. Ora Helsinki e Tallinn chiedono una sanzione diretta da Bruxelles, che prende tempo. L'appello di Zelensky: "Dovrebbero vivere nel loro mondo finché non cambiano filosofia". La replica di Peskov: "Isolarci non ha prospettive"
4 minuti di lettura

Basta visti turistici ai cittadini russi. Il doppio appello, destinazione Bruxelles, arriva, a poche ore di distanza, dalle leader di Finlandia ed Estonia. I due stati baltici sono infatti, tra i Paesi confinanti con Mosca, quelli che nelle ultime settimane hanno osservato il massimo movimento transfrontaliero di persone che, in particolare dalla vicina San Pietroburgo, hanno varcato i rispettivi confini. Un transito, in alcuni casi, finalizzato allo stop o al soggiorno nei territori finnico o estone; in altri, utilizzato come trampolino di lancio (aereo) verso altri Paesi dell'Unione, mete balneari, capitali e città d'arte in primis.

Kaja Kallas: Europa un privilegio

La prima ministra estone Kaja Kallas ha postato oggi un tweet che recita: "Visitare l'Europa è un privilegio, non un diritto umano - è il momento di mettere fine al turismo dalla Russia".

Soltanto poche ore prima l'omologa finnica Sanna Marin aveve spiegato alla radio-tv …

Basta visti turistici ai cittadini russi. Il doppio appello, destinazione Bruxelles, arriva, a poche ore di distanza, dalle leader di Finlandia ed Estonia. I due stati baltici sono infatti, tra i Paesi confinanti con Mosca, quelli che nelle ultime settimane hanno osservato il massimo movimento transfrontaliero di persone che, in particolare dalla vicina San Pietroburgo, hanno varcato i rispettivi confini. Un transito, in alcuni casi, finalizzato allo stop o al soggiorno nei territori finnico o estone; in altri, utilizzato come trampolino di lancio (aereo) verso altri Paesi dell'Unione, mete balneari, capitali e città d'arte in primis.

Kaja Kallas: Europa un privilegio

La prima ministra estone Kaja Kallas ha postato oggi un tweet che recita: "Visitare l'Europa è un privilegio, non un diritto umano - è il momento di mettere fine al turismo dalla Russia".

Soltanto poche ore prima l'omologa finnica Sanna Marin aveve spiegato alla radio-tv finlandese YLE che, a suo avviso, "non è giusto che mentre la Russia sta portando avanti una guerra aggressiva e brutale in Europa, i russi possano condurre una vita normale, viaggiare in Europa, essere turisti".

Kaja Kallas nei giorni scorsi in Svizzera (qui con il presidente federale Ignazio Cassis) (ansa)

"I viaggi aerei dalla Russia sono chiusi - si legge ancora nel messaggio di Kallas -. Significa che mentre i Paesi Schengen rilasciano i visti, i Paesi vicini alla Russia ne portano il peso. È ora di porre fine al turismo dalla Russia".

Sanna Marin: ingiusto che facciano i turisti

Il nodo da sciogliere è intricato. Sin dall'inizio della guerra, la Ue ha chiuso lo spazio aereo all'aviazione commerciale russa, oltre a linee ferroviarie primarie come la San Pietroburgo-Helsinki, senza però bloccare il rilascio dei visti, eccezion fatta per quelle personalità inserite nella lista nera degli amici e/o finanziatori del governo di Putin. In altre parole, la Ue non ha mai posto un divieto d'accesso generalizzato ai cittadini russi, che potevano e possono arrivare direttamente in aereo, facendo coincidenza in un Paese che non ha chiuso i suoi cieli a Mosca (Turchia, Paesi del Medio Oriente e Golfo Persico); via terra, con auto; o infine con un sistema misto aria-terra, da un aeroporto di uno dei Paesi Ue-Schengen confinanti, che viene raggiunto dalla Russia, in auto, pullman o treno, dopo aver attraversato una frontiera stradale o ferroviaria.

Il nodo del Visto Schengen: 1 vale 26

Nei primi mesi della guerra, complici l'effetto deterrente della chiusura dello spazio aereo, la bassa stagione turistica e le residue reciproche restrizioni UE-Russia in materia Covid, il fenomeno ha mantenuto proporzioni irrisorie. E nessun Paese Ue - Italia inclusa - ha smesso di rilasciare visti turistici in direzione Mosca. Con l'avvicinarsi dell'estate - e soprattutto con lo sblocco dei vincoli da pandemia - che è del 15 luglio scorso - la crescita di questo movimento ha indotto i Paesi confinanti a progressive restrizioni. In generale, niente più visti turistici o per motivi di lavoro: eccezioni per casi umanitari, rifugiati politici, persone in visita a parenti stretti, diplomatici o giornalisti.

 

Penalizzata per motivi fisici - il suo confine con la Russia misura oltre 1.340 km, è uno dei più lunghi confini Ue-non Ue in assoluto - la Finlandia ha vissuto in modo traumatico la riapertura di metà luglio. Complici la vicinanza al confine di una metropoli come San Pietroburgo, e il suo stesso network di aeroporti molto ben serviti da Finnair e dalle low cost (Helsinki-Vantaa è a meno di tre ore d'auto dall'ex capitale degli zar), la terra delle renne e dei sami si è vista letteralmente presa d'assalto. A luglio, Helsinki ha rilasciato oltre 10mila permessi d'ingresso in direzione Mosca. Che sono poca cosa, rispetto ai 2 milioni di russi che varcavano quella frontiera prima del Covid, ma sufficienti a scatenare del malcontento, esploso in una raccolta di firme pro abolizione dei permessi, compresi quelli già esistenti.

Bruxelles: competenza dei singoli Paesi Ue

E così, in linea con quanto accaduto nelle vicine ex repubbliche baltiche, e in Norvegia, dove i visti turistici sono limitati ai russi residenti dell'estremo nord (Pomory), Helsinki sta bloccando l'emissione di permessi. Il che però non risolve il problema. Questo perché il visto rilasciato da uno qualunque dei 26 Paesi dell'area Schengen (22 Ue oltre a Norvegia, Svizzera, Islanda e Lietchenstein) dà automaticamente l'accesso agli altri. In altre parole, ai tre Paesi confinanti Ue più due (Finlandia, Estonia, Lettonia e, via exclave di Kaliningrad, Polonia e Lituania) e alla Norvegia non è sufficiente negare il visto ai russi, se gli altri, o anche solo una parte di essi, continuano a concederlo.

Da qui i richiami a Bruxelles. "Voglio augurarmi - ha detto Marin a YLE - che nel prossimo meeting del Consiglio Europeo, in programma il 31 agosto - il problema venga posto con maggiore forza. La mia posizione personale è che il turismo dovrebbe essere limitato".

Sanna Marin 

La Ue, per il momento, non raccoglie l'appello. L'Unione "non commenta la possibilità di ulteriori sanzioni contro la Russia . ha sottolinea Arianna Podestà, portavoce della Commissione Ue, rispondendo domande sull'eventualità che l'esecutivo eruopeo metta in campo lo stop ai visti turistici russi richiesto da Finlandia e Estonia. "E' importante sapere che i Paesi membri rilasciano i propri visti sulla base di norme nazionali. E ci sono sempre casi in cui i visti possono essere rilasciati, come a dissidenti politici, per casi umanitari, per giornalisti. Ma è competenza degli Stati membri decidere cosa fare", ha spiegato Anitta Hipper, del servizio stampa della Commissione.

Zelensky-Peskov, botta e risposta

Sulla questione, in queste ore, è intervenuto lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha invitato l'Occidente a vietare l'ingresso di tutti i cittadini russi. "La popolazione ha scelto questo governo e non lo sta combattendo, non sta discutendo e non sta urlando contro di esso", ha detto Zelensky in un'intervista al Washington Post. Il presidente ha sottolineato che le sanzioni più importanti contro la Russia sono rappresentate dalla chiusura dei confini, perché i russi stanno portando avanti un'aggressione contro un altro popolo e "dovrebbero vivere nel loro mondo finché non cambiano la loro filosofia".

Non si è fatta attendere la risposta del Cremlino: "La dichiarazione di Zelensky parla da sola. Molto probabilmente, l'irrazionalità nel pensare in questo caso è fuori scala. Questo può essere visto solo in modo estremamente negativo", ha detto Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin citato dall'agenzia di stampa Tass. "Qualsiasi tentativo di isolare i russi o la Russia è un processo che non ha prospettive. L'anima di tali iniziative non è molto buona, per non dire altro".