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Norvegia. La guerra allunga la vita all'ultima miniera di carbone delle Svalbard. In servizio altri due anni

Nelle isole a 1200 km dal polo l'estrazione era già stata drasticamente ridotta nell'ultimo ventennio. Il progetto prevedeva lo stop definitivo nel 2023, in simultanea con la chiusura della centrale elettrica alimentata dal minerale estratto. "Con la crisi approvvigionamento di materie primo incerto, servono alternative", ha detto il ministro dell'industria
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Le Svalbard non abbandonano il carbone. Non ancora e non del tutto. Le isole norvegesi all'estremo Nord del pianeta, la cui stessa sussistenza è dipesa per secoli dall'industria mineraria, avrebbe dovuto definitivamente abbandonare un'atttività produttiva altamente inquinante, in funzione dell'auspicata riconversione verso un'economia a matrice green, fatta di attività scientifica, nuove tecnologie e turismo sostenibile.

Ma in questo arcipelago situato ad appena 1.200 chilometri dal Polo - e per questo particolarmente vulnerabile rispetto ai moti del clima - lo sfruttamento della Miniera 7, che si sarebbe dovuto concludere nel 2023, è stato prorogato per due anni, fino al 2025.

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Facilmente intuibile il motivo della decisione. "C'è una guerra in atto - ha spiegato in una nota il ministro norvegese dell'Industria, Jan Christ…

Le Svalbard non abbandonano il carbone. Non ancora e non del tutto. Le isole norvegesi all'estremo Nord del pianeta, la cui stessa sussistenza è dipesa per secoli dall'industria mineraria, avrebbe dovuto definitivamente abbandonare un'atttività produttiva altamente inquinante, in funzione dell'auspicata riconversione verso un'economia a matrice green, fatta di attività scientifica, nuove tecnologie e turismo sostenibile.

Ma in questo arcipelago situato ad appena 1.200 chilometri dal Polo - e per questo particolarmente vulnerabile rispetto ai moti del clima - lo sfruttamento della Miniera 7, che si sarebbe dovuto concludere nel 2023, è stato prorogato per due anni, fino al 2025.

(reuters)

Facilmente intuibile il motivo della decisione. "C'è una guerra in atto - ha spiegato in una nota il ministro norvegese dell'Industria, Jan Christian Vestre - e con questa una significativa incertezza sulle possibilità di accesso a materie prime di importanza decisiva, anche per la produzione europea dell'acciaio, che da queste materie prime dipende".

Il piano originale prevedeva la chiusura della miniera in simultanea con quella della locale centrale elettrica alimentata a carbone, a sua volta da rimpiazzare con fonti di energia meno inquinanti. Nell'ultimo ventennio la Norvegia ha via via chiuso le varie miniere di carbone delle Svalbard, che decenni fa producevano diversi milioni di tonnellate di materia prima all'anno. La Mina 7, una delle più piccole, può produrre fino a 125 mila tonnellate di carbone annue. 

Conosciute ai più come habitat preferito di orsi e volpi polari, le Svalbard ospitano, a Ny Alesund, una comunità di scienziati di undici nazioni. Con il riscaldamento globale che nell'Artico galoppa a ritmi 4 volte superiori rispetto al resto del pianeta, gli ambientalisti invocano da tempo lo stop della produzione carbonifera, che d'altra parte fornisce lavoro a buona parte dei 2.500 abitanti dell'arcipelago. La  Norvegia in questo senso è un paese di grandi contraddizioni. Terra molto sensibile alle tematiche dell'ambiente, è tra l'altro uno dei Paesi al mondo dove percentualmente si vendono e circolano più auto elettriche, ma è allo stesso tempo grandissimo produttore di petrolio e gas.