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Boom dello sci fuoripista, il Giappone non è pronto: mai così tanti morti sulle piste, quasi tutti stranieri

Uno dei segnali di pericolo contro il fuoripista, sul monte Yokote, distretto Shimotaki, prefettura di Nagano (reuters)
Il fenomeno dopo la definitiva riapertura dei confini post covid, a fine anno. La particolare consistenza della neve dell'arcipelago attira sempre più appassionati da oltreoceano. Ma un Paese non abituato alla cultura dello sport estremo e culturalmente isolato mancano le linee guida base della sicurezza in pista. E i segnali di pericolo sono spesso in kanji
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La fama delle località sciistiche giapponesi, in particolare dovuta alla farinosità della neve che d'inverno si posa sulle montagne dell'arcipelago, nell'isola di Hokkaido e nelle alture di Nagano, sull'isola principale di Honshu, sta attirando un numero crescente di appassionati da oltreoceano. Con le difficoltà e i rischi che tutto questo comporta in un Paese che - per secolare isolamento linguistico e culturale - è uno dei più difficili da attraversare anche a piedi, per banali difficoltà di ordine pratico quali l'incapacità di decifrare segnaletica, indicazioni stradali, nomi e vie. Gli incidenti, anche mortali, in pista e soprattutto fuori si sono moltiplicati, e le vittime provengono nella maggior parte dei casi da oltreoceano.

L'effetto riapertura dopo pandemia - con il governo locale che, avendo riaperto definitivamente i confini soltanto a fine anno scorso, dalla fatidica primavera 2020, sta cercando co…

La fama delle località sciistiche giapponesi, in particolare dovuta alla farinosità della neve che d'inverno si posa sulle montagne dell'arcipelago, nell'isola di Hokkaido e nelle alture di Nagano, sull'isola principale di Honshu, sta attirando un numero crescente di appassionati da oltreoceano. Con le difficoltà e i rischi che tutto questo comporta in un Paese che - per secolare isolamento linguistico e culturale - è uno dei più difficili da attraversare anche a piedi, per banali difficoltà di ordine pratico quali l'incapacità di decifrare segnaletica, indicazioni stradali, nomi e vie. Gli incidenti, anche mortali, in pista e soprattutto fuori si sono moltiplicati, e le vittime provengono nella maggior parte dei casi da oltreoceano.

L'effetto riapertura dopo pandemia - con il governo locale che, avendo riaperto definitivamente i confini soltanto a fine anno scorso, dalla fatidica primavera 2020, sta cercando come accade ovunque nel mondo di recuperare il tempo perduto - fa il resto. La neve giapponese, la cui secchezza e friabilità, merito delle particolari condizioni atmosferiche locali, sono universalmente acclamate tra gli sciatori, è in teoria una delle grandi attrattive di stagione e ha portato nell'arcipelago una forse inaspettata quota di turisti internazionali "a soggetto".

La fama per la neve asciutta e friabile

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Nella prefettura di Nagano, la città sede degli ultimi Giochi Olimpici che si sono tenuti nel Sol Levante, nel 1998, in tutto il 2019, gli incidenti che si sono registrati sulla neve - tutti in aree fuoripista o addirittura al di fuori dei comprensori definiti come tali - hanno coinvolto 22 persone, nessuna delle quali straniera. Quest'anno, nel solo mese di gennaio, 8 persone provenienti da oltremare sono state coinvolte in incidenti di sci.

In uno dei casi più gravi, accaduto una settimana fa, sono morti, travolti da una valanga il già campione di freestyle statunitense, Kyle Smaine, 31 anni e un altro sciatore molto esperto. Un altro straniero è deceduto in un incidente avvenuto nelle montagne di Hokkaido. Gli sciatori, la polizia e gli amministratori pubblici citano una serie di possibili spiegazioni: la mancanza quasi totale di indicazioni e informazioni in lingue e alfbabeti diverse dal giapponese e dal kanji; la sostanziale insufficienza del sistema di sicurezza nazionale in materia; la scarsa propensione di alcuni ospiti ad attenersi alle regole, laddove presenti e comprensibili.

Pista e impianto di risalita sul monte Yokote (reuters)

Per certi versi, le aree montane nipponiche e i loro amministratori si trovano ad affrontare quanto accaduto qualche stagione fa in Islanda, quando il crescente successo dell'isola - merito anche della sua apparizione in film e saghe celebri, da 007 a Batman fino a Game of Thrones - aveva improvvisamente portato imprevedibili contingenti di ospiti stranieri a caccia delle aurore boreali: il tutto fuori stagione, in pieno inverno. Risultato: data la scarsa dimestichezza con sterrati, ghiaccio e luce perlopiù scarsa, mai tanti incidenti stradali con esito mortale, quasi tutti con turisti internazionali tra responsabili e vittime.

Troppi ignorano gli avvertimenti

Tomohiro Kushibicki, che guida la divisione della sicurezza in montagna della polizia di Nagano, racconta che, se in generale il turismo bianco indirizzato al mercato interno ha portato benefici all'economia locale, "la triste realtà è che la coscienza della sicurezza dei turisti stranieri non sta tenendo il passo. In realtà è stata lasciata parecchio indietro".

L'Associazione nazionale dei governatori giapponesi ha invocato a gran voce la scorsa settimana la nascita di un sistema nazionale di misure di sicurezza, definito ormai essenziale.

C'è chi dice dell'altro. Un operatore di impianti di risalita di Nagano, ad esempio, descrive l'interazione con i clienti non giapponesi come un "gioco del gatto con il topo". "Tutti i giorni, ci sono persone che ignorano i segnali che indicano di stare lontani, o passano sotto e oltre le barriere - racconta all'agenzia Reuters - e quasi tutti sono stranieri non asiatici - spiega -. Gli diciamo di non andare a sciare lì e la loro risposta è 'siamo professionisti, è tutto ok'".

Segnali e recinzioni per tenere lontani dalle aree pericolose (reuters)

La reputazione globale della neve giapponese è figlia dei giochi di Nagano. E con l'arrivo sempre più numeroso di appassionati, è cresciuta anche la voglia di fuoripista, perpetrata a dispetto dell'alto rischio di valanghe e della stessa natura ripida e scoscesa delle montagne dell'arcipelago: pericoli che molto spesso gli sciatori sopratttutto stranieri sembrano disposti a sfidare pur di garantirsi sciate su neve fresca, lontano dalle folle che assiepano i resort e i comprensori.

(Poche) indicazioni anche in inglese

"Abbiamo scelto di non promuovere il fuoripista - ma l'arrivo di un numero sempre maggiore di sciatori originari di Paesi con una lunga tradizione di sci estremo ha finito per esportare quella cultura - spiega Hikeaki Yoshimi, dirigente dell'autorità turistica della prefettura di Nagano.

La polizia locale ha pubblicato e affisso segnali di pericolo in inglese, oltre a diffondere opuscoli con le linee guida cui attenersi, a loro volta comprensibili dagli ospiti internazionali. Il Japan avalanche network ha un sito che viene aggiornato quotidiatamente, ma la sezione in inglese è ancora ridotta.

Nel Paese aumentano la consapevolezza che si debba fare di più e le richieste in tal senso. Si cerca ad esempio di coinvolgere gli stessi albegatori, in modo che trasmettano le informazioni sulla sicurezza, si invoca maggiore rigore da parte delle guide straniere.

Il Giappone si dichiara ben felice di accogliere sciatori stranieri, ma auspica che gli ospiti siano pienamente consapevoli dei rischi cui possono andare incontro, spiega Kenji Kubota, ricercatore presso l'Organizzazione del soccorso del Giappone. "Non è come andare a vedere le scimmie nella sorgente (citazione del parco Jigokudani, dove si ammirano i macachi giapponesi, d'inverno circondati da neve e sorgenti calde che emettono vapore, situato nella stessa prefettura di Nagano n.d.r.)",