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I pannelli installati davanti al belvedere di Hallstatt: nel progetto del sindaco, la copertura sarà totale, con la sola rimozione di coppie di strisce di legno verticali, pensata in modo da lasciar vedere il paesaggio, impedendo però o scoraggiando fortemente i selfie (afp)

Austria, troppi turisti a Hallstatt, il borgo che ha ispirato Frozen: barriere anti-selfie sul belvedere re di Instagram

Settecentocinquanta abitanti per un milione di visitatori l'anno. Così bello che i cinesi lo hanno clonato. Poi la Disney ha disegnato il villaggio della saga a sua immagine e somiglianza. Inevitabile l'effetto Instagram. Il sindaco prova a mettere un freno: pannelli di legno che non ostruiscono la visuale ma inibiscono il selfie. I residenti, pur assillati dall'overtourism, non apprezzano
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Una barriera anti-selfie contro l'invasione planetaria. L'ha voluta installare il sindaco di Hallstatt, microgioiello dell'Alta Austria. Settecentocinquanta abitanti - racchiusi in un borgo stretto tra le acque di un incantevole lago alpino e le montagne ricche di sale del Salzkammergut - per un milione di turisti l'anno. Uno squilibrio che neppure nella sempre più densa mappa planetaria delle criticità da overtourism - si pensi alla Venezia lagunare che soccombe tra milioni di turisti, il boom delle case vacanze e un depopolamento che ha portato i residenti reali sotto quota 50mila - trova paragoni paritari.

Ma soprattutto, una (magnifica) attrazione che attira orde di persone da ogni angolo della Terra. Un cammino - la strada c'è ma è riservata ai residenti - lungolago da dove si ammira una visuale che è la sintesi di uno dei Paesi ideali del pianeta, uno dei più ricchi, dei più felici, di quelli dove si vive megl…

Una barriera anti-selfie contro l'invasione planetaria. L'ha voluta installare il sindaco di Hallstatt, microgioiello dell'Alta Austria. Settecentocinquanta abitanti - racchiusi in un borgo stretto tra le acque di un incantevole lago alpino e le montagne ricche di sale del Salzkammergut - per un milione di turisti l'anno. Uno squilibrio che neppure nella sempre più densa mappa planetaria delle criticità da overtourism - si pensi alla Venezia lagunare che soccombe tra milioni di turisti, il boom delle case vacanze e un depopolamento che ha portato i residenti reali sotto quota 50mila - trova paragoni paritari.

Ma soprattutto, una (magnifica) attrazione che attira orde di persone da ogni angolo della Terra. Un cammino - la strada c'è ma è riservata ai residenti - lungolago da dove si ammira una visuale che è la sintesi di uno dei Paesi ideali del pianeta, uno dei più ricchi, dei più felici, di quelli dove si vive meglio: l'Austria, la sua natura e la sua storia - persino la preistoria -, in posa, nella loro migliore rappresentazione possibile. Un incanto che non si dimentica, uno dei punti più belli dell'arco alpino - e non solo. Il borgo, con i suoi palazzi in stile alpino rinascimentale e la chiesa evangelica - ottocentesca - che dà sul molo di attracco di barche e batelli, a riflettersi sulle acque. Le barche di tanto in tanto transitano nel punto esatto dove, per qualche secondo, riescono a frammentare il riflesso del borgo sull'acqua, all'altezza del campanile della chiesa, in un patchwork di figure astratte e in sequenza. Un attimo, prima che tutto si ricomponga in un equilibrio perfetto, in apparenza immutato e immutabile.

Il punto panoramico più ambito

Una visuale senza rivali, con un inconveniente, grave in proporzione diretta alle dimensioni minime del luogo: il belvedere, quello che per nessuna ragione al mondo dev'essere mancato, quando si scavalcano le Alpi o si vola su mezze dozzine di fusi orari e più, è uno e uno soltanto. Ne esiste un secondo, leggermente dall'alto, nell'unico anfratto che apre dal lungo tunnel con il quale la Österreichische Romantikstraße, la (inevitabilmente romantica) strada lungolago, bypassa il villaggio. Ma è relativamente scomodo e difficile da trovare, sia per chi soggiorna nel borgo, che per chi vi transitasse di fretta in macchina e volesse azzardarsi nell'impervia impesa di parcheggiare lì: i posti auto si contano sulle dita di una mano e il tempo massimo ammesso è esiguo. E poco importa se Hallstatt sia sito Unesco dal 1997, anche per la sua lunghissima storia di sito minerario, che risale all'Età del Bronzo; che che la visita alle miniere, scavate sulla montagna che sovrasta l'area, siano un non irrilevante punto d'interesse, raggiungibile con una spettacolare funicolare; che ancora, nel pacchetto, ci sia un esaltante skywalk con vista aerea, sul lago e sul vuoto. Ormai la galassia del turismo globale e l'universo dei social hanno deciso: per avere condivisioni e like su Instagram occorre quella prospettiva dal basso.

Colpa di una singolare concatenazione di eventi. Hanno cominciato i cinesi, che alcuni anni or sono hanno addirittura clonato il paesino. Poi ci si è messo il colosso Disney, che per la sua saga di animazione ha creato la fiabesca Arendelle a immagine e somiglianza di Hallstatt (anche se su questo i norvegesi eccepiscono: a loro avviso, l'immagine del luogo perennemente innevato del film di animazione ricorda il Nærøyfjord - quindi un paesaggio marino, un fiordo - e l'edificio che domina l'abitato si rifà ad alcuni edifici dell'area di Tromsø e Trondheim).

La scommessa del sindaco

L'opinione comune e i social hanno però sposato la prima tesi. E ora il primo cittadino ha deciso di porre in qualche modo un rimedio. Da giovedì scorso, due pannelli di legno sono stati installati davanti alla ringhiera che protegge i passanti e i turisti che transitano a piedi e si fermano in contemplazione sul marciapiede, comunque rialzato rispetto al livello del lago, dalla cui sponda dista 20-30 metri. "Questa storia va avanti da quando c'è Instagram", ha raccontato all'Oberösterreichische Nachrichten, quotidiano regionale di Linz, il sindaco socialdemocratico (SP) Alexander Scheutz, che affronta quotidianamente le lamentele dei residenti, vittime del continuo assalto: migliaia di persone, letteralmente assiepate in un paio di centinaia di metri, tra la vista e le viuzze centrali del paesino. La soluzione che sta sperimentando è quella di fare in modo "che il punto fotografico non sia più un punto fotografico".

Una classica immagine estiva del villaggio del Salzkammergut (agf)

A quanto si apprende dalle pendici del Dachtstein, quello in corso è un esperimento. Se avrà successo, i pannelli di legno cresceranno per quantità ed estensione. L'intento del primo cittadino sarebbe quella di arrivare, con la staccionata, a coprire l'intera visuale. Scheutz spiega di aver deciso il rivoluzionamento del punto panoramico ora, a inizio stagione. "Lo abbiamo provato: e provarlo significa renderlo visibilie, anche se non ha un bell'aspetto", racconta il sindaco. "L'idea - dice ancora Scheutz a Oön  - era quella di rimuovere a intervalli coppie di strisce verticali di legno". I turisti, e qualche fotografo con equipaggiamento e/o visione superiori alla media - avrebbero continuato ad avere chance di ammirare e immortalare il sito, ma i selfie, individuali e ancor più di gruppo, sarebbero diventati proibitivi, se non impossibili.

ll sindaco, non a caso, parla già al passato. A quanto egli stesso ha ammesso, la comunità locale non ha affatto apprezzato il test. Alla fine, i primi ad essere penalizzati dell'inatteso cambio - in negativo - della prospettiva, sono proprio i residenti. Chiunque abbia la fortuna di vivere davanti a un'icona del paesaggio naturale o culturale del pianeta sa benissimo che un certo livello di bellezza non stanca mai. C'è da scommettere che i residenti "effettivi" di Portofino - dove da qualche tempo non ci si può fermare in due "zone rosse" centrali nelle ore di punta - vedano la cosa allo stesso modo.

Le perplessità dei residenti

Il sindaco racconta che nel suo comune il provvedimento è stato vissuto "in modo molto emotivo" e ammette che la maggior parte dei cittadini si sia espressa contro l'iniziativa. "Ne riparleremo nel prossimo consiglio comunale, a giugno. Al momento, però, ritengo improbabile che la cosa possa andare avanti", ammette Scheutz.

Vista da lontano, sembra una delle classiche situazioni in cui il rimedio pensato per risolvere un problema si rivela peggio del male. Una consuetidine, seppur minima, con quel gioiello dell'Alta Austria basta però a far capire - al di là delle possibili soluzioni - quanto il problema sia serio. Un borgo che misura in lunghezza e larghezza - senza esagerare - come o poco più di un campo di calcio (ma denso di case, piccoli palazzi, vicoli e viuzze), letteralmente preso d'assalto, soprattutto nei mesi in cui le giornate si allungano, per 12-14 ore al giorno.

A salvare Hallstatt dallo stato di assedio H24 c'è, per sua fortuna, la non facile accessibiltà. Con il minuscolo centro da tempo vietato ai transito veicolare per i non residenti, con la strada lungolago che taglia il paese grazie al tunnel, si posteggia in grandi parcheggi per auto e pullman all'esterno e si entra a piedi - o, per chi ha prenotato un albergo - con un efficientissimo servizio navetta. Dal momento che gli hotel - e la loro capacità di accoglienza - rimangono quelli consentiti dalla minima struttura edilizia storica del borgo, la sera, con la partenza dell'ultimo pullman, il piccolo centro rifiata (e a chi ha davvero voglia di scattare una bella immagine del viewpoint basta ricorrere al vecchio trucco: alzarsi all'alba). L'ulteriore disincentivarzione dei flussi "mordi e fuggi", quelli di solo transito, che portano caos e tonnellate di rifiuti in proporzione inversa agli introiti, con iniziative alla numero chiuso e/o ticket d'ingresso, potrebbe essere una soluzione migliore, strutturalmente coerente con la morfologia e la struttura "urbana" del sito e per questo nemmeno troppo difficile da mettere in atto. Un passo utile a salvaguardare l'incanto di Hallstatt, in modo da consentirne la piena visione a chi lo desidera davvero. E a chi ne ha bisogno, giorno dopo giorno, per non sentirsi mancare il respiro, come in una panic room. Ma forse, quella di Scheutz è soltanto una provocazione. Una scelta eclatante per aprire il dibattito.