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Usa, Spagna e Thailandia: ecco i paradisi dei nomadi digitali. E l'Italia è in top 10

L’analisi di Resume.io sugli hashtag #digitalnomad pubblicati su Instagram: e fra le città europee c’è anche Roma
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Al vertice ci sono gli Stati Uniti, seguiti da Spagna e Thailandia. Sono i paesi in cui la presenza dei cosiddetti “nomadi digitali” sembrerebbe più consolidata. Almeno secondo l’analisi svolta da Resume.io che, dopo averli ripuliti da contenuti spam e account fasulli, ha messo sotto la lente centinaia di migliaia di post pubblicati su Instagram alla ricerca dell’hashtag #digitalnomad. Per capire, attraverso il loro conteggio complessivo, dove si concentrino più contenuti sul tema e dunque in qualche modo anche il maggior numero di utenti che si definisce tale.

 

Nel 2019, d’altronde, erano almeno 7,3 milioni le persone che conducevano questo tipo di vita: lavoravano cioè dovunque volessero, cucendosi su misura il giusto mix di priorità, che il più delle volte corrisponde in realtà a un medio-basso costo della vita, servizi di buon livello (soprattutto digitali) e clima mite. Ma, appunto, non sempre. Lo spi…

Al vertice ci sono gli Stati Uniti, seguiti da Spagna e Thailandia. Sono i paesi in cui la presenza dei cosiddetti “nomadi digitali” sembrerebbe più consolidata. Almeno secondo l’analisi svolta da Resume.io che, dopo averli ripuliti da contenuti spam e account fasulli, ha messo sotto la lente centinaia di migliaia di post pubblicati su Instagram alla ricerca dell’hashtag #digitalnomad. Per capire, attraverso il loro conteggio complessivo, dove si concentrino più contenuti sul tema e dunque in qualche modo anche il maggior numero di utenti che si definisce tale.

 

Nel 2019, d’altronde, erano almeno 7,3 milioni le persone che conducevano questo tipo di vita: lavoravano cioè dovunque volessero, cucendosi su misura il giusto mix di priorità, che il più delle volte corrisponde in realtà a un medio-basso costo della vita, servizi di buon livello (soprattutto digitali) e clima mite. Ma, appunto, non sempre. Lo spiegavano i dati di Mbo Partners, una società statunitense di consulenza del lavoro secondo le cui stime lo scorso anno quella cifra sarebbe come minimo raddoppiata fino a toccare quasi i 17 milioni di persone che si spostano, lavorano da remoto da freelance o per aziende che hanno sedi dall’altra parte del mondo e si sistemano per periodi più o meno lunghi in luoghi che non sono quelli della loro residenza abituale o quelli di nascita. Uno stile di vita che sui social media, in particolare Instagram e TikTok, assume talvolta dimensioni più ampie del fenomeno reale, anche aiutato dai governi che da qualche anno progettano visti di medio-lungo periodo riservati a questo tipo di lavoratori. Quelle piattaforme, come dimostra l’analisi di Resume.io, sono però punti d’osservazione privilegiati per capire un po’ meglio, pur sempre con le dovute cautele, come e dove si muovano.

Nella top ten ricavata dai dati di Instagram dopo il terzetto di testa seguono Messico, Francia, Indonesia, Portogallo, Italia, Regno Unito e India. Il nostro paese conta dunque un gran numero di contenuti indicizzati con l’hashtag #digitalnomad, per l’esattezza oltre 49mila, contro i 210mila degli Stati Uniti, i 125mila della Spagna o i 124mila della Thailandia. In termini di città, invece, in America settentrionale svettano New York, Città del Messico e Miami, in Sudamerica Buenos Aires, Rio de Janeiro e la colombiana Medellín mentre in Europa Londra, Parigi e Barcellona. Non mancano, nel Vecchio continente, destinazioni esotiche come Funchal, capitale dell’arcipelago portoghese di Madeira, o Gran Canaria. C’è anche Roma nelle prime dieci città in termini macroregionali con quasi 6mila hashtag individuati dall’indagine social. Dubai – in compagnia, poco più in basso, di Abu Dhabi - trionfa senza alcuna sorpresa per l’area mediorientale e dell’Asia centrale davanti a Istanbul e Tel Aviv, culla dell’innovazione globale dopo la Silicon Valley californiana. Per l’Oceania e l’Asia il predominio assoluto è ovviamente di Bangkok e Chiang Mai in Thailandia e di Ubud, a Bali, in Indonesia. In Africa i nomadi digitali pubblicano soprattutto da Città del Capo in Sudafrica, Marrakech in Marocco e Nairobi, in Kenya.

 

A proposito di visti per nomadi digitali: secondo Statista l’Europa è al primo posto nel mondo per la concessione di questo tipo di permessi di permanenza. E anche in Italia, dallo scorso anno grazie al decreto “sostegni-ter”, è stato introdotto questo tipo di permesso ovviamente per i cittadini di paesi extra-Ue. Peccato non sia per tutti ma solo per i lavoratori “altamente qualificati” che possono svolgere le proprie mansioni da remoto “in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano”. A loro basta il visto d’ingresso per questa categoria, che non rientra nelle quote del decreto flussi, e che dura un anno.