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Brasile, i 100 anni del Copacabana Palace, l’hotel che ha trasformato Rio de Janeiro in icona mondiale

La facciata del Copacabana Palace

 (afp)
Figlio dell’intuizione visionaria di un imprenditore locale, venne creato nel nulla a immagine e somiglianza degli alberghi della Costa Azzurra. Da Elisabetta II e Carlo III a Mandela, da Orson Welles a Pelé, tutti gli ospiti illustri che ha avuto
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Cent’anni per un’icona dell’hotellerie brasiliana e mondiale. Celebra in questa metà di agosto il suo primo secolo il Capacabana Palace di Rio de Janeiro (ora Belmont). Un albergo, che ha ospitato decine di teste coronate, capi di stato e star holliwoodiane e del rock, nonché dello sport, a cominciare ovviamente dalla leggenda di casa Pelé. Simbolo stesso, con la sua facciata immacolata che domina il lungomare e brilla sotto il sole quasi perennemente prossimo allo zenit, dell’affaccio e del successivo trionfo della metropoli carioca nel turismo internazionale, quello di altissimo bordo in primis.

Creato quando Copacabana era un deserto

Inaugurato nell’agosto del 1923 da uno show della vedette francese Mistinguett, la prima grandissima star del Music Hall francese, prima di Maurice Chevalier e Joséphine Baker, si impose subito come simbolo del lusso e del glamour di questo angolo di Brasile. Merito dei suoi saloni fastosi, delle suite che sembravano calate del mondo delle fiabe e…

Cent’anni per un’icona dell’hotellerie brasiliana e mondiale. Celebra in questa metà di agosto il suo primo secolo il Capacabana Palace di Rio de Janeiro (ora Belmont). Un albergo, che ha ospitato decine di teste coronate, capi di stato e star holliwoodiane e del rock, nonché dello sport, a cominciare ovviamente dalla leggenda di casa Pelé. Simbolo stesso, con la sua facciata immacolata che domina il lungomare e brilla sotto il sole quasi perennemente prossimo allo zenit, dell’affaccio e del successivo trionfo della metropoli carioca nel turismo internazionale, quello di altissimo bordo in primis.

Creato quando Copacabana era un deserto

Inaugurato nell’agosto del 1923 da uno show della vedette francese Mistinguett, la prima grandissima star del Music Hall francese, prima di Maurice Chevalier e Joséphine Baker, si impose subito come simbolo del lusso e del glamour di questo angolo di Brasile. Merito dei suoi saloni fastosi, delle suite che sembravano calate del mondo delle fiabe e dell’imperdibile vista sul litorale e sulla baia che i balconcini delle camere potevano offrire. “Più che un hotel, un’istituzione – dice oggi con orgoglio il suo direttore generale Ulisses Marreiros. In un grande salone non a caso denominato hall of fame si ammirano i ritratti fotografici dei grandi passati di lì in un secolo: gli stessi Pelé e Baker, Bob Marley, Freddie Mercury, Madonna, Walt Disney, Brigitte Bardot, Robert De Niro, Nelson Mandela, la regina Eilsabetta II d’Inghilterra e il suo erede Carlo III tra questi. Il “libro d’oro” zeppo di firme illustri è a sua volta una reliquia e viene custodito in una valigetta. E bisogna indossare dei guanti bianchi, per sfogliare le pagine zeppe di firme illustri, come quella del numero dieci della nazionale brasiliana che ha pure disegnato un pallone che sta entrando in porta. Tra le camere, una delle più prestigiose, al sesto piano, misura oltre 100 metri quadri e offre la vista sul mare anche dalla sala da bagno. 

Progettato dall’architetto francese Joseph Gire, il Copacabana Palace è ispirato ai grandi alberghi - emblema della Belle Époque transalpina – nati pochi anni prima nella Costa Azzurra, dal Negresco di Nizza al Carlton di Cannes.

Emulo dei gioelli Belle Époque di Nizza e Cannes

Il tutto nasce in una Copacabana completamente deserta, ben diversa dallo skiline attuale, non dissimile da quello di altri celebrati lungomare, europei ma soprattutto nordamericani o ocenanici. Pensato per essere aperto nel 1922, in occasione del centenario dell’indipendenza brasiliana, l’opera subì ritardi per le numerose diffcoltà tecniche che si erano presentate durante la costruzione. Problematiche che non frenarono l’entusiasmo di Octavio Guinle, il fondatore-proprietario, la cui famiglia è rimasta alla guida dell'hotel per più di sessant'anni, prima che venisse acquistato, nel 1989, dal gruppo Orient-Express, per poi passare al colosso del lusso LVMH nel 2018. Ma è stato lui, questo imprenditore visionario dell’alta società brasilana, a rendere il Copacabana un luogo imperdibile per personalità del calbro di Edith Piaf, Maurice Chevalier, Ella Fitzgerald o Frank Sinatra, tutti accorsi a cantare nella ormai mitica Golden Room. 

Quella macchina da scrivere lanciata da Orson Welles

E almeno fino a quando – prima che nel 1960 entrasse in scena Brasilia – Rio era la capitale del Paese latinoamericano, l’albergo era altamente frequentato dalle personalità politiche locale. Come il presidente brasiliano Wasington Luis, che nel 1928 fu quasi assassinato con un colpo di pistola dalla sua amante, la marchesa di origini italiane Elvira Vishi Maurich. Trasferito di soppiatto in ospedale, raccontò di essere stato vittima di un attacco acuto di appendicite. Un’altra tragedia evitata per un soffio vide protagonista Orson Welles, che, verosimilmente in crisi di ispirazione, lanciò la sua macchina da scrivere dalla finestra: l’oggetto finì direttamente nella piscina, per fortuna senza colpire nessuno. In quella stessa piscina, Joséphine Baker nuotò una volta completamente nuda, facendosi espellere dall’albergo. Piccola ma non insignificante dimostrazione dello status di icona globale dell’hotel, il film Copacabana Palace, antesignano dei vari Sapore di Mare e Vacanze di Natale, diretto da Steno nel 1962, con Sylva Koscina e Walter Chiari.

La galleria della Hall of Fame degli ospiti, con in primo piano l'immagine di Pelé

 (afp)

La colazione con nuotata di Alberto di Monaco

"È un luogo di incontro, tra politici, tra artisti, che ha accolto le celebrità di tutto il mondo, ma con un charme e un glamour tipicamente nostri – spiega all’agenzia di stampa France Presse lo storico Thiago Gomide. Il principe Alberto II di Monaco è tra quelli che hanno ceduto a questo fascino. “Ogni volta che viene qui mi dà un abbraccio caloroso – racconta Antonio Francisco dos Santos, che lavora al Copacabana Palace da 28 anni -, Ama nuotare prima e poi assaporare dei frutti tropicali, soprattutto mango e açai, seduto al suo tavolo preferito, che gli riservo tutte le volte che lo vedo arrivare”, spiega questo addetto del ristorante Pérgula, che propone una prima colazione abbondante, infarcita di sapori locali come la tapioca, una sottile galletta di fecola di manioca.

La piscina è stata appena rinnovata, con ombrelloni e sdraio verde pallido ricoperti da cuscini coordinati, con motivi tropicali. Anche la facciata è stata ridipinta, per recuperare la sfumatura bianco perla, che aveva cento anni fa. "Abbiamo voluto avvicinarci il più possibile all'aspetto del 1923, pur utilizzando tecnologie all'avanguardia per un sistema di illuminazione che esalta la bellezza dell'edificio di notte", spiega Ulisses Marreiros, che si dà come credo quello di "onorare il passato ispirando il futuro".

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