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Australia, i 50 anni del Sydney Opera House: il “miracolo” che il suo creatore non volle vedere finito

L'Opera House illuminata dai laser durante le celebrazioni del 50mo anniversario

 
L’edificio oggi tra i simboli del Down Under, sito visitato come e più di Colosseo e Torre Eiffel, fu completato nell’ottobre 1973, 10 anni più tardi e a costi 15 volte superiori al previsto. Il suo progettista, il danese Utzon, lasciò il cantiere a metà costruzione in polemica con il governo del tempo e non mise mai più piede nel Paese oceanico
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Sydney e l’Australia celebrano oggi i 50 anni dell’Opera House, il teatro-icona della baia della prima metropoli oceanica e dell’architettura mondiale che del più grande Paese del down under è diventato uno dei simboli al pari dei canguri e del monolito di Uluru-Ayers Rock.

Uno spettacolo laser illuminerà le "vele" dell'edificio sul porto di Sydney, come e verosimilmente più di quanto accada ogni notte di San Silvestro, quando la città del Nuovo Galles del Sud, una delle prime a vedere l’arrivo del nuovo anno, e il suo monumento-icona diventano una delle star di ogni notiziario tv e web. 50 anni fa, il 20 ottobre 1973, la regina Elisabetta II inaugurò la sala da concerto, che da allora è visitata da circa 11 milioni di persone all'anno: numeri pari, se non superiori, a quelli di monumenti come la Torre Eiffel e il Colosseo.

Costi alle stelle, ritardi e l’addio del designer

Ma l'Opera House ha avuto una genesi complessa. Il suo architetto, il danese Jorn Utzon, non aveva mai messo pied…

Sydney e l’Australia celebrano oggi i 50 anni dell’Opera House, il teatro-icona della baia della prima metropoli oceanica e dell’architettura mondiale che del più grande Paese del down under è diventato uno dei simboli al pari dei canguri e del monolito di Uluru-Ayers Rock.

Uno spettacolo laser illuminerà le "vele" dell'edificio sul porto di Sydney, come e verosimilmente più di quanto accada ogni notte di San Silvestro, quando la città del Nuovo Galles del Sud, una delle prime a vedere l’arrivo del nuovo anno, e il suo monumento-icona diventano una delle star di ogni notiziario tv e web. 50 anni fa, il 20 ottobre 1973, la regina Elisabetta II inaugurò la sala da concerto, che da allora è visitata da circa 11 milioni di persone all'anno: numeri pari, se non superiori, a quelli di monumenti come la Torre Eiffel e il Colosseo.

Costi alle stelle, ritardi e l’addio del designer

Ma l'Opera House ha avuto una genesi complessa. Il suo architetto, il danese Jorn Utzon, non aveva mai messo piede nell'edificio che aveva progettato. Nel 1956 vinse un concorso dopo aver battuto 232 altri candidati. L'anno successivo si trasferì in Australia con la famiglia per intraprendere il progetto. Avviati nel 1959, i lavori sarebbero dovuti durare quattro anni.

Ma i successivi disaccordi intervenuti – in materia di visione, di budget e di finanziamento del progetto, tra il designer danese e il ministro dei lavori pubblici del neoinsediato governo conservatore, eufemisticamente parlando meno entusiasta dell’Opera rispetto al predecessore labour – protrassero di dieci anni la costruzione. Non insensibile alla crescente ondata di critiche – con la nascente struttura che attirava soprannomi tutt’altro che lusnighieri – elefante, pasta danese, per citare quelli non censurabili - nel 1966 Utzon lasciò il cantiere dell'edificio - il cui guscio era quasi completo, mentre l’interno era ancora allo stato embrionale - e abbandonò l'Australia.

I riconoscimenti: Pritzker e Unesco

Altri architetti completarono la struttura, modificando drasticamente i suoi piani per gli interni del teatro dell'opera. Nonostante la parziale riconciliazione, avvenuta alla vigilia dei Giochi Olimpici del 2000, quando Jorn Utzon e il figlio Jan vennero investiti dell’incarico di progettare un ulteriore sviluppo dell’interno del teatro, e al designer, che nel 2003 sarebbe stato insignito del Pritzker, il “Nobel dell’architettura”, vennero recapitate le chiavi della città di Sydney, non tornò mai più in Australia. L'architetto originale dell'ormai iconico edificio morì a Copenaghen nel 2008. Un anno prima, l'Opera House di Sydney era stata inserita nella lista del Patrimonio dell'umanità Unesco, che l'aveva definita un "capolavoro dell'architettura del XX secolo".

Jorn Utzon in una foto del 1957, scattata nella sua dimora danese, a Helsingør

 (afp)

Molti, da tempo, consideravano la sua stessa esistenza un miracolo: più forte delle difficoltà tecniche, ma anche di quelle economiche e di relazioni umane sopraggiunte durante la lunghissima gestazione. La costruzione di questo innovativo edificio è durata 14 anni e il suo costo, inizialmente stimato in 7 milioni di dollari australiani, è salito a 102 milioni di dollari australiani al momento del completamento. Il progetto è stato finanziato in gran parte da lotterie statali.

Gli “auguri” del premier Albanese

Le "vele" a volta intrecciata, ricoperte da oltre un milione di piastrelle di produzione svedese, ospitano due teatri e un ristorante, appoggiati su una vasta piattaforma di cemento.

(afp)

Secondo l'UNESCO, questa "grande scultura urbana" è "un esperimento audace e visionario che ha avuto un'influenza duratura sull'architettura emergente della fine del XX secolo".

Il Teatro dell'Opera ha conquistato i titoli dei media anche per episodi curiosi e di colore. Negli anni '80, fu installata una rete sopra la buca dell'orchestra del Teatro Joan Sutherland, la seconda sala dell’edificio, dopo che un pollo, protagonista di uno spettacolo d'opera, volò via dal palco e atterrò su un violoncellista.

La ricorrenza è stata salutata dal primo ministro aussie, Anthony Albanese che su X (già twitter) ha postato il suo messaggio di “Buon compleanno a un’icona australiana”. – “Un simbolo nel mondo e un tesoro nazionale compie 50 anni”, ha scritto il premier. Per l’occasione 37mila persone visiteranno il monumento in visite a ingresso libero, nel primo “open day” che l’Opera House organizza da 8 anni a questa parte.

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