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Non solo Bali, c’è un’altra Indonesia tra velieri e vulcani

Alla scoperta delle “Piccole isole della Sonda”, tra cime vulcaniche e mare trasparente. Tra i compagni di viaggio i varani, le più grande lucertole esistenti, la popolazione locale e le anime dei defunti
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Non solo Bali. Per chi ha tanti giorni a disposizione (e la voglia di staccare dal mondo) un viaggio indimenticabile in Indonesia è quello alla scoperta delle “Piccole Isole della Sonda”, un arcipelago a est di Bali noto per la sua biodiversità. Un capolavoro della natura, tuttora incontaminata, dove la vegetazione rigogliosa si intreccia con le cime vulcaniche e il mare turchese contrasta con le spiagge di sabbia bianca e rosa.

L’avventura tra il popolo locale

A raccontare questa avventura è Fabio Scalzo, product manager Indonesia Kel 12 che descrive un tipico itinerario tra vulcani, mare e natura di un paio di settimane abbondanti. “La partenza dall’Italia è per Bali che rappresenta però solo una tappa mentre il vero viaggio comincia con il trasferimento in volo su Tambolaka, nella parte nord occidentale dell’isola di Sumba. Quest’isola, arida e ondulata, ospita la cultura tribale più ricca di Nusa Tenggara, che ruota intorno al culto dei marapu (termine per definir…

Non solo Bali. Per chi ha tanti giorni a disposizione (e la voglia di staccare dal mondo) un viaggio indimenticabile in Indonesia è quello alla scoperta delle “Piccole Isole della Sonda”, un arcipelago a est di Bali noto per la sua biodiversità. Un capolavoro della natura, tuttora incontaminata, dove la vegetazione rigogliosa si intreccia con le cime vulcaniche e il mare turchese contrasta con le spiagge di sabbia bianca e rosa.

L’avventura tra il popolo locale

A raccontare questa avventura è Fabio Scalzo, product manager Indonesia Kel 12 che descrive un tipico itinerario tra vulcani, mare e natura di un paio di settimane abbondanti. “La partenza dall’Italia è per Bali che rappresenta però solo una tappa mentre il vero viaggio comincia con il trasferimento in volo su Tambolaka, nella parte nord occidentale dell’isola di Sumba. Quest’isola, arida e ondulata, ospita la cultura tribale più ricca di Nusa Tenggara, che ruota intorno al culto dei marapu (termine per definire tutte le forze spirituali, divinità, spiriti e antenati). E’ molto diversa dalle isole vulcaniche situate più a nord, con basse colline di pietra calcarea e campi di mais e cassava”. Il tempo a disposizione viene sfruttato al massimo: “Noi consigliamo almeno un paio di giornate dedicate alla visita dei villaggi tradizionali, e delle loro tombe megalitiche, inoltre c’è la possibilità di dov’è ancora possibile incontrare la popolazione locale con le donne più anziane che spesso vestono solo l’ikat, talvolta restando a seno nudo. Anche gli uomini indossano l’ikat, avvolto attorno ai fianchi, spesso sopra abiti di foggia occidentale. Alcuni di loro indossano anche una stoffa attorno alla testa. Quasi tutti gli uomini portano una spada che, sfortunatamente, a volte è ancora usata (non contro i turisti ovviamente). È usanza comune, quando si visitano i villaggi di portare dei doni con sé, come la noce di betel, simbolo in segno di pace”.


Il fascino di Maumere Ende

Intorno al sesto giorno di viaggio si prende un altro volo questa volta destinazione Maumere Ende, una la cittadina più importante dell’isola di Flores. “Questa è un’isola montuosa, attraversata da una catena di vulcani che creano un complesso sistema di valli a forma di “V” e creste che ha reso il territorio impenetrabile fino a qualche anno fa e questo è il motivo per il quale si sono sviluppati diversi gruppi etnici, molto diversi tra di loro. Gli abitanti dell’isola sono suddivisi in cinque grandi gruppi linguistici e culturali. I rituali animisti svolgono ancora un ruolo importante in occasioni come le nascite, i matrimoni e i funerali e segnano i periodi cruciali del ciclo agricolo”.

Scalare il vulcano

Una tappa imperdibile del viaggio è la scalata in cima al vulcano Kelimutu per assistere allo spettacolo del sorgere del sole. Attenzione, non è un viaggio per pigri. Il vulcano ospita tre laghi di diversi colori, il Tiwu Ata Mbupu (lago degli anziani) che normalmente è di colore blu, mentre il Tiwu Nuwa Muri Koo Fai (lago dei giovani e delle ragazze) e l’Ata Polo (lago incantato) che dividono lo stesso cratere, separati da una stretta parete sono rispettivamente di colore verde e rosso. I colori delle acque variano periodicamente.

Delle fumarole sommerse sono probabilmente la causa di queste variazioni, infatti, i gas che queste immettono nell’acqua, ne variano la composizione minerale. Il Kelimutu è considerato sacro dagli abitanti locali: in base alla leggenda, questi specchi d’acqua accolgono le anime dei morti: quelle dei giovani si recano nel tepore del Tiwu Nuwa Muri Koo Fai, quelle degli anziani nelle fredde acque del Tiwi Ata Mbupu e quelle delle persone malvagie nel Tiwi Ata Polo .

Il trekking e la notte nella capanna

Per gli appassionati di lunghi cammini il momento più avvincente è sicuramente il trekking per raggiungere il bellissimo villaggio di Wae Rebo, isolato tra i monti di Flores e raggiungibile solo a piedi. Si tratta di un antico villaggio dell’etnia manggarai, situato a 1200 m, completamente circondato dalle montagne e dalla fitta foresta Todo. La principale caratteristica di Wae Rebo, sono le Mbaru Niang, le grandi case tonde dal tetto conico in lontar (un tipo di palma) che arriva fino al suolo. Il villaggio di Wae Rebo è il meglio conservato di Flores e vale la pena di sacrificare un po’ di comodità per visitarlo.

“Per come lo concepiamo noi di Kel 12 – aggiunge Scalzo – si dorme in una grande capanna circolare dedicata solo ai visitatori, senza divisioni tra uomini e donne. Il pavimento in bambù è sollevato dal suolo. I materassi sono di pandano, imbottiti di foglie e sono abbastanza comodi. La capanna è molto pulita. All'esterno ci sono i bagni per uomini e donne, che sono usati solo dai turisti, e anch'essi sufficientemente curati e mantenuti. Consigliamo sempre di portare un sacco lenzuolo (o un sacco a pelo leggero per i più freddolosi), una tuta per la notte e una felpa o giacca antivento”. Il trekking per arrivare al villaggio non presenta particolari difficoltà e ci sono solo alcuni punti in pendenza. I locali percorrono questo sentiero per portare il caffè in paese in un’ora e mezzo, mentre per i turisti il tempo di percorrenza varia dalle tre alle quattro ore.

Il veliero nel santuario marino

Dopo il trekking arriva il meritato riposo: una crociera in phinisi, il caratteristico veliero indonesiano. I tour operator propongono alcune giornate dedicate a escursioni sulle isole della zona per bagni, snorkeling e camminate sulle bianche spiagge deserte. Il Parco Nazionale di Komodo, dal 1977 “Riserva della biosfera” e dal 1991 “Patrimonio dell’Umanità”, è un santuario marino unico, è composto da Komodo e Rinca, le due isole principali e molte altre minori, ottanta in totale ed è situato tra le grandi isole di Sumbawa e Flores, proprio al centro di un passaggio obbligato per le correnti e le maree che uniscono gli oceani Pacifico e Indiano. Cosa si trova? Foreste di mangrovie, fondali erbosi e magnifici banchi corallini sono i principali habitat. Komodo offre immersioni di livello mondiale con una stupefacente varietà di siti, pinnacoli, pareti, grotte, giardini di corallo e tranquille baie. Nel Parco sono state registrate oltre mille specie di coralli, settanta di spugne, con un numero particolarmente alto di tubipora musica (corallo a canna d’organo), artefice delle bellissime spiagge di sabbia rosa distribuite in tutto il parco. E ancora. Tartarughe e mammiferi marini frequentano le sue acque e ci sono saltuari avvistamenti di balene.

L’incontro con il varano

Le isole del parco abbondano di animali selvatici, come bufali, cinghiali, lucertole e volpi volanti, uccelli tropicali oltre, naturalmente, ai famosi varani che prendono il nome dall’isola. Il varano di Komodo è la più grande lucertola esistente e può raggiungere la lunghezza di tre metri e un peso di duecento chili. In pratica, gli ultimi dinosauri esistenti e, infatti, discendono direttamente dalla preistoria, anche se la scienza li ha scoperti solo nel 1912.. L’isola ospita, anche i cervi, i bufali, i cavalli selvatici e le aquile pescatrici che, con un po’ di fortuna potremo avvistare. Tuffandosi dal veliero c’è la possibilità di nuotare tra le mante (a volte se ne incontrano anche una ventina tutte insieme). . Da non perdere l’isola di Rinca, dove la fauna è più abbondante che a Komodo. Nell’area si trovano anche dei villaggi Bajau, gli zingari del mare. Chiamati anche Badjao, Bajaw, Bajao, sono un gruppo etnico indigeno che continua a vivere come nel passato, facendo uso di piccole imbarcazioni di legno a vela. Sono originari delle isole dell’arcipelago Sulu, nelle Filippine e della costa di Mindanao nel Borneo settentrionale. Costruiscono le loro case su palafitte, ma molti di loro vivono anche per lunghi periodi nelle loro imbarcazioni.

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