Angkor Wat, 12 milioni di passeggeri l’anno solo per il sito Unesco. Il nuovo aeroporto è il cavallo di Troia di Pechino in Cambogia
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Ha aperto giovedì scorso, tra non poche polemiche. E i progetti finanziati dalla Cina, in Cambogia, di certo non si fermeranno qui. "Questo è il risultato della solida amicizia con Pechino”, annunciava all’inaugurazione del nuovo aeroporto di Siem Reap-Angkor, il primo ministro Hun Manet. La struttura, più che triplicata rispetto al precedente scalo - porta d'accesso al complesso dei templi di Angkor Wat, patrimonio mondiale dell'Unesco e principale attrazione turistica del Paese - potrà gestire ora ben sette milioni di passeggeri all’anno. Nella speranza di attirare più visitatori, qui nel regno del sud-est asiatico, che dopo i tre anni di pandemia ha disperatamente bisogno di turisti.
Sette milioni di passeggeri l’anno. Per ora
La costruzione è iniziata nel marzo 2020, all’interno dei progetti della Via della seta cinese. Il costo di 1,1 miliardi di dollari è stato finanziato da un consorzio di aziende statali della provincia cinese dello Yunnan, che gestirà la struttura f…
PECHINO - Ha aperto giovedì scorso, tra non poche polemiche. E i progetti finanziati dalla Cina, in Cambogia, di certo non si fermeranno qui. "Questo è il risultato della solida amicizia con Pechino”, annunciava all’inaugurazione del nuovo aeroporto di Siem Reap-Angkor, il primo ministro Hun Manet. La struttura, più che triplicata rispetto al precedente scalo - porta d'accesso al complesso dei templi di Angkor Wat, patrimonio mondiale dell'Unesco e principale attrazione turistica del Paese - potrà gestire ora ben sette milioni di passeggeri all’anno. Nella speranza di attirare più visitatori, qui nel regno del sud-est asiatico, che dopo i tre anni di pandemia ha disperatamente bisogno di turisti.
Sette milioni di passeggeri l’anno. Per ora
La costruzione è iniziata nel marzo 2020, all’interno dei progetti della Via della seta cinese. Il costo di 1,1 miliardi di dollari è stato finanziato da un consorzio di aziende statali della provincia cinese dello Yunnan, che gestirà la struttura fino al 2071.
Mentre il vecchio aeroporto era a 10 minuti di auto da Angkor Wat, il nuovo dista quasi un’ora. È stato il primo ministro, durante la cerimonia, a giustificare lo spostamento: le vibrazioni prodotte dagli aerei potevano danneggiare le fondamenta dei templi. Nonostante la distanza, sono in molti a temere che questa enorme capacità di passeggeri (7 milioni all’anno che potrebbero addirittura diventare 12 nei prossimi mesi) intaserà ulteriormente le visite alla città imperiale di Angkor e ai suoi templi, già pieni di turisti, cosa di cui si lamentano non solo i locali ma anche gli stessi visitatori.
I soldi e l’influenza di Pechino su Phnom Penh
L’aeroporto non è l’unico progetto portato avanti con i soldi cinesi. L'influenza cinese in Cambogia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, con i rapporti che si sono rafforzati sul piano economico, politico e militare. Oltre il 90% degli investimenti diretti esteri nel 2022 sono stati cinesi. A Phnom Penh si sta costruendo un aeroporto che sostituirà quello esistente della capitale, mentre a sud è prevista la ristrutturazione dell'aeroporto internazionale di Sihanoukville. Sono in cantiere anche progetti di superstrade, porti e ferrovie. Oltre il 40% dei 10 miliardi di dollari di debito estero della Cambogia è dovuto alla Cina.
Da anni si vocifera che i due Paesi abbiano stretto un accordo segreto per consentire all’Esercito popolare di liberazione cinese di usare una parte della base cambogiana di Ream. I rapporti tra Cambogia e Usa sono tesi dal 2019, proprio da quando Pechino firmò quel presunto accordo segreto di cui nega l’esistenza. Già nel 2016 Phnom Penh condusse la sua prima esercitazione militare con la Cina, interrompendo l’anno successivo quelle con Washington.
La protesta di Amnesty International
Negli stessi giorni in cui l’aeroporto veniva inaugurato, Amnesty International pubblicava un rapporto criticando il governo cambogiano e l’Unesco per lo sfratto forzato di migliaia di persone che abitano all’interno del parco archeologico dei templi di Angkor Wat, iniziato durante la seconda metà del 2022. Circa 40mila persone interessate: secondo il governo il ricollocamento sta avvenendo su base volontaria, ma molti residenti dicono di essere stati costretti ad andarsene. L’Unesco ha espresso ripetute preoccupazioni per l'eccessivo sviluppo urbano all'interno del parco negli ultimi dieci anni. Ma l'agenzia ha dichiarato di non aver chiesto al governo di trasferire i residenti per motivi di conservazione dell’area.