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Egitto, la Grande Sfinge di Giza non è solo opera dell’uomo. Lo dice la fisica

La Sfinge con le Piramidi di Giza

 
Studiosi di fluidodinamica della New York University hanno riprodotto in laboratorio l’azione erosiva del vento sulle yardang, tipiche formazioni rocciose desertiche non di rado smili ad animali a riposo. Il risultato: probabilmente gli Egizi hanno ulteriormente modellato qualcosa che già ricordava un leone con testa umana
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La Grande Sfinge di Giza, l’icona di una delle più grandi civiltà della storia, non è stata scolpita solo dalla mano dell'uomo.

L’azione modellatrice del vento

No, non scateniamo troppo la fantasia. Gli alieni non c’entrano. O almeno non è ancora stato dimostrato nulla in tal senso. Secondo uno studio condotto da fisici della New York University, e da poco pubblicato sulla rivista Physical Review Fluids, l’autore almeno della bozza della scultura che introduce alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino sarebbe stato il vento, che, con la sua azione erosiva – verosimilmente con la collaborazione della sabbia durante le non infrequenti tempeste di sabbia che imperversano nei deserti - avrebbe modellato la pietra originale in modo tale da suggerire agli Egizi l’idea della successiva creazione della figura mitologica che si ammira da circa 4.500 anni.

Yardang nel White Desert egiziano. © 2012 Gunter Hartnagel

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La Grande Sfinge di Giza, l’icona di una delle più grandi civiltà della storia, non è stata scolpita solo dalla mano dell'uomo.

L’azione modellatrice del vento

No, non scateniamo troppo la fantasia. Gli alieni non c’entrano. O almeno non è ancora stato dimostrato nulla in tal senso. Secondo uno studio condotto da fisici della New York University, e da poco pubblicato sulla rivista Physical Review Fluids, l’autore almeno della bozza della scultura che introduce alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino sarebbe stato il vento, che, con la sua azione erosiva – verosimilmente con la collaborazione della sabbia durante le non infrequenti tempeste di sabbia che imperversano nei deserti - avrebbe modellato la pietra originale in modo tale da suggerire agli Egizi l’idea della successiva creazione della figura mitologica che si ammira da circa 4.500 anni.

Yardang nel White Desert egiziano. © 2012 Gunter Hartnagel

 

La tesi è sostenta dagli esperimenti di fluidodinamica realizzati dai ricercatori coordinati dal fisico sperimentle Leif Ristroph. “I nostri risultati – ha raccontato lo studioso – offrono una possibile spiegazione di come formazioni simili a quelle della Sfinge possano derivare dall'erosione. Gli esperimenti di laboratorio hanno infatti dimostrato che forme sorprendentemente simili a quelle della Sfinge possono in effetti provenire da materiali erosi da flussi veloci”.

Negli yardang la chiave del mistero

La risposta a una domanda che gli studiosi si pongono dall’inizio dell’archeologia moderna è nata dall'osservazione degli yardang, le creste rocciose tipiche dei deserti, non solo nel Sahara egiziano - che vengono create dall'erosione del vento: molte hanno una forma che ricorda un animale seduto, proprio come la Sfinge.

I ricercatori hanno dunque provato a riprodurre l’evoluzione di simili forme nel laboratorio di Matematica applicata dell’ateneo newyorchese, Hanno usando dei cumuli di argilla morbida contenenti all'interno un materiale più duro e meno erodibile, un mix simile a quello che si sarebbe potuto trovare nella piana di Giza ai tempi in cui gli studi hanno fatto risalire l’origine della “statua”.

Una Sfinge di laboratorio viene scolpita attraverso un esperimento che replica il vento che si muove contro cumuli di argilla inizialmente informi, con materiale più duro che diventa la "testa" del leone e altre caratteristiche, come un "collo" sottosquadro, "zampe" anteriori in posizione di riposo a terra e "dorso" arcuato: in via di sviluppo. Immagine gentilmente concessa dal Laboratorio di Matematica Applicata della New York University.

 

Lavando questi blocchi con un getto d'acqua veloce che simula l'azione del vento, sono state ottenute forme simili alla Sfinge, con il materiale più duro e resistente all'erosione che è andato a formare la testa del leone, il collo, le zampe e la schiena arcuata.

Quegli “animali a riposo” nei deserti

"I nostri risultati forniscono una teoria molto semplice su come formazioni simili alla Sfinge possano scaturire dalla semplice azione erosiva – osserva il fisico –. D’altra parte nei deserti si osservano comunemente yardang che sembrano animali seduti o a riposo, il che dà ulteriore sostegno alle nostre conclusioni”.

Lo studio "potrebbe essere utile anche ai geologi - conclude Ristroph - perché rivela i fattori che influenzano le formazioni rocciose. Le forme inaspettate derivano dal modo in cui i flussi vengono deviati attorno alle parti più dure o meno erodibili”.

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