Eiffel 100 anni dopo. Dalla Torre, che doveva chiamarsi Bönickhausen, alla Statua della Libertà, la sua vita tra 500 capolavori e un clamoroso flop
di Arturo CocchiLa statua di Gustave Eiffel nella sua Tour
(afp)Si sarebbe potuta chiamare Torre Bönickhausen, una delle icone assolute del paesaggio urbano moderno-contemporaneo. O forse neppure sarebbe esistita, la Torre Eiffel. Difficile pensare che ad Alexandre Gustave Bönickhausen – “detto Eiffel” – lo straordinario talento ingegneristico e il grande senso estetico – sarebbero bastati a prevalere tra i candidati a creare l’“opera di dimensioni colossali” che la Francia voleva fortissimamente esibire al mondo all’Expo Universale di Parigi, nel 1889. La deriva sovranista che avvolgeva la Mitteleuropa, fresca di Guerra Franco-Prussiana, non avrebbe quasi certamente permesso a un progettista dal cognome germanofono di assicurarsi tanto appalto: innalzarsi tra la classe dirigente parigina sarebbe già stato un problema. Per fortuna, quel geniale progettista era all’avanguardia sul fronte della capacità di valorizzare la propria immagine almeno quanto lo era su quello della meccanica del ferro. Se così non fosse stato, del simbolo della Ville Lumiè…
Si sarebbe potuta chiamare Torre Bönickhausen, una delle icone assolute del paesaggio urbano moderno-contemporaneo. O forse neppure sarebbe esistita, la Torre Eiffel. Difficile pensare che ad Alexandre Gustave Bönickhausen – “detto Eiffel” – lo straordinario talento ingegneristico e il grande senso estetico – sarebbero bastati a prevalere tra i candidati a creare l’“opera di dimensioni colossali” che la Francia voleva fortissimamente esibire al mondo all’Expo Universale di Parigi, nel 1889. La deriva sovranista che avvolgeva la Mitteleuropa, fresca di Guerra Franco-Prussiana, non avrebbe quasi certamente permesso a un progettista dal cognome germanofono di assicurarsi tanto appalto: innalzarsi tra la classe dirigente parigina sarebbe già stato un problema. Per fortuna, quel geniale progettista era all’avanguardia sul fronte della capacità di valorizzare la propria immagine almeno quanto lo era su quello della meccanica del ferro. Se così non fosse stato, del simbolo della Ville Lumière, e della Francia, capace sin dall’inizio di competere con Notre Dame, forse rimarrebbero progetti e schizzi, seppelliti tra muraglie di documenti nell’Archivio di Stato francese. O neanche quelli.
Il ponte Garabit, nella Francia centrale. Costruito da Eiffel nel 1884, era il più alto del mondo
Di Eiffel ricorre in questi giorni – il 27 dicembre – il centenario della scomparsa. Il suo nome è indissolubilmente legato alla particolarissima piramide di ferro, che, nata per essere abbattuta dopo 20 anni, ha saputo trasformarsi in poco tempo nel simbolo della sua metropoli e della stessa Francia. Trasformandosi da colossale installazione temporanea a monumento nazionale, fino ad ergersi a Sito Unesco – e anche qui il suo autore aveva fatto le cose per bene per fare in modo che la sua creatura gli sopravvivesse. Ma guai a identificare Gustave con la Dame de Fer. La Francia, le sue colonie e il resto del mondo sono disseminate delle sue opere. L’anniversario diventa l’occasione per immaginare su una mappa virtuale un itinerario a tema. E magari pensare a scoprire una delle tappe di questo percorso. O a riscoprirla, perché almeno in un caso, chi non è proprio un superesperto di architettura, scultura e design, avrà una sorpresa.
L'ufficio postale centrale di Saigon-Ho Chi Minh City, Vietnam
Nato a Digione nel 1832, figlio di un tedesco di Marmagen, località della Germania centro-occidentale, vicina ai confini con Belgio e Lussemburgo, e situata nella regione – non a caso – dell’Eifel (una f), decise di cambiare cognome nel 1870, utilizzando il nome della regione d’origine dei suoi avi, ma in una versione ancora più francofona. Laureatosi in chimica, pensava inizialmente di fare carriera nell’affermata industria di vernici e aceto di uno zio, con la prospettiva di diventarne la guida. Ma il successivo inasprimento delle relazioni tra i due rami della famiglia lo indusse a cambiare strada. Decisivo fu l’incontro con Charles Nepveu, ingegnere meccanico specializzato nella costruzione di impianti ferroviari. Assunto come semplice impiegato, svelò ben presto la sua vocazione, tanto che gli venne affidata la direzione dei lavori del ponte Saint-Jean sulla Garonna, a Bordeaux, oggi Passerelle Eiffel.
La combinazione di 4 immagini che danno un'idea dei tempi di costruzione. Da sinistra, 14 giugno 1888; 10 luglio 1888; 26 dicembre 1888; 20 gennaio 1889
Di lì comincia una carriera nella quale Eiffel ha firmato circa 500 opere in cinque continenti. Opere che svelano uno status di mago assoluto dell’ingegneria e dell’architettura del ferro. Tra queste, la stazione ferroviaria di Pest (Budapest), molte opere nelle colonie francesi, tra cui spicca l’Ufficio postale centrale di Saigon, nell’attuale Ho Chi Minh City. Ci sono poi i fari disseminati tra il Baltico e l’Oceano Indiano, e naturalmente gli svariati ponti ferroviari, rigorosamente nel “suo” metallo. Celebri e celebrati, in particolare, quello di Garabit, nell’Alvernia-Rodano-Alpi, Francia Centrale, che nei primi anni Ottanta dell’Ottocento era il più alto del mondo (122 metri), nonché particolarmente arduo da costruire, in una valle impervia che si allunga per 600 metri. Altra opera di prim’ordine, il Ponte Maria Pia sul Douro, in Portogallo. Eiffel si avvale per la costruzione di queste opere di formule matematico-fisiche che misurano l’elasticità del ferro forgiato, da lui stesso elaborate.
La stazione ferroviaria di Nyugati, Pest, Budapest
Tra le altre opere di quest’epoca, la progettazione della base dell’osservatorio astronomico di Nizza, sulla vetta del Monte Gros che sovrasta la città della Costa Azzurra. Ma la paternità che non tutti conoscono riguarda la Statua della Libertà. Opera che la storia e la storia dell’arte (giustamente) attribuiscono allo scultore Frédèric-Auguste Bartholdi, il monumento pensato e costruito a blocchi in Francia, per essere poi trasportato e assemblato a New York è costruito attorno a un’intelaiatura metallica che Gustave Eiffel elaborò e costruì in considerazione dei forti venti che colpiscono l’isola al centro della Baia dell’Hudson.
Lo "scheletro" in ferro della Statua della Libertà progettato da Eiffel
La Tour è il culmine dell’opera di Eiffel ed è anche la sua ultima realizzazione. L’idea del governo francese è del 1884, la sua inaugurazione di 5 anni successiva. Costruita a tempo di record in due anni, due mesi e 5 giorni, da soli 250 addetti, e senza morti sul lavoro, né incidenti di particolare rilievo, la dama di ferro detenne, con i suoi 312 metri, il record di edificio più alto del pianeta per oltre 40 anni, fino ad essere soppiantato nei primissimi Trenta del ‘900 dal Chrysler Building di New York. Tra le tante curiosità, il prototipo di galleria del vento che Gustave costruì alla sua base, e l’osservatorio meteo che installò al terzo piano. Strutture, queste, che contribuirono a salvare la struttura, una volta scaduti i 20 anni di vita previsti all’inizio, e nonostante il partito dei detrattori, che aveva annoverato tra gli altri intellettuali del calibro di Émile Zola e di Guy de Maupassant, fosse tutt’altro che svanito.
Per una serie di concause, infatti, Eiffel volle – o dovette – occuparsi d’altro. Una di esse fu l’affaire Panama. Proprio in contemporanea con la creazione della torre, l’architetto-ingegnere fu coinvolto nel primo tentativo di costruzione del Canale tra i due oceani. Ma la società istituita da Ferdinand de Lesseps, che aveva al sua attivo il Canale di Suez, cui Eiffel subentrò dopo le prime difficoltà, fallì nel 1889. I due vennero condannati e imprigionati e poi parzialmente riabilitati, ma il danno d’immagine era compiuto.
L'osservatorio di Nizza in una riproduzione in legno di fine Ottocento
Almeno in Francia, perché nel frattempo, a Londra, Sir Edward Watking, ricchissimo imprenditore ferroviario – nonché parlamentare – di Oltremanica, avrebbe voluto affidare il suo ambiziosissimo progetto, la Watkin’s Tower, che avrebbe dovuto surclassare la Eiffel, issandosi sino a quasi 360 metri. Gustave declinò pensando che la sua adesione non sarebbe stata ben vista in patria. Il progetto partì comunque ma si arenò quando la struttura non aveva ancora raggiunto i 50 metri e venne successivamente smantellato.
Eiffel preferì dedicare i suoi ultimi anni all’altra sua grande passione, la scienza. Tra le sue idee, ci sono ii primo progetto di un tunnel sottomarino nella Manica, e una seconda, definitiva, galleria del vento, tuttora operativa nel XVI arrondissement parigino e utilizzata dalle grandi case automobilistiche. Gli studi sull’aerodinamica e sulla meteorologia in particolare occuparono il lunghissimo crepuscolo della sua esistenza che ebbe termine, come detto, il 27 dicembre del 1923, a 91 anni.