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Parigi vieta le key box per gli affitti brevi. Alla vigilia dei Giochi, l’ultima battaglia contro il fenomeno Airbnb

Montmartre, Sacro Cuore

Montmartre, Sacro Cuore

 (reuters)

La Ville Lumière sta per votare una proposta contro le “cassette di sicurezza” ormai installate in molti spazi pubblici per favorire lo scambio di chiavi tra locatari e host. È già accaduto a Nizza e in altre 5 città francesi. E Venezia ci sta pensando

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Parigi pensa a un drastico stop per le key box, le “cassette per chiavi” sempre più in uso nella pratica dell’affitto breve turistico. Alla vigilia delle Olimpiadi, la capitale d’Oltralpe si appresta a varare un provvedimento che in Francia – ma anche a Venezia, dove una decisione analoga è attualmente in discussione – sembra essere uno dei punti-chiave, letteralmente, nella lotta contro la degenerazione del fenomeno case-vacanza.

Il prossimo mese, il Consiglio della Ville Lumière voterà una proposta di abolire la presenza e l’installazione queste strutture, che come noto permettono a locatario e host di consegnare e restituire le chiavi della casa in affitto a qualunque ora e spesso senza incontrarsi, negli spazi pubblici urbani. L’idea è quella di continuare a permettere l’installazione delle key box nelle proprietà private, inclusi gli spazi condominiali, ma solo a patto che vi sia il consenso unanime dei proprietari. Regole che, in qualche modo, esistono già, in Francia, ma che verranno rafforzate e/o applicate in modo restrittivo

Già “out” a Nizza e in altre 5 città francesi

Se la proposta verrà approvata, Parigi si affiancherà a un gruppo di sei città transalpine, tra cui Nizza, Lille e Annecy, che già hanno abolito le key box negli spazi pubblici e adottato analoga restrizione per le aree condominiali. In queste località, accade che, laddove la polizia municipale scopra delle key box, applichi delle etichette, richiedendo al proprietario di contattare il comune, entro due settimane, per l’approvazione. Se il titolare non replica entro i termini previsti, le key box vengono rimosse, cosa che accade comunque, se le strutture si trovano in posizioni giudicate illegali, o se, nel caso di spazi condominiali, manca l’approvazione unanime.

La Piramide del Louvre, imbiancata in questi giorni

La Piramide del Louvre, imbiancata in questi giorni

 (afp)

La prima ragione all’origine del divieto è di natura estetica. Con l’esplosione del fenomeno Airbnb, queste mini-cassette di sicurezza sono apparse un po’ ovunque nelle mete turistiche globali, e nelle città d’arte anche nelle aree monumentali. Sulla falsariga di quanto sta accadendo a Venezia, dove la questione ha chiamato in causa la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, a Parigi uno dei consiglieri promotori, Ian Brossat, ha descritto le key box come “inquinamento”, un “promemoria intrusivo dal punto di vista visuale di quanti dei nostri vicini siano solamente di passaggio veloce”.

La città spera che una simile restrizione possa anche essere d’aiuto, inducendo un ulteriore giro di vite sugli affitti illegali, semplicemente aggiungendo un altro livello di monitoraggio. Le cassette portachiavi sono in effetti uno degli strumenti di anonimato che rendono più semplice la gestione di un appartamento per vacanze per chi continua a voler ignorare le norme locali sui permessi o sul numero massimo di notti all'anno.

I pro e i contro

L’iniziativa suscita pareri opposti. C’è chi pensa che limitare le key box sia soltanto un modo inefficace – e forse persino meschino – per reprimere un fenomeno che sopravviverebbe senza problemi trovando altri metodi per lo scambio di case, lasciando tutto come prima. C’è invece chi sostiene che, data la mancanza assoluta di dati ufficiali sul fenomeno degli affitti brevi, e l’oggettiva difficoltà di qualsiasi applicazione delle norme di controllo sulla legalità o meno degli scambi, un provvedimento come questo potrebbe portare un minimo di ordine e sollievo nelle aree dove qualche proprietario affitta case vacanza. A vantaggio dell’accoglienza stessa ma anche del disagio dei condomini.

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