Laos, diga monstre rischia di cancellare la città gioiello del buddismo. E di uccidere il Mekong
Unico tra i Paesi del Sud-est asiatico a non avere sbocco al mare, il Laos non può far leva sulle spiagge tropicali per ottenere un posto di rilievo nel panorama del turismo asiatico o globale. Ha però dalla sua parte la bellezza tuttora in gran parte incontaminata delle sue montagne e delle sue valli.
Può poi contare sui suoi pregevoli siti storici. Il gioiello assoluto è Luang Prabang, un’area Patrimonio Unesco dove la leggenda vuole che Buddha abbia soggiornato durante uno dei suoi viaggi. Ad oggi, il luogo è la sintesi dei migliori ingredienti del patrimonio naturale e culturale del Paese, con il suo mix di architetture laotiana e coloniale, posato una penisola strategicamente collocata alla confluenza tra il fiumi Nam Kham e Mekong.
Un gioiello tra monumenti, montagne e acqua
Oggi però una diga in costruzione 15 km a monte, progetto da miliardi di dollari, sta non solo mettendo a rischio, la conservazione di tanto patrimonio, e del suo stesso status di sito Unesco, ma solleva anche una problematica più grande, sulla sopravvivenza stessa che i molti sbarramenti che il governo di Vientiane ha in programma lungo il corso del fiume potranno arrecare a quello che è considerato la linfa vitale dell’intera penisola.
“Quando la diga sarà completata – e i lavori sono già a uno stadio avanzato, il Mekong si trasformerà in un corpo morto di acqua stagnante – spiega all’agenzia Associated Press Brian Eyler, direttore della sezione che monitora la politica energetica e la sostenibilità nel Sud Est Asiatico nello Stimson Center, organizzazione non profit di Washington.
“A Luanga Prabang i turisti vanno a scoprire la magia del Mekong, ad ammirare l’interazione dei laotiani con il loro fiume”, dice Eyer. “Tutto questo svanirà assieme alla pesca tradizionale e al relativo commercio che i locali perpetrano sulle loro piccole imbarcazioni”.
Come se non bastasse, la diga è costruita in prossimità di una faglia attiva, e, benché sia stata in teoria pensata per resistere ai terremoti che potrebbero colpire l’area, la popolazione locale è tutt’altro che tranquilla. I locali ancora ricordano il collasso di una diga, capace, nel 2018, di uccidere dozzine di persone, e di costringerne a migliaia a cambiare casa o città, a causa della cattiva qualità di costruzione dell’opera.
Parigi valuta l’opzione “blacklist”
Luang Prabang non è per il momento iscritta alla lista dei siti Unesco in pericolo, la famigerata blacklist dalla quale Venezia si è salvata in zona Cesarini l’estate scorsa. Ma l’agenzia delle Nazioni Unite ha già esternato una serie di criticità che la costruzione della diga innescherà su aree monumentali, zone umide e in generale sulle sponde fluviali. Un ulteriore report dal Laos sarà presto esaminato a Parigi. “Studi precedenti non hanno accertato se la diga avrà o meno un impatto negativo”, ha spiegato Unesco ad AP, precisando che il tema sarà discusso nel prossimo meeting annuale del Comitato World Heritage, previsto a Nuova Delhi nel luglio prossimo.
Nel frattempo, però, la costruzione va avanti. Un alveare di attività con le escavatrici che strappano palate di terra color rosso intenso dalle colline lungo il fiume, che vengono poi scaricate inseme a grandi quantitàò di pietra per formare le basi dello sbarramento. Il sito della diga si trova a vista delle grotte Pak Ou, giaciglio di centinaia di statue di Buddha che ne fanno uno dei tour preferiti per i turisti in arrivo a Luang Prabang. Una volta concluso, il progetto costringerà 500 famiglie a cambiare casa: 20 villaggi subiranno conseguene dirette dalla creazione della diga.
Posta tra le montagne del Laos settentrionale, Luang Prabang ne fu la capitale tra il 14mo e il 16mo secolo, prima di Vientane. Il centro storico vanta numerosi templi buddisti, un ex Palazzo reale e un santuario sulla cima della montagna che si dice esser stato costruito attorno a un’impronta di Buddha. Numerose cascate – alcune molto spettacolari – sono raggiungibili con un breve itinerario in auto dalla città.
Un vivace mercato notturno propone bancarelle che vendono artigianato tradizionale laotiano, whisky di produzione locale e gingilli realizzati con i frammenti di alcune delle milioni di bombe americane sganciate sul paese durante il conflitto del Vietnam in una campagna che ambiva a interrompere le linee di rifornimento comuniste. In un vivace mercato mattutino, i venditori vendono peperoni dai colori vivaci, spezie, pesce e cibi esotici.
Molti visitatori arrivano su piccole imbarcazioni da crociera fluviali o in treno, grazie a una nuova linea ferroviaria ad alta velocità, tra Vientiane e la città cinese di Kunming, costruita con i finanziamenti di Pechino, parte del progetto Belt and Road.
Luang Prabang è entrata nel World Heritage nel 1995 per il suo "paesaggio urbano unico e straordinariamente ben conservato" combinato con i suoi "spazi naturali situati nel cuore della città e lungo le sponde del fiume e le zone umide".
Decine di dighe su Mekong e affluenti: l’energia andrà a Bangkok
La diga è una delle 9 che il Laos ha pianificato di costruire lungo il Mekong. Altre due esistono già. Vientiane ha in costruzione dozzine di dighe anche sugli affluenti del grande fiume dell’Indocina. Il tutto come parte di un ambizioso programma governativo che vorrebbe trasformare il Paese nella “batteria del Sudest Asiatico”, fornitore privilegiato di energia per i vicini. Progetti che hanno portato Vientiane a contrarre importanti debiti con la Cina e con la Thailandia, primi finanziatori delle opere. “Quando pensiamo al Laos come ‘batteria del Sudest Asiatico’ – spiega Eyler – dobbiamo pensare che in realtà il Paese ha spalancato le sue porte agli investitori stranieri, perché entrassero a costruire dighe”. Eyler aggiunge che i progetti vengono approvati con grande rapidità, spesso con scarsa o nessuna considerazione sul possibile impatto ambientale. Senza contare che, ad esempio “la diga di Luang Prabang genererà ben poca energia nel Laos: la maggior parte di questa andrà ad alimentare i grandi centri commerciali di Bangkok”.
La prima diga ad essere costruita nell’area, quella di Xayaburi, a valle di Luang Prabang, opera dal 2019 e, come spiega Philip Hirsch, professore emerito di Geografia umana dell’università australiana di Sydney, ha già prodotto i suoi effetti: “(Luang) è già diventata una città lacustre piuttosto che fluviale – spiega – come effetto delle correnti prodotte dallo sbarramento”.
I rischi: dal collasso all’impoverimento delle acque
Il progetto permette un costante flusso idrico a valle della nuova diga, ma l’acqua che filtrerà sarà abbondante di sedimenti, con prevedibili conseguenze nefaste su pesca e agricoltura. Secondo un report commissionato dal governo laotiano alla società britannica di consulenze CBA, il progetto ha “considerato i rischi da collasso o da improvvisi sbalzi del livello idrico dovuti a sismi o ad altro”, ma, sostiene il professor Hirsch,”quando hai un lago artificiale lungo 78 chilometri e hai alzato il livello dell’acqua di 40 metri, ti ritrovi sostanzialmente una parete d’acqua … e considerato quanto molte parti di Luang Prabang siano basse sul livello del fiume, le conseguenze potrebbero essere devastanti”.
La Commissione del Mekong, un’organizzazione che monitora lo stato di salute del fiume e che racchiude rappresentanti dei quattro Paesi attraversati dal fiume, Cambogia, Thailandia e Vietnam, oltre al Laos, ha espresso forti preoccupazioni sull’impatto che la costruzione, non tanto della sola diga di Luang Prabang, ma di tutte le opere in programma, potrebbe avere su una rete fluvlale che – va sottolineato – è il più ricco serbatoio di pesce d’acqua dolce del pianeta.