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Bali, via alla tassa d’ingresso per stranieri. “Serve a preservare l’isola. Pagatela online, eviterete le code”

Puna Ulun Danu Bratan, tempio induista di Bali
Puna Ulun Danu Bratan, tempio induista di Bali 

Il governo locale vara il provvedimento per proteggere l’isola e il suo ambiente dai danni da turismo di massa e da quelli da vandalismo. Nove euro e un portale dedicato

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Bali è ufficialmente entrata tra i siti turistici che applicano una tassa d’ingresso per gli ospiti. Il contributo, in vigore da oggi, è stato fissato in 150mila rupie indonesiane, circa 9 euro, e servirà, come indica il governo locale, a preservare l’Isola degli Dei, evocando il soprannome che questa terra vulcanica che offre spiagge dalla sabbia finissima, paesaggi verdissimi e scoscesi, nonché inframmezzati di templi indù si è conquistata, sia per la bellezza che per la devozione del suo popolo alla fede induista.

Un portale dedicato, “Love Bali”

L’intento è quello noto – da Venezia in poi. Trovare una fonte finanziaria che aiuti a combattere i danni e gli effetti indesiderati del turismo di massa, in modo tale che i costi ricadano (anche) sui primi contributors di tali side effects.

“Questo prelievo mira a proteggere la cultura e l’ambiente dell’isola – ha spiegato il suo governatore ad interim, Sang Made Mahendra Jaya, durante una cerimonia di lancio che si è tenuta alcune ore fa. La tassa dovrà essere pagata via web attraverso un apposito portale, Love Bali, e si applicheranno ai turisti stranieri, sia che arrivino nell’isola da oltreconfine, che se provenienti da alte regioni indonesiane. I turisti indonesani saranno esentati.

A quanto pare, il pagamento della tassa sarà possibile anche in entrata, ma il governo locale invita a portarsi avanti allo scopo di ridurre le probabili code in aeroporto. Quasi 4,8 milioni di ospiti hanno visitato l’isola nei primi 11 mesi del 2023. Ma il bilancio, come per gran parte del mondo, e in particolare dell’Asia, è ancora negativo, rispetto all’era pre-covid.

La guida anti-inciviltà

Al pari di Venezia e Roma, di Amsterdam o delle Baleari, Bali è da tempo impegnata a combattere il degrado da turismo di massa, e in particolare quello da vandalismi o da atti incivili o irriguardosi rispetto alla cultura locale. Esempi classici di incidenti, quello degli stranieri che girano nudi nei templi o nei siti sacri, il che per la popolazione locale è un vero e proprio choc. Tanto che l’anno scorso, il governo isolano ha dovuto pubblicare una guida destinata ai turisti, con l’elenco dei comportamenti da evitare.

Sul fronte economico, il provvedimento adottato dal governo di Bali, seppure mosso da intento analogo – quello di incrementare le entrate – va nel senso diametralmente opposto a quello scelto da altri governi asiatici e africani, Cina in primis, che hanno abolito la necessità di visto per i viaggiatori dei Paesi con cui hanno più relazioni economiche e turistiche

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