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La fuga dalla guerra dei libanesi. Sulle piste di sci del resort più bello del Medio Oriente: “Qui riusciamo a non pensarci”

Il reportage da Mzaar-Kfardebian, sofisticata stazionet bianca a un’ora d’auto da Beirut, che ha neve a sufficienza da fare invidia a molte località alpine. Tantissime persone in arrivo da Sud, sempre più nel mirino dei raid di Gerusalemme contro Hezbollah
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Le piste di sci come via di fuga dalla guerra. Un fenomeno drammaticamente surreale che si può osservare da giorni in Libano, paese assai vicino al fronte della guerra tra Israele e Hamas e del suo fronte con gli Hezbollah. Una fuga psicologica, oltreché fisica, un modo per sforzarsi di non pensare al peggio, capace di portare una folla piuttosto numerosa nei resort alloggiati sulle alture che sovrastano Beirut.

Favoriti anche da un innevamento, che, a vederlo dalle immagini arrivate dall’agenzia di stampa France Presse, farebbe invidia a molte stazioni alpine e alla maggior parte di quelle appenniniche, i libanesi si mettono al riparo dalla guerra in atto nel sud del Paese, tra il filoiraniano Hezbollah e gli israeliani. “Lo sci è una scappatoia, ci permette di disconnetterci dalla situazione che stiamo vivendo”, racconta ad Afp la diciassettenne Tala Assaad, sulle piste di Mzaar, sofisticata stazione posizionata a un’ora d’auto (50 km) a est-nord est di Beirut. La giovane arriva da…

Le piste di sci come via di fuga dalla guerra. Un fenomeno drammaticamente surreale che si può osservare da giorni in Libano, paese assai vicino al fronte della guerra tra Israele e Hamas e del suo fronte con gli Hezbollah. Una fuga psicologica, oltreché fisica, un modo per sforzarsi di non pensare al peggio, capace di portare una folla piuttosto numerosa nei resort alloggiati sulle alture che sovrastano Beirut.

Favoriti anche da un innevamento, che, a vederlo dalle immagini arrivate dall’agenzia di stampa France Presse, farebbe invidia a molte stazioni alpine e alla maggior parte di quelle appenniniche, i libanesi si mettono al riparo dalla guerra in atto nel sud del Paese, tra il filoiraniano Hezbollah e gli israeliani. “Lo sci è una scappatoia, ci permette di disconnetterci dalla situazione che stiamo vivendo”, racconta ad Afp la diciassettenne Tala Assaad, sulle piste di Mzaar, sofisticata stazione posizionata a un’ora d’auto (50 km) a est-nord est di Beirut. La giovane arriva da Chehime, città a sud della capitale, dove ha sentito chiaramente i raid israeliani, che la settimana scorsa hanno colpito Sidone, la più grande città del sud del Paese.

Inizialmente concentrati nelle aree frontaliere, gli attacchi israeliani si sono via via propagati in profondità nel territorio libanese. Tala è una tra i non pochi residenti della regione cristiana della regione del Kisrawan che cercano di evadere, anche solo per un giorno, dal clima che respirano a casa loro.

Gli scambi di fuoco tra Israele e Hezbollah sono cominiciati poco dopo il fatidico 7 ottobre, data di inizio di una guerra che ha già provocato la morte di quasi 30mila persone nella Striscia di Gaza, e di oltre 1000 in territorio israeliano, nell’uno e nell’altro caso in stragrande maggioranza civili. Alleato di Hamas, Hezbollah prende quotidianamente di mira le posizioni militari israeliani, e Israele minaccia di bombardare duramente il Libano.

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Nel resort invernale libanese, lunghe code si assiepano in prossimità degli ski-lift. “La paura era fortissima all’inizio del conflitto – racconta il ventunenne Edwin Jarkedian –. Ma cos’altro possiamo fare. Se ci si pensa costantemente, non si vive più”. Secondo le stime di Afp, nel sud del Libano, dall’inizio del conflitto, sono morti almeno 280 persone, perlopiù combattenti di Hezbollah, ma con almeno 44 civili. Sul fronte opposto, sono stati uccisi 10 soldati e 6 civili. Diverse decine di migliaia di persone sono state sfollate sia dall’uno che dall’altro versante.

Per tutto questo “lo sci ha letteralmente il vento in poppa, quest’anno”, spiega Nicole Wakim, responsabile sviluppo e marketing di Mzaar. Situata tra 1800 e 2450 metri di altitudine, Mzaar-Kfardebian è la più grande stazione sciistica del Medio-Oriente, ed è appena stata designata capitale delle stazioni invernali dall’Organizzazione araba del turismo. Conferma che la stagione invernale 2024 ha un andamento migliore rispetto alla precedente. “I libanesi hanno bisogno di evadere qui, per dimenticare quel che accade a se e per non pensare a quel che potrebbe succedere ancora”, racconta.

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Stesso mantra da un altro ospite, Marcel Semaan, 41 anni e padre di tre figli, che dice di “non percepire la guerra” sulle piste. “Sono sicuramente solidale, ma la vita deve continuare – spiega –, “Abbiamo già vissuto la guerra, non vogliamo che accada la stessa cosa ai nostri figli”, ricordando che la sua generazione ha attraversato la guerra civile (1970-1990), oltre alle guerre con Israele. Racconta di aver speso 150 dollari (140 euro scarsi) per una giornata sulla neve in famiglia. Un lusso per un Paese dove il salario minimo mensile vale appena 100 dollari, dopo il crollo economico del 2019, che ha ridotto la stragrande maggioranza della popolazione in povertà. Una situazione per la quale la Banca Mondiale, prima del 7 ottobre, complice la brillante stagione turistica estiva, aveva indicato la probabile inversione di tendenza. Ora, causa guerra, la stessa organizzazione internazionale ha rivisto al forte ribasso le sue previsioni.

Sara Jomaa, arrivata a Mzaar con i suoi tre figli per approfittare della neve, che non manca, deplora questa sorta di disconnessione tra i moderni resort invernali e il resto del Paese. “Quando si viene qu, non ci si accorge né della crisi economica, né di quella politica – osserva –. È come se il sud non facesse parte del Libano”.

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